La prima

Il mio rapporto con Lei, l’eroina, è stato un piacevole e disastroso percorso sulle montagne russe, tra il paradiso e l’inferno. Dopo il piacere dello sballo, sono arrivati i primi problemi. Ho iniziato per gioco, per curiosità, prima della maggiore età, bruciando così delle tappe di un’adolescenza serena.
L’uso della sostanza mi ha creato problemi a livello familiare, nei rapporti con gli amici, con la giustizia; in più mi ha messo diverse volte in pericolo di vita. Insomma, l’uso di sostanze può avere conseguenze devastanti su molti aspetti della vita di una persona. A livello familiare, può creare tensioni e conflitti, poiché i propri cari spesso non sanno come aiutare e possono sentirsi impotenti o frustrati. Le dinamiche familiari possono essere profondamente alterate, con conseguenti lacerazioni nei rapporti e un senso di isolamento sia per chi utilizza la sostanza sia per i membri della famiglia. Questo può portare a una perdita di fiducia, causando l’assenza di supporto emotivo.
Nei rapporti con gli amici, l’uso di sostanze può causare alienazione e isolamento. Gli amici possono non comprendere il problema o sentirsi a disagio nell’affrontarlo, diminuiscono le interazioni sociali e aumenta il senso di solitudine. Inoltre, l’affidabilità e la lealtà possono venire meno, poiché la dipendenza può spingere a comportamenti inusuali o inaffidabili. Questo può portare all’allontanamento degli amici e a un ulteriore deterioramento dai contesti sociali.
Infine, i problemi con la giustizia sono comuni tra coloro che fanno uso di sostanze, sia per il possesso illegale che per i comportamenti dettati dalla dipendenza. Questi problemi legali possono avere conseguenze a lungo termine, come precedenti penali, difficoltà nel trovare lavoro e ulteriori complicazioni sociali.
Ho 47 anni. Sono cresciuto in una famiglia per bene. Mio padre era un carabiniere e mia madre casalinga. Ho un fratello.
Ho lasciato la scuola, frequentavo ragioneria, non faceva per me, mi ero iscritto solo perché era piena di ragazze. Abitavo in una piccola città Abruzzese. Arrivato il pensionamento di mio padre ci trasferimmo in un paesino, poco distante; cambiamento per cui inizialmente ho sofferto. A 18 anni mi chiamarono per la leva militare, avevo già iniziato ad utilizzare l’eroina, abbinata sporadicamente agli alcolici, ma cercavo di mascherare. Ho cambiato due città, Verona e Bologna, quest’ultima è stato il luogo in cui l’uso è incrementato. Tornato dal servizio militare i miei cari si sono accorti della mia dipendenza, anche a causa delle sparizioni di oro in casa. A 22 anni, mi sono trasferito a Roma per lavoro e ho avuto parecchie ricadute. Ho avuto una relazione fino ai 37 anni, con una convivenza. Stavamo bene, ma ci siamo lasciati. A 24 anni, trovai quello che è ancora il mio attuale lavoro. A 26 anni decisi di prendermi il diploma e mi iscrissi ad un corso serale. Passai 4 anni di sacrifici, di casa, lavoro, scuola. Uscivo la mattina alle sei e tornavo la sera alle ventidue.
