L’altro io
Il mio nome non ha importanza, la mia storia si.
Ho avuto un’infanzia felice, cresciuto assieme ai miei due fratelli in una famiglia normale. Io ero molto timido, non riuscivo a socializzare con gli altri bambini e quando venivo chiamato alla lavagna diventavo tutto rosso, mi sentivo a disagio e anche imbarazzato.
Con l’avanzare dell’età tutto questo si è affievolito, assieme a mio fratello e mia sorella giocavamo nel cortile di casa. Dopo un po’ ho cominciato a giocare a calcio nella squadra del paese e già allora avevo tanti sogni, forse anche troppi o troppo grandi. A calcio me la cavavo bene e assieme a mio fratello, bravo anche lui, giocavamo nella stessa squadra, mio papà era molto fiero di noi e ci portava sempre, ed era il nostro più accanito tifoso.
Passo poi all’adolescenza, diventando più adulto i miei pensieri sono diventati diversi e anche il mio carattere iniziò a cambiare, divenni meno timido e più spigliato, in questo periodo ho avuto la prima svolta della mia vita, mio padre mi comprò un motorino, il Ciao, poi venne la vespa 50 blu come il cielo, in quel momento la mia felicità traboccava da tutte le parti. La mia spensieratezza mi faceva venire voglia di crescere, di strafare di compiere i 18 anni, di avere una macchina e una ragazza … sogni.
Dovremmo sempre pensare che qualche volta le cose si avverano e infatti sono cresciuto e con l’età adulta ho cominciato a frequentare una compagnia di amici non molto raccomandabili, mio padre che si era accorto di queste mie infelici frequentazioni cominciò a farmi un sacco di raccomandazioni su come comportarmi, mi diceva che quelle persone non erano per me, e che se avessi nonostante tutto continuato a frequentarli sarei finito male. Adesso con il senno di poi gli do ragione su tutta la linea.
Insieme ai miei nuovi amici sono cominciati i primi approcci con l’alcol. Lo trovai subito piacevole come pure era piacevole lo stordimento dei sensi che mi faceva diventare sempre più socievole verso gli altri. In quel periodo, poi, avevo sempre soldi in tasca in quanto appena finito gli studi ho cominciato a lavorare e quindi mi era facile frequentare quel tipo di compagnie.
Al tempo per fortuna il mio uso di alcol era soprattutto nei fine settimana e quindi non credo che fosse una vera e propria abitudine però ci andava vicina, nei weekend andavamo a ballare e come facevano tutti ingurgitavamo grandi quantità di alcol, eravamo in un periodo storico, credo però che i giovani lo facciano anche adesso, in cui questi comportamenti erano considerati normali, erano semmai quelli che non lo facevano che erano anormali. Non avevo la percezione del rischio che correvo, un po’ perché non c’erano tante informazioni a riguardo e un po’ (molto) perché anche se ve ne fossero state non le avrei ascoltate.
Il tempo continuava a fare il suo corso e, fra un bicchiere e l’altro, crescevo. Eravamo ormai alla fine degli anni 90, ancora non era difficile trovare un lavoro e ne cambiai alcuni. Ho frequentato alcune ragazze fino a trovare la prima storia veramente importante, le abitudini però sono rimaste tali ed io continuavo la mia escalation nel bere, ancora adesso mi chiedo se era la mia famigliarità con l’alcol oppure un qualcosa nel mio carattere, ma non mi sentivo mai abbastanza felice e soddisfatto della mia vita. Questo mi ha spinto sempre di più verso un comportamento voltato verso l’alcol.
La mia crescita mi ha portato a volere fare da solo, e questa indipendenza mi ha spinto poi a fare due esperienze di convivenza, le quali si sono rivelate errate, anche lì non so se a causa del mio legame con il bere o perché non ho trovato quello che cercavo nelle altre persone, forse le mie aspettative erano troppe, ma io non ero disposto a rinunciare al bere.
