{"id":5282,"date":"2026-03-16T10:56:58","date_gmt":"2026-03-16T09:56:58","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5282"},"modified":"2026-03-16T10:57:00","modified_gmt":"2026-03-16T09:57:00","slug":"il-mondo-poliedrico-delle-amfetamine-automedicazione-uso-prestazionale-dipendenze-e-nuove-prospettive-terapeutiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5282","title":{"rendered":"Il mondo poliedrico delle amfetamine: automedicazione, uso prestazionale, dipendenze e nuove prospettive terapeutiche"},"content":{"rendered":"\n<p>Le amfetamine rappresentano uno dei capitoli pi\u00f9 intriganti e complessi delle storie della farmacologia e della medicina delle dipendenze. Alfa-metil-fenil-etil-amine: una struttura chimica relativamente semplice, simile alla struttura base di importanti neurotrasmettitori come dopamina, noradrenalina e serotonina che, a seconda del contesto, pu\u00f2 essere considerata farmaco, adattogeno, droga o veleno. La differenza non risiede tanto nella molecola in s\u00e9, quanto nella persona che la utilizza, nel set e setting, nella societ\u00e0 che la circonda e nelle comorbilit\u00e0 che la accompagnano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"675\" height=\"954\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image.gif\" alt=\"\" class=\"wp-image-5285\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>La storia delle amfetamine \u00e8 intrecciata con quella della medicina moderna. Negli anni Trenta del Novecento, queste sostanze venivano presentate come un vero e proprio regalo di Natale: una soluzione per la depressione, la fatica, la narcolessia, l&#8217;obesit\u00e0, la scarsa concentrazione. L&#8217;uso era militare e lavorativo, privo di stigma sociale. In particolare, la pubblicit\u00e0 dell&#8217;epoca era orientata alle donne, promettendo controllo del peso, aumento dell&#8217;energia, regolazione dell&#8217;umore e coping con i carichi multipli di cura, lavoro e relazioni.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"752\" height=\"423\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5286\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Quel regalo di Natale, per\u00f2, nascondeva una bomba ad orologeria (un\u2019immagine coniata dalla giornalista e scrittrice Gail Sheehy nel suo libro \u201cSpeed is the essence\u201d). Le amfetamine presentano una lunga zona grigia prima che emerga la consapevolezza dei problemi e prima che si instauri un contatto con i servizi. L&#8217;uso funzionale prolungato per lavoro, studio, sesso o veglia, l&#8217;assenza di un&#8217;astinenza fisica immediata che spinga alla cura e lo stigma selettivo contribuiscono a ritardare la richiesta di aiuto. Spesso le persone arrivano ai servizi solo dopo un evento acuto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"752\" height=\"423\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5288\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Oggi la situazione \u00e8 cambiata, ma resta complessa. La destroamfetamina ha ricevuto l&#8217;Autorizzazione all&#8217;Immissione in Commercio definitiva a settembre 2025 per il trattamento dell&#8217;ADHD in bambini e adolescenti come terapia di seconda linea, qualora il metilfenidato non risulti efficace. La lisdexamfetamina \u00e8 stata inserita nella Tabella dei Medicinali a maggio 2025, anche se molti centri specialistici la prescrivono gi\u00e0 ricorrendo all&#8217;importazione dall&#8217;estero.<\/p>\n\n\n\n<p>La metamfetamina, pur non essendo autorizzata in Italia e in Europa, lo \u00e8 negli Stati Uniti per l&#8217;ADHD e, in via secondaria e a breve termine, per l&#8217;obesit\u00e0 resistente ad altri trattamenti. Questo contrasto normativo riflette le diverse valutazioni dei rapporti rischio-beneficio in contesti diversi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"529\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-7.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5296\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>In una parte significativa dei casi, l&#8217;uso non medico di amfetamine rappresenta un tentativo di automedicazione di condizioni psichiatriche sottostanti, pi\u00f9 o meno consapevole. L&#8217;ADHD non diagnosticato \u00e8 uno dei principali motivi: circa il 10% degli adulti che consumano metamfetamina ha un ADHD. I tratti caratteristici includono una discrepanza cronica tra potenziale intellettivo e risultati scolastici o lavorativi, percorsi a zig-zag con cambi frequenti di lavoro e relazioni, procrastinazione cronica, disorganizzazione pervasiva e disregolazione emotiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 solo ADHD. La depressione anergica e l&#8217;apatia, l&#8217;ansia sociale e il ritiro, il trauma e la disregolazione emotiva, l&#8217;affaticamento cronico e i carichi di cura possono tutti contribuire a un uso di sostanze stimolanti come risposta a richieste impossibili della vita quotidiana. In questi casi, la metamfetamina diventa uno strumento di efficienza totale: lucidit\u00e0, controllo, abolizione della fatica morale.<\/p>\n\n\n\n<p>La differenza tra uso sanitario e uso funzionale \u00e8 cruciale. Il potenziale di abuso delle amfetamine dipende in larga misura dal contesto d&#8217;uso, dal dosaggio e dalla modalit\u00e0 di somministrazione, pi\u00f9 che dalla molecola in s\u00e9. L&#8217;uso medico in ambiente sanitario, con modalit\u00e0 precise e dosi ragionevoli, ha un profilo di rischio completamente diverso rispetto all&#8217;uso funzionale in contesti dove il valore culturale e gli effetti attesi dalla persona e dal suo ambiente giocano un ruolo determinante.<\/p>\n\n\n\n<p>Le funzioni che le persone chiedono alle amfetamine sono molteplici: attenzione, concentrazione, energia, resistenza alla fatica, sesso, socialit\u00e0, lavoro, umore, identit\u00e0. Ma queste funzioni potrebbero essere la risposta a richieste impossibili imposte da una societ\u00e0 che premia la produttivit\u00e0 a scapito del benessere. Il passaggio dall&#8217;uso medico all&#8217;uso funzionale, poi all&#8217;uso problematico, all&#8217;abuso e alla dipendenza \u00e8 spesso graduale e insidioso.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"752\" height=\"324\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5287\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Un ambito particolarmente rilevante \u00e8 quello del chemsex, dove la metamfetamina (soprannominata Tina) gioca un ruolo significativo. Nei gruppi di uomini che hanno sesso con uomini, la prevalenza d&#8217;uso varia dal 14 al 22% nelle principali citt\u00e0 italiane. Il consumo \u00e8 spesso ritualizzato, mediato dalle app di incontri, e non sempre \u00e8 legato a una dipendenza da sostanza quanto piuttosto a un comportamento compulsivo relativo all\u2019associazione sesso-sostanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli effetti della metamfetamina sul sesso sono noti: riduzione delle inibizioni, superamento dell&#8217;omofobia introiettata, slatentizzazione dell&#8217;attrazione omosessuale in persone con doppia vita, ma anche difficolt\u00e0 erettili (crystal dick) che spingono all&#8217;uso di sildenafil e simili. Le binge di ore o giorni possono portare a esaurimento psicofisico, colpo di calore, insufficienza renale, aggressivit\u00e0 e dinamiche pericolose.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle donne, la metamfetamina ha un effetto fortemente eccitante sulla sessualit\u00e0, a differenza di altre droghe come la cocaina. Nell&#8217;89% delle donne intervistate nell\u2019indagine \u201cPiacere Chimico\u201d<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a> \u00e8 stato riportato un aumento dell&#8217;eccitazione fisica, con orgasmi pi\u00f9 lunghi e intensi. Questo profilo di effetti contribuisce a spiegare la sua diffusione in contesti sia eterosessuali che omosessuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a questo quadro complesso, la domanda che si pongono operatori e pazienti \u00e8: cosa possiamo fare? Fermo restando che ad oggi il gold standard del trattamento \u00e8 l\u2019associazione di contingency management con psicoterapia cognitivo-comportamentale (ne parleremo in un prossimo articolo), dobbiamo riconoscere che per troppo tempo il disturbo da uso di metamfetamina \u00e8 stato considerato una condizione difficilmente trattabile, con opzioni farmacologiche limitate e risultati spesso deludenti. La situazione, per\u00f2, sta cambiando.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"529\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5289\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto passi significativi nell&#8217;identificare approcci farmacologici che possano aiutare le persone a ridurre o interrompere l&#8217;uso di metamfetamina. Due lavori recenti offrono spunti interessanti e aprono prospettive nuove: lo studio ADAPT-2 pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2021 e una case series del 2026 che esplora una terapia tripla. Vediamoli pi\u00f9 da vicino.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Naltrexone e bupropione: lo studio ADAPT-2<\/h1>\n\n\n\n<p>Il primo studio che vale la pena esaminare \u00e8 il trial ADAPT-2, pubblicato da Trivedi e colleghi sul New England Journal of Medicine nel 2021 <a href=\"#_ftn2\" id=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Si tratta del pi\u00f9 grande e rigoroso studio controllato con placebo condotto fino a oggi per valutare un trattamento farmacologico del disturbo da uso di metamfetamina.<\/p>\n\n\n\n<p>I ricercatori hanno testato la combinazione di naltrexone a rilascio prolungato iniettabile (380 mg ogni tre settimane) e bupropione orale a rilascio prolungato (450 mg al giorno) confrontandola con placebo. Il disegno dello studio era particolare: un trial in due fasi con design sequenziale parallelo, in cui i partecipanti venivano randomizzati inizialmente in rapporto 1:3 al trattamento attivo o al placebo, e solo chi non rispondeva nella prima fase veniva ri-randomizzato nella seconda.<\/p>\n\n\n\n<p>I risultati? Nella prima fase, il 16,5% dei partecipanti nel gruppo naltrexone-bupropione ha ottenuto una risposta (definita come almeno tre test urine negativi su quattro nelle ultime due settimane) contro il 3,4% nel gruppo placebo. Nella seconda fase, l&#8217;11,4% contro l&#8217;1,8%. Combinando i dati delle due fasi con la pesatura appropriata, la risposta complessiva \u00e8 stata del 13,6% nel gruppo trattato contro il 2,5% nel gruppo placebo, per un effetto del trattamento di 11,1 punti percentuali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"529\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5290\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Cosa significano questi numeri? Da un lato, l&#8217;effetto \u00e8 statisticamente significativo e rappresenta il primo trattamento farmacologico che ha dimostrato efficacia in un trial controllato di questa portata. Dall&#8217;altro, la percentuale di risposta \u00e8 bassa: circa l&#8217;86% dei pazienti trattati non ha raggiunto il criterio di risposta primario. Gli eventi avversi includono disturbi gastrointestinali, tremore, malessere, iperidrosi e anoressia. Eventi avversi gravi si sono verificati nel 3,6% dei partecipanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il meccanismo d&#8217;azione proposto \u00e8 interessante: il bupropione, un antidepressivo con effetto stimolante che agisce sui sistemi noradrenergico e dopaminergico, potrebbe alleviare la disforia associata all&#8217;astinenza da metamfetamina che spinge all&#8217;uso continuato. Il naltrexone, un antagonista dei recettori oppioidi noto per la sua efficacia nel disturbo da uso di oppioidi, potrebbe attenuare gli effetti rinforzanti della sostanza e i craving indotti dai segnali ambientali.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Terapia tripla: naltrexone, bupropione e mirtazapina<\/h1>\n\n\n\n<p>Il secondo lavoro, pubblicato nel 2026 da Shariatzadeh e Wakhlu <a href=\"#_ftn3\" id=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, esplora un approccio ancora pi\u00f9 ambizioso: la terapia tripla con naltrexone, bupropione e mirtazapina. Si tratta di una casistica su tre pazienti con disturbo da uso di metamfetamina grave e resistente ai trattamenti convenzionali, seguiti per 18-24 mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>I tre casi presentati sono emblematici. La prima paziente, una donna di 56 anni con ipertensione polmonare, epatite C, uso di alcol e metamfetamina dall&#8217;et\u00e0 di 15 anni, con allucinazioni uditive da 21 anni. Dopo vari tentativi, l&#8217;aggiunta progressiva di naltrexone, bupropione e infine mirtazapina ha portato a una riduzione del 75% dei test urine positivi per metamfetamina nel corso di un anno, con miglioramento marcato dell&#8217;insonnia e stabilizzazione dell&#8217;umore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo paziente, un uomo di 42 anni con HIV, disturbo bipolare, ADHD e uso di metamfetamina e alcol. Dopo multiple ospedalizzazioni e programmi residenziali senza successo, la terapia tripla ha permesso di interrompere completamente l&#8217;uso di metamfetamina dopo sei mesi, con mantenimento dell&#8217;astinenza verificata da test urine negativi e partecipazione regolare a terapia e gruppi di auto-aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo caso, un uomo di 47 anni con disturbo da uso di sostanze e psicosi, portato in clinica dalla moglie perch\u00e9 convinto che lei avesse una relazione extraconiugale. Dopo sette programmi di trattamento nel corso di quattro anni, con periodi massimi di astinenza di tre-sei mesi, la terapia tripla ha portato a dieci mesi di sobriet\u00e0, pi\u00f9 lunghi di qualsiasi periodo precedente, con rientro lavorativo e ricostruzione della vita familiare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"529\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5291\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;ipotesi dei ricercatori \u00e8 che l&#8217;efficacia di questo regime risieda negli effetti sinergici tra i tre componenti. Il bupropione, con il suo effetto inibitorio del reuptake di noradrenalina e dopamina, pu\u00f2 mitigare la disforia post-astinenza e ripristinare la motivazione attraverso il potenziamento della trasmissione dopaminergica. Il naltrexone, antagonista dei recettori mu-oppioidi, pu\u00f2 ridurre i craving e attenuare gli effetti rinforzanti degli stimolanti. La mirtazapina, con il suo effetto antagonista sui recettori 5-HT2, 5-HT3 e alfa2-adrenergici, pu\u00f2 alleviare ulteriormente i sintomi da astinenza e migliorare sonno e appetito.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi questi studi hanno comunque limitazioni importanti. Lo studio ADAPT-2, per quanto rigoroso, mostra tassi di risposta modesti e una durata del follow-up relativamente breve (12 settimane). La casistica sulla terapia tripla ha un campione minuscolo, manca di controlli e randomizzazione, e i risultati potrebbero essere influenzati da errori sistematici di selezione, effetto osservatore ed effetto placebo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, questi lavori rappresentano passi avanti significativi. Per la prima volta abbiamo evidenza scientifica solida che alcuni farmaci possono aiutare le persone a ridurre l&#8217;uso di metamfetamina. La combinazione naltrexone-bupropione \u00e8 gi\u00e0 menzionata nelle linee guida ASAM\/AAAP <a href=\"#_ftn4\" id=\"_ftnref4\">[4]<\/a> come opzione da considerare, e la terapia tripla apre un\u2019ulteriore prospettiva per i casi pi\u00f9 resistenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i clinici che lavorano con queste persone, il messaggio pratico \u00e8 che non dobbiamo arrenderci di fronte alla complessit\u00e0 del disturbo da uso di metamfetamina. L&#8217;approccio deve essere multimodale, integrando interventi psicosociali con una valutazione attenta delle possibilit\u00e0 farmacologiche. \u00c8 importante anche indagare le condizioni psichiatriche sottostanti: ADHD, depressione, disturbo da stress post-traumatico, disturbi d&#8217;ansia possono tutti contribuire all&#8217;uso di stimolanti e meritano un trattamento appropriato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"529\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5292\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"529\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-4.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5293\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>La ricerca futura dovr\u00e0 confermare l&#8217;efficacia della terapia tripla in trial controllati randomizzati, identificare quali sottogruppi di pazienti beneficiano maggiormente di quale approccio, e ottimizzare le strategie di dosaggio. Nel frattempo, questi studi offrono nuove speranze e strumenti concreti per affrontare una delle sfide pi\u00f9 impegnative nel campo delle dipendenze.<\/p>\n\n\n\n<p>P.S. ritengo corretto dichiarare che questo articolo \u00e8 stato \u201cdistillato\u201d dalla presentazione che ho tenuto nel gennaio 2026 al convegno Addictus di Trento, con l\u2019aiuto di un\u2019intelligenza artificiale (Kimi). Ho inserito alcune diapositive della presentazione, che si pu\u00f2 comunque rivedere in video sul canale YouTube di Medicina delle Dipendenze, in <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=e9InFRqpk_Y\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=e9InFRqpk_Y<\/a> (dura poco pi\u00f9 di mezz\u2019ora).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"940\" height=\"525\" src=\"https:\/\/magazine.addictus.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-6.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5295\"\/><\/figure>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> https:\/\/blog.sitd.it\/2016\/08\/25\/storia-di-uno-studio-dal-chemsex-a-piacere-chimico\/<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\" id=\"_ftn2\">[2]<\/a> Trivedi, M. H., Walker, R., Ling, W., Dela Cruz, A., Sharma, G., Carmody, T., et al. (2021). Bupropion and naltrexone in methamphetamine use disorder. <em>N. Engl. J. Med.<\/em> 384, 140\u2013153. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1056\/NEJMoa2020214\">https:\/\/doi.org\/10.1056\/NEJMoa2020214<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\" id=\"_ftn3\">[3]<\/a> Shariatzadeh, N., and Wakhlu, S. (2026). Naltrexone\/bupropion\/mirtazapine triple therapy for treatment-resistant methamphetamine use disorder: A case series. <em>Cureus<\/em> 18. <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.7759\/cureus.102744\">https:\/\/doi.org\/10.7759\/cureus.102744<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\" id=\"_ftn4\">[4]<\/a> ASAM\/AAAP (2023). The ASAM\/AAAP Clinical Practice Guideline on the Management of Stimulant Use Disorder. Available at: <a href=\"https:\/\/www.asam.org\/quality-care\/clinical-guidelines\/stimulant-use-disorders\">https:\/\/www.asam.org\/quality-care\/clinical-guidelines\/stimulant-use-disorders<\/a> .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le amfetamine rappresentano uno dei capitoli pi\u00f9 intriganti e complessi delle storie della farmacologia e della medicina delle dipendenze. 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