{"id":5209,"date":"2025-11-14T16:17:21","date_gmt":"2025-11-14T15:17:21","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5209"},"modified":"2025-11-14T16:17:22","modified_gmt":"2025-11-14T15:17:22","slug":"amore-tossico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5209","title":{"rendered":"Amore tossico"},"content":{"rendered":"\n<p>Sar\u00f2 stato alla sesta birra \u2013 Tennent\u2019s super ovviamente \u2013 quando la porta trill\u00f2 ed entr\u00f2 lei nel bar. Il mio sguardo le si incoll\u00f2 addosso come una calamita al metallo. Prese posto a un tavolino da due, di quelli appoggiati al muro del bar con la visuale, dall\u2019altra parte, sull\u2019ampia vetrata che dava sul marciapiede e su quello squarcio di citt\u00e0. Non avevo mai visto una ragazza pi\u00f9 affascinante di lei. Era come un mistero, un enigma da risolvere. Portava un vestito nero, scollato, che le arrivava fino alle ginocchia lasciando vedere i polpacci muscolosi. Ai piedi aveva stivaloni neri, di quelli con le cuciture gialle dove la suola incontra il cuoio della scarpa. Quando il barista arriv\u00f2 al suo tavolo, ordin\u00f2 un gin tonic. \u201cPoco tonic, molto gin\u201d ci tenne a specificare con un mezzo sorriso. Io mi scolai la mia sesta super birra e, preso da un coraggio alcolico che diversamente non avrei mai avuto in condizioni di sobriet\u00e0, andai al suo tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Posso offrirtelo io il cocktail? Piacere, io sono Roberto &#8211; e le tesi la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Oh ma che gentile, che ci sar\u00e0 dietro? Forse un ubriacone che vuole farsi una scopata? Vai tranquillo, posso pagare da sola, grazie.<\/p>\n\n\n\n<p>Al posto che sentirmi offeso, umiliato, sotterrato dalle sue parole, mi feci una grossa risata e le dissi che non volevo affatto scopare, ma che ero sempre solo e volevo fare due chiacchiere. Poi certo, se si fosse arrivati a quel punto non mi sarei sicuramente tirato indietro. Ma le dissi che volevo conoscerla. Avevo pochi amici, i pochi che mi erano rimasti vicini dopo la mia caduta vertiginosa nell\u2019alcolismo, la quale aveva fatto piazza pulita di relazioni. Anche la mia ragazza, Jacqueline, che chiamavo semplicemente Jacky, mi aveva lasciato, stufa marcia di vedermi tornare a casa dopo il lavoro ubriaco perso, barcollante, sbiascicante, perch\u00e9 nel tragitto casa-lavoro ero solito farmi la mia solita sosta all\u2019 Eden bar, situato nel centro della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quindi insisto, te lo offro io il cocktail &#8211; dissi e mi sedetti al suo tavolo, di fronte a lei, con arroganza, non invitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si ravviv\u00f2 i capelli, di un biondo abbagliante, con un movimento delle mani dietro le spalle, e si sistem\u00f2 la coda che ne teneva ferma la parte superiore. Insomma aveva la coda, ma parte dei capelli erano sciolti e le ricadevano sulle spalle. Aveva l\u2019aria un po&#8217; nordica, sapete, germanica, di quei paesi del nord. Uno sguardo freddo, gelido, occhioni azzurri che mi avevano dato i brividi quando si erano fissati nei miei dopo che mi ero accomodato senza invito. Era un\u2019occhiataccia, come a dire \u201cche cazzo stai facendo?\u201d. Aveva sottili labbra rosate, che stringeva e serrava quando doveva esprimere del disappunto, del fastidio, dell\u2019odio, come in questo caso.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Potresti iniziare a dirmi come ti chiami, invece che guardarmi male &#8211; la incalzai io, ringalluzzito da tutte le birre che avevo bevuto. Lei smise di fissarmi in cagnesco, e rivolse i suoi bellissimi occhi alla vetrata del bar, allo scorcio di citt\u00e0 che mostrava.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mi piace molto qui, sai?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; A me no. Questo \u00e8 un posto di merda.