Piccolo manuale su cannabis e analoghi
Tutti pensiamo di saperne tutto e magari invece no.
Cannabis e prodotti consimili hanno mille facce ormai e non sono più soltanto lo spinello (CHE BELLO DUE AMICI UNA RAGAZZA E UNO SPINELLO) della generazione che si avvia alla pensione. Che nostalgia.
Ci sono millemila ceppi, prodotti concentrati, oli, cere, vaporizzatori, caramelle biscotti e altri commestibili, prodotti sintetici in bustina, prodotti vegetali spruzzati da prodotti sintetici, e altri che neanche mi vengono in mente. Il mercato vuole diversificazione! E questa diversificazione significa quantità e velocità e persistenza diversa del THC nel cervello – perlomeno finché è THC, perché può trattarsi purtroppo anche di un qualche cervellotico analogo chimico pericolosamente più potente e dagli effetti molto meno controllabili.
Quindi quando arriva il paziente agitato, tachicardico, spaventato e confuso, o col vomito e il mal di pancia, o peggio con sindromi cardiologiche e neurologiche dove non ci si capisce niente, questa diversificazione non possiamo esimerci dal conoscerla noi sistema sanitario, dal SerD al Pronto Soccorso alla psichiatria al laboratorio di tossicologia.
Ecco allora che su Debates em Psiquiatria il professor Baldaçara ed i suoi coautori ci presentano in maniera sintetica i prodotti della cannabis e gli analoghi, e la gestione delle emergenze correlate.
Punti importanti:
- Esistono prodotti concentrati ad alto e altissimo tasso di THC e danno problemi più della cannabis naturale.
- L’assunzione dei prodotti commestibili (edibles) rende poco controllabili gli effetti, i tempi di insorgenza e la durata.
- I sintomi più frequenti che vediamo sono tachicardia, ansia intensa, attacchi di panico, derealizzazione, alterazioni percettive, compromissione della memoria, agitazione, e si trattano soprattutto con la rassicurazione in ambiente tranquillo
- Però nei soggetti predisposti e/o con forti dosi di THC si può manifestare la psicosi, che può essere una psicosi tossica che nel tempo rientra con l’eliminazione dall’organismo del THC, oppure resta perché si è slatentizzata una patologia pre-esistente.
- Vomito incoercibile e dolori addominali possono comparire anche dopo anni di consumo dei cannabinoidi, e sono caratteristicamente alleviati dalle docce calde (ne abbiamo già parlato)
- I cannabinoidi sintetici (per i puristi cannabimimetici sintetici poiché non hanno la struttura chimica terpenica dei prodotti derivati dalla cannabis) sono una brutta bestia perché stimolano molto di più del THC i recettori (ovvero sono agonisti puri anziché agonisti parziali): possono manifestarsi agitazione psicomotoria grave, deliri, allucinazioni, convulsioni, ipertensione, tachiaritmie, ischemia miocardica, rabdomiolisi, danno renale acuto, fino all’exitus.
- A parte i casi più banali e benigni, dobbiamo monitorare Airways-Breathing-Circulation (ci mettono anche D ed E ovvero Disability e Exposure), parametri vitali, elettrocardiogramma, valutazione neurologica, glicemia, elettroliti, equilibrio acido-base, temperatura, funzione renale e ricerca di eventuale rabdomiolisi.
- Terapia: Non abbiamo ancora un antidoto (ma chissà in futuro). Di base sicuramente utile una stanza tranquilla, poca gente intorno, pochi stimoli, qualcuno che con il paziente parli con calma e rassicuri anziché confrontarsi e litigare.
Poi all’occorrenza reidratazione e correzione delle alterazioni idroelettrolitiche e mataboliche, raffreddamento se ipertermia, benzodiazepine in prima istanza per agitazione e convulsioni. Nella psicosi, antipsicotici – ma attenzione differenziare dall’ansia semplice o l’attacco di panico che non necessitano di antipsicotici e passano quando va via il THC, in questi casi rassicurazione e semmai una benzodiazepina sono sufficienti. - La psicosi nel soggetto predisposto, con una personalità premorbosa che quando si ha tempo di approfondire in genere emerge chiaramente, e che resta anche dopo che abbiamo dato al THC tutto il tempo di andar via, in pratica non è più un’intossicazione acuta ma un’altra patologia.
Se i sintomi persistono per giorni o settimane, se gli episodi si ripetono, se esiste già una storia di ritiro sociale, deterioramento scolastico o alterazioni comportamentali precedenti, la cannabis può essere stata solo la causa prossima (che avrebbe potuto essere un’altra sostanza, o un trauma, un cambio di ambiente etc.etc.)
Però per cannabis e derivati un’età precoce di inizio, l’uso frequente e i prodotti ad alta concentrazione di THC aumentano notevolmente il rischio di slatentizzare la patologia.
Per finire, il lavoro sanitario non dovrebbe terminare nel momento in cui il paziente smette di essere agitato e viene dimesso dal Pronto Soccorso. Dobbiamo considerare l’evento acuto un evento sentinella, ed un’occasione in cui qualcuno gli chiede seriamente quanto usa, che cosa usa, con quale frequenza, perché lo usa e che cosa sta succedendo nella sua vita.
Anche solo un breve intervento motivazionale può essere una spinta gentile verso un cambiamento, eventualmente con un invio a un ambulatorio delle dipendenze – quando starà meglio – per ragionare con più tempo e calma sui consumi, sui loro pro e contro, e se c’è qualcosa da fare.
A questo punto leggetevi l’articolo!








