{"id":5408,"date":"2026-09-25T12:55:44","date_gmt":"2026-09-25T10:55:44","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5408"},"modified":"2026-09-25T12:55:45","modified_gmt":"2026-09-25T10:55:45","slug":"storie-intraviste-dalloblo-nella-nebbia-dellaltomare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5408","title":{"rendered":"Storie intraviste dall&#8217;obl\u00f2 nella nebbia dell&#8217;altomare"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Navigando l\u2019acqua scroscia sul vetro esterno e nell\u2019intercapedine tra lo spessore dei vetri si forma una sorta di condensa, che impedisce di vedere chiaro da dentro a fuori. Il contrario, da fuori a dentro, \u00e8 quasi impossibile e dall\u2019obl\u00f2 la vista \u00e8 parziale, seppur affascinante come da un vecchio cannocchiale con le lenti graffiate. La visione \u00e8 distorta, quasi allentata, ma si possono sbirciare tante storie stando l\u00ec, in cuccetta, mentre la barca in altomare cerca un approdo. Anche la riva, vista da quel piccolo finestrino tondo, \u00e8 messa a fuoco sfocando il lembo di terra e dei suoi abitanti. Per intero non si pu\u00f2 vedere nulla, solo particelle di particolari di storie che lasciano impressioni senza verit\u00e0. Questo \u00e8 un gioco che si pu\u00f2 fare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 quell\u2019avviso inquietante per il giocatore d\u2019azzardo che lo avverte del rischio della dipendenza patologica dal gioco. Inquietante perch\u00e9 \u00e8 come il dilemma che si interrogher\u00e0 per l\u2019eternit\u00e0 se nasce prima l\u2019uovo o la gallina. Ma come fa il giocatore a sapere di essere proprio lui il dipendente tra tanti indipendenti, prima di essersi smascherato giocando? La roulette si agita come la sfera di cristallo delle sale da gioco, tira alla sua sorte, spruzza l\u2019adrenalina fino a mancare il fiato e stana il vizioso del gioco. Esclama: <em>\u201cEccoti mio dipendente, finalmente tra le mie giocate!\u201d.<\/em> Il banco vince sempre, ma qualcuno non ci crede. Si perde, ma si vince. Il dubbio ossessivo sul colpo di fortuna si sgomitola ingarbugliandosi nel cervello e non esce pi\u00f9. Come fai a dire che non \u00e8 possibile vincere? Vale la vittoria, non le volte che hai perso. Hai, perch\u00e9 anche tu, che mi stai ascoltando, potresti cadere in una trappola viziosa che non hai ancora esplorato. Che ne sai? Vizio, ma si parla di patologico, quindi \u00e8 una malattia? La volont\u00e0, la volont\u00e0 \u00e8 lei che pu\u00f2 fare tutto, altro che malattia. E poi lo sappiamo tutti che, per fortuna, i dipendenti sono solo gli altri e noi smettiamo quando vogliamo. Il vizio \u00e8 l\u2019abitudine radicata che provoca nell\u2019individuo il bisogno morboso di quanto per lui pu\u00f2 essere nocivo, \u00e8 la pratica del male nell\u2019abituale incapacit\u00e0 di praticare il bene. Ci sono persone con il vizio del gioco e l\u2019et\u00e0 in cui si manifesta \u00e8 sempre pi\u00f9 confusa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 sentito parlare di qualcuno che ha perso tutto al gioco, persino che si \u00e8 tolto la vita dalla vergogna estrema e dai problemi intorno ai debiti, che lievitavano come batteri senza controllo. Si \u00e8 rovinato. Si vergognava, eppure il vizio era pi\u00f9 forte della sua coscienza. Debole. Senza volont\u00e0, pappamolle, poco di buono e dire che sembrava <em>un<\/em> <em>cos\u00ec pi\u00f9 bravo ragazzo<\/em>. Ha provato ad impiccarsi, ma l\u2019hanno preso gi\u00f9 in tempo. Magari potevano lasciarlo l\u00ec. C\u2019era anche qualcuno in famiglia con lo stesso vizio, tipo quello zio che ha lapidato il patrimonio della famiglia. La zia ci ha provato a fermarlo, ma poi lo ha dovuto lasciarlo per forza per poter pensare ai figli. Lo zio \u00e8 finito male, come un barbone. Beve. Ha un cancro al fegato e presto morir\u00e0. Da solo. Ci va ogni tanto la figlia, ma lui ha ancora il coraggio di chiederle dei soldi. Si sa cosa ci vuole fare. Nonostante tutto non ha mai smesso di giocare, \u00e8 pieno di debiti, non lo vogliono neppure pi\u00f9 le tabaccherie. Dimostra molti pi\u00f9 anni di quelli che ha, ne ha sessanta e sembra ne abbia ottanta. Lo dovevate vedere un tempo! Ma tanto ha un cancro e ai suoi figli lascia solamente debiti da pagare. Dicono che il gioco sia una malattia. Li metterei tutti a vangare la terra, vedi come gli passa la malattia. Dalla cronaca della vox populi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando la navigazione approda in un porto, dall\u2019obl\u00f2 si vedono le faccende della vita sulla terra ferma. Di notte con le luci accese nelle case si possono sbirciare le vite delle persone, cosa fanno ogni tanto e sempre. Vedo quella donna dalla finestra del balcone. La mia vicina di casa avr\u00e0 meno di sessant\u2019anni. La chiamer\u00f2 Madame. Era una bella signora con i capelli neri e gli occhi verdi, ma negli ultimi anni \u00e8 piuttosto ingrassata, si \u00e8 lasciata andare. Ha ancora un bel viso nonostante tutto. Veste con camicioni larghi e lunghi, di tessuti dai colori sgargianti, disegnati ad arabeschi. Mi ricorda Moira Orfei. Arriva a casa dal lavoro tardi, a volte sono anche le nove di sera. Il marito e il figlio l\u2019aspettano, senza aver fatto granch\u00e9, se non guardare la televisione. Non tirano la tenda del finestrone e si vede tutto, forse pensano di essere nascosti dall\u2019albero che ci divide, o non pensano affatto. Di solito cominciano a discutere appena Madame entra dalla porta, sembra per l\u2019orario, perch\u00e9 il marito fa segno all\u2019orologio al polso e poi lancia le mani per aria a rimbrotto. Lei appoggia la borsa e tutto quello che ha in mano e va in cucina a preparare da mangiare, spesso non hanno neppure apparecchiato. Madame fa avanti e indietro, svolazzando la stoffa dell\u2019abito e, prima di finire di imbandire per la cena, va a mettersi la tuta pi\u00f9 comoda. Quando torna con le sue forme pi\u00f9 attillata il figlio, con la faccia schifata, le critica la pancia, battendole una mano sopra il ventre ed il marito, che aveva gi\u00e0 detto la sua prima, rimane indifferente a guardare la televisione. Lei brontola con una mano mimando uno sberleffo, ma non ride. Mangiano parlando molto poco. Madame tenta di chiedere delle cose, forse sull\u2019andamento della giornata dei suoi uomini, ma si nota una certa aggressivit\u00e0 nelle pause dei silenzi. Madame ha lo sguardo rassegnato. Appena hanno finito l\u2019ultimo boccone i maschi escono dalla sala da pranzo e spariscono. Madame rimane da sola. Prima di sparecchiare si butta sul divano, prende il cellulare e accende il gioco, uno di quelli interattivi per cui c\u2019\u00e8 da fare delle cose, tipo governare gli animali, andare a fare la spesa ecc. Si perde almeno mezz\u2019ora, non cambia posizione, gli occhi sono ipnotizzati sullo schermo, con la mano sinistra regge il telefono e con l\u2019indice e il medio destro muove le cose dentro il gioco. Madame, in un barlume di ritorno alla realt\u00e0, alza gli occhi e vede che \u00e8 ancora tutto apparecchiato. Ma rimane sul divano immersa nel suo gioco. Ad un certo punto si alza e inizia le faccende di governo della cucina, ma di solito prima mangia qualche avanzo sulla tavola. Mangiucchia per tutto il tempo, che fa avanti e indietro tra la tavola, la cucina, il lavandino, il frigo e la lavastoviglie. Ogni tanto si perde a cavallo del divano con il cellulare per sistemare altre faccende dentro il gioco. Il suo viso si distende in una mimica robotizzata. Per sparecchiare impiega quasi un\u2019ora. Arriva in fretta mezzanotte e nel frattempo ha gi\u00e0 lavorato molto dentro il gioco. Le luci di casa si spengono, tranne quelle della sala da pranzo, che Madame abbassa smorzando il lampadario e accendendo la lampada pi\u00f9 soffusa. Prima di rimettersi sul divano Madame prende una tazza di latte con i biscotti, si risiede al tavolo da pranzo e la mangia tutta lentamente e con gusto, mentre gioca al cellulare che \u00e8 appoggiato al tavolo. Con una mano si imbocca i biscotti imbibiti di latte e con una gioca. I suoi occhi non lasciano mai lo schermo. Finita la tazzona di latte, sta seduta un altro poco, infine si alza con la scodella in una mano e il cellulare nell\u2019altra, per portarla in cucina. Dal frigo ha preso due fette di prosciutto e si incammina verso il divano, giocando. Poi si corica sul divano bella comoda e continua giocare. Passano magari quaranta minuti, si stacca dal divano e continua a camminare con la testa nel telefono. Apre la dispensa e prende un pacco di fette biscottate e la marmellata. Si siede al tavolo e mangia come una colazione molto abbondante. Gli occhi blu di Madame sono persi, annegati nel telefono. Con il dito medio e l\u2019indice continua a spostare cose dentro il gioco e non batte ciglio. E\u2019 un gioco dove si fanno delle cose utili alla sopravivenza del gioco stesso, dando la sensazione al giocatore di servire a qualcosa. Intanto ha mangiato gi\u00e0 quattro colazioni. Torna in cucina con il telefono in una mano e dei rimasugli di fette biscottate nell\u2019altra. Il vasetto di marmellata rimane sul tavolo, ma \u00e8 praticamente finito. Guarda in frigo cosa c\u2019\u00e8. Un pacchetto di formaggio morbido spalmabile, lo prende e lo mangia pian piano con il dito, mentre guarda il telefono seduta su una sedia. A quel punto beve un bel bicchiere di Coca-Cola. Poi dell\u2019acqua e torna sul divano con il cellulare. Sono le due e il figlio \u00e8 rientrato a casa, va in cucina accende la luce, rimprovera Madame, perch\u00e9 \u00e8 stesa sul divano con un sacchetto di biscotti, beve dal frigo e va a letto. Madama poco dopo si alza e va in bagno con il cellulare nella mano. Continua a giocare mangiando fin verso le quattro di notte. A quel punto si ricorda che tra poco dovr\u00e0 andare al lavoro. Spegne tutto, lascia il cellulare accanto a lei e cerca di addormentarsi sul divano. Verso le sei e mezza il marito si alza, Madame si tira su dal divano e va nel letto. Si rigira nel letto per un ultimo pisolo per trovare la forza di alzarsi per andare al lavoro. Ancora un minuto di sonno e minuto dopo minuto diventa molto tardi, dopo le otto. Madame chiama il lavoro per avvertire che arriver\u00e0 tardi per un imprevisto, ma non sa pi\u00f9 quale scusa inventare per giustificarsi dell\u2019ennesimo ritardo. Al lavoro non le dicono nulla, perch\u00e9 tanto Madame allunga fino a tardi la sera. La clemenza del datore di lavoro forse non \u00e8 un reale vantaggio per Madame, magari un atteggiamento pi\u00f9 comandino e spinoso l\u2019aiuterebbero a darsi delle regole diverse. In cuor suo pensa che lo stimolo ad interrompere questa catena abbandonica al vizio nella notte tra il cellulare e il cibo, con pesanti ricadute sul giorno, debba essere qualcosa di molto forte, come schiantarsi contro un muro. Dentro un sistema di vita sregolato affronta tutti i suoi compiti, ma il ritmo del sonno \u00e8 completamente saltato. Non menzioniamo il disastroso rapporto con il cibo. All\u2019azienda non interessa la puntualit\u00e0, ma che venga svolto il lavoro. Sono gi\u00e0 due anni che Madame ha ripreso a fare questa vita. Tempo prima era riuscita a smettere con i giochi al telefono, quando suo figlio aveva avuto seri problemi di salute e lei lo aveva assistito. In quel periodo non si abbuffava e non aveva la compulsione al gioco. Quando le dicono che \u00e8 grassa si offende, lo sa da sola. Ma hanno ragione. Attualmente non c\u2019\u00e8 un ordine di forza superiore che imponga a Madame di interrompe questo rituale notturno e la sua forza di volont\u00e0 \u00e8 inesistente. La famiglia va avanti, il lavoro non sembra a rischio. Madame non \u00e8 affatto soddisfatta. Si vergogna. Ma l\u2019umiliazione dell\u2019autocritica finisce immediatamente nell\u2019aspettare di arrivare nella notte a quel momento dove tutti se ne vanno e lei rimane in sala da pranzo sul divano con il telefono per giocare. La sua testa se ne va via da dove si trova e il gioco funziona svuotandola dentro come un mantra. Madame si guarda allo specchio e pensa che deve richiamare lo psichiatra. Per un periodo era riuscita a smettere. Sono passati anni. Tutte le mattine da circa un anno si appunta di chiamare lo psichiatra. E\u2019 di nuovo sera, gli uomini escono, la luce si abbassa, la tazza di latte e biscotti, gli occhi dentro i giochi sul cellulare e il divano. E domani pare gi\u00e0 scritto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Provo con lo straccio e il prodotto chimico, ma il vetro non viene bene, rimane sempre quel velo opaco che annebbia la scena. Ha circa cinquant\u2019anni e da ragazzo era molto bello e piaceva alle donne. Ad un certo punto ha messo su famiglia, ha trovato un lavoro e sembrava diventato un uomo. A guardarlo oggi non sembra neppure lui, \u00e8 invecchiato proprio male. Assomiglia disgraziatamente ad un saggio cosciente, ma senza possibilit\u00e0 di rimedio pratico reale. La consapevolezza sembra non avergli portato alcun frutto. A modo suo \u00e8 un poeta. Sta seduto come uno sobrio e racconta che gli viene l\u2019acquolina in bocca a sentire il metallo delle monete che battono tra di loro, cadendo dal portafoglio di quella signora, che nel prendere il giornale ha rovesciato accidentalmente il portamonete. Le sta raccogliendo come i fagioli caduti male nella semina. E\u2019 un\u2019acquolina potente, non una banale voglia di un bel piatto di spaghetti alle vongole veraci. Sono buonissimi se fatti bene, ma niente a che fare con il ticchettio metallico dei soldi che battono contro i loro simili. E\u2019 una libidine irresistibile da soddisfare, perch\u00e9 la testa ad un certo punto ascolta solamente quell\u2019immagine di piacere e comanda verso una direzione unica. Le macchinette. Gli piace. Quel suono gli piace pi\u00f9 di qualsiasi cosa al mondo. <em>\u201cPerch\u00e9 lo fai?\u201d, \u201cPerch\u00e9 mi piace.\u201d<\/em> Neppure l\u2019orgasmo con le donne gli faceva quell\u2019effetto. Insegue perpetuo il ritorno di quel suono, come un rito afrodisiaco che lo liberer\u00e0 da tutti i mali. La scoperta di questo mondo autocratico delle monete, che scrosciano metalliche quando vengono buttate fuori, era avvenuta per caso in tabaccheria, infilando nella slot prima una moneta e poi ancora una. Vinto. <em>\u201cWow!\u201d.<\/em> All\u2019inizio non giocava pi\u00f9 di dieci euro di monete per volta. Certamente in principio non aveva la pi\u00f9 lontana consapevolezza che per inseguire quel piacere si sarebbe incamminato verso l\u2019isolamento dal mondo delle persone perbene, compresa la sua famiglia e gli amici. Da tutti gli affetti significativi. Ogni persona cara era contemporaneamente un possibile prestatore di soldi, da fruttate per andare a caccia di monete. Quando aveva finito i soldi una bugia per farsi prestare dieci, venti euro la trovava sempre. Sono cifre che hanno tutti e non viene a mancare il pane in bocca. Via via le cifre aumentavano e le persone care non gli credevano pi\u00f9. Dieci euro al giorno, per rilassarsi dopo il lavoro, per una persona che si mantiene non sono poi cos\u00ec tanti. Una moneta, batti un tasto, avvia la ruota e le figure girano fino a fermarsi, sotto lo sguardo catalizzato dall\u2019abbinamento che uscir\u00e0. Magia, magia, un anelito, una preghiera fulminea sull\u2019ultima moneta che gira. Un pugno e una bestemmia sul niente di fatto. Scaramanzia, se tocca l\u2019amuleto vince. Delle volte succede e delle volte no. Quando la terza figura esce uguale alle altre, il ticchettio scrosciante delle monete, che cadono a cascata, \u00e8 quel godimento assoluto per cui smette di pensare e vale solo quello. Una botta potente di catecolamine, vita piena, vincere, non \u00e8 solo vincere. E\u2019 il suono delle monete, la catarsi della lirica del metallo che batte e dentro da qualche parte per raggiunge il paradiso. E\u2019 il distacco da tutto. Quando le monete cascano, lui \u00e8 in estasi. Lo sguardo fisso, immobile non si sposta dall\u2019oggetto della compulsione neanche con il terremoto. Infatti quando venne quella scossa, gli altri dentro il locale erano fuggiti, ma lui era rimasto alla macchinetta a finir di giocare. Non aveva sentito la forza della scossa. Roba da matti. E\u2019 lo stesso piacere estasiante che provavano i pirati quando aprivano un forziere pieno di monete d\u2019oro. L\u00ec per l\u00ec non importa di essere diventato ricco, ma vale solo l\u2019orchestra metallica delle monete cadenti. Diventare ricco. Non \u00e8 che sia stato il pensiero trainante a portarlo a vivere per la macchinetta. Tutte le monete vinte sono solo nuove possibilit\u00e0 di risentire quel cinguettare torrenziale di soldi che sbattono tra loro. Non servono a pagare i debiti, ma sono un nuovo investimento di gioco.&nbsp; Succede. Le infila prima un poco e poi tutte, per vincere ancora e chiss\u00e0 quante ne rivincer\u00e0 ancora e poi ancora. Ad un certo punto non era pi\u00f9 in grado di dire in un giorno quanti soldi investiva nella ricerca di quel piacere. L\u00ec seduto sulla panchina pensa a quante partite potrebbe fare se si tuffasse a raccogliere le monete di quella signora sbadata. Tante, che sembrano poter ricucire ogni ferita d\u2019angoscia ed eludere ogni pensiero. Fa il gesto di alzarsi in piedi, ma poi ha il buonsenso di rimettersi buono sulla panchina e mandar gi\u00f9 la saliva. Gioca perch\u00e9 gli piace. Non si ferma, perch\u00e9 non \u00e8 possibile poter combattere tutte le volte che gli viene la voglia. Qualche volta si ferma, ma poi arriva la volta irresistibile e si ricomincia da capo. Quando \u00e8 sobrio dalla birra ha ancora il coraggio di affermare che i debiti si ripagano con le vincite. Alla prossima vincita si ferma di giocare. Per sempre, che punto di vista inquietante. D\u2019ora in poi giocher\u00e0 solo per vincere e sanare i debiti. La prossima, la prossima, la prossima, s\u00ec, la prossima. Aveva cominciato per gioco, per provare e aveva continuato per quei dici minuti riposanti il cervello dopo il lavoro. La macchinetta era diventata un antistress formidabile, per sentire il suono delle monete. Quando sente il ticchettio dei soldi il suo pensiero corre alla macchinetta, all\u2019ora in cui arriver\u00e0 l\u00e0, al solito posto. Ma se nel frattempo ne incontra una in una tabaccheria diversa, perch\u00e9 non provare un giro o due? Ha la sua slot preferita, anzi gli muove la rabbia trovarla occupata, perch\u00e9 qualcuno potrebbe rubargli la vincita o portargli iella. Il bracciale portafortuna, una sfregata come la lampada di Aladino e i suoi occhi possono vedere fiumi di soldi, come una profezia. Fin dall\u2019inizio era ipnotizzato dal quel piacere del gioco semplice ed innocuo. Aveva letto da qualche parte che il gioco poteva diventare patologico, non credeva affatto fosse il suo caso. Non \u00e8 del tutto convito neppure ora che ha perso tutto. I debiti per le macchinette erano solo vincite mancate. Gli servivano momenti liberi e si liberava dalla famiglia per le macchinette. C\u2019era sempre una scusa, un motivo per uscire, una balla che lo convincesse a spendere una sola moneta. Una sola di qua, una di l\u00e0, stava per vincere accidenti, quindi ancora una dai! Fino ad un certo punto il cellulare suonava, era sua moglie: <em>\u201cS\u00ec, sto arrivando, tra poco arrivo\u201d<\/em> e rincasava dopo quattro ore. Dopo due birre, perch\u00e9 i debiti li avrebbe colmati con la prossima vincita. Quando qualcuno, cui voleva bene, perdeva la pazienza gli prometteva di non giocare mai pi\u00f9. Ma non \u00e8 che ci credesse nel profondo, ci provava. Spendeva tonnellate di promesse e nel frattempo il lavoro non bastava pi\u00f9 a mantenere neppure il gioco. Se non arriva la vincita non ce n\u2019\u00e8 abbastanza e bisogna tentare ancora per l\u2019ultima volta. Sua moglie, i figli la rabbia le bugie. Lo scroscio delle monete. Se ne sono andati tutti e per tentare di non giocare passa il tempo su una panchina. Sono rimaste le monete. Si \u00e8 rivolto anche a qualche servizio territoriale di specialisti e ai servizi sociali. Gli operatori sono i suoi nuovi amici, anche se dicono sempre le stesse cose. Neppure loro, con tutta la loro scienza, sono riusciti a convincerlo che c\u2019\u00e8 qualcosa di meglio del suono delle monete che cadono a cascata. L\u2019hanno aiutato ad ottenere il reddito di cittadinanza, cos\u00ec per qualche giorno al mese riesce a sostenersi. Potrebbe sempre fare una bella vincita e un domani non averne pi\u00f9 bisogno. Ride di gusto sulla panchina, mentre la signora andando per la sua strada ha lasciato a terra due euro. Meglio di niente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mare mosso in altomare, sull\u2019obl\u00f2 s\u2019infrangono onde altissime e fanno paura. Il benessere ha ridotto la capacit\u00e0 generale di tollerare la frustrazione, pertanto anche solo sentirsi in difetto, manchevoli o in difficolt\u00e0 pu\u00f2 diventare un\u2019onta della vita difficile da tollerare. Da frustrati del quotidiano, invece di rispondere con un atteggiamento umile di chi si mette in ascolto degli altri e di se stesso, per mediare e colmare la propria mancanza, con la pazienza e l\u2019atteggiamento dell\u2019apprendista, abbiamo appreso di cercare soluzioni emotive immediate di gratificazione o ci si trincera, con troppa facilit\u00e0, dietro il vittimismo alla ricerca della colpa esterna a se stessi per una sorte ingrata. Sono disponibili immediati palliativi compensatori che allontanano i pensieri senza lasciare spazio ad altro. Ci sono spazi di vuoto da comprare, che arrivano immediatamente al piacere. Non costano neppure tanto, non sono beni di lusso. In altomare \u00e8 meglio essere dotati di qualche strumento interiore di sopravivenza, altrimenti la visione dall\u2019obl\u00f2 diventa un\u2019istigazione al suicidio se dura per troppe notti. Cos\u00ec, in un sistema che \u00e8 costretto a pervertire le proprie emozioni, perch\u00e9 non ha la capacit\u00e0 di tollerare uno stato depressivo passeggero e di resistere con il proprio tormento interiore mettendosi in gioco e di riconoscere e di sfruttare le informazioni che quel malessere gli fornisce per evolvere, certi sistemi di scollamento e allontanamento veloce dalle frustrazioni funzionano molto bene. Sono convincenti. Il gioco delle macchinette o del videogioco accedono nella persona attraverso gli occhi, diretti alla sfera del rituale ossessivo, che tra i nostri sistemi nevrotici \u00e8 quello pi\u00f9 difeso e sterile di sentimenti, quello che si scolla dal pensare e dal sentire e permette anche di ritrovare la concentrazione, nella sua evoluzione positiva. La frustrazione non si sente in quel momento. E\u2019 quello stato che riproduce la tecnica della coltivazione del giardino Zen per esempio, oppure lo si ottiene recitando un mantra di una preghiera buddista o di un rosario. \u00c8 un avvicinarsi all\u2019<em>Apeiron<\/em>, un momento simile alla pace dei sensi. Un uso consapevole ha una sua utilit\u00e0 importante. Ripetere la stessa cosa all\u2019infinito allontana dai pensieri e dalle emozioni. Ma un uso inconsapevole delle difese ossessive stacca la mente dalle frustrazioni del quotidiano, difendendoci in modo poco funzionale e patologico. Eravamo approdati in un porto del sud del Portogallo. Era mattina verso le dieci e trenta e il casin\u00f2 era gi\u00e0 aperto. Forse non aveva mai chiuso. All\u2019entrata illuminata dal giorno dalla vetrata scorrevole si incontrava una donna delle pulizie, che aspirava la moquette per farla tornare bella verde e spugnosa come un prato di primavera. Il soffitto era un cielo azzurro brillantato dalle lucine accese che simulavano le stelle, anche se era giorno. Da quell\u2019entrata rilassante si accedeva alla grande stanza del casin\u00f2, che aveva la forma di un anfiteatro. Era buia e illuminata poco dalla luce superficiale del tavolo da gioco, dai colori delle slot, il verde, il fuxia, qualche colpo di giallo e di blu fluorescenti. Immediatamente si perdeva il senso del giorno e della notte, perch\u00e9 in quella mancanza di luce naturale improvvisamente sembravano arrivate le ventitr\u00e9 perenni. C\u2019era una lunga fila di grandi slot, ognuna con il proprio sgabello. Molte erano gi\u00e0 occupate dai giocatori. Davanti ad una macchina c\u2019era una donna in soprappeso, con i capelli lunghi tra il bianco e il grigio. Era trasandata e l\u00ec per l\u00ec non avevo neppure capito se fosse un uomo o una donna. Era vestita di grigio con un camicione mezzo fuori e mezzo dentro i pantaloni di taglio maschile. Mi ero fermata a guardarla in un modo che normalmente non si fa, perch\u00e9 l\u2019atro, incrociando il tuo sguardo, immediatamente ti dice di farti i fatti tuoi.&nbsp; Non se ne era neanche accorta. Non vedeva nulla intorno a s\u00e9. Lo sguardo era fisso sulla slot. Non batteva ciglio. La sua coscienza era transitata in un mondo parallelo.&nbsp; La compulsione della giocatrice infilava i gettoni con una mano e con l\u2019altra pigiava per la composizione delle figure, che scorrevano veloci mangiando i gettoni. La signora era completamente assente ai rumori e alle presenze scomode che l\u2019osservavano per capire. Dalla mimica del suo viso non trapelava nessuna emozione, era di cera. Ad un certo punto la slot aveva iniziato a scoppiettare gettoni, perch\u00e9 a furia di digitare aveva vinto. Neppure la vincita l\u2019aveva sciolta o scossa in un qualche modo. La differenza tra vincere e perdere era impercettibile. Aveva un contenitore trasparente e con lo stesso sguardo nel vuoto aveva raccolto il pieno di gettoni. E senza nessuna pausa tra il perdere e il vincere, per gustarsi almeno il momento della vittoria e pensare cosa farne, aveva ripreso ad infilare i gettoni uno ad uno. Non si era accorta della mia presenza, dai suoi occhi non trapelava nessun cambiamento emotivo. Era ipnotizzata, in trans, immersa in un vuoto che, visto da fuori, colpiva allo stomaco come un attentato potente alla vita. Dentro di lei sembrava svolgersi una guerra fredda. Era come immersa in un\u2019immagine sulla pellicola in negativo. Completamente altrove. La giocatrice in quell\u2019anfiteatro del gioco d\u2019azzardo non calcolava il tempo e i suoi bisogni primari erano elusi da un tempo imprecisato. La scena si svolgeva nella notte perpetua simulata dalle luci artificiali da bisca del casin\u00f2. Accanto a s\u00e8 aveva una bottiglia di birra a met\u00e0. Ci sono sguardi che non si dimenticano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contemplando dall\u2019obl\u00f2 in altomare la nebbia oscura le certezze. Forse ognuno di noi decide pi\u00f9 o meno consapevolmente come naufragare verso la propria meta. Oppure si cerca ostinatamente di evitare questo pensiero e la vita \u00e8 solo quello che capita nel presente, con accumuli di passato, che pi\u00f9 che altro pesano come ricordi indelebili che influenzano male il presente e invalidano le speranze future. Pensavo al disegno di controllo globale delle masse, che ipotizzavi ieri ragionando sul gioco patologico, le droghe e i videogiochi ecc. Non riesco a dire se dietro questa invasione di strumenti di dipendenza ci sia un piano studiato nei minimi particolari dai potenti. Molti lo pensano, deresponsabilizzando il popolo, che diventa solo un burattino senza possibilit\u00e0 di scegliere. Mi sembra una paranoia esagerata. Oppure il piano iniziale era nato con un intento, non necessariamente malvagio, ma successivamente \u00e8 capitato che sia evoluto per conto suo, sulle intenzioni di tanti altri nel bene e nel male. E in questo suo sviluppo esponenziale, per l\u2019elevato indice di gradimento riscosso dai mezzi di dipendenza, ha preso dimensioni e direzioni che nessuno controlla pi\u00f9, rafforza la perversione collettiva e cambia la societ\u00e0. Assomiglia a quello che \u00e8 successo alla Sanit\u00e0 Pubblica, che durante il Covid ha mostrato tutta la sua fragilit\u00e0, a causa dei tagli e della mancanza di un reale progetto di contenimento dei costi, che consentisse il mantenimento del rifornimento delle risorse indispensabili, tra cui i professionisti in tutte le branche e gerarchie. In tanti amministratori si sono adoperati per la Sanit\u00e0 agendo su delle parti, o tagliando e nessuno \u00e8 stato un grado di pensare in modo coordinato ad un reale progetto sostenibile per il futuro, fino ad esaurire persino le risorse di personale formato. C\u2019\u00e8 tanto da lavorare ma non ci sono lavoratori. La Sanit\u00e0 e la sua cultura subiranno per forza un grande tracollo, entrando in un loro medioevo. L\u2019Universit\u00e0 \u00e8 costretta a formare in fretta chiunque ed \u00e8 diventato troppo carente il passaggio di consegne dell&#8217;esperienza pratica della medicina, che \u00e8 diversa dalla semplice teoria, perch\u00e9 una buona fetta di professionisti \u00e8 andata in pensione e una buona fetta che dovr\u00e0 sostituire non ha fatto in tempo a prendere le consegne della maestranza di chi li ha preceduti. I servizi delle specialit\u00e0 sanitarie oberati e senza personale adeguato non riescono a rispondere ai cittadini. I giovani delle professioni sanitarie davanti a compiti pi\u00f9 grandi di loro si difendono dietro una struttura narcisistica, che permette alle giovani leve di credere di sapere quasi tutto, senza mettersi nella posizione umile della gavetta dietro ai professionisti di una certa et\u00e0, che permettono di imparare i segreti della materia. La cultura sanitaria per un periodo sar\u00e0 destinata ad irrigidirsi dentro le certezze chimiche e scientifiche degli studi appena fatti. La complessit\u00e0 della cura del paziente si apprende strada facendo. Anche l\u2019umanit\u00e0 nell\u2019esercizio delle professioni sanitarie viene con il tempo, imparando ad ascoltare e osservare. Il primo a dover essere paziente \u00e8 il sanitario di qualunque professionalit\u00e0. Le risposte immediate e pronte da poter dare con certezza sono rare. Ma questa societ\u00e0 prestazionale si \u00e8 abituata al tutto e subito. Come se il tempo per pensare fosse opzionale o un indice di incapacit\u00e0 del professionista. In aggiunta, l&#8217;iperspecializzazione sanitaria, in assenza dell\u2019abitudine alla comunicazione e allo scambio di informazioni tra professionisti diversi sullo stesso caso, rischia di rendere la medicina una serie di branche spezzettate, che scinde il corpo e la mente, che in realt\u00e0 fanno parte sempre di una persona nella sua totalit\u00e0. La sofferenza mentale e le dipendenze sono esplose pi\u00f9 che mai, e la mancanza di risorse trascura i problemi intimi di una societ\u00e0 fortemente in crisi. La patologia del gioco probabilmente avr\u00e0 sempre pi\u00f9 strumenti di contenimento sociale su cui radicarsi. Basta guardare come cambia lo sguardo di un bambino di tre anni che si appiccica ad un video del cellulare, con gli occhi a palla fissi, che non battono ciglio, e la reazione di rabbia che si scatena quando lo distogli dal gioco. Si incanta e si assenta dagli stimoli intorno. C\u2019\u00e8 da litigare, da strapparglielo via dalle mani a forza e rimane nervoso e arrabbiato, finch\u00e9 finalmente non si distrae con qualche gioco manuale vecchio stampo. Per quanto sia consigliato evitare l\u2019utilizzo del cellulare ai bambini, sono strumenti talmente diffusi in qualsiasi azione della nostra giornata che per un genitore diventa un percorso ad ostacoli ambivalente, contraddittorio, alla fine improponibile. La velocit\u00e0 intuitiva con cui il bambino usa lo strumento del cellulare, senza che nessuno gli abbia insegnato ad usarlo, \u00e8 sensazionale e allarmante allo stesso tempo. Lo Stato \u00e8 coinvolto nella gravissima perversione d\u2019incentivare il gioco con la pubblicit\u00e0 e nel contempo informare che il gioco pu\u00f2 creare dipendenza patologica, come se questo avviso avesse un senso preventivo per chi avr\u00e0 la dipendenza. E siccome sono numerosi i dipendenti dal gioco, vengono creati centri di cura specializzati per le dipendenze di questo tipo. Come questa, ci sono tante altre perversioni che iniziano e nessuno ferma pi\u00f9, perch\u00e9 intanto il sistema \u00e8 partito e nessuno \u00e8 responsabile. Nessuno pi\u00f9. Monitor, video, videogiochi, condizionamento visivo, insonnia, crisi epilettiche e panico in altomare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un occhio attendo oltre il vetro della nebbia l\u2019incontrava circa due volte al giorno, soprattutto al mattino. Arrivava mesta, con i pantaloni di una tuta semplice grigia o nera e una maglia di cotone sul rosa. A colpo d\u2019occhio sembrava ancora in pigiama. Sorrideva appena per chiedere al barista di cambiarle la moneta per la slot che stava nel bar, sulla parete in fondo appiccicata al muro nero nella penombra del locale. La postazione della macchinetta era ricavata in una nicchia intima e la sua posizione in fondo in fondo non istigava al gioco il passante occasionale, che si fermava a prendere un caff\u00e8. Il gestore del bar diceva di non aver piacere di aver quel tipo di gioco nel suo locale, ma gli era stato imposto. Il giocatore che veniva a cercare proprio lei, la macchinetta da gioco, poteva isolarsi in fondo nell\u2019intimit\u00e0 del buio. La donna aveva forse appena trent\u2019anni. La mimica di tutto il corpo era poco espressiva, come i suoi capelli neri diritti e trascurati, che portava sciolti. Il rituale prevedeva che bevesse un caff\u00e8 e pian piano si accostasse alla macchinetta, facendo finta prima di andare in bagno. La porta del bagno era di fronte allo slot. La sua postura rigida a paletto faceva trapelare la vergogna che l\u2019accompagnava. Incontrandola fuori da quella scena si sarebbe potuto pensare che facesse la bibliotecaria. Passetto dopo passetto, senza guardarsi troppo intorno, come se avesse il paraocchi di un cavallo, si avvicinava alla macchinetta. Si attaccava al gioco e la sua posizione di spalle le permetteva di escludersi dal resto della vita dal bar. Ci stava anche un\u2019ora pi\u00f9 volte al giorno. Non di rado, con la sua statica flemma statuaria, si recava di nuovo alla cassa a cambiare dei soldi. Trascorrevano i mesi e lei continuava con la sua presenza quotidiana al bar, tranne la domenica che era chiuso, per fare sempre la stessa cosa. Il suo aspetto fisico pian piano cambiava e la sua gravidanza diventava sempre pi\u00f9 evidente. La convivenza con il bambino nella pancia, non aveva cambiato l\u2019espressione del suo viso n\u00e9 le sue abitudini del gioco. Credo che la vergogna di non riuscire a resistere alla compulsione nonostante la maternit\u00e0 la travolgesse, almeno nell\u2019inconscio, perch\u00e9 camminava sempre pi\u00f9 lenta, sempre pi\u00f9 rigida con il collo e il viso diritti senza visione laterale alcuna. Partor\u00ec. Ben presto era tornata al bar per la sua consueta abitudine. Portava il bambino avvolto e stretto a s\u00e9, con la fascia tipica delle africane. Tutti i giorni di nuovo con il bambino addosso, appeso al suo ventre, senza fargli una carezza, si attaccava alla macchinetta come aveva sempre fatto. L&#8217;unica differenza era il bambino che era venuto fuori di lei.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avvertenze dal Ministero della Salute per i giocatori: \u201cLe ricerche scientifiche hanno dimostrato che varie persone che giocano d\u2019azzardo, sono particolarmente vulnerabili a sviluppare dipendenza patologica. Tutti i giochi con vincite in denaro possono essere molto attrattivi fino a far sviluppare una dipendenza patologica, che \u00e8 una vera e propria malattia. Essa si manifesta principalmente con comportamenti di gioco ripetuti, non controllabili con la propria volont\u00e0. Questo comportamento pu\u00f2 provocare rischi per la salute della persona, la sua socialit\u00e0, la sua famiglia, e perdita di ingenti somme di denaro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019obl\u00f2 in altomare la ludopatia cavalca le onde di molte forme d\u2019azzardo. C\u2019\u00e8 molto da fare nella nostra realt\u00e0 fortemente ambivalente e tentatrice per sostenere i giocatori dipendenti a trovare una zattera sufficientemente buona per stare a galla, senza lasciarli annegare nel gioco che alimenta il vuoto esistenziale, fino al baratro della voragine senza ritorno per qualcuno. Forse \u00e8 gi\u00e0 tardi quando un salvagente fluorescente cerca di penetrare nei loro sguardi per essere visto dai loro occhi. Ma l\u2019altomare non \u00e8 ancora un luogo completamente senza speranza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scritto da Barbara Bertoncelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Navigando l\u2019acqua scroscia sul vetro esterno e nell\u2019intercapedine tra lo spessore dei vetri si forma una sorta di condensa, che impedisce di vedere chiaro da dentro a fuori. 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