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Trovi? A me piace. \u0400 tranquillo, e la gente si fa i fatti suoi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Si vede che sei una straniera, non ti avevo mai vista da queste parti, e conta che io sono qui praticamente ogni giorno. Questa \u00e8 una piccola citt\u00e0, e la gente parla, parla ma soprattutto sparla. E per forza, non c\u2019\u00e8 niente da fare. Il lavoro si concentra tutto nella zona industriale. Qui, a parte i negozi di abbigliamento e robe varie, parrucchieri, estetisti, tabaccai, edicole, minimarket, kebabbari e insomma tutto il minimo indispensabile che una citt\u00e0 deve avere, non c\u2019\u00e8 nient\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Scommetto che tu sei l\u2019alcolizzato del paese &#8211; disse lei con una risatina sommessa.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Brava! &#8211; urlai sbattendo il pugno sul tavolo, e facendo traballare pericolosamente il suo gin con uno sputo di tonica dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ma &#8211; continuai &#8211; anche tu non ci vai gi\u00f9 leggera, a quanto vedo. Ci sar\u00e0 solo gin dentro quel bicchiere.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Gi\u00e0, a me piace cos\u00ec. E comunque io mi chiamo Marta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci stringemmo la mano allungando il braccio sul tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Molto piacere Marta. Da dove arrivi?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mmm, diciamo che per parlare del mio passato mi servirebbe qualche altro cocktail.<\/p>\n\n\n\n<p>Scoppiai in una risata fragorosa, e chiamai il cameriere. Ordinai un altro Gin senza tonica per lei, e in quanto a me, tanto per cambiare un po&#8217; (di birre super strong me ne ero gi\u00e0 scolate sei) ordinai un coca e rum.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Marta, Marta, Marta. Sai, quando ti ho vista entrare nel bar, sono stato come folgorato. Tu hai una bellezza difficile da descrivere, e anche da trovare. Sei pura, direi. Si, pura. Come una sorgente cristallina che sgorga dai monti. Hai questo sguardo d\u2019acciaio che metterebbe in croce chiunque incontri. Ma vieni dal Nord?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ma che Nord. Vengo dalla grande citt\u00e0, quella che probabilmente attira tutti i giovani dei paesini come questo per l\u2019Universit\u00e0 e le possibilit\u00e0 lavorative. I giovani scappano dal paesino, e io ho fatto il contrario, sono scappata dalla grande citt\u00e0. Sono qui di passaggio, ho un po&#8217; di soldi da parte e li user\u00f2 per esplorare un po&#8217; la zona, i dintorni, e per decidere dove stabilirmi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Uno spirito libero, dunque.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Se cos\u00ec si pu\u00f2 chiamare, s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Tu hai del dolore dentro, te lo leggo negli occhi. Non sei scappata dalla citt\u00e0 per niente, devi aver avuto delle grandi sofferenze. Non puoi nasconderlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei, sorseggiando il drink, si prese un po&#8217; di tempo per rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Diciamo che stavo con una persona.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Eccola l\u00e0, sempre cos\u00ec. Fammi indovinare, lui ti ha tradita e tu lo hai mandato a fanculo. Vi siete conosciuti da piccoli, e vi siete promessi amore eterno. Poi lui ha avuto una scappatella con una studentessa universitaria, e tu gli hai chiuso la saracinesca in faccia e sei scappata.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ci hai quasi preso. \u0400 vero che l\u2019ho conosciuto da piccolo, e che siamo cresciuti insieme, e poi verso le superiori ci siamo messi insieme. Volevamo sposarci alla fine dell\u2019Universit\u00e0. Lui ha fatto Giurisprudenza, ed \u00e8 diventato un avvocato di successo. Io ho fatto Lettere moderne e contemporanee, e per un po&#8217; me la cavavo con le supplenze. Quello stronzo si scopava la segretaria praticamente dalla prima settimana del suo ingresso in quello studio. Era una mattina assolata di maggio, io avevo finito le lezioni e avevo pensato di portargli il pranzo in ufficio, per fargli una sorpresa. Li ho beccati in flagrante. Se la stava scopando sulla scrivania, ti rendi conto?