{"id":5325,"date":"2026-05-18T10:26:37","date_gmt":"2026-05-18T08:26:37","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5325"},"modified":"2026-05-18T10:26:38","modified_gmt":"2026-05-18T08:26:38","slug":"tra-le-pagine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5325","title":{"rendered":"TRA LE PAGINE"},"content":{"rendered":"\n<p>Seduto in un angolo del magazzino, Remo teneva la testa tra le mani, con le dita infilate nei capelli e gli occhi socchiusi. Sentiva un dolore pulsante attraversare il petto e farsi strada su per la gola, seminando, tra gli altri sintomi fisici, anche un profondo senso di oppressione. La sveglia del suo cellulare suon\u00f2 per ricordargli, nel caso in cui fosse stato troppo ubriaco per rendersene conto, che era giunta l\u2019ora di aprire il negozio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMaledetta panetteria\u201d, aveva sussurrato mentre cercava, muovendo le labbra, di mitigare la secchezza che sentiva all\u2019interno di quella bocca consumata da enormi quantit\u00e0 di vino, birra e sigarette. Si alz\u00f2 compiendo uno sforzo che gli parve sovrumano&nbsp; e cerc\u00f2 di rimettere a posto il cavallo dei pantaloni che, cadendo, scoprivano i suoi fianchi magrissimi e bianchi. Toss\u00ec, si pass\u00f2 una mano lungo la fronte e gli parve di sentirla calda e sudata, nonostante nella stanza la temperatura fosse molto bassa. Dicembre era iniziato da alcuni giorni e aveva gi\u00e0 promesso un inverno rigido e freddo.<\/p>\n\n\n\n<p>Con due giri di cordone riusc\u00ec a vincolare la cintura dei pantaloni al grembiule bianco, assicurandosi cos\u00ec di poter accogliere i primi clienti della giornata perlomeno vestito. Non che gli importasse del suo aspetto, ma in paese avevano iniziato a circolare diverse voci sulla sua presunta dipendenza dall\u2019alcol e, in quel periodo che precedeva le festivit\u00e0 natalizie, molte pi\u00f9 persone sarebbero entrate e uscite dalla sua panetteria, dando adito ad un vortice di pettegolezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la chiave nella toppa della porta a vetri e lo sguardo a met\u00e0 tra il pavimento e l\u2019orizzonte, Remo apr\u00ec la sua piccola bottega, il ricordo pi\u00f9 grande che gli aveva lasciato suo padre. Un soffio di aria gelida lo invest\u00ec in pieno volto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBuongiorno Remo!\u201d grid\u00f2 entrando a gran velocit\u00e0 la signorina Carmen, la maestra del paese. Si recava ogni mattina al panificio per prendere una fragrante brioche alla marmellata di albicocche, con la quale avrebbe fatto merenda a scuola, durante l\u2019intervallo. Remo invidiava quella sua regolarit\u00e0; la routine rassicurante delle sue abitudini gli lasciava immaginare una vita scandita da piccole certezze, mentre per lui, quarantenne completamente solo, l\u2019esistenza quotidiana era fatta di tentativi di stordimento e di espedienti per procurarsi la quantit\u00e0 di alcol necessaria per arrivare a fine giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cCarmen, cosa posso darle oggi, la solita brioche alla marmellata o desidera cambiare?\u201d. Remo sperava che lei frantumasse la sua affezionata routine. Si sarebbe sentito meglio, anche se per un breve istante. Si vergognava dei suoi pensieri. Invece di guastare il bello nella vita degli altri, avrebbe fatto bene a pensare alla sua di esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOh no, ci mancherebbe altro, non cambierei per nulla al mondo!\u201d gli rispose l\u2019allegra maestra, che stava l\u00ec di fronte al bancone ridendo e rovistando nella borsetta in cerca del portafogli.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo dovette impegnarsi con tutte le sue forze per infilare la brioche nel sacchettino di carta bianca senza far notare il tremore malato delle sue mani inaffidabili.<\/p>\n\n\n\n<p>I prossimi clienti erano tutte persone del paese, perci\u00f2 si prospettava una buona mezz\u2019ora di convenevoli, con un copione che iniziava con la domanda sulla salute del marito della signora Piazzi, proseguiva con una piccola disquisizione sulla malasanit\u00e0 italiana con il dottore in pensione e si concludeva ricevendo aggiornamenti non richiesti sulle scorribande dei nipoti del signor Giulio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019apertura del negozio, per Remo, era uno dei momenti pi\u00f9 duri. Le persone si mettevano in coda davanti alla porta e aspettavano chiacchierando che lui aprisse. Lui temeva che un giorno o l\u2019altro le pareti sarebbero diventate trasparenti, cos\u00ec tutti avrebbero visto in che stato si riduceva ogni volta, avrebbero notato con sgomento il numero incredibile di bottiglie vuote sparse dappertutto, avrebbero compreso che la sua non era una dipendenza presunta, ma reale. Una parte di lui sperava che accadesse qualcosa del genere, per farla finita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe tutti sapessero, potrei smettere di fingere che vada tutto bene\u201d ma questa ipotesi gli donava una consolazione modesta ed effimera. Sarebbe stato pi\u00f9 semplice pretendere che un fiammifero potesse scaldare le sue mani scarne e gelate.