Gino Paoli
Considerato uno dei maggiori esponenti della musica leggera italiana, ha scritto e interpretato brani di vasta popolarità, quali Il cielo in una stanza, La gatta, Che cosa c’è, Senza fine, Sapore di sale, Una lunga storia d’amore, Quattro amici con cui vinse il Festivalbar 1991; ha partecipato a cinque edizioni del Festival di Sanremo; ha collaborato con numerosi colleghi alla realizzazione di album e di singoli che hanno portato del successo; ha composto musiche per colonne sonore di tanti film.
Poco incline agli studi, lascia il liceo scientifico e preferisce andare a lavorare. Il padre gli trova un lavoro, prima come disegnatore meccanico, poi come grafico in un’agenzia pubblicitaria, dove può coltivare la sua passione per la pittura, partecipando anche a mostre collettive e concorsi. L’amore per la musica lo riceve dalla madre pianista. In Liguria frequenta un gruppo di amici che condividono questa sua stessa passione e che costituiranno il primo nucleo della cosiddetta scuola genovese: Luigi Tenco (con il quale forma il gruppo “I Diavoli del Rock”), Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Umberto Bindi, Joe Sentieri, Giorgio Calabrese ed i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi.
I due fratelli Reverberi, musicisti professionisti, fanno convocare a Milano Paoli e i suoi amici Bindi e Tenco per un’audizione presso la Dischi Ricordi. I suoi primi 45 giri, nel 1959, non hanno alcun successo. Stesso destino per La gatta, brano autobiografico del 1960, che nei primi tre mesi vende poco più di cento copie. Un incessante passaparola, però, fa sì che arrivi in classifica. Mogol, capito il potenziale di Paoli, propone a Mina, cantante allora agli esordi, di incidere Il cielo in una stanza, scritta da Paoli, come testo e musica. L’enorme successo di vendite di questo brano, ispirato a Paoli da un bordello dove si trovava un giorno, sancisce la definitiva affermazione di Gino Paoli come cantautore.
Nel 1961 Gino conosce Ornella Vanoni e intreccia con lei una relazione sentimentale, che ispira alcune delle sue canzoni d’amore più famose. Nel 1961 iniziano i suoi problemi con l’alcol, che andranno avanti per 15 anni, fino al 1976. Dopo la morte del fratello, avvenuta in quel periodo e causata dall’abuso di alcolici, Paoli deciderà di disintossicarsi dal whisky. Nel 1962, in occasione di una lunga tournée nei locali italiani, incontra Stefania Sandrelli, allora giovanissima attrice, e se ne innamora. Dal loro legame, giudicato scandaloso dalla stampa e dall’opinione pubblica (Paoli era sposato e in attesa di un figlio dalla moglie legittima, mentre la Sandrelli era ancora minorenne), nascerà Amanda Sandrelli, diventata attrice.
Nel 1963 approda alla RCA Italiana e incide quello che si rivelerà il 45 giri di maggior successo di tutta la sua carriera: Sapore di sale, arrangiato da Ennio Morricone.
L’11 luglio 1963, tenta il suicidio, sparandosi un colpo di pistola 5 al cuore.
«Ogni suicidio è diverso, e privato. È l’unico modo per scegliere: perché le cose cruciali della vita, l’amore e la morte, non si scelgono; tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero. Il proiettile bucò il cuore e si conficcò nel pericardio, dov’è tuttora incapsulato».
Gino Paoli è morto il 24 marzo 2026, all’età di 91 anni, nella sua casa di Genova. Le ceneri sono state disperse in mare di fronte al quartiere di Boccadasse, come da sua volontà.
- La gatta (1960). «C’era una volta una gatta/ che aveva una macchia nera sul muso/ e una vecchia soffitta vicino al mare con una finestra a un passo dal cielo blu». La canzone, inizialmente, non fu particolarmente apprezzata, ma col tempo divenne una hit, fino a essere compresa fra i brani più famosi dell’interprete e della storia della canzone italiana.