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Oddio, mi dispiace molto, e tu che hai fatto?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Primo, non \u00e8 vero che ti dispiace. Secondo, gli ho lanciato il kebab ancora caldo in faccia, l\u2019ho insultato in tutti i modi possibili lui e quella zoccola di merda, e poi sono andata a casa a prendere le mie cose. La macchina \u00e8 sua, ma l\u2019ho presa lo stesso. La vera merda \u00e8 che lui \u00e8 un avvocato, e sa far valere i suoi diritti. Ma diciamo che non gli ho dato il tempo di dire \u201cbah\u201d che sono sparita. Ha provato a seguirmi ma gli ho tirato un pugno in faccia. Poi boh, sar\u00e0 tornato indietro a scopare ancora, che ne so. Io sono andata a casa, ho fatto una borsa con l\u2019indispensabile, ho preso la macchina e me ne sono andata. Beh, eccomi qui. Adesso \u00e8 il tuo turno.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Alla faccia che storia. Un pugno in faccia? Ossignore, sei una tosta. Quanto a me non c\u2019\u00e8 molto da dire. Non mi piaceva studiare, non ho neanche finito le superiori &#8211; facevo l\u2019istituto tecnico per diventare elettricista &#8211; e allora mio padre, operaio, mi ha trovato un posto nella fabbrica dove lavorava lui. Una cartotecnica, per la precisione. E da allora sono l\u00ec, a soffrire come un cane perch\u00e9 il lavoro mi fa schifo, ma so di non avere alternative. Ah, e mi sono lasciato da poco con la mia fidanzata. Era stufa di vedermi tornare a casa ubriaco. Un giorno, una sera per la precisione, sono tornato e c\u2019erano valigie a terra con tutte le sue cose dentro. Mi aveva aspettato per dirmi addio. Piangendo, mi ha detto che ero un alcolista, che avrei dovuto farmi aiutare perch\u00e9 \u00e8 una malattia e mi stava mangiando tutto, la passione per la vita, le relazioni con gli amici, e adesso pure il fidanzamento. Mi ha pregato e scongiurato di farmi dare una mano. Di parlare con uno psicologo, di andare al Serd, di partecipare ai gruppi di recupero, insomma, di mettere una pezza ad una tubatura ormai squarciata che sparava acqua dappertutto. Cos\u00ec mi ha detto. E io ero ubriaco, e le ho detto \u201co mi accetti come sono, o quella \u00e8 la porta, io non sono un alcolista e ho il controllo della situazione\u201d e le ho detto anche \u201cl\u2019alcol \u00e8 l\u2019unica cosa che rende vivibile la mia vita di merda\u201d, al che lei, con le lacrime agli occhi che parevano fiumi, ha preso baracca e burattini e se n\u2019\u00e8 andata. E ora eccoci qui.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Gi\u00e0, eccoci qui &#8211; con aria assorta, gli occhi sempre sulla vetrata, sorseggiando il drink.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Tu pensi che sono un alcolista?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Tu? Certo che s\u00ec. Ma io non sono da meno. Ho iniziato a bere perch\u00e9 mi calmava la rabbia, la frustrazione, l\u2019angoscia, e mi faceva sentire meno l\u2019ingiustizia di quello che avevo subito.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; E dovremmo fare qualcosa? Per il nostro \u201cproblemino\u201d dico.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mmm\u2026.nah. Per me questo \u00e8 il momento di sballarmi. Non ho nessuna voglia di tornare alla realt\u00e0 schifosa di sempre. Non ho neanche un posto che io possa chiamare casa cazzo. Sono una nomade.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Io una casa ce l\u2019ho. \u0400 lei che se n\u2019\u00e8 andata, e neanche mi ha detto dove. Se vuoi andiamo da me a bere ancora un po&#8217;.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Perch\u00e9 no. Sai, sei carino anche tu, se solo ti togliessi quell\u2019espressione da ebete fattone e ubriacone che ti viene quando bevi.