Ricordo la mia prima overdose, circa vent’anni fa. In quel periodo facevo l’autista per una società di trasporti. Il mio ex capo aveva una casa in un paese vicino al mio. Un pomeriggio, a fine turno, lo trovai che mi aspettava… mi fece una richiesta fuori dal comune. Mi chiese se l’indomani avessi potuto portare del materiale agli operai che stavano lavorando a casa sua, anziché fare i soliti giri di lavoro. Io accettai subito, anche perché mi promise il pomeriggio libero, una volta svolta quella mansione. Avrei avuto il pomeriggio tutto per me…
Mi organizzai mentalmente il da farsi: < lascio il materiale, passo dal mio amico e “Mi faccio”!>. Quella notte è rimasta impressa nella mia memoria come un momento di grande tormento. Ricordo che la notte non riuscii a prendere sonno, la voglia di farmi era talmente forte che il tempo sembrava si fosse fermato, facendomi sentire intrappolato in un loop senza fine. Ogni minuto sembrava un’eternità e la mia mente non trovava pace. Ero voglioso di fare il prima possibile, non riuscivo a fermarmi. Durante quella notte mi alzavo in continuazione dal letto, cercando disperatamente un modo per distrarmi. Accendevo e spegnevo la televisione, sperando che qualche programma potesse catturare la mia attenzione e alleviare la mia ansia. Tuttavia, niente sembrava funzionare. Ogni volta che spegnevo la tv, la voglia ritornava più forte di prima, come un’ombra che non potevo scrollarmi di dosso. La tensione mentale si ripercuoteva anche sul mio corpo, così come la voglia di drogarmi. Ero in uno stato di agitazione costante e la sudarella mi faceva sentire a disagio. Il mio corpo reagiva con sintomi fisici al tumulto interiore, rendendo la notte ancora più insopportabile. Avvertivo molta ansia. Dopo tanta sofferenza, finalmente si fece giorno ed uscii di casa. Erano le 9 del mattino e il cielo era limpido, promettendo una giornata piena di “possibilità”. Ero quasi arrivato; mentre camminavo verso la mia destinazione, sentivo l’euforia crescere dentro di me, come un fuoco che divampava. Ogni passo mi avvicinava sempre di più al mio “obiettivo”. Ero euforico. Avevo tanta voglia di “fare”. Avevo l’adrenalina a mille, mi scorreva nelle vene, alimentando il mio desiderio di “fare” e di vivere appieno. Arrivato al parcheggio, aprii il bagagliaio e iniziai a scaricare la macchina. Ogni oggetto che toglievo sembrava alleggerire non solo il veicolo, ma anche il mio corpo. Era come se, con ogni movimento, mi preparasse e avvicinasse a quel pomeriggio promettente. Sentivo una nuova energia pervadere il mio corpo… Una volta finito, chiusi il bagagliaio e, senza voltarmi indietro, scappai via. La strada davanti a me era libera, nessun imprevisto.
In pochi minuti arrivai a casa sua. Provai a fare finta di essere contento di rivederlo, ma in realtà ero solo contento di vedere la sua “Roba”. Quindi, dopo un rapido saluto, andammo nella sua stanza, c’era tutto l’occorrente. La stanza si trovava in un seminterrato, un rifugio nascosto dal trambusto del mondo esterno. Era molto semplice, ma accogliente, con un letto a due piazze che dominava lo spazio. Le lenzuola erano stropicciate, non ne ricordo il colore. Accanto al letto, un piccolo comodino reggeva una lampada da lettura, la cui luce soffusa creava un’atmosfera intima.
Difronte al letto, un televisore di medie dimensioni era appeso alla parete. Anche se non era l’ultima tecnologia, svolgeva egregiamente il suo compito di intrattenere. Sotto il televisore, un mobile basso ospitava alcuni libri e riviste datate.
Le pareti del seminterrato erano dipinte di un colore tenue, forse un grigio chiaro che contribuiva a rendere la stanza più luminosa nonostante la quasi totale assenza di finestre. Un tappeto morbido e caldo copriva il pavimento, era stranamente confortevole. La luce naturale era scarsa, filtrata timidamente attraverso le piccole finestre situate in alto, che facevano intravedere solo un ritaglio del mondo esterno. Tuttavia, questa penombra contribuiva a creare un’atmosfera accogliente, un nido in cui si poteva essere se stessi, lontano dagli occhi indiscreti. Accanto al letto, un comodino fungeva da piccolo centro operativo. Su di esso, c’era tutto l’occorrente: siringhe, fiala, limone e tutto il resto. Mi sudavano le mani, ero nervoso, impaziente, scalpitante. “Ci facemmo”. Era passato un po’ di tempo dall’ultima volta. Sentii subito una sensazione bellissima, ero in estasi. In quel momento, come per magia, tutti i miei problemi, i miei pensieri erano spariti. Non ero più nervoso. Ero rilassato, mi sentivo benissimo… Era bello. La pesantezza che sentivo sulle spalle si era dissolta come nebbia al sole, lasciandomi una sensazione di leggerezza e serenità. Mi sembrava di fluttuare in un mare di tranquillità, dove ogni preoccupazione si dissolveva nell’aria. Questo stato di pace interiore mi faceva vedere le cose da una prospettiva completamente nuova. Le difficoltà che avevo affrontato fino a quel momento sembravano ora solo ostacoli temporanei, facili da superare. Sentivo un rinnovato senso di fiducia in me stesso e nelle mie capacità. La vita, con tutte le sue complessità, appariva improvvisamente più gestibile.