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminata l\u2019ondata del primo mattino, Remo sapeva che il resto della giornata si sarebbe svolto servendo qualche cliente di tanto in tanto, magari di passaggio, oppure qualcuno che veniva a ritirare i panettoni prenotati in anticipo.<\/p>\n\n\n\n<p>Di certo non si aspettava che lei tornasse.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba, con la sua sciarpa colorata avvolta intorno al collo, entr\u00f2 verso le dieci.<\/p>\n\n\n\n<p>Era passata in negozio il giorno precedente e aveva preso del pane con l\u2019uvetta e un panettone al cioccolato. Uscendo, aveva salutato cordialmente Remo, facendogli anche gli auguri di buon Natale. Ecco perch\u00e9 Remo fu sorpreso nel rivederla cos\u00ec presto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPermesso, Remo, ci sei?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEccomi!\u201d disse a voce alta, cercando di non esternare il suo stupore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBuongiorno Alba\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCiao Remo. Come stai?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo aveva fatto di nuovo. Come il giorno prima, lei gli aveva fatto <em>quella<\/em> domanda. Nessuno chiedeva mai niente del genere a Remo, anche perch\u00e9 si vedeva benissimo come stava. Ma Alba sembrava non avere paura di fargli quella domanda. Lo guardava a lungo e aspettava pazientemente che rispondesse, cosa che lui non faceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba e Remo avevano frequentato insieme le scuole elementari. Non solo erano coetanei, ma avevano vissuto per tutta la vita nello stesso paese. Entrambi avevano avuto problemi a trovare lavoro, anche se per motivi ben diversi. Alba era laureata e aveva capito molto in fretta che la filosofia non garantiva un impiego stabile. Lui non aveva proseguito gli studi, dopo il diploma di geometra che suo padre gli aveva costretto a prendere, pur sapendo che lo avrebbe supplicato di occuparsi della panetteria, una volta andato in pensione.<\/p>\n\n\n\n<p>Di sicuro, a tutti e due era capitato il destino di dover portare nel cuore il peso di un\u2019aspettativa ingiusta: quella di un genitore che pretende dal figlio la vita che egli avrebbe voluto per s\u00e9. Alba a malapena parlava con suo padre, che non aveva mai accettato la sua decisione di spendere gli anni degli studi tra i libri di Platone. Il padre di Alba conosceva solo il nome di questo filosofo, di cui per\u00f2 ignorava totalmente il pensiero. Remo aveva faticosamente portato a casa un diploma e si era anche immaginato di poterlo sfruttare, mettendosi in societ\u00e0 con un amico che aveva un&#8217;impresa edile dai tempi della terza media. L\u2019idea gli sembrava buona, ma intorno a lui erano gi\u00e0 stati costruiti i primi muri della disapprovazione e del biasimo; il padre non gli aveva mai risparmiato un commento sarcastico sugli esiti scolastici e non aveva mai avuto per il figlio alcuna parola di incoraggiamento. Per questo, sentendosi un fallito ancor prima del diploma, Remo aveva iniziato a trovare conforto in una bottiglia. All\u2019inizio fu semplice: incontrare gli amici al bar a fine giornata per bere in compagnia sembrava proprio un rituale sociale non solo accettato, ma che veniva incoraggiato implicitamente dalla comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Remo in quel bar non cercava amicizie. Voleva soltanto sentirsi distante dalla realt\u00e0 e da se stesso, cosa che gi\u00e0 al terzo boccale accadeva dolcemente, grazie a quel liquido dorato che si tramutava in un mare privato, dal quale Remo si faceva trasportare e anestetizzare e nel quale, infine, si lasciava annegare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tempo poi la birra era stata rimpiazzata dal vino e negli ultimi anni vino e birra erano diventati del tutto indifferenti come sapore, come odore e come scelta, spesso accompagnati dal primo liquore disponibile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRemo, come stai?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba non mollava. Lui la guardava con un misto di rabbia e paura, avrebbe voluto gridarle che la sua era una domanda stupida, che doveva andarsene e farsi gli affari suoi. Ma in quello sguardo insistente e premuroso lui trovava conferma della sua esistenza. Nessuno si preoccupava pi\u00f9 per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTi posso offrire un caff\u00e8?