<\/p>\n\n\n\n<p>Scoppiai in un\u2019altra risata, battendo le mani sul tavolo &#8211; Tu mi fai morire &#8211; le dissi.<\/p>\n\n\n\n<p>Almeno avemmo l\u2019accortezza di non prendere la macchina. Dopo tre bicchieri di praticamente solo gin, anche lei era malferma sulla gambe e barcollava un po&#8217;. Certe volte mi si appoggiava contro, e io sentivo il suo seno morbido schiacciarsi contro il mio fianco. Poi mi prese a braccetto, e continuammo cos\u00ec lungo tutto il viale alberato, attraversando il centro della citt\u00e0, dirigendoci verso la zona residenziale, dove stava il mio appartamento. Parlavamo fitti, discorsi e dialoghi sui massimi sistemi, sul senso dell\u2019universo in continua espansione per poi tornare alle nostre vite disastrate, a che senso aveva tutto questo, a cosa avremmo dovuto fare, e mai ci passava neanche per l\u2019anticamera del cervello di smettere di bere. Ci fermammo a un bangla e comprammo una bottiglia di vino, che mi feci aprire dal pakistano alla cassa. Poi continuammo a camminare, passandoci la bottiglia come fosse una canna, due sorsi io, due sorsi lei. Tre io, tre lei, e cos\u00ec via. Arrivammo sotto casa che la bottiglia era vuota. Ci misi due ore a trovare la chiave giusta e a infilarla nella serratura. Una volta in ascensore, lei mi prese per le spalle, mi sbatt\u00e9 contro la parete e mi baci\u00f2. Una prima volta, timidamente, labbra contro labbra. Poi ci prendemmo gusto, e i baci si fecero lunghi, appassionati, sensuali, le mani di ognuno che esploravano il corpo dell\u2019altro con delicatezza e curiosit\u00e0. Io le alzai il vestito, carezzandole la coscia, e le palpai il seno. Lei mi toccava i pettorali, poi scese gi\u00f9, sugli addominali, e poi mi mise una mano sul pene turgido ed eretto che avevo gi\u00e0 da un po&#8217;, e me lo massaggi\u00f2. Quando l\u2019ascensore si ferm\u00f2 al quarto piano ci staccammo, la presi per mano e la diressi verso la porta di casa mia. Anche qui un\u2019ora per trovare la chiave e infilarla nella serratura, era tutto un moto ondoso nella mia testa, tutto girava, ma ero eccitato, sovreccitato, in piena adrenalina, e lei era bellissima con quella sua aria un po&#8217; sfatta, il trucco un po&#8217; sbavato e il vestito scompigliato. Finalmente riuscii ad aprire la porta di casa e ci fiondammo dentro. Non arrivammo neanche alla camera da letto. Nel soggiorno c\u2019era un ampio divano, e io le sfilai il vestito dalle spalle, lo feci scivolare gi\u00f9 a terra e mentre lei si toglieva gli stivaloni io mi spogliavo. La coricai sul divano e facemmo l\u2019amore. Fu intenso, probabilmente aumentato dallo stato di ebbrezza, ma la passione c\u2019era, era pulsante, mi rombava dentro, e mi godetti ogni istante di quel bellissimo amore con una sconosciuta trovata in un bar. Ad un certo punto volle comandare lei, e ci girammo, io sotto e lei sopra. Gemeva, godeva, ogni tanto strillava finch\u00e9 io non venni dentro di lei con un orgasmo epico, colossale, totalizzante, dopo il quale ci staccammo e rimanemmo sdraiati cos\u00ec, abbracciati stretti, nudi &#8211; ad un certo punto mi alzai e presi una coperta di pile e coprii entrambi &#8211; tutti e due ancora ansimanti, ma lei a un certo punto si gir\u00f2, mi fece un sorriso che mai dimenticher\u00f2 nella mia vita e mi baci\u00f2 sulla bocca.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Se vuoi possiamo andare sul letto, \u00e8 pi\u00f9 comodo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mi va bene qui.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Come vuoi.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina seguente ci alzammo tardissimo, con i postumi di una sbronza colossale. Il sole era gi\u00e0 alto nel cielo, e noi sembravamo anime smarrite nello spazio-tempo, zombie barcollanti senza uno scopo. Mentre lei era sotto la doccia preparai qualcosa per colazione. Uova strapazzate con del prosciutto e del formaggio sopra. Poi andai nella doccia io. Me la feci ghiacciata, proprio per riprendermi e rimettermi in sesto, ma avevo un mal di testa pulsante e una sensazione di essere sporco che non mi passava, che non mi dava tregua, anche se mi lavavo e sfregavo bene con la spugna. Anche lo stomaco non era messo bene.