David Bowie
David Bowie, pseudonimo di David Robert Jones (Londra, 8 gennaio 1947 – New York, 10 gennaio 2016), è stato un cantautore, polistrumentista e attore britannico. Il cantautore iniziò ad utilizzare un nome d’arte nel 1965, per evitare di essere confuso con Davy Jones, cantante dei Monkees. In seguito raccontò di aver scelto il cognome ispirandosi agli omonimi coltelli da caccia (usati da Jim Bowie, eroe texano che morì nel 1836 nella famosa battaglia di Alamo).
Dopo gli esordi in vari gruppi come cantante e sassofonista, raggiunse il successo come solista nei primi anni settanta, attraversando cinque decenni di musica rock e acquisendo il merito di aver perfezionato il genere glam rock. Si dedicò anche alla pittura e al cinema. Come attore, lavorò con registi come Martin Scorsese, David Lynch e Christopher Nolan. Tra i vari film in cui recitò, vi sono L’uomo che cadde sulla Terra, Furyo, Miriam si sveglia a mezzanotte, Absolute Beginners, Labyrinth, Fuoco cammina con me, Basquiat, L’ultima tentazione di Cristo ,The Prestige e Il mio West. Ha avuto un cameo nel ruolo di se stesso in Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.
Con circa 140 milioni di album venduti in vita, David Bowie figura tra gli artisti con il maggior numero di vendite e nel 2007 fu indicato dalla rivista Forbes come il quarto cantante più ricco al mondo. Considerato uno dei cantautori più influenti del Novecento, nel 2008 fu inserito al 22º posto nella lista dei cento migliori cantanti secondo Rolling Stone.Inoltre cinque dei suoi album sono inseriti nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone. Nel 2019 Bowie è stato nominato «il più grande intrattenitore del ventesimo secolo» tramite un sondaggio condotto da BBC Two.
Il rapporto di David con le dipendenze. Dopo un “breve flirt” con l’eroina, l’uso di cocaina diventa una dipendenza per Bowie negli anni successivi all’album Aladdin Sane del 1973 e durante le registrazioni di Diamond Dogs, Bowie comincia ad avere problemi fisici e soffre di paranoia e deliri, fino alle clamorose dichiarazioni razziste («Ero fuori di testa, completamente pazzo» ha detto). Nonostante abbia utilizzato in modo pesante innumerevoli tipo di droghe e bevesse in modo patologico, il suo decesso è da ascriversi al fumo di sigaretta, per tumore polmonare; secondo altri a un cancro al fegato.
1. Space oddity (David Bowie, 1969). Brano musicale scritto dal grande artista e pubblicato come 45 giri. Oltre ad aver raggiunto i primi posti della classifica inglese rimane una delle sue canzoni più note. Space Oddity è stata inclusa tra le “500 canzoni che hanno plasmato il rock and roll” della Rock and Roll Hall of Fame. La storia del viaggio spaziale di Major Tom è entrata ormai nell’antologia pop e David Bowie ha sempre lasciato un alone di mistero intorno alla canzone. «Riguarda l’alienazione», disse una volta, aggiungendo di essere molto portato a immedesimarsi col protagonista. Nel luglio 2002, in un’intervista, il cantante è tornato sul significato del brano affermando che Space Oddity parla solamente «del sentirsi soli». C’è anche chi ha voluto individuare un riferimento legato agli stupefacenti nel “trip” del Maggiore Tom, suggerendo che il conto alla rovescia, il decollo e il «fluttuare» (I’m floating in a most peculiar way) potrebbero essere riferiti all’assunzione di droga. A quel tempo Bowie diceva di aver avuto «un flirt con l’eroina», prima di, molti anni dopo, un uso monumentale (parole sue) di cocaina. Lui non c’è più, restano alcuni pezzi memorabili. Tra cui questo. https://www.youtube.com/watch?v=iYYRH4apXDo . Ma siccome ci vuole anche un po’ di ironia nel mestiere di DJ, beccatevi, tra le innumerevoli cover, anche questa esilarante “coperta” in italiano:
L’enorme successo di Space oddity influenzò altri tentativi di raccontare storie di abbandono nello spazio. Il programma radiofonico Alto Gradimento, condotto da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni raccontavano, a tormentone, le disavventure del comandante Raimundo Navarro, a bordo della sfigatissima navicella Paloma Segunda, perso nello spazio da anni con solo una scimmietta e “sienza una muchacha”. La canzone dei Dik Dik, Help me, ebbe un buon successo. Il tono melodrammatico del brano è stato, in modo geniale, stravolto dalla cover di Elio e Le Storie Tese. Irresistibile e imperdibile.
2.Lady Stardust (David Bowie, 1972).
«La gente fissò il trucco sul suo volto
Rise dei suoi lunghi capelli corvini, la sua grazia animale».
Uno dei miei brani preferiti. L’introduzione al pianoforte di Mick Ronson (solitamente Ronno era alla chitarra) apre la seconda facciata dell’album con una malinconica melodia che rievoca le carismatiche esibizioni dal vivo di Ziggy Stardust e degli Spiders from Mars dal punto di vista di un fan della rockstar, un brano «in cui le correnti di frustrazione e trionfo si fondono in una desolazione assoluta». Il brano è un omaggio a Marc Bolan, leader dei T. Rex e icona del glam rock che David conosceva dal 1964 e che aveva già lasciato un’impronta nel suo immaginario tracciando il percorso per la sua “reincarnazione” nei panni di Ziggy Stardust.
3.Ziggy Stardust (David Bowie, 1972).
«Facendo l’amore col suo ego Ziggy fu risucchiato nella sua mente come un messia lebbroso.
Quando i ragazzi l’hanno ucciso ho dovuto sciogliere il gruppo»
L’album è di nuovo The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Ziggy Stardust si trova al 282º posto nella lista dei 500 migliori brani musicali della rivista Rolling Stone,è stata inclusa tra le “500 canzoni che hanno plasmato il rock and roll” della Rock and Roll Hall of Fame.
4.Five years (David Bowie, 1972). «Avanzando a spintoni nella piazza del mercato
Così tante madri che singhiozzavano. Le ultime notizie erano appena arrivate
Ci rimanevano solo cinque anni per piangere»
Un altro brano dal disco capolavoro del ’72. Durante uno show televisivo trasmesso dalla CBS nel ‘76, rispondendo a una domanda a proposito della sua paura di volare il cantante dichiarò che il titolo del brano era stato ispirato da un sogno nel quale suo padre, ex-militare, lo aveva ammonito di non volare mai più, aggiungendo che gli rimanevano solo cinque anni di vita. Invece erano 34.
5. Starman (David Bowie, 1972). «C’è un uomo delle stelle che sta aspettando in cielo
Vorrebbe venire ad incontrarci, ma pensa che ci potrebbe sbalordire». E’ considerata una delle canzoni più influenti dell’intero repertorio di Bowie e all’epoca rappresentò un punto di svolta nella sua carriera, soprattutto grazie alla performance a Top of the Pops che la BBC trasmise il 6 luglio 1972 e che è stata citata come fonte d’ispirazione da un’intera generazione di artisti. Starman si trova al 56º posto nella classifica dei 100 migliori singoli di sempre secondo New Musical Express, al 19º tra le 100 canzoni che hanno cambiato il mondo del mensile Q.
6. All the youg Dudes (David Bowie, Moot the Hoople, 1972). «O voi giovani fighetti, portatemi delle nuove cose. Ballate vanitosi, portatemi delle nuove cose». E’ un brano musicale scritto da David Bowie e pubblicato come 45 giri dai Mott the Hoople il 28 luglio 1972. All the Young Dudes si trova al 256º posto nella lista dei 500 migliori brani musicali della rivista Rolling Stone ed è stata inclusa tra le “500 canzoni che hanno plasmato il rock and roll” della Rock and Roll Hall of Fame.
Divenne presto l’inno della comunità gay londinese, di cui i Moot The Hoople erano i portabandiera.
7.Rebel rebel (David Bowie,1974). «Hai messo tua madre in confusione. Non è sicura se sei un ragazzo o una ragazza». Rebel Rebel è un brano musicale scritto dall’artista inglese David Bowie e pubblicato come 45 giri il 15 febbraio 1974.
Rebel Rebel condensa in pochi versi la velocità, il desiderio di ribellione e il bisogno di dare libero sfogo alla propria individualità tipici dei movimenti giovanili e proprio per questo alla sua uscita non dette molte indicazioni sull’oscura e complessa intensità di un album apocalittico come Diamond Dogs che avrebbe visto la luce due mesi dopo.
Luciano Ligabue, nel suo Radio Freccia, volle a tutti i costi inserire il brano nel suo film, pagando i diritti “una follia”.
8.Changes (David Bowie, 1974). «Il tempo può cambiarmi, ma io non posso ricostruire il tempo»
Changes è un brano musicale scritto dall’artista inglese David Bowie e pubblicato come 45 giri nel gennaio 1972. Traccia di apertura di Hunky Dory e primo singolo estratto dall’album, Changes è diventato col tempo uno dei brani chiave nel repertorio di Bowie ed è considerato da molti un manifesto musicale del cosiddetto glam-rock. È l’ultima canzone che il cantante ha eseguito dal vivo prima del suo ritiro dalle scene, il 9 novembre 2006 a New York nel concerto benefico per l’organizzazione Keep a Child Alive. Changes si trova al 127º posto nella lista dei 500 migliori brani musicali della rivista Rolling Stone ed è stata inclusa tra le “500 canzoni che hanno plasmato il rock and roll” della Rock and Roll Hall of Fame.
9.Heroes (David Bowie, 1977). Heroes è la title track del 12° album in studio di Bowie. Scritta da Bowie e Brian Eno, la canzone è stata registrata a metà del 1977 all’Hansa Studio 2 a Berlino Ovest. La base musicale è stata registrata completamente prima che il testo fosse scritto; Bowie ed Eno hanno aggiunto sovraincisioni di sintetizzatore mentre Robert Fripp ha contribuito alla chitarra, apporto fondamentale per dare quell’effetto sirena che ha reso, in qualche modo, unico questo brano. Per registrare la voce, Visconti ha ideato un sistema “multi-latch”, in cui tre microfoni erano posizionati a diverse distanze da Bowie e si aprivano quando cantava abbastanza forte. Come altre tracce dell’album, ha improvvisato i testi stando in piedi al microfono. Guardando il muro di Berlino. Bowie pubblicò anche le versioni in lingua tedesca e francese intitolate rispettivamente Helden e Héros.
Si tratta di una delle composizioni più celebri di Bowie, scritta in un periodo in cui era in crisi. Viveva a Los Angeles distrutto dalla cocaina e dall’alcol; addirittura anche i suoi amici Elton John e John Lennon pensavano che fosse prossimo alla morte, fino a quando David si trasferì a Berlino e iniziò la sua risalita professionale e umana.
“Heroes” è il grido disperato dell’ultimo romantico sulla terra. In un mondo ormai distrutto David implora la sua ragazza di non andarsene e di non scegliere strade più semplici, perché come lui dice nella canzone: «We can be heroes, just for one day» (Possiamo essere eroi, solo per un giorno). Lo sfondo di “Heroes” è il Muro di Berlino, ostacolo fra due amanti e simbolo della guerra fredda. La canzone raggiunse solo il numero 24 nella UK Singles Chart e non riuscì a entrare affatto nella US Billboard Hot 100, ma raggiunse la top 20 in diversi paesi europei e in Australia.
Nel corso del tempo, Heroes ha acquisito una maggiore reputazione, tanto da essere considerata dalla maggioranza dei critici musicali una delle migliori canzoni di Bowie nonché uno dei brani più rappresentativi del rock.
10.Black star (David Bowie, 2015). Blackstar è il venticinquesimo e ultimo album in studio del cantautore britannico David Bowie, pubblicato l’8 gennaio 2016, giorno del suo compleanno dalla RCA Records. Il primo singolo, l’omonimo Blackstar, un brano davvero inquietante quanto geniale per le emozioni che riesce a trasmettere, è stato pubblicato nel novembre 2015. Secondo Visconti, gran parte dei testi delle nuove canzoni fanno riferimento alla malattia di Bowie, ed alla possibilità della morte, e l’intero progetto sarebbe stato concepito da Bowie come il suo “canto del cigno” o un “regalo d’addio” ai fan.
«Ha sempre fatto quello che voleva fare. E ha voluto farlo in questo modo, e voleva farlo nel modo migliore. La sua morte non è stata diversa dalla sua vita: un’opera d’arte. Ha fatto Blackstar per noi, è stato il suo regalo di addio. Sapevo da un anno che questa sarebbe stata la sua maniera. Non ero preparato, però: è stato un uomo straordinario, pieno di amore e di vita. Sarà sempre con noi. Ora possiamo piangere.» A seguito della notizia della scomparsa di Bowie, molti hanno riscontrato nei testi delle canzoni sul disco diversi riferimenti alla morte e alla sofferenza. Tra i più citati quelli delle tracce Lazarus («Guarda quassù, sono in Paradiso, Ho delle cicatrici che non possono essere viste, Ho una storia che non può essermi rubata, Ora tutti mi conoscono. Guarda quassù, amico, sono in pericolo, Non ho nulla da perdere»).
Blackstar («Qualcosa è successo il giorno della sua morte, lo spirito si alzò un metro da terra e si fece da parte. Qualcun altro prese il suo posto, e coraggiosamente pianse»), e il brano finale dell’album, I Can’t Give Everything Away («Vedere di più e provare di meno. Dire di no, volendo dire sì. Per me è sempre stato così. È questo l’unico messaggio che mando»).