Accesi la seconda sigaretta e mi spensi… Era la prima volta che mi accadeva una cosa simile. Sinceramente pensavo che fosse più dolorosa. In un certo senso, è stata bella… durante la fase di trance, di “assenza”, ho avuto ricordi piacevoli, di quando ero bambino. Fu strano, realistico, bello… Nelle giornate serene e soleggiate, io e mio fratello passavamo spesso il tempo all’aperto con il nostro cane, Laika. Il nostro giardino, un piccolo angolo di paradiso, era il luogo perfetto per questo. Recintato e abbastanza grande da permettere a Laika di correre liberamente, offriva uno spazio sicuro e accogliente dove potevamo rilassarci e stare insieme. Laika, un bellissimo pastore tedesco, con la sua energia inesauribile e la sua gioia contagiosa, sembrava apprezzare ogni momento. Correva avanti e indietro, inseguendo la palla che le lanciavamo. Ogni tanto si fermava per ricevere qualche carezza o un bocconcino come ricompensa. La sua felicità era palpabile, la sua presenza riempiva il giardino di vita e allegria. In questi momenti di spensieratezza, sentivo una profonda sensazione di libertà. Il cielo azzurro, il verde rigoglioso e la nostra complicità creavano un’atmosfera perfetta. Era come se il giardino fosse un mondo a parte, non conoscevamo ancora le preoccupazioni quotidiane. Ogni risata e ogni abbaio di Laika contribuivano a rendere questo tempo trascorso insieme indimenticabile e prezioso.
Mi trasmetteva una sensazione di libertà. Ci divertivamo sempre: giocavamo ai classici giochi da maschietti, come il calcio o con le biciclette. Litigavamo sempre per delle cavolate, come d’altronde fanno tutti i fratelli da piccoli. Il nostro cane stava sempre con noi, lo consideravamo un terzo alleato, amico, fratello. Non ho molti altri ricordi della mia vita passata, mi è rimasto impresso in modo chiaro soprattutto questo momento, forse perché è stato veramente un bel momento. I ricordi spesso mi sfuggono, ma a volte alcuni momenti si fissano nella mia mente con una chiarezza sorprendente. Spesso sono legati a emozioni intense o esperienze significative. Quando penso a questi ricordi, posso quasi rivivere le emozioni di quel tempo, sentire i profumi, vedere i colori e rivivere le sensazioni di quel particolare istante. Il fatto che questo momento sia rimasto così chiaro nella mia mente mi suggerisce che forse era un momento di pura felicità, condivisa con una persona cara, che, negli anni, non ho saputo valorizzare. Anche se i dettagli della mia vita passata possono sfumare, quei momenti preziosi che riesco a trattenere nella memoria mi offrono conforto e gioia. Vorrei ricordarmene di più…
Non so dire esattamente dopo quanto ripresi conoscenza. Mi risvegliai tutto bagnato, il mio amico aveva provato a farmi riprendere. Non realizzai immediatamente l’accaduto, ero confuso, ancora molto fatto. Lo trovai che piangeva, non so se per paura o per gioia che provò nel vedere che mi fossi risvegliato. Per fortuna il mio amico aveva una fiala di Narcan in casa, altrimenti, probabilmente, non sarei stato qui a raccontare questa storia… Oggi ancora mi chiedo come mai avesse quella fiala… Quante volte gli sarà capitato?