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Come stai? &#8211; le chiesi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Una vera merda, e tu?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Idem. Sai qual \u00e8 la miglior medicina per un post-sbronza? Un\u2019altra sbronza!<\/p>\n\n\n\n<p>Lei scoppi\u00f2 a ridere, ma poi mi prese seriamente e decidemmo di andare di nuovo al bar.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Stavolta offri tu &#8211; le dissi.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo ormai in piena estate, si girava in maniche corte, lei si era cambiata e si era messa un paio di leggings e una t-shirt bianca stretta sopra. Ragazzi, era bellissima. Decidemmo che prima avremmo preso le macchine, ciascuno la sua, e le avremmo portate sotto casa mia. E poi saremmo tornati al bar per una seconda sbronza colossale. Io non riuscivo a pensare ad altro, e neanche lei penso, perch\u00e9 non opponeva resistenza e non controbilanciava la mia idea con idee migliori.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Dopo il bar ti porto a San Martino &#8211; le dissi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cosa sarebbe?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u0400 una chiesa, posta nel punto pi\u00f9 alto della citt\u00e0. Da l\u00ec si vede tutto, la grande citt\u00e0 in lontananza e, ancora pi\u00f9 lontano, le montagne. Ci facciamo un paio di birre l\u00ec e poi torniamo a casa, che ne pensi?<\/p>\n\n\n\n<p>And\u00f2 tutto secondo i piani. Raggiungemmo la chiesa con &nbsp;due confezioni da tre di birra, una a testa, ci sedemmo sullo schienale di una panchina, bevendo e osservando il panorama.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u0400 magnifico. \u0400 davvero stupendo. Grazie, Roby.<\/p>\n\n\n\n<p>Le diedi un bacio sulla bocca, e continuammo a contemplare il paesaggio e a bere.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sai che ho preso ferie da lavoro? &#8211; le dissi all\u2019improvviso.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; E perch\u00e9 scusa?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Per stare con te no, scema! Per aiutarti nella ricerca di un nuovo posto dove vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quella ricerca non ebbe mai inizio. Fu cos\u00ec che inizi\u00f2 per noi una rapida discesa agli inferi. Chiss\u00e0 cosa sarebbe successo se non ci fossimo mai incontrati. Lei probabilmente avrebbe continuato a girovagare alla ricerca di un posto dove stabilirsi, e io avrei continuato a fare il lavoro che odiavo e a bere dopo. Il destino ci fece incontrare, e l\u2019alcol fu il prete che sanc\u00ec la nostra unione, che la legittim\u00f2, che la rese possibile, e fu anche la benzina che alimentava il motore, perch\u00e9 noi due ci ritrovammo nell\u2019alcol, nella potente e smodata passione per la sostanza, e non ci rendevamo minimamente conto in che razza di guai ci stavamo cacciando. Cos\u00ec passarono i giorni, ma la sostanza non cambiava. Anzi, peggiorava sempre di pi\u00f9. Ben presto iniziammo a bere gi\u00e0 di mattina, come colazione. La casa era in uno stato pietoso, nessuno si degnava di dare una pulita, c\u2019era polvere ovunque, incrostazioni nei sanitari del bagno. Per non parlare dei rifiuti. C\u2019erano bottiglie vuote ovunque, il frigo pieno di alcolici, sul tappeto ai piedi del divano, dove eravamo soliti mangiare, c\u2019erano cartoni con pizza fredda avanzata, che noi riciclavamo per mettere qualcosa sotto i denti al mattino, e qualsiasi tipo alimento che ci facevamo portare a casa dai <em>riders<\/em>. Burritos, kebab, noodles con verdure in appositi cartoni che nessuno dei due si dava la pena di buttare via. Man mano uscivamo sempre di meno, giusto per comprare alcolici e basta. Poi si ci sbronzavamo in casa, facevamo l\u2019amore e continuavamo a condurre quella vita sregolata nella quale ci aveva piombati l\u2019abuso di alcol. Diventammo pigri, indolenti, l\u2019unico nostro interesse era bere, sempre e comunque.