{"id":5304,"date":"2026-03-16T11:02:19","date_gmt":"2026-03-16T10:02:19","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5304"},"modified":"2026-03-16T11:02:21","modified_gmt":"2026-03-16T10:02:21","slug":"il-giro-delle-osterie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5304","title":{"rendered":"Il giro delle osterie"},"content":{"rendered":"\n<p>Fino agli anni settanta del secolo scorso, nonostante l&#8217;improvviso benessere portato dall&#8217;artigianato, il paese di San Giorgio in Bosco era ancora un sonnacchioso, grosso centro agricolo della Bassa.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli antichi boschi, che avevano contribuito a dargli il nome, erano scomparsi, sostituiti al pi\u00f9 da regolari appezzamenti di pioppeti da taglio; pioppi del Canada, molto meno eleganti dei pioppi italiani, che resistevano solo in qualche viale, ma molto pi\u00f9 veloci nella crescita, quindi ben pi\u00f9 redditizi dei cugini.<\/p>\n\n\n\n<p>La redditivit\u00e0 era diventata il valore principale per la maggior parte dei cittadini di San Giorgio, assecondati in questo dagli amministratori che ben li rappresentavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il benessere, a dire il vero, aveva avuto anche qualche spiacevole effetto indesiderato, il pi\u00f9 fastidioso dei quali fu l&#8217;arrivo precoce della droga pesante.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giro di pochi anni, l&#8217;eroina si port\u00f2 via alcuni figli delle famiglie pi\u00f9 benestanti, come a ricordare che non sempre il denaro rende la vita migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sempre, in questi periodi di \u201csviluppo improvviso\u201d ci fu anche una pesante devastazione del territorio, giustificata dall&#8217;evidente benessere economico che aveva coinvolto la stragrande maggioranza della popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p>E questo significa che una minoranza, non trascurabile non godette di nessun vantaggio, anzi, ne assorb\u00ec tutti gli svantaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre ai giovani finiti nelle spire della droga, ci furono anche quelli che finirono nella malavita e si dedicarono a furti e rapine, propiziate proprio dal vertiginoso aumento del denaro nella zona.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma tutto questo non tocc\u00f2 minimamente una categoria di personaggi, che a quei tempi avevano gi\u00e0 superato abbondantemente la cinquantina ed erano ormai refrattari alle mode devastanti del momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Magari, se solo avessero potuto, avrebbero cercato di provare anche i nuovi modi per cercare di affogare i dispiaceri e i brutti ricordi, ma erano cos\u00ec poveri che potevano permettersi solo il vino, quello delle osterie, beninteso, non certo quello di qualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec passavano il tempo a cercare il modo di bere quanto pi\u00f9 potevano e quando le loro magre finanze non erano pi\u00f9 sufficienti diventavano mendicanti del \u201cgoto\u201d il bicchiere di vino in veronese.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre di loro erano, alla fine degli anni sessanta, a modo loro, delle autentiche star del paese, conosciuti da tutti e da tutti coccolati, anche se questo voleva dire, alla fine, incentivare il loro vizio anzich\u00e9 aiutarli a guarire.<\/p>\n\n\n\n<p>A parziale discolpa dei loro concittadini sangiorgini, bisogna pur dire che l&#8217;alcolismo a quell&#8217;epoca non godeva di cos\u00ec forte disapprovazione sociale come ai nostri giorni, dato che bere un \u201cgoto\u201d era il passatempo pi\u00f9 comune dei maschi adulti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 pur vero che il parroco, Monsignor Silvestro, non mancava mai, nelle sue prediche (dopo aver tuonato contro la bestemmia, contro l&#8217;immoralit\u00e0 dei costumi femminili e contro il comunismo) di riprovare anche l&#8217;ubriachezza, ma tutti sapevano che per ubriachezza si intendeva quella forma estrema di alcolismo che devastava le famiglie. La sbronza domenicale era pi\u00f9 che tollerata e la cultura del vino, abbinata alla coltura della vite, era talmente insita nelle comunit\u00e0 rurali da non poter essere messa facilmente in discussione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ubriacarsi e diventare molesti era una brutta cosa, ma bere qualche bicchiere di vino portava allegria, favoriva la socialit\u00e0 e lo spirito di corpo e senza dubbio faceva bene alla salute.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo asseriva anche la maggioranza dei medici e, soprattutto, ne erano convinte le famiglie, tanto che ai bambini, gi\u00e0 dai cinque o sei anni di et\u00e0 veniva fatto bere, di tanto in tanto, un mezzo bicchiere di vino con acqua e zucchero, perch\u00e9 il vino fungeva da ricostituente e i piccoli dovevano abituarsi al suo gusto.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli abitanti della zona collinare erano pi\u00f9 fortunati, perch\u00e9 avevano l&#8217;abitudine di autoprodursi del vino bianco dolce ottenuto da uve appassite. Un vino di quattordici o pi\u00f9 gradi alcolici che bastava allungare con l&#8217;acqua. Una fortuna, rispetto a quelli della Bassa, pagata con un numero ben superiore di alcolisti cronici.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sappiamo se i nostri tre personaggi sangiorgini fossero stati iniziati al bere dalle loro famiglie, ma sappiamo che arrivarono lo stesso a bere talmente tanto da arrivare al punto di non ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pi\u00f9 misterioso dei tre era un uomo di mezza et\u00e0, qualunque cosa voglia dire, conosciuto solo col suo soprannome Tazzetta. Un soprannome che alludeva alla sua passione per le \u201ctazze\u201d, altro nome popolare per definire il bicchiere di vino.<\/p>\n\n\n\n<p>Tazzetta appariva regolarmente nel primo pomeriggio della domenica, proveniente da un paese vicino, ma nessuno sapeva esattamente quale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che arrivasse in bicicletta non destava stupore, dal momento che la bicicletta era ancora il mezzo di trasporto pi\u00f9 comune di quegli anni. Lo stupore prendeva tutti quelli che lo vedevano, invece, ripartire in sella e mantenersi saldamente in carreggiata nonostante le tante \u201ctazze bevute\u201d, la maggioranza delle quali a scrocco.<\/p>\n\n\n\n<p>Sull&#8217;ampio portapacchi posteriore aveva fissato una cassetta di legno di quelle che si usavano per la frutta, ma nessuno sapeva che cosa contenesse. Era coperta ben bene da un telo di stoffa e nessuno si era mai azzardato a fargli domande indiscrete.<\/p>\n\n\n\n<p>Tazzetta, infatti, era il tipo di alcolista cui l&#8217;alcool faceva l&#8217;effetto incattivente, anzich\u00e9 quello depressivo. Per fortuna lo sguardo truce, che manteneva costantemente, e il mutismo non sfociarono mai in scene violente. Forse lo sguardo era quello normale, che si portava dietro dalla nascita.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec tutti i sangiorgini che lo frequentarono non seppero mai il motivo scatenante di questo suo vizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, tutti conoscevano benissimo i motivi che avevano spinto a bere il buon Telesio, un uomo che un tempo era stato abile artigiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Classe 1920, Eugenio era nato in una famiglia normalissima e aveva, di conseguenza, condotto una vita altrettanto normale fino ai diciannove anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiamato a fare il militare si trov\u00f2 catapultato nel turbine della seconda guerra mondiale. Dopo pochi mesi di addestramento fu mandato ad aggredire la Francia, da l\u00ec pass\u00f2 in Grecia e, infine, part\u00ec con la tradotta per la Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>Torn\u00f2 a San Giorgio alla fine della guerra, dopo aver trascorso anche quasi due anni di prigionia in un campo di lavoro presso un contadino tedesco in Pomerania.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00ec aveva conosciuto una bella ragazza polacca, rastrellata dai tedeschi nelle zone occupate. Si erano innamorati e lei, la bella Danuta, aveva deciso di seguirlo in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>I parenti erano molto combattuti tra la gioia di rivedere il figlio e la diffidenza verso la straniera che si era portato dietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine l&#8217;amore aveva prevalso e i due innamorati si erano sposati.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi anni furono felici e allietati anche dalla nascita di due figlie. Poi qualcosa si era rotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la differenza culturale, prima coperta dalla reciproca attrazione, era esplosa e rendeva ogni scelta di vita un dramma, forse la gelosia di lui non era del tutto infondata o forse, forse, forse&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Sta di fatto che i due si separarono e Danuta, con le figlie, si trasfer\u00ec a Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p>Eugenio si era incupito e reag\u00ec malamente, cominciando a bere pesantemente.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi tempi riusciva ancora a lavorare, nonostante le frequenti sbronze, ma alla fine il vino ebbe la meglio e lui cominci\u00f2 a vivere pensando solo al bere.<\/p>\n\n\n\n<p>La domenica pomeriggio arrivava anche lui in bicicletta dal sobborgo di San Giorgio in cui abitava e cominciava il suo giro delle osterie.