Nel frattempo, io non me ne rendevo conto, ma anche i miei genitori e i miei fratelli erano preoccupati, con i miei sogni di indipendenza e con le mie abitudini li facevo soffrire. I bar erano diventati l’unico modo che avevo per passare il tempo e dopo il lavoro mi ritrovavo sempre li, e un bicchiere dietro l’altro andavo sempre a casa ubriaco, credevo di socializzare con le persone, mi faceva sentire bene trovare qualcuno che mi ascoltava, in realtà erano solo persone che come me cercavano il modo di passare il tempo, un modo inutile e dannoso, solo ora me ne rendo conto.
La scelta della mia vita che più ritengo sbagliata è stata quella di aprire un bar con la mia prima compagna, fu lì che iniziai veramente a bere in maniera esagerata, un po’ perche ce l’avevo sempre a portata di mano, un po’ perché mi piaceva, un altro po’ perché anche per i miei clienti era diventata un’abitudine, bevevo con loro. In questo periodo poi ho scoperto che dovevo bere per sentirmi bene anche dalle prime ore della giornata, secondo me ero alla dipendenza. La mia giornata tipo consisteva nel caffè con la colazione, metà mattina con la birra, man mano che arrivavano i clienti qualcosa con loro, poi lo spritz e via così fino a sera, la situazione mi era proprio sfuggita di mano anche se ancora il mio corpo reggeva.
Finalmente decisi di smettere la convivenza e di lasciare il bar. Non sono però ritornato a casa da solo ma con i debiti da pagare, facendo soffrire ancora di più i miei genitori anche perché ho cominciato ad avere significativi problemi di salute, intanto non potevo più donare il sangue perché i miei valori erano sballati, avevo fitte al fegato e non riuscivo a dormire, dopo aver solo bevuto avevo crisi di vomito e il giorno successivo non andavo a lavorare.
Arriviamo dunque a pochi anni fa, volevo in qualche modo far quadrare la mia vita, invece la stavo buttando via, sono stato molto fortunato perché in tre anni ho distrutto tre macchine in incidenti stradali e non mi sono fatto quasi niente. I miei fratelli, sempre più preoccupati , mi facevano domande su cosa volessi fare della mia vita. Iniziarono a parlarmi di un posto a Padova dove si riunivano gli Alcolisti Anonimi ed io in preda alla disperazione dopo l’ennesimo incidente, decisi di accettare la loro proposta . iniziai così, accompagnato da loro, a frequentare due volte la settimana questi incontri, ma la cosa non durò molto, perché poco dopo decisi di interrompere convinto di potercela fare da solo
Non penso, in quel momento, di avere mai capito cosa mi stesse capitando, non prendevo niente sul serio, e adesso con il senno di poi capisco che era la sostanza che parlava, pensava, agiva per me.
I miei genitori naturalmente se ne accorsero subito, mia mamma era in preda al panico, mio padre insieme ai miei fratelli pure, non so quante notti insonni ho fatto passare loro, adesso me ne rendo conto e penso: “spero di non dover passare quello che hanno passato loro”
Se potessi descrivere cosa si prova quando si beve così tanto , mi viene in mente solo: tanta tristezza, amarezza perché l’euforia iniziale è solo fittizia. Molti credono che non porti conseguenze, e sono purtroppo la maggior parte, molti, come me, si rovinano la vita, io, adesso, penso che sia una piaga sociale. Lavoro, amicizie, amori, famiglia, capisaldi del vivere, vengono rimpiazzati dalla sostanza, si entra in un vortice negativo, il reale si trasforma in fantasia e per finire si rimane soli.
Naturalmente si inizia da un bicchiere, poi si passa sempre più verso la bottiglia, verso altri alcolici più forti il bere che prima non era un problema, lo diventa sempre di più, la consapevolezza sempre meno i rapporti con le persone peggiorano, tutto intorno a te inizia a cambiare in peggio quasi senza che tu te ne accorga.