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mattino, all\u2019improvviso, ci svegli\u00f2 lo scatto della serratura e la porta che si apriva. Scendemmo &nbsp;dal letto in fretta e furia, lei in completino intimo sexy, io in boxer, e trovammo Jacky che, immobile sulla soglia di casa, fissava il disastro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Oh, ma che diavolo \u00e8 successo alla casa? Sembra un rifugio di tossici! Cos\u2019\u00e8, hai iniziato a farti di eroina? E questa chi \u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Non sono affari tuoi, che ci fai qui?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Hai fatto presto a rimpiazzarmi, eh? Sono venuta a prendere le ultime cose, sempre se riesco a districarmi in questo casino. Ma come fate a vivere in un disastro del genere! Sembra che sia passato un esercito che si sia fermato a rifocillarsi!<\/p>\n\n\n\n<p>Marta la fissava con una delle sue solite occhiate gelide. Si chin\u00f2 a prendere una bottiglia di vodka ai piedi del letto e diede una lunga sorsata.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Tu chi saresti, spiegami.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sono Marta. Sto con il tuo ex, problemi?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Problemi? E me lo chiedi? Ma ti guardi intorno? Sembra di stare in una stalla! C\u2019\u00e8 una puzza tremenda, ma come fate a vivere cos\u00ec! Qua vi bestemmierebbe contro anche una ditta di pulizie! Ma vi rendete conto a che livello di sudiciume siete arrivati?<\/p>\n\n\n\n<p>E, notando la bottiglia &#8211; vedo che hai trovato qualcuno di simile a te, molto bene, complimenti, la famiglia degli alcolisti si allarga.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Senti Jacky &#8211; iniziavo a incazzarmi sul serio &#8211; vedi di prendere la tua roba e sparire. Mi hai lasciato tu, e adesso non \u00e8 che vieni qui a rinfacciarmi la vita che facciamo. Io sto con un\u2019altra persona, fattene una ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>-Ma non \u00e8 questo! Allora non hai mai capito un cazzo! Io sono in pensiero per te, anzi, sono terrorizzata! Tu sei finito in una spirale diabolica dalla quale non riesci a uscire! Hai mai provato a stare senza alcol un giorno? Prova, vediamo come ne esci.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Io non accetto consigli da te, sono perfettamente in grado di avere il controllo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; E si vede! &#8211; lo interruppe lei &#8211; avete reso questa casa una discarica, bevete vodka di mattina, ma dove pensate di arrivare? Cosa pensate di ottenere? Vi state autodistruggendo, e anche molto velocemente! Io non posso fare niente se non quello di pregarvi di farvi dare una mano. La situazione vi \u00e8 scivolata via, vi \u00e8 sfuggita, e se continuate cos\u00ec sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile uscirne. Fatevi aiutare, vi prego!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Tu non sei nessuno per dirmi quello che devo fare, neanche mi conosci! &#8211; le url\u00f2 in faccia Marta.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Stai bevendo vodka alle 8 del mattino, mi pare ovvio che ci sia qualcosa che non va.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Pensa agli affaracci tuoi &#8211; rispose lei.