<\/p>\n\n\n\n<p>Bastava offrigli un bicchiere di vino e lui cominciava a raccontare tutta la storia dall&#8217;inizio, poi si interrompeva, saliva sulla bicicletta al salto e andava in un&#8217;altra osteria, dove qualcun altro gli offriva alcuni bicchieri di vino e lui riproponeva la sua storia, che nel corso degli anni si era anche arricchita di particolari. La figlia maggiore, infatti, era entrata in convento per farsi suora. Era una bella ragazza; ogni anno la mamma portava lei e la sorella a San Giorgio dai parenti e, anche se di malavoglia, a trovare il pap\u00e0. Era anche simpatica e quanti ebbero occasione di frequentarla ne apprezzarono le tante qualit\u00e0. Alla fine anche un ragazzo bolognese la prese in simpatia. Non si fece pi\u00f9 suora e non si vide pi\u00f9 a San Giorgio.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo acu\u00ec la disperazione di Eugenio e accentu\u00f2 l&#8217;ossessione per il vino.<\/p>\n\n\n\n<p>A fine giornata era ridotto ad uno straccio. Ma insisteva a chiedere ancora un bicchiere di vino e, nel vano tentativo di dimostrare la sua sobriet\u00e0, cercava di mantenersi in equilibrio su una sola gamba, finendo regolarmente a terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna gli altri avventori non ne approfittavano molto per prenderlo in giro e, tra il pagamento di un bicchiere e l&#8217;altro, cercavano di convincerlo ad andare a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne nascevano vivaci discussioni, con Eugenio che girava la lingua, ormai impastata, a vuoto nel tentativo disperato di convincere i suoi compagni di bevute che non aveva ancora raggiunto il livello del troppo pieno.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, vista la resistenza dell&#8217;oste e degli altri avventori a concedergli l&#8217;ultima bevuta, Eugenio recuperava la bicicletta e cercava di salirci sopra alla sua maniera, cio\u00e8 al salto.<\/p>\n\n\n\n<p>I risultati erano penosi. A stento riusciva ad alzare la gamba destra per saltare in sella e quando vi riusciva finiva per ricadere a terra, da una parte o dall&#8217;altra, non riuscendo pi\u00f9 a capire che avrebbe dovuto cominciare a pedalare.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo quando qualche avventore impietosito lo aiutava a salire in sella, tenendo la bicicletta in equilibrio, e poi gli dava l&#8217;abbrivio spingendolo per qualche metro, Eugenio cominciava il viaggio verso casa. Non prima di aver effettuato qualche giro in tondo per salutare tutti gli amici e i passanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mor\u00ec di cirrosi epatica, a meno di sessant&#8217;anni, che erano pochi anche allora. Della bella Danuta e delle sue figlie a San Giorgio si persero le tracce per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo soggetto era senz&#8217;altro il pi\u00f9 pittoresco.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un tipo non molto alto e con un&#8217;intelligenza non proprio brillante, ma possedeva indubbiamente alcune furbizie che gli permettevano di sbarcare il lunario.<\/p>\n\n\n\n<p>Abitava in localit\u00e0 Fossagranda, in piena campagna, a un paio di chilometri dal centro di San Giorgio, in una vecchia casa colonica fatiscente e priva di servizi.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua presenza in paese era diventata come l&#8217;ufficio delle tasse: fastidiosa ma inevitabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Perlasco, di cui nessuno, a parte gli impiegati dell&#8217;anagrafe conosceva il nome, arrivava arrancando sulla sua bicicletta da uomo, di una taglia sproporzionata alla sua statura, e passava la giornata in una continua questua.<\/p>\n\n\n\n<p>In Comune era diventato un frequentatore assiduo dell&#8217;ufficio ECA (Ente Comunale Assistenza), struttura deputata ad assistere i cittadini bisognosi. E lui e la sua famiglia erano indubbiamente dei bisognosi.<\/p>\n\n\n\n<p>A casa, infatti, c&#8217;era sua moglie (che nessuno aveva mai visto) e un figlio ormai in et\u00e0 da lavoro ma perennemente disoccupato perch\u00e9, a detta dello stesso Perlasco era \u201cin deficit\u201d. Lui, veramente, diceva \u201cin defici\u201d, perch\u00e9 non aveva studiato il latino. Insomma il figlio, probabilmente anche a causa del degrado umano dei suoi genitori, si portava dietro una condizione di grave handicap intellettivo, tanto che, una volta morti i suoi genitori, fin\u00ec al Ricovero, a spese del Comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli impiegati dell&#8217;ECA si prodigavano al meglio, ma ovviamente non potevano fare se non quello che prevedeva la legge e che veniva loro ordinato.<\/p>\n\n\n\n<p>E quello che prevedeva la legge, nonostante le esigenze dell&#8217;epoca fossero molto minori rispetto alle attuali e non ci fossero bollette da pagare, non poteva bastare per coprire le continue uscite per l&#8217;acquisto di vino.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec il nostro passava anche dalla Parrocchia e impegnava lunghe trattative con il Parroco per avere l&#8217;assistenza della locale confraternita di San Vincenzo.<\/p>\n\n\n\n<p>A conti fatti, il nostro portava a casa ben pi\u00f9 di un assegno di disoccupazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro, magari, si sarebbe accontentato, ma Perlasco no. Ormai per lui fare il questuante era diventata una droga, di quelle pesanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, spostandosi sempre pi\u00f9 con difficolt\u00e0 da un bar all&#8217;altro, attaccava discorso con i malcapitati presenti nel locale. Cominciava parlando, in maniera confusa, di fatti del paese o di personaggi, per poi passare alla richiesta fatidica e sconcertante: \u201cPosso offrirle un bicchiere di vino?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Conoscendo bene l&#8217;interlocutore, tutti si affrettavano a rispondere: \u201cNo, grazie, Perlasco, non ho sete.\u201d Al che il furbone ribatteva: \u201cAllora me lo pu\u00f2 offrire lei?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Era un copione ripetitivo ma di successo, come certe commedie di Brodway, e quasi nessuno si rifiutava di pagare un bicchiere di vino al poveraccio.<\/p>\n\n\n\n<p>I discorsi di Perlasco erano poco coerenti e chiari gi\u00e0 al mattino, ma alla sera diventavano enigmatici peggio di quelli della Sfinge.<\/p>\n\n\n\n<p>Un pomeriggio, al bar della parrocchia di San Giorgio, lo si sent\u00ec affermare: \u201cMonsignore (il parroco) \u00e8 un bravo prete, predica bene e fa del bene ai poveri, ed \u00e8 anche una gran brava persona. Per\u00f2 non posso dirne nulla&#8230;\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E non si cap\u00ec se intendesse fare una critica al prete o se, obnubilato dall&#8217;alcool, avesse dimenticato la conclusione del discorso.<\/p>\n\n\n\n<p>La frase, peraltro,divenne popolare in tutto il paese e veniva usata, con malizia, verso altri personaggi locali discutibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Perlasco, dopo aver fatto il pieno e aver svolto la sua attivit\u00e0 di pubbliche relazioni, riprendeva la sua bicicletta per imboccare la via di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;operazione non era delle pi\u00f9 semplici, ma egli non si perdeva d&#8217;animo. Una delle sue astuzie era quella di portare la bicicletta a mano sotto la scalinata della chiesa madre, salire in piedi sul primo gradino e, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, montare in sella. A quel punto gli bastava una piccola spinta con il piede sul gradino e poteva iniziare a pedalare verso casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Contrariamente al suo collega di sventure, Eugenio, egli non aveva bisogno della piet\u00e0 di nessuno per salire in bicicletta.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 di un compaesano sangiorgino avrebbe voluto sapere da Perlasco il vero significato della frase relativa al parroco, alcuni per pura curiosit\u00e0, altri, pi\u00f9 maliziosamente, sperando di venire a conoscenza di qualche debolezza del prelato, per poi approfittarne nel dibattito politico locale, particolarmente acceso. Il parroco, infatti, era notoriamente schierato con la DC e questo, all&#8217;epoca, era decisivo per far vincere le elezioni sempre a quel partito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la curiosit\u00e0 rimase tale per sempre, Perlasco si port\u00f2 il segreto nella tomba.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera d&#8217;estate, di quelle estati calde e appiccicose della Bassa, stava rientrando a casa dopo la sua consueta attivit\u00e0. Era stata una giornata particolarmente prodiga di bicchieri offerti e il nostro stentava visibilmente a mantenere l&#8217;equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel primo pomeriggio c&#8217;era stato un forte temporale, uno di quelli che riempivano i fossi di acqua in poche decine di minuti. E non solo i fossi.<\/p>\n\n\n\n<p>La stradina per Fossagrande si staccava dalla via principale che andava a Est, pavimentata in macadam, e si inoltrava per qualche centinaio di metri verso Nord. Il fondo della stradina era in terra battuta, praticamente una capezzagna piena di avvallamenti e solchi.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;acquazzone del pomeriggio aveva creato alcune pozzanghere e aveva reso il fondo molto scivoloso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il buon Perlasco, a poche decine di metri da casa, era malamente scivolato ed era caduto bocconi proprio in una pozzanghera.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, come appur\u00f2 poi il medico, non si era fatto quasi nulla. Semplicemente non aveva avuto la forza di rialzarsi n\u00e9 di girare la testa ed era morto annegato,&nbsp; in cinque centimetri di acqua sporca.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Giuseppe Merlin<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino agli anni settanta del secolo scorso, nonostante l&#8217;improvviso benessere portato dall&#8217;artigianato, il paese di San Giorgio in Bosco era ancora un sonnacchioso, grosso centro agricolo della Bassa. 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