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo prese alla sprovvista e lui non riusc\u00ec a trovare una scusa per tagliare corto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVado al bar in fondo alla via e torno con due caff\u00e8 belli caldi. Come lo vuoi?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba era davvero tenace.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEspresso, senza zucchero\u201d, le chiese con un filo di voce, senza smettere di guardarla di traverso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVa bene, non muoverti da qui!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La dolcezza con cui aveva insistito per cercare un punto di contatto e il tono scherzoso delle sue ultime parole gli fecero venire voglia di sorridere. Questo era anche peggio della nausea che lo accompagnava quotidianamente. Non poteva permettersi di sorridere, non poteva accettare niente di diverso dal suo inferno prevedibile, altrimenti si sarebbe ritrovato a sperare in qualcosa di diverso, in qualcosa di pi\u00f9 e lui sapeva di non avere pi\u00f9 nulla perch\u00e9 aveva perso se stesso, da tanto tempo ormai.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba torn\u00f2 quasi subito ma Remo avvertiva un senso di fastidio al centro dello stomaco e avrebbe voluto farla sparire insieme a tutto il resto, compreso il Natale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTieni, \u00e8 bollente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGrazie\u201d. Lui prese il bicchiere di carta come se fosse vetro soffiato appena uscito dalla fornace. Aveva paura di quella confidenza, di quelle mani rosee che, allungandosi verso le sue, sembravano non avere paura di lui e del suo aspetto tormentato e sofferente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPossiamo sederci da qualche parte? Non mi piace bere il caff\u00e8 in piedi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi, ecco, tieni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo le allung\u00f2 da dietro il bancone uno sgabello di legno e Alba si sedette al centro della bottega, accavallando le gambe. Lui rest\u00f2 accanto al bancone, in piedi, cercando di non incrociare il suo sguardo pi\u00f9 del necessario.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba si gust\u00f2 il caff\u00e8, si vedeva chiaramente dalla lentezza con cui lo sorseggiava e dal piacere evidente che ne ricavava. A Remo parve un ricordo lontano, di quando anche lui era in grado di distinguere i sapori dei cibi e delle bevande che pi\u00f9 amava. Il caff\u00e8 non gli era mai piaciuto granch\u00e8, ma il latte caldo con un goccio di caff\u00e8, quello era veramente buono, soprattutto di mattina al risveglio. Remo non faceva colazione da anni. Si limitava a ingoiare grissini o pezzi di focaccia prendendoli direttamente dal bancone, quando il negozio era vuoto. Di rado aveva fame, ma aveva imparato che mangiare poteva aiutarlo a reggere meglio l\u2019alcol, quindi anche il cibo era stato arruolato nell&#8217;esercito della dipendenza, quale valoroso alleato per sprofondare negli abissi ancora e ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE\u2019 buono?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba continuava a cercare il dialogo, una parvenza di conversazione con Remo, che invece si sentiva sempre pi\u00f9 isolato e solo, nonostante lei gli fosse accanto con un interesse vivo e reale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlba, io veramente\u2026\u201d ma non fin\u00ec la frase. Era cos\u00ec difficile parlare ad un altro essere umano. Ma cosa poteva saperne lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDimmi Remo\u201d. Aveva pazienza da vendere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cScusami ma non mi sento in forma oggi e a dire il vero\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon credo che sia soltanto oggi, sai\u201d, azzard\u00f2 lei, interrompendolo con una naturalezza inaspettata e mettendogli davanti agli occhi il fatto che il suo stato pietoso fosse una costante. Era evidente che Alba non aveva intenzione di parlare del pi\u00f9 e del meno, voleva parlare proprio del dolore disperato a cui lui aveva ceduto la sua volont\u00e0 e i suoi desideri.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRemo, non stai in piedi e peserai, forse, quaranta chili. Un chilo per ogni anno d\u2019et\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTu invece ne hai molti di pi\u00f9 per ogni tuo anno d\u2019et\u00e0\u201d, le rispose per svincolarsi dall\u2019obbligo di parlare delle sue condizioni. La frase gli usc\u00ec caustica, sgarbata e Alba ci rimase male, ma incass\u00f2 il colpo senza dire una parola. Abbass\u00f2 solo lo sguardo, andando a cercare con una mano il braccialetto che le era scivolato sotto la manica del cappotto rosso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe vuoi parliamo del mio sovrappeso, a patto che affrontiamo anche la tua questione\u201d disse lei sfoderando un coraggio inatteso. Era spaventata ma lui non se ne accorse. Lui non si accorgeva pi\u00f9 di tante cose.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo cara, io non ho nessuna questione e ora scusami ma devo lavorare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo batt\u00e8 in ritirata utilizzando ogni cesta del pane e ogni scaffale per farsi scudo. Le diede le spalle ma sent\u00ec che era ancora nel negozio. La sua rabbia era superata soltanto da un senso spaventoso di vertigine, un\u2019impotenza che gli procurava un dolore acuto al centro della gola, il bisogno di bere e di perdersi, a costo di distruggere definitivamente ci\u00f2 che restava di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVattene, per piacere\u201d. Ma quando si volt\u00f2, si accorse che lei se n\u2019era gi\u00e0 andata.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che sent\u00ec di volerla ancora l\u00ec accanto, per ascoltare la sua voce chiedergli come stava. Avrebbe tanto voluto dirle che stava male, che si sentiva senza speranza, morto, invisibile, il pi\u00f9 fallito di tutti, ma non sapeva in che modo trasformare quelle parole che galleggiavano nello stomaco in frasi compiute che potessero essere capite da un altro che non fosse lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2 anche quel giorno l\u2019ora di chiudere la panetteria. Aveva venduto quasi tutto, a parte un pezzo di pizza e una tartelletta al limone. Remo butt\u00f2 tutto in un sacchetto e lo richiuse stropicciando il bordo. Sarebbe stato il suo pasto unico.<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva il coraggio di rimettere a posto lo sgabello, quasi come se toccandolo potesse risvegliare le domande di Alba, oppure cancellare per sempre il suo interesse sincero. Decise di lasciarlo l\u00ec e gli sembr\u00f2 un buon modo per ringraziarla di aver provato a farlo sentire considerato. Faceva tutto nella sua testa, Remo, da quando le persone per lui erano diventate una minaccia. Chi gli stava intorno sembrava interessato solo al suo problema, tutti quanti proponevano una soluzione, una cura e pi\u00f9 lo coinvolgevano in quella crociata della misericordia, pi\u00f9 lui reagiva attaccando i pochi che tentavano di fare qualcosa di concreto per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella notte, dopo aver bevuto fino a star male, promettendo a voce alta che sarebbe stata l\u2019ultima volta e che quindi aveva il diritto di non porsi limiti, si era trascinato a fatica in negozio, si era inginocchiato davanti allo sgabello e aveva iniziato a piangere. Lo sgabello era la sua compagnia. Il simbolo innocuo di un\u2019amica che gli aveva teso una mano. Remo si addorment\u00f2 cos\u00ec e quando si svegli\u00f2 di soprassalto, con il cuore tachicardico e il sudore che gli colava dalla fronte, cerc\u00f2 di rialzarsi in fretta per raggiungere un secchio o un lavandino dove vomitare. Ma la sua mano sinistra si appoggi\u00f2 a qualcosa di liscio che lo fece scivolare e cadere a terra, sbattendo il gomito e la spalla. Gli sembr\u00f2 che tutte le sue ossa si fossero spezzate. Vide del sangue scorrergli sull\u2019avambraccio e piccole gocce rosse caddero su quella cosa bianca che lo aveva fatto scivolare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa che diavolo \u00e8 questo\u201d pens\u00f2 mentre cercava, con la vista offuscata, di raccogliere quello che sembrava un foglio di quaderno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCiao Remo, non fa niente se sei stato crudele e sgarbato, so che non volevi. Ci vediamo domani. Un abbraccio, Alba\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci mise parecchio per leggere quelle poche parole. In mezzo a tutto il vuoto che sentiva, quel biglietto era la fitta di dolore pi\u00f9 grande, quella che andava a squarciare la cavit\u00e0 viva nella quale Remo aveva seppellito la sua vita.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019istinto fu quello di gettare il foglio o peggio ancora di bruciarlo, ma non ci riusc\u00ec. Riusc\u00ec invece a ricominciare a piangere, stringendo il biglietto tra le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo, aprendo il negozio, Remo sperava solo di vedere Alba entrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non disse niente alla maestra, niente al dottore in pensione, niente a nonno Giulio. Si tenne le poche energie per lei. Voleva chiederle scusa, voleva provare a spiegare perch\u00e9 non riusciva a parlarle, il che equivaleva a confidare che non riusciva a vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba arriv\u00f2 pi\u00f9 tardi del solito, reggendo in mano due caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCiao Remo, buongiorno, ecco il tuo espresso senza zucchero!