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sentite, io ne ho abbastanza di sprecare fiato. Quello che dovevo dire l\u2019ho detto, adesso fammi prendere ste due robe e poi vi lascio al vostro destino di alcolisti. Io sono impotente, ho le mani legate, dovete essere voi a decidere. Deve essere un desiderio che nasce dal profondo della vostra anima quello di guarire da questa malattia infame. Tutt\u2019intorno a voi c\u2019\u00e8 gente pronta a tendervi una mano per tirarvi su dal pozzo nero in cui siete caduti. Io vi invito solo a prendere quella mano, stringerla con forza e tirarvi su, prima che sia troppo tardi. La cirrosi \u00e8 dietro l\u2019angolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Marta, con la bottiglia di vodka ancora in mano, sent\u00ec qualcosa di strano dentro di lei. Un qualcosa che le risuonava dentro, andando a vibrare con certi suoi\u2026 chiamiamoli pensieri, o presentimenti. Non era tanto il fatto della cirrosi, ma si rese perfettamente conto che stavano vivendo in un immondezzaio, che la situazione gli era veramente sfuggita di mano, e che questo non andava assolutamente bene. Aveva perso di vista il suo obiettivo, che era quello di trovarsi un bel posto in cui vivere, in cui ricominciare tutto da capo, una vita nuova, e invece aveva conosciuto un alcolizzato come lei ed erano finiti a mangiare pizza fredda a colazione condita con birre, quando andava bene. Ma era questa la vita che voleva? Marta non lo sapeva pi\u00f9, era in uno stato confusionale &#8211; praticamente aveva bevuto pesantemente tutti i giorni da quando aveva conosciuto Roberto quel giorno al bar &#8211; e aveva smarrito la sua essenza, il suo slancio vitale, il suo Io pi\u00f9 profondo. Marta, quando Jacky se ne fu andata imprecando &#8211; Non verr\u00f2 al vostro funerale, ve lo potete scordare &#8211; decise di affrontare Roberto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Roby vieni qui, sediamoci al tavolo della cucina, prepariamoci una colazione decente e parliamo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mmm, ok, che si mangia?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Una bella tazza di yogurt con i cornflakes. Ti va lo yogurt alla banana? Anche se non ti va te lo mangi, c\u2019\u00e8 solo quello.<\/p>\n\n\n\n<p>Io la raggiunsi in cucina, e mi accomodai al tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Allora, che c\u2019\u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Per quanto mi dia fastidio dirlo, e giuro che me ne d\u00e0 tantissimo, ha ragione la tua ex. Abbiamo sbagliato tutto. La situazione ci \u00e8 sfuggita di mano.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ci stiamo solo divertendo un po&#8217;, dai &#8211; le dissi io per minimizzare &#8211; metter\u00f2 a posto tutto sto casino, prendo un sacco nero e ci metto dentro tutto, cartoni della pizza, stagnole di kebab, cartoni dei cinesi, bottiglie, tutto. E poi dar\u00f2 una spolverata e una passata ai pavimenti. Vedrai che sar\u00e0 accogliente e che ti piacer\u00e0. Perch\u00e9 non valuti l\u2019idea di fermarti qui da me? Insomma \u2013 continuai &#8211; mi sembra di capire che c\u2019\u00e8 del feeling. E poi dai, vuoi mettere, ieri abbiamo fatto l\u2019amore sotto la doccia.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Si ma ieri era ieri, e oggi \u00e8 oggi. E noi dobbiamo costruire, e invece l\u2019alcol, come una ruspa, distrugge tutto, brucia tutto quello che incontra. Io penso di essere dipendente. Ci siamo lasciati andare, immersi nel nostro sogno alcolico, dove l\u2019alcol era il nostro tappeto volante e ci faceva veleggiare con leggerezza sul mondo. Ma non \u00e8 la realt\u00e0, capito? La realt\u00e0 \u00e8 il mondo dove dobbiamo vivere, e non dal quale scappare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Dai, adesso, dipendente, non esageriamo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Tu pensa a quant\u2019\u00e8 che non stai un giorno senza bere. Pensi che non abbia notato come ti tremano le mani al mattino? Che non riesci neanche a tenere una tazzina di caff\u00e8 e sei costretto ad afferrarla con due mani? Questo \u00e8 un sintomo dell\u2019alcolismo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Oh Marta, non iniziare cos\u00ec che mi pari la mia ex. Senti, ti propongo una cosa. Un\u2019ultima festa, un\u2019ultima mitica e colossale sbronza, e dopo stop per sempre. Io e te sobri. Te lo prometto. Te l\u2019ho detto, puoi stare qui da me e guardarti intorno, e io finite le ferie torner\u00f2 a quel lavoro di merda, ma concediamoci un\u2019ultima follia. Un ultima danza nella marea dei folli.