- Che cosa c’è (1963). Il brano è un valzer con un testo d’amore ispirato a Paoli dalla storia d’amore che viveva con la Vanoni. La canzone è diventata negli anni una delle più note del repertorio sia di Paoli che della Vanoni, che l’hanno riproposta in varie occasioni. Incisa da tanti altri interpreti.
- Il cielo in una stanza (1960). La canzone fu scritta dal giovane Paoli quando non era ancora iscritto alla SIAE, per questo nei crediti delle varie versioni del disco figurano Mogol come autore del testo e Toang compositore della musica. Solo successivamente sarà depositata con la firma corretta del solo Paoli. Il brano, rifiutato da interpreti come Jula de Palma e Miranda Martino, fu proposto a Mina dal paroliere Mogol che, poco convinta, decise di registrarla solo a seguito delle pressioni dei discografici. Con questo singolo la cantante raggiunse il primo posto nelle vendite, diventando il 45 giri più venduto dell’anno e sfiorando nel tempo i 2 milioni di copie vendute.
- Senza fine (1961). Scritto da Gino Paoli che si ispirò a Ornella Vanoni, con cui in quel periodo aveva una relazione; la Vanoni la incise anche perché la Ricordi, alla quale la cantante era legata contrattualmente, voleva rilanciare la cantante con una nuova immagine sexy staccandola da quella precedente di cantante della mala milanese.
- Sapore di sale (1963). Vincitore del Disco d’oro, è stato il maggiore successo dell’artista ed è divenuto a tutti gli effetti un classico intramontabile della musica italiana.
Come raccontato dallo stesso Paoli, Sapore di sale era nata a Capo d’Orlando, “in una casa deserta vicino a una spiaggia deserta”, dove l’autore si trovava per tenere dei concerti in un locale con il suo gruppo.
- Quattro amici (1991). Quattro amici (conosciuta anche come Quattro amici al bar, o Eravamo quattro amici al bar) è una canzone del 1991, scritta ed interpretata da Gino Paoli. All’epoca il brano divenne molto popolare e lo si poteva spesso apprezzare nelle varie trasmissioni radiofoniche. Nel 2019, Paoli ha spiegato chi erano i protagonisti della canzone: l’autore che aveva rilevato la licenza del bar, Giulio Frezza, suo amico dai tempi dell’Accademia delle Belle Arti, il giornalista Arnaldo Bagnasco e l’architetto Renzo Piano.
- Una lunga storia d’amore (1984).
Quando t’ho vista arrivare
Bella così come sei
Non mi sembrava possibile che
Tra tanta gente che tu t’accorgessi di me…
- Ti lascio una canzone (1985). Scritta da Gino Paoli, è spesso associata all’interpretazione in coppia con Ornella Vanoni ed è noto per essere un toccante addio sereno.
- La bella e la bestia (1992). E’ l’adattamento in italiano del singolo Beauty and the Beast, pubblicato nel 1992 con l’uscita del film La bella e la bestia, eseguito dal cantautore italiano Gino Paoli, autore dei testi in italiano del brano, in duetto con sua figlia Amanda Sandrelli. Il singolo fu stampato in Italia sia su CD sia su 45 giri, abbinato alla versione originale del brano cantata da Angela Lansbury. Nella versione italiana, diversamente dalla quella in inglese, la prima parte della canzone è cantata da un uomo (Gino Paoli) mentre nell’originale ad iniziare è Céline Dion. La seconda parte invece è cantata da una donna (Amanda Sandrelli) mentre nell’originale è Peabo Bryson che la canta. A mio personale avviso, la versione di Paoli e figlia è di gran lunga superiore all’originale, rientrando nel novero delle “cover migliori dell’originale”.
- Zanzibar (2009). Lasciatemi questo piccolo tocco personale; questo semisconosciuto pezzo è uno dei miei preferiti.
“Giovanna è molto giovane. Perché l’età non conta. Ha gli occhi da ragazza. E passa il tempo a correre. Là dove la Maremma Finisce di cantare ed incomincia il mare, ed incomincia il mare…”.