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si comportava come se il giorno prima non fosse accaduto niente, il che offriva a Remo la grandiosa opportunit\u00e0 di fare a sua volta finta di niente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh, che sollievo non dover dare spiegazioni\u201d, ment\u00ec a se stesso in modo poco convincente. Sapeva benissimo che stava gettando via un\u2019occasione per fare qualcosa di diverso dal rifugiarsi nel bere. Ogni volta che ci\u00f2 accadeva, si sentiva destinato all&#8217;alcolismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba fin\u00ec il suo caff\u00e8 seduta sullo sgabello e quando si alz\u00f2 si sistem\u00f2 i pantaloni e disse, indicando il pavimento sporco di sangue: \u201cQualcuno qui si \u00e8 fatto male, spero che non sia tu\u201d e lo lasci\u00f2 con un altro dei suoi sorrisi gentili, che Remo sentiva di non meritare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlba \u00e8 uscita e non le ho detto niente, neanche grazie, sono proprio un idiota. Merito di stare da solo, non sono capace di combinare nulla nella mia vita, nulla. So soltanto ubriacarmi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Stava di nuovo precipitando in un abisso senza fondo, ma la sua attenzione fu catturata da un pezzetto di carta incastrato sotto ad una delle gambe anteriori dello sgabello di Alba. Si, ormai quello era il suo sgabello. Remo non era in grado di fare spazio nel suo cuore alle persone, ma un posto fisico poteva trovarlo, almeno per lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Raccolse da terra quello che aveva tutta l\u2019aria di essere uno scontrino fiscale. Sopra c\u2019era scritto: \u201cScusa ma oggi ho dimenticato il taccuino e dovrai accontentarti di questo. Ci vediamo domani per il nostro caff\u00e8. Ciao Remo, abbi cura di te\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba aveva sempre la capacit\u00e0 di lasciarlo senza parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un momento, un istante velocissimo, Remo si sent\u00ec felice. Ma la sua dipendenza era vigile e attenta come una Guardia svizzera e subito guadagn\u00f2 terreno nella sua mente per sequestrargli quello spiraglio di gioia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon puoi, non ne sei degno, rovineresti tutto, sei solo un fallito\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le dipendenze, tutte quante, hanno un repertorio linguistico limitato ma dotato di una forza persuasiva immensa. I concetti sono sempre quelli, ma giorno dopo giorno diventano pi\u00f9 grandi e pesanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo mise lo scontrino in un cassetto, quello del comodino sul quale teneva il telefono fisso del negozio e la rubrica dei clienti abituali scritta da sua sorella, che per qualche mese aveva provato a lavorare con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Gemma, sua sorella, aveva tentato in cos\u00ec tanti modi di aiutarlo che era finita per ammalarsi a sua volta. Alla fine era scappata, portata in salvo dal marito che aveva congedato Remo con un pugno sul mento. Gli aveva fatto male ma mai quanto vedere come si era ridotta sua sorella a causa sua. Avrebbe tanto voluto chiamarla o scriverle, ma come sempre le parole nuotavano nella sua coscienza sporca e non riuscivano ad uscire da quel pantano denso e viscoso.<\/p>\n\n\n\n<p>A fine giornata, Remo si accorse che aveva pensato al vino come sempre, ma meno degli altri giorni. In diversi momenti si era sorpreso a pensare ad Alba. Aveva paura della reazione della dipendenza. Lei era gelosa e possessiva, come nessuna donna che avesse conosciuto. Non che avesse avuto molte storie, anzi. Remo aveva avuto pi\u00f9 che altro avventure occasionali, brevi storie di sesso con donne che bevevano come o pi\u00f9 di lui. Di alcune non ricordava quasi nulla, neppure il nome.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e8 faccio questi stupidi pensieri, Alba non si metter\u00e0 mai con uno come me\u201d. Ma non era questo ci\u00f2 che voleva in quel preciso momento. Non voleva nient\u2019altro che parlare con lei, stando seduti a sorseggiare caff\u00e8 mangiando una brioche.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe stupido che sono, perch\u00e8 non ci ho pensato prima?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Pens\u00f2 che offrirle una brioche potesse essere un buon modo per trattenerla in negozio pi\u00f9 a lungo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa se rester\u00e0 di pi\u00f9 mi far\u00e0 pi\u00f9 domande. Non voglio che mi chieda come sto. O forse lo voglio ma non voglio risponderle\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva mal di testa e inziava a sentirsi confuso. Si sedette sullo sgabello e cerc\u00f2 di respirare a fondo. Decise di prendere un antidolorifico. Poi per\u00f2 avrebbe avuto ancora pi\u00f9 il desiderio di bere. Certi farmaci con l\u2019alcol gli facevano un effetto strano e sempre diverso. A volte lo facevano vomitare cos\u00ec tanto che poi finiva per sentirsi meglio, svuotato e sfinito del tutto, pronto, forse, per ricominciare a bere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella notte and\u00f2 a dormire pensando che aveva un piano, un progetto per prolungare il suo stare con Alba. E questo gli faceva venire voglia di vino e grappa mescolati insieme. Si odiava. Provava repulsione per la sua mente contorta, meschina, falsa e manipolatrice. Ma aveva anche voglia di rivedere Alba. Era distrutto, spossato da quella guerra interiore che aveva due eserciti armati fino ai denti: la vita e la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando l\u2019indomani Alba entr\u00f2 nella bottega, Remo not\u00f2 che la sua sciarpa viola le metteva in risalto gli occhi verdi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEcco il tuo caff\u00e8! Buongiorno Remo!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCiao Alba, grazie, sei molto gentile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul volto di Alba spunt\u00f2 un sorriso sincero. Non si aspettava una risposta cos\u00ec lunga e cordiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo le si avvicin\u00f2 e le mise tra le mani una sfogliata alla crema, ripiena di mele.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGrazie! Ti sei ricordato che alle elementari mangiavo sempre la torta di mele di mia nonna?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Remo non ricordava quasi niente e quasi nessuno.&nbsp; L\u2019alcolismo sradica i ricordi e al loro posto mette un video a circuito chiuso che ripropone all\u2019infinito le immagini degli eccessi con cui ci si rovina la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVorrei dirti di si, che mi ricordo di te e della torta di tua nonna, ma sarebbe una bugia. Per\u00f2 sono contento se ti piace, se vuoi ne ho un\u2019altra e puoi portarla a casa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe gentile, accetto molto volentieri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel ringraziarlo, gli sfior\u00f2 una mano e gli mise un piccolo biglietto nel palmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo lo mise nella tasca del grembiule sporco di farina e Alba annu\u00ec. Aveva trovato un modo per eludere la sorveglianza stretta che la dipendenza faceva giorno e notte sui pensieri di Remo. La dipendenza non sapeva leggere e finch\u00e8 il biglietto era ben nascosto in una tasca, Remo poteva concentrarsi su quel minuscolo momento di tregua, senza dare in pasto il suo contenuto a quel male dell\u2019anima che lo avrebbe subito confutato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre Alba mangiava la sua sfogliata, nel negozio entrarono un paio di clienti che scambiarono qualche parola con lei e con Remo. Sembr\u00f2 una situazione del tutto normale, quasi familiare e Remo non pot\u00e9 ignorare quel calore che sentiva al centro del petto. Era molto diverso dalle fitte bollenti che avvertiva nello stomaco dopo aver bevuto, quel calore non bruciava ma scaldava.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba lo salut\u00f2 e fece per uscire dal negozio. Remo le disse di aspettare. Stava finendo di servire un cliente e non voleva salutarla in presenza di altre persone.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlba, io volevo dirti che se vuoi chiedermi come sto, per me va bene. Solo che io non mi sento di risponderti. Non per il momento, almeno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOk, non c\u2019\u00e8 problema\u201d gli rispose sorridendo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTi aspetto domani?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAssolutamente! Leggi il biglietto, mi raccomando\u201d e gli fece l\u2019occhiolino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPromesso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo si rese conto che quando Alba usciva dalla bottega, la sua giornata finiva. Non gli importava pi\u00f9 di niente e di nessuno. Pensava solo a bere e ad Alba.<\/p>\n\n\n\n<p>Decise di tenersi il biglietto per la sera, il momento pi\u00f9 difficile per lui. Chi non ha una famiglia che lo aspetta, qualcuno da abbracciare e a cui raccontare la propria giornata, si sente morire ogni singola sera. Quella volta, almeno, aveva il biglietto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRemo, credi di essere l\u2019unico? Non lo sei. Ci vediamo domani.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In quelle poche parole scritte con una calligrafia tonda e ordinata, Remo trov\u00f2 qualcosa di molto simile alla speranza. Sperare non era concesso, ma lui ora lo desiderava con forza. Ci\u00f2 che dava alle cose una prospettiva diversa non era tanto il pensare di non essere l\u2019unico, ma sapere che non era solo. Cerc\u00f2 un foglietto per scrivere ad Alba \u201cTi aspetto domani\u201d, ma gli parve un gesto banale, da ragazzini, e si blocc\u00f2 per l\u2019imbarazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe non fossi un alcolista saprei cosa scrivere\u201d e inizi\u00f2 per lui un nuovo tormento. Non riusciva ad accettare di potersi concedere il lusso di vivere, come tutti gli altri al mondo. Gli sembrava di essere confinato in un universo buio e di aver terminato il tempo a sua disposizione per cercare una via d\u2019uscita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome fa la gente normale ad affrontare le difficolt\u00e0! Non posso essere l\u2019unico che ha problemi, che fa fatica, il solo ad aver commesso degli sbagli\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>And\u00f2 direttamente verso la credenza del retrobottega. Dietro ad alcune vecchie pentole e pile di grembiuli stirati, c\u2019erano due bottiglie di vino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSar\u00e0 per sempre questa la mia vita\u201d pens\u00f2 fino a quando non sent\u00ec pi\u00f9 nessuna voce nella sua testa.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indomani Remo avrebbe preferito non svegliarsi affatto. Aveva pensato di tenere chiusa la panetteria, ma il furgone con le consegne aveva appena parcheggiato davanti al negozio, annunciando il suo arrivo con due colpi di clacson.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ragazzo che portava i panificati freschi, un certo Umberto, era un tipo taciturno e timido. Salutava appena quando faceva il suo ingresso nella bottega e di lui si vedevano in genere solo le gambe, dalle ginocchia in gi\u00f9, dato che camminava portando, appoggiate al petto, le cassette piene di tutti i tipi di pane. Usava una bandana rossa per legarsi i capelli che erano piuttosto lunghi, gli arrivavano sulle spalle. Remo non avrebbe saputo dargli un\u2019et\u00e0 precisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno, mentre Umberto terminava le consegne, inciamp\u00f2 in una delle bottiglie gettate sul pavimento la sera prima da Remo. Il ragazzo cadde sbattendo un ginocchio e imprecando. Nel rialzarsi, raccolse la bottiglia, la fiss\u00f2 come in preda ad uno stato ipnotico e, tenendola dal collo, la agit\u00f2 in aria guardando Remo dritto negli occhi. Lui si sent\u00ec impietrire. Improvvisamente il ragazzo timido delle consegne sembrava un ragazzo di strada, intento ad impugnare una bottiglia di vetro per prepararsi ad uno scontro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLo sai che cosa sei?\u201d grid\u00f2 a Remo con tutta la voce che aveva in petto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo lo so che cosa sei, sei uno schifoso tale e quale a mio suocero, che sta rovinando la vita a tutti perch\u00e9 si rifiuta di farsi aiutare. Dovresti vergognarti!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo si vergognava, si, ma la sua priorit\u00e0 era farlo smettere di gridare. Se qualcuno, attraversando la via e avesse ascoltato per caso quella conversazione? Se Alba fosse arrivata con largo anticipo, forse avrebbe assistito a quella scena assurda e lui non poteva permettere che ci\u00f2 accadesse.<\/p>\n\n\n\n<p>La rabbia per Remo non era un problema, ne aveva scorte intere, pronte all\u2019uso. Umberto aveva fatto detonare una mina destinata a distruggere tutto e tutti. Remo avanz\u00f2 verso Umberto, all\u2019improvviso le sue gambe non erano pi\u00f9 molli e incerte, ma sicure e tese, come il resto del suo corpo, piegato in avanti in tono minaccioso. Distrasse il suo nuovo nemico agitando un braccio e con l\u2019altro gli strapp\u00f2 di mano la bottiglia, la sbatt\u00e9 contro una seggiola di legno rompendola a met\u00e0 e con quel vetro tagliente che serrava nella mano inizi\u00f2 a disegnare dei semicerchi nell\u2019aria, cercando di colpirlo. Non capiva pi\u00f9 niente, odiava soltanto quella persona sconosciuta che, invece di consegnare il pane e andarsene, si era permesso di accusarlo e di paragonarlo al suocero alcolista.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo non so di cosa stai parlando ma io non c\u2019entro, non ho bisogno di nessun aiuto!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Umberto schivava velocemente i fendenti di Remo, che credeva di essere agile e forte ma in realt\u00e0 era lento e debole. Dopo alcuni colpi a vuoto, Remo si sent\u00ec mancare il respiro, inizi\u00f2 ad avere le vertigini e le sue dita si aprirono, lasciando infrangere a terra quel che restava della bottiglia. L\u2019altro ne approfitt\u00f2 per gettarsi su Remo, lo scaravent\u00f2 a terra e inizi\u00f2 a colpirlo al petto e al volto. Remo non si difese neanche. La stanchezza e la mancanza di lucidit\u00e0 avevano dato campo libero alla dipendenza che, in modo subdolo, ordinava a Remo di lasciarsi colpire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlba, dove sei. Scusami. Pap\u00e0 scusami. Gemma, ti prego perdonami\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pianto di Remo fu silenzioso e le sue lacrime non poterono essere viste da Umberto, eppure anche lui si ferm\u00f2 di colpo e scoppi\u00f2 a piangere. Singhiozzava, a differenza di Remo che lasciava scorrere le lacrime cercando di muoversi il meno possibile, per non avvertire il dolore lancinante alle costole e al volto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEhi, non volevo, non volevo colpirti, non so cosa mi sia preso\u201d. Umberto era affranto e impaurito. Prese la mano di Remo chiedendogli il permesso per chiamare un\u2019ambulanza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo, non mi hai fatto cos\u00ec male, chi ti credi di essere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Umberto aveva gi\u00e0 composto il numero di emergenza e stava spiegando la situazione alla centralinista. Umberto cercava di mettere insieme delle frasi di senso compiuto per giustificare la sua reazione violenta. Ma Remo aveva riconosciuto nei suoi occhi lo stesso logorante senso di impotenza che aveva visto nello sguardo di sua sorella e di suo cognato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAmico, ti serve aiuto e non perch\u00e9 le hai prese di santa ragione. Fallo per chi ti vuole bene\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVeramente dovrebbe farlo per se stesso\u201d disse Alba con un filo di voce, entrando nella stanza piena di vetri rotti e chiazze di sangue. Non sapeva dove guardare. Si chin\u00f2 e accarezz\u00f2 la fronte di Remo, togliendogli un pezzo di vetro dalla guancia. Lui cerc\u00f2 di dire qualcosa e lei, scuotendo la testa, gli chiese di non parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba teneva sia la mano di Remo che quella di Umberto. Sembrava una mamma premurosa che cerca di mettere pace tra due fratelli litigiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno parl\u00f2, quando l\u2019ambulanza prest\u00f2 le prime cure a Remo e visit\u00f2 Umberto.<\/p>\n\n\n\n<p>Alba si era messa in un angolo della stanza, dava le spalle ai paramedici e sembrava intenta a fare qualcosa. Remo la vide piegare un piccolo biglietto e sper\u00f2 che fosse per lui. Lei glielo mise nella tasca dei pantaloni raccomandando di non leggerlo subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era cambiato niente. Remo aveva esagerato con l\u2019alcol e aveva ferito le persone che avevano a che fare con lui. La trama era sempre la stessa e il colpevole era sempre lui. Eppure, anche se si rendeva conto che ci sarebbe voluto tanto tempo e ancor pi\u00f9 impegno, era consapevole che quella rissa gli aveva dato una sorta di time-out, una pausa lucida durante la quale poteva scegliere se provare a cambiare le cose oppure no. Sentiva di aver assestato alla dipendenza un colpo vincente, perch\u00e9 lei ora non aveva il monopolio esclusivo del suo mondo interiore. Remo pensava a Umberto e a quanto stesse soffrendo. Avrebbe voluto aiutarlo, in qualche modo. Inoltre, voleva con tutto se stesso continuare a bere caff\u00e8 con Alba, seduta sullo sgabello al centro del suo negozio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era cambiato niente eppure era cambiato tutto. A Remo sembrava che esistessero due realt\u00e0, due piani distinti delle cose che si sovrapponevano misteriosamente e che solo di rado potevano rivelare l\u2019esistenza di una prospettiva alternativa. Si ricord\u00f2 di quando, da bambino, sua nonna gli leggeva le favole. Ce n\u2019era una che non aveva senso; ad un certo punto la narrazione cambiava tono e scenario, diventando quasi incomprensibile. Finch\u00e9 una sera, mentre nonna Rosa leggeva, fu proprio lei ad accorgersi che sul fondo di una pagina c\u2019erano due piccole linguette. Le prese e, tirando lentamente, liber\u00f2 le pagine che si erano incollate, ritrovando cos\u00ec la parte della storia che dava senso all\u2019intera vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p>Remo ora si sentiva in mezzo a quelle due pagine e per una volta non gli parve cos\u00ec scontato il suo destino legato alla dipendenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre tutto intorno a lui sembrava fermo e straordinariamente calmo, chiuse gli occhi lasciandosi andare alla speranza di un tempo inedito.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Elisa Menegazzo<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seduto in un angolo del magazzino, Remo teneva la testa tra le mani, con le dita infilate nei capelli e gli occhi socchiusi. 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