Mi guardo allo specchio
Faccio fatica a dormire. Ormai mi sono abituata a svegliarmi dopo poche ore di sonno. Mi giro e rigiro nel letto. Guardo l’orologio. Sono le due del mattino. Cerco invano di rilassarmi, di non pensare a niente ma alla fine mi arrendo e decido di alzarmi. Percorro il lungo e stretto corridoio del mio appartamento e mi soffermo a guardarmi allo specchio.
Mi vedo invecchiata, il mio viso è segnato da piccole rughe intorno agli occhi e alla bocca. I miei capelli sono crespi ed opachi. Non sono più la bella donna di qualche anno fa, curata e alla moda. Mi sono lasciata andare.
Ora non indosso più nemmeno la maschera che amavo portare. Mi sono spogliata di tutto. La malattia mi ha messo a dura prova, mi ha cambiata. Continuo ad osservarmi e a ripensare a tutti i brutti momenti passati; e penso che, forse, ora, sono più vera. Sono me stessa, è come se mi fossi ritrovata.
Ho sofferto e soffro tuttora molto. C’è voluto un po’ per capire e accettare che sono malata ma alla fine ci sono riuscita e sono orgogliosa anche di questo.
La mia malattia la chiamano “ludopatia”, disturbo da gioco d’azzardo ”.
Per me il gioco è stato un amore che si è acceso per caso, per curiosità e per noia… un amore malato, esclusivo che si è insinuato pian piano nella mia vita fino a stravolgerla!
Chi l’avrebbe mai detto?
Mi guardo e rifletto che con oggi, sono novanta giorni che non metto piede in una sala giochi. Probabilmente senza l’aiuto del Servizio Dipendenze non ce l’avrei mai fatta. E’ stata dura e soffro ancora molto. Alterno dei momenti in cui sono molto fiduciosa sul mio futuro a momenti in cui vedo tutto nero.
Gli operatori e i miei familiari mi dicono: < E’ normale! Ci vuole tempo! >. Ma che fatica! E’ come se avessi nella testa un disco rotto che continua a suonare, giorno e notte, la stessa musica: l’adrenalina che sentivo quando giocavo, la soddisfazione e il senso di onnipotenza per le vincite e soprattutto la sedazione delle mie ansie, delle frustrazioni e della mia solitudine. Perfino di notte mi capita di sognare che sto giocando…
Sì, lo ammetto, mi manca da morire il gioco!!!
Sento un forte senso di vuoto che ora devo cercare di riempire tenendomi occupata soprattutto con la testa per impedirmi di pensare… A volte mi sembra di impazzire e cerco di resistere alla tentazione di concedermi un’ultima giocata. Scaccio il pensiero che mi assilla: < Ancora una volta e poi basta per sempre….cosa vuoi che succeda ? un ultimo addio… > perché so benissimo che a “quell’ultima volta” ne seguirebbero altre e poi altre ancora.
Non è facile ritrovarsi a quarant’anni a cercare di ricostruire i pezzi di una vita che si è sgretolata…
In questo momento mi stanno dando una mano gli operatori del Servizio ma io mi sento comunque molto sola…la solitudine mi fa molta paura.
I miei genitori sono anziani, con problemi di salute, e non hanno capito il livello di gravità del mia dipendenza…o meglio non hanno voluto capire e io non ho fatto niente per coinvolgerli. Mia sorella ha la sua famiglia ed abita comunque in un’altra città. Luca, il mio ex marito, dopo il fallimento del nostro matrimonio ha trovato una nuova compagna ed è diventato papà di un bellissimo bambino e, anche se lui mi offre sempre il suo aiuto, preferisco evitare per non essere un peso per lui e soprattutto per la sua nuova famiglia.
Gli amici che avevo mi hanno abbandonata dopo avermi prestato in più di una occasione soldi mai restituiti…. come dargli torto !… E poi , a dire il vero, erano amici per modo di dire…persone che ho cominciato a frequentare perché amici di Luca !!!!
Ora desidero imparare a conoscere la nuova me stessa, iniziare a volermi bene, a mettermi alla prova con un lavoro, nuove amicizie, interessi e perché no… anche concedermi all’amore…Per me queste sono tutte cose nuove perché nella mia vita precedente – così mi piace chiamarla – ho avuto sempre tutto pronto, non ho mai faticato.
Più volte mi sono sentita dire dai miei genitori e dalle mie amiche: < Sei molto fortunata! Che invidia ! > e alla fine ci ho creduto anch’io!