Al mio risveglio rimasi ancora in quella casa, aspettando di riprendermi, in attesa di poter ripartire; avrei dovuto riconsegnare la macchina al mio principale prima di cena. Il mio “compagno di disavventura” era passato da uno stato di ansia e angoscia a un leggero sollievo. Passammo almeno un’ora a parlare di quello che era successo.Con il mio amico riflettemmo sull’accaduto e, soprattutto, su quello che sarebbe potuto succedere.
Il mio viaggio di ritorno è stato molto confusionario. Ero da solo. Nei tre quarti d’ora che ho impiegato per tornare a casa non feci altro che pensare a quello che era appena successo. Nella mia testa si iniziarono ad instaurare molti brutti pensieri. Pensai alla scena del mio funerale, la disperazione di mia madre e mio fratello. Quando ho lasciato la macchina al mio capo era passato l’effetto della sostanza, quindi stavo leggermente meglio, ma credo che ciò che mi abbia fatto riprendere del tutto sia stata la paura. Devo ammettere che quando ho realizzato quello che sarebbe veramente potuto accadere, ho provato molta paura. Anche quando sono tornato a casa i miei pensieri erano sempre rivolti a quello che mi era successo poche ore prima, ma iniziai a tranquillizzarmi perché mi resi conto di essere salvo e che mi era andata bene.
Dopo quella strana esperienza pensavo che non mi sarebbe più successo, invece nel corso degli anni ci sono ricascato, più volte. Ci sono stati dei piccoli periodi, fortunatamente possiamo chiamarli piccoli, in cui l’ho riusata. Non come agli inizi, però faceva sempre parte della mia vita.
Questa sostanza è maledetta, prima ti seduce e poi ti fa stare tanto male. È affascinante, proprio come una bella donna, non riesci a dirle di no. Sono capitate delle situazioni in cui non volevo fare niente, ma dire di no quando incontri persone che lo fanno davanti a te non è facile. Capitava che a volte pensavo che fosse solo una “bottarella”, o che “tirarla” o “pipparla” fosse meno grave, fosse meglio. Invece no, non cambiava nulla. Dopo quattro o cinque giorni l’astinenza si faceva comunque sentire.
Nel tempo mi ha creato molti problemi: ho perso la mia compagna, la fiducia di tutta la mia famiglia, di tutti. In più sentivo sempre il disagio di dovermi nascondere per non sentire il giudizio delle persone. Per non parlare del consumo dei soldi.
Dopo tanti tentativi di allontanamento e tante ricadute, ho trovato il coraggio di entrare in comunità. Sono sicuro di aver fatto la scelta migliore, la scelta giusta. Ne ho avuto conferma durante la mia prima verifica, dopo nove mesi dall’inizio del mio percorso comunitario. È stata una settimana bellissima, era da tanto, troppo tempo che non mi sentivo così bene. Mi sono divertito tantissimo. Sono stato con i miei nipoti, non li vedevo da tanto tempo per colpa di “lei”. Vedere l’orgoglio e la contentezza sul viso di mia madre mi ha riempito di gioia. Ripensandoci adesso, sono stato un incosciente, avrei causato molta sofferenza alla mia famiglia e avrei potuto non conoscere i miei nipotini. Ora sto lavorando su di me, per riprendermi la mia vita. Ho buttato diversi anni. Fuori c’è tanto e non me ne ero mai accorto, voglio riprendermi tutto.
È facile cadere nella trappola del “sogno” e del benessere fittizio che la sostanza ci propone, ma è fondamentale ricordare che la vera felicità, la vera gioia si trova nelle piccole cose: un sorriso sincero, un abbraccio affettuoso, una conversazione profonda con un amico, un fratello, un genitore, un nipote. Non sono bravo a dare consigli ma avrei voluto che qualcuno mi avesse aiutato a capire prima che la vita è troppo bella per buttarla via, per colpa di un’illusione, di un benessere finto, provocato dalle sostanze. Il prezzo da pagare è troppo alto.
Scritto da Nazzareno Di Giacomo