Avevo un grosso problema, dipendevo talmente dall’alcol che non riuscivo ad andare a lavorare, il desiderio di bere era più forte della mia voglia di lavorare, avevo una grossa preoccupazione perché stavo sempre più male, sia fisicamente che mentalmente. Alla mattina quando aprivo gli occhi, fin da subito iniziavo a vomitare, iniziarono a venirmi i tremori alle mani, che solo bevendo ancora potevo controllare, guardavo in internet cosa potessero significare tutti questi sintomi, cercavo spiegazioni, ma sempre da solo, non riuscivo a decidermi, a chiedere aiuto a coloro che potevano darmi una mano, medici o quant’altro. Finché la paura fu tanta, i soldi quasi finiti, era meglio se pensavo alla mia salute
Successe che dopo la prima settimana di lavoro, non andavo più, non riuscivo ad essere concentrato, la testa era altrove e invece di andare a lavorare mi rifugiavo al bar, ovviamente, tutto il giorno fino ad arrivare a sera ubriaco fradicio e mi addormentavo. Oltre al fegato in disordine e al vomito giornaliero ero sempre più gonfio e sono arrivato fino a pesare 110 kg (quasi trenta in più del normale), le persone a me care mi facevano molte domande, io, naturalmente come tutti gli alcolisti, negavo sempre tutto, tante ma tante bugie, la più grande delle quali a me stesso. Non riuscivo neanche a respirare bene, dormire era diventato sempre più difficile a causa del mio grasso, ma anche a causa dei miei pensieri.
Avevo, comunque, ancora qualche soldo in tasca, decisi di scappare di casa, in quel periodo abitavo con i miei i quali subito si allarmarono, stavo talmente male che non volevo più tornare in modo che non mi vedessero in quelle condizioni. I miei genitori e i miei fratelli iniziarono a cercarmi, fu un bruttissimo periodo sia per me che per i miei cari, fino a che qualche giorno dopo preso dall’esasperazione per la situazione insostenibile, mi dissi che da solo non potevo farcela e chiamai mio papà perché mi venisse a prendere, i soldi ormai finiti e tanto rancore verso me stesso hanno fatto si che un poco rinsavissi.
Nel frattempo i miei genitori si erano informati sulle strutture adatte a persone con il mio problema e non appena tornato a casa assieme a mia mamma decidemmo di intraprendere il percorso al SERD. Mia mamma mi parlò anche di una persona che aveva contattato ed era colui che sarebbe diventato il mio servitore-insegnante al Club, Claudio
Ma andiamo con ordine mia mamma mi spiegò che era andata prima di me al SERD e che le avevano parlato di frequentare un Club che aveva sede in Lendinara. Era un gruppo di famiglie con problemi alcol-correlati, e anche altri disagi sociali, che si riuniva una volta a settimana per raccontarsi i piccoli grandi progressi nella via della sobrietà.
Insieme ai miei genitori decisi che questa persona e il Club potevano essere la svolta che io cercavo nella mia vita, contattammo subito il servitore-insegnante il quale il giorno successivo venne a casa mia e dopo due ore ci ha convinti, il lunedì successivo a partecipare. Da allora penso di essere una persona diversa, il cambiamento non e stato né poco, né facile, sono passati 130 giorni da quando ho deciso smettere di bere, ben quattro mesi, forse i più importanti della mia vita finora, se lo posso dire. Il mio servitore-insegnante Claudio mi è sempre vicino, mi supporta in tutti modi, mi ha portato ai suoi corsi di aggiornamento, all’interclub regionale di Cerea, ora faccio parte del direttivo e mi adopero nella realizzazione di tutti i programmi dell’ACAT, sono così fiero di me stesso, mai avrei pensato fino ad oggi di intraprendere questo cammino di aver conosciuto tante persone meravigliose, eppure sono qui, più forte e più deciso che mai a rimanere fedele alla mia scelta. Ci sono però tante altre cose che devo fare come la scuola algologica di primo modulo, eventualmente, più avanti, la settimana di sensibilizzazione.
Nella mia vita ho sempre pensato che coloro che si dedicavano agli altri fossero delle persone sfigate, che buttavano il loro tempo invece di fare qualcosa di più costruttivo, ora invece, dopo averle frequentate, mi rendo conto che esiste un mondo parallelo a quello che vivevo, e che queste persone invece ricevono forse di più di quello che danno, e sono molto felici.
La mia salute, in questi 130 giorni di astinenza è molto migliorata, ho perso 20 kg e dati i miei esami del sangue positivi, ho ricominciato a donare, un altro passo verso la mia voglia di fare qualcosa, oltre che per me stesso, anche per gli altri.
Tornando al club, posso dire di aver trovato una vera e propria famiglia allargata, persone speciali, sempre pronte a darmi parole di sostegno, sempre lì ad incoraggiarmi, a farmi sentire importante, come solo chi ha sofferto per il problema sa fare, e poi ho imparato da loro che non è importante da quanto tempo uno frequenta, tutti danno negli incontri quello che possono, facendoci sentire sullo stesso piano. Sento di essere pronto ora a impegnarmi nel mio cammino sempre meno duro e posso dire finalmente di vedere una luce nella tortuosa strada buia.
Non credo affatto che le cose saranno facili perché le abitudini sono piuttosto dure a morire, però la consapevolezza di stare bene, la voglia di non dare più preoccupazioni ai miei genitori e fratelli, la mia voglia di fare qualcosa della mia vita, e l’aiuto che avrò incondizionato dalle famiglie del Club 24 ore su 24 faranno in modo che ci riesca.
I miei genitori hanno apprezzato fin da subito il mio nuovo io, e mi supportano giorno dopo giorno, devo ammettere che sono ritornati un po’ più sereni, anche loro frequentano il club insieme a me e ne vanno orgogliosi, hanno annullato tutti gli impegni del lunedì.
Adesso non mi resta che continuare così, sempre guardando avanti e sempre a testa alta, con il cervello sgombro e libero di pensare trovando un lavoro insieme alla consapevolezza che stare bene si può!!!!!
Un grazie infinito al mio servitore-insegnante, che ha sempre creduto in me, ai miei famigliari e a tutte le persone del club che mi sostengono, spero che queste mie parole siano di aiuto ad altre persone che come me hanno smarrito la retta via. Io ho trovato conforto, nel mio percorso, grazie alle 42 interviste a membri dei Club pubblicate nel libro “FELICE DI AVERTI INCONTRATO”
Un altro bel momento nella strada verso la sobrietà l’ho trovato partecipando ai corsi di aggiornamento che l’Associazione propone a tutti coloro che vogliono partecipare. Anche qui ci sono tante persone stupende in posti bellissimi. I corsi poi sono strutturati in modo da avere una presentazione il mattino, una pausa dove tutti ci mescoliamo e socializziamo, la divisione poi in gruppi dove ognuno di noi dice quello che pensa , una pausa pranzo tutti insieme e poi una discussione su quanto prodotto nei gruppi. Trovo molto stimolante questa modalità perche dà modo a tutti di esprimersi, il titolo era proprio sul tempo libero, cosa molto inerente alla mia situazione visto come lo passavo male.
Oltre a questo, volevo condividere con tutti quelli che leggeranno questo scritto la mia modesta testimonianza riguardo a quello che penso del Club.
Il Club è vita, è speranza, è quella parte di te che cercavi dentro nel momento della difficoltà e che non riuscivi a trovare, nessun giudizio o peggio pregiudizio saranno presenti in un Club, nessuno ti punterà il dito, ci saranno solo delle meravigliose persone, pronte in qualsiasi momento ad aiutare il prossimo (condividere con te i momenti della vita, belli e brutti)
Non sprecate la vostra vita con comportamenti a rischio (sbagliati) con l’uso di sostanze nocive per voi, ma soprattutto per coloro che vi circondano e che vi amano, perché la vita è solo una e merita di essere vissuta a pieno.
Scritto da Andrea Pegoraro