A volte mi sono addirittura sentita in colpa per questo! Come se non avessi fatto nulla per meritarmelo!
Ho ceduto alla corte di Luca e alla età di 25 anni mi sono ritrovata – sì, proprio ritrovata – sposata.
Mi ero appena laureata in filosofia e anche se mi sarebbe piaciuto moltissimo fare l’insegnante, ho rinunciato al mio sogno per fare la moglie. Luca continuava a domandarmi : < Che bisogno hai di lavorare? > . E io, che a quel tempo ero infatuata di quell’uomo e, con il senno di poi, anche dello stile di vita che mi offriva, ho aderito passivamente alle sue condizioni perché mi faceva sentire importante e sicura…E in effetti i primi anni di matrimonio sono stati bellissimi: bella casa, regali, vacanze estive ed invernali, carta di credito a mio nome, palestra…sembrava di vivere in una favola!!
A un certo punto però l’incantesimo si è rotto. Qualcosa tra noi si era spento, siamo stati investiti da quella routine che ti impedisce di comunicare e di condividere le difficoltà, la sofferenza…in primis quella di non riuscire ad avere un figlio .
Credo sia stata colpa mia anche se la psicologa che mi vede tutte le settimane continua a ripetermi : < Quando un rapporto di coppia entra in crisi non è mai per colpa di un coniuge perché in una relazione si è sempre in due >. Ma in realtà ho cominciato a sentire un senso di insofferenza e di frustrazione che non ho mai avuto il coraggio di esprimere perché mi sarei sentita dire: < Di cosa ti lamenti ? Non ti manca niente! >. E quindi ho soffocato le mie emozioni pensando che fossi sbagliata e irriconoscente.
Ora non riesco a fare a meno di domandarmi se non sia stato per questo malessere che ho tentato in tutti i modi di soffocare, che ho iniziato a giocare .
Me la ricordo ancora la prima volta! nella mia vita precedente la settimana era scadenzata da impegni fissi : palestra al lunedì e giovedì, parrucchiere ed estetista al venerdì e in giro per negozi con Angela, una vecchia amica di Luca, al mercoledì ! Di solito amavamo concludere la giornata con un aperitivo in un carinissimo bistrot del centro. Qui ci divertivamo ad osservare le persone che entravano e uscivano dalla sala giochi che si trovava proprio di fronte al locale. Ci svagavamo a fare commenti : < Guarda quello ..come si fa a ridursi così ? > e ancora < Come si fa a buttare via i soldi cosi?…. Guarda quella signora non è la prima volta che la vedo.. >. Non avrei mai immaginato che un mercoledì particolarmente noioso, la mia amica mi avrebbe proposto : < Proviamo ad andare a vedere com’è ? Non facciamo niente di male! >. E io non me lo sono fatto ripetere due volte e come due ragazzine ci siamo intrufolate nella sala giochi.
Ricordo di essere rimasta subito affascinata da quel luogo, che sembrava un posto completamente staccato dal resto del mondo. Le luci delle macchinette avvolte dal buio della sala , i suoni e le ombre delle persone intente a giocare mi piacevano, mi facevano sentire i brividi della trasgressione e dopo tanto tempo mi sentivo viva. Io e Angela abbiamo provato a giocare e ci siamo divertite tantissimo al punto che senza rendercene conto, insieme all’aperitivo, è diventato un appuntamento settimanale fisso. Siamo andate avanti così per un po’ ma poi Angela ha cominciato a tirarsi indietro, mentre io ho continuato anche da sola in altri giorni della settimana disertando la palestra o altri appuntamenti… iniziando a mentire a chi mi era vicino. La verità è che lì ci stavo bene !
Quando mi sedevo sullo sgabello mi sentivo forte, la mia testa si svuotava e provavo un piacere immenso nell’attesa del risultato della giocata. Ogni volta che schiacciavo il bottone della slot machine sentivo l’adrenalina a mille che mi dava. Senza che me ne accorgessi la sala giochi era diventata una calamita che mi attirava a sé come un vortice che stupidamente pensavo di poter controllare. Un vortice che mi inghiottiva e mi trasformava in un’altra persona.
Nel giro di un anno andavo a giocare due o tre volte alla settima, per lo più sempre nella stessa sala. Mi faceva stare bene perché mi sentivo al sicuro e protetta . Non mi era mai capitato di incrociare persone conosciute. E poi mi piaceva e facevo il possibile per giocare sempre con la stessa macchinetta, convinta di conoscerla meglio delle altre e quindi di avere più possibilità di vincere.
Oggi so che questi pensieri li chiamano “false credenze”.. ma al tempo io giuravo fedeltà alla mia macchinetta!
In quel periodo non era stato difficile trovare i soldi, bastava rinunciare a qualche vestito e inventarmi qualche spesa extra come il dentista o un guasto alla macchina ….perché mio marito non si era accorto di niente o forse era già preso dalla sua amante! Anche se perdevo ero sicura di poter riguadagnare i miei soldi riprovando a giocare il giorno dopo. Ogni volta mi sembrava di andarci più vicino! Sempre di più! In effetti delle vincite sono arrivate…..piccoli importi insufficienti a pareggiare le somme di denaro spese.
Lo ricordo benissimo il giorno in cui per la prima volta ho vinto 1000 euro. Credo di non essere mai stata così felice nella mia vita. Sembrerà assurdo ma è la verità. E’ stato fantastico, ero stata ripagata e senza pensare alle numerose precedenti perdite finalmente mi sentivo una donna vincente e capace. Quella vincita mi aveva regalato un livello di autostima che avevo dimenticato. Mi aveva rassicurato che sarei riuscita sempre a tenere tutto sotto controllo.
Purtroppo, invece la situazione è precipitata senza che me ne accorgessi e mi rendessi conto. Non c’è stato un unico motivo. Sicuramente ha però inciso quello che è successo con Luca .
Ci siamo lasciati dopo aver casualmente intercettato mio marito al cellulare : < Sì, ti prometto che questa sera le dico di noi..>.
Era da un po’ che ciascuno di noi stava andando per la sua strada , non c’era più passione, entusiasmo, voglia di fare cose insieme….ma non avrei mai pensato che potesse tradirmi con un’altra!
La mia reazione è stata quella di aggredirlo: < Coglione! Vaffanculo ! Cosa ci fai ancora qui ? Vai da lei ! >. E lui non se lo è fatto dire due volte. Non ha tentato neanche di giustificarsi o spiegarmi cosa era successo e con chi. Ha messo quattro cose nella borsa della palestra e se ne è andato.
Mi ha lasciato sola e io invece di tentare di fermarlo e di ascoltare le sue ragioni, cosa ho fatto? Anche se era sera tardi sono uscita e sono andata a giocare, fregandomene di tutto e di tutti. Mi sono sentita libera , non avevo più nessuno a cui rendere conto o dovermi giustificare per i ritardi, le dimenticanze… Era quasi come se di lui non mi importasse niente e come un automa ho seguito il mio impulso, quello di andare a giocare. Ho sfogato la mia rabbia così, per quasi tre ore, ininterrottamente, senza versare una lacrima.
Forse questa è stata la situazione che mi ha fatto cadere in un precipizio; anche se prima o poi – devo ammettere – ci sarei arrivata comunque.
Da quel momento ho cominciato a giocare tutti i giorni con un impulso irrefrenabile. Ogni volta mi dicevo : < Questa è l’ultima volta ! >. Ma poi ci ricascavo senza riuscire a smettere per due giorni di fila. La mia testa, la mia giornata, ruotava intorno al gioco: come procurarsi i soldi e dove andare a giocare. Perché nel frattempo anche i soldi iniziavano a mancare…
In questo periodo che è durato circa un anno ho frequentato più sale giochi, a volte mi capitava di andare anche in alcune tabaccherie vicino casa dove sapevo di poter trovare delle slot machine. Non mi importava più di essere vista! Ho venduto tutti i miei gioielli, ho fatto debiti oltre che con gli amici anche con due agenzie di prestiti. E poi sono riuscita anche, superando qualsiasi remora o vergogna, a chiedere soldi inventando le scuse più assurde, a Luca, ai miei genitori e a mia sorella.
Anche la mia qualità di vita è peggiorata. Mi dimenticavo di mangiare e in compenso avevo cominciato a bere per dimenticare e per superare tutte le ansie legate a tutti i vari casini in cui mi ero cacciata per il gioco. Ogni volta che giocavo riuscivo a non pensare a niente , ad isolarmi e a soddisfare un impulso irrefrenabile. Era come se entrassi, corpo e mente, nella macchinetta. Tutte le percezioni, i suoni, i colori e anche gli odori, li sentivo e li percepivo all’ennesima potenza! Intorno a me non vedevo nient’altro. Ero entrata in un rapporto simbiotico con la macchinetta: ne avevo necessità al punto da star male ogniqualvolta tentavo, anche solo per una giornata, di rinunciare a giocare. Ma, nonostante tutto, continuavo a pensare di poter gestire la situazione.
Figuriamoci se proprio io ero diventata schiava di una macchinetta! Non mi passava neanche per l’anticamera del cervello di poter avere un problema e che avrei dovuto chiedere aiuto, nonostante i debiti accumulati e il degrado raggiunto nella mia vita.
La svolta è arrivata il 7 settembre. Me la ricordo ancora quella giornata. Ero andata a giocare in tarda mattinata in una sala giochi di un centro commerciale.
Quel giorno ero particolarmente sofferente perché ero riuscita con fatica a recuperare i soldi. Avevo litigato con il mio ex marito che si rifiutava di anticiparmi l’assegno mensile che mi aveva riconosciuto a seguito della separazione. Forse aveva capito o forse qualcuno gli aveva riferito qualcosa perché per la prima volta mi aveva fatto un sacco di domande… Non mi importava ! Volevo solo i soldi e, come una iena, mi sono scagliata contro di lui come se quell’assegno mi fosse dovuto : < E’ colpa tua se io ora mi trovo in questa situazione perché io per te ho rinunciato a tutto ed ora sono sola! >. E lui, come sempre, alla fine ha ceduto.
Sono corsa a giocare per sedare quel forte impulso che non mi dava pace, e anche se cercavo di pensare ad altro, non riuscivo a distogliermi dalla mente il desiderio di giocare.
Una volta arrivata sono rimasta incollata a quello sgabello per più di quattro ore fino all’esaurimento di tutte le monete che ero riuscita a recuperare grazie all’assegno che mi era appena stato ceduto da Luca.
Quella mattina mentre giocavo mi è capitato di sorseggiare, un due o tre volte, l’amaro che tenevo in borsa. Mi dava una forte sensazione di calore ogni qualvolta lo sorseggiavo ed ero convinta che mi facesse stare bene e forse, perché no, poteva aiutarmi a tenere duro e a fare il botto…perché ne ero convinta!! Prima o poi lo avrei fatto!! … e avrei risolto tutti i miei problemi.
In realtà ancora una volta avevo dovuto ingoiare una amara verità: avevo perso tutto e all’indomani avrei dovuto ricominciare da capo perché continuavo a crederci. Prima o poi ci sarei riuscita !..
Per sedare l’angoscia e la frustrazione continuavo a ripetermi : < Sarà per la prossima volta ! >.
Paradossalmente più giocavo grosse cifre di denaro più mi eccitavo e più perdevo più pensavo che la vittoria fosse vicina. Se ci penso ora mi rendo conto di quanto fossi fuori di testa…
Quel giorno ero stravolta, facevo fatica a camminare verso l’uscita della sala giochi. Avevo perso la cognizione del tempo e dello spazio. Mi girava la testa e sentivo una forte nausea. Mi era venuto in mente che forse stavo così perché ero a digiuno, avevo solo bevuto più volte alcuni sorsi di amaro. Dovevo raggiungere al più presto un bagno.
Mentre facevo questo pensiero mi sono sentita mancare e quando mi sono risvegliata ero assistita da due operatori del 118 e circondata da tante persone che mi guardavano con facce da compatimento. Per la prima volta ho provato un profondo senso di vergogna che si è trasformato in panico quando mi sono resa conto di essermela fatta addosso. Sentivo delle voci che dicevano: < E’ una che gioca…..la vediamo spesso…>.
Mi sentivo male e sola. Cercavo di coprirmi il viso con le mani e non vedevo l’ora di andarmene e quando gli operatori sanitari mi hanno detto che mi avrebbero portato al pronto soccorso, ho accettato di buon grado, pur di andarmene da lì.
Ero sfinita e durante il tragitto mi sono addormentata.
Quando mi sono svegliata ero sdraiata sopra a una lettiga in un lungo e freddo corridoio ospedaliero. Nel braccio avevo una flebo perché – mi aveva spiegato una Infermiera che mi guardava con uno sguardo freddo e distante – avevo la pressione alta.
Avvertivo ancora una brutta sensazione per gli indumenti umidi ed ora anche maleodoranti. Continuavo a sentirmi a disagio . Temevo che tutti avessero capito cosa mi era successo e che sentissero provenire dalla mia lettiga puzza di urina. Avrei voluto avere il potere di rendermi invisibile e di sparire senza lasciare traccia della mia presenza.
Il mio disagio si è però trasformato in rabbia quando ho sentito una voce in lontananza che diceva: < Chiama l’Assistente Sociale per la signora con il vizio del gioco >. In quel momento avrei voluto sprofondare. Immediatamente mi sono sentita tutti gli occhi puntati addosso. Ho pensato : < Ma che cazzo vuole quello lì? Ma che vizio? come si permette? Io non voglio parlare con nessuno. Voglio solo andare a casa mia a farmi una doccia. > . Avrei voluto strapparmi la flebo e scappare. Non volevo però fare scenate e attirare ancora di più l’attenzione .Mi sono detta che dovevo affrontare la situazione con calma. Ho cominciato a ripetermi mentalmente il discorso che educatamente ma, con toni fermi, avrei fatto all’Assistente Sociale: < La ringrazio moltissimo ma io non ho nessun vizio e non ho bisogno del vostro aiuto. C’è stato un malinteso, vi siete sbagliati. Per me è solo un divertimento.> .
Poco dopo, ho visto arrivare da lontano una giovane donna, accompagnata da una infermiera . Mentre si avvicinava mi guardava ed ho capito che era lei l’Assistente Sociale. Mi ha spiazzato. Ho dubitato subito di riuscire a fare la dura e mantenere il mio proposito. Era giovane e molto carina. Aveva uno sguardo dolce e accogliente. Non mi sentivo giudicata. Quando poi ho sentito : < Buongiorno Teresa, possiamo parlare? Se la sente ? >, non sono riuscita a rifiutare il colloquio.
Mi ha fatto accomodare in uno degli ambulatori presenti sul lungo corridoio dove mi trovavo sdraiata sulla lettiga.
Guardandomi dritta negli occhi, mi ha detto: < Mi chiamo Chiara Rozza e sono una Assistente Sociale. Sono stata chiamata dal Medico del Pronto Soccorso per una consulenza. Lavoro al Servizio Dipendenze e in particolare mi occupo del gioco d’azzardo >. Sempre con dolcezza e semplicità, ha poi aggiunto: < Se la sente di dirmi cosa le è successo? >. Tutta la tensione accumulata è esplosa in un pianto senza freni. Era la prima volta che piangevo per la mia situazione e non sono più riuscita a controllare le mie emozioni. Ho mostrato tutta la mia fragilità, la mia disperazione. Ed è proprio in quel momento che ho preso consapevolezza di ciò che ero diventata , che avevo fatto a me stessa e alle persone a me care. L’Assistente Sociale è rimasta a guardarmi in silenzio ed io, come un fiume in piena, ho cominciato a raccontare quello che era successo quel giorno e in tutti i mesi precedenti. Mi sono fidata e per la prima volta ammettevo, con me stessa e con qualcun altro, di avere un problema con il gioco d’azzardo.
Ancora oggi non so spiegarmi cosa mi sia scattato nella testa…forse mi sono spaventata, ho avuto molta paura e l’Assistente Sociale è arrivata al momento giusto. Forse mi sentivo molto sola e dopo tanto tempo ho sentito che potevo fidarmi e affidarmi a qualcuno.
La cosa più strana è che non ho dovuto fare uno sforzo. Mi è venuto naturale perché ne avevo bisogno ! Saranno stati i toni comprensivi delle sue parole, il suo sguardo attento e interessato e il suo atteggiamento di ascolto che mi hanno costretta – sì, non ho potuto più farne a meno – a guardarmi dentro e a vedere tutta la mia sofferenza che fino a quel momento avevo tenuto nascosta anche a me stessa. Quello è stato il primo di tanti colloqui che sono seguiti non solo con l’Assistente Sociale ma anche con la Psicologa e l’Educatore che poi ho conosciuto al Servizio al quale sono stata accompagnata nei giorni dopo.
Non posso dire che il percorso sia stato semplice, tutt’altro.. e so che la strada è ancora lunga ma sento che ce la posso fare! Voglio farcela per i miei familiari ma soprattutto per me stessa, perché credo di meritarmi un’altra opportunità per imparare ad affrontare la vita con tutte le sue difficoltà.
Sono ancora qui davanti allo specchio e dopo aver ripercorso tutta la mia storia vedo una donna, Teresa, e sento che sto iniziando a volermi bene !