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mmmm\u2026 poi mi giuri che smettiamo? Che smetti anche tu? Perch\u00e9 io non posso sopportarti ubriaco mentre io tento di stare senza.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ma certo, promesso! Qua la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci stringemmo forte la mano, poi ci sorridemmo, entrambi guardandoci fissi negli occhi, e il suo sguardo questa volta esprimeva amore e gioia. Ero cos\u00ec contento che mi misi a urlare \u201cChe la festa abbia inizio!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Misi il cd dei Nirvana a palla, e noi ci mettemmo in quel casino di salotto a saltare e ballare, passandoci bottiglie varie, tutte di superalcolici, inframmezzate a volte da qualche birra. Io non pensavo seriamente di smettere, ma pensavo che per lei ce l\u2019avrei anche potuta fare. Era questione di sfogarsi con qualcos\u2019altro. Magari mi sarei iscritto a un corso di boxe, a scaricare la rabbia sul sacco. Ecco, era lo sport che mi mancava. Avevo una pancia imbarazzante, da birraiolo proprio, e mi ero lasciato andare di brutto. Mi sarei ripreso il mio fisico &#8211; notate che tutti questi buoni propositi mi vennero su in contemporanea con l\u2019effetto gioioso dell\u2019alcol &#8211; sarei andato a correre, sarei tornato a essere un figurino, come quando avevo 20 anni. In ogni caso, anche se quella era l\u2019ultima festa, consideravo il mio stop all\u2019alcol ancora molto, molto, molto lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019improvviso Marta ebbe come un\u2019oscillazione. Smise di saltare e di ballare, si ferm\u00f2 e inizi\u00f2 a barcollare. Di colpo croll\u00f2 a terra priva di sensi. Io andai subito in allarme, buttai via lontano la bottiglia di tequila che tenevo in mano e andai a soccorrerla.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Marta! Marta! Cosa c\u2019\u00e8? Marta mi senti? &#8211; Niente. Non rispondeva agli stimoli verbali. Provai ad alzare la voce, ad urlare, a prenderla dalle spalle e a scuoterla violentemente, ma lei non si svegliava. Era proprio collassata, crollata gi\u00f9 come un edificio a cui cedono le fondamenta. La presi in braccio, la sdraiai sul divano e le controllai il respiro. Per fortuna quello c\u2019era, il suo petto si alzava e abbassava impercettibilmente. Era di un pallore spaventoso, con le labbra leggermente bluastre. Chiamai il 118.<\/p>\n\n\n\n<p>Fecero anche in fretta. La caricarono su una barella e poi scesero i quattro piani di scale, dato che non ci entrava nell\u2019ascensore. Mi permisero di andare con loro, e io, lungo tutto il tragitto fino all\u2019ospedale, le strinsi la mano, la accarezzai dolcemente, ogni tanto provavo a chiamarla ma lei niente, nessuna reazione. La baciai pi\u00f9 volte in fronte, e le parlavo, anche se non poteva sentirmi (o forse s\u00ec, chi lo sa) dicendole che presto sarebbe stata bene, che stavamo arrivando in ospedale, che presto tutto sarebbe finito. Ero spaventato a morte. E se non si fosse pi\u00f9 svegliata? Da quello che potevo capire si trattava di coma etilico. Intossicazione acuta da alcol. La misero nella saletta di emergenza del pronto soccorso, da dove le monitoravano costantemente il respiro, il battito cardiaco, la saturazione, e poi tante ma tante flebo di soluzione fisiologica per ripulire il sangue dalle tossine alcoliche. Mi dissero che non sapevano quando si sarebbe svegliata, ma che i parametri erano buoni, c\u2019erano tutti, e adesso toccava aspettare.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero ancora terrorizzato, ma non mi rendevo conto che questa faccenda fu la cosa che mi salv\u00f2 la vita. Lasciai Marta l\u00ec, nella saletta, promettendole che sarei tornato prestissimo con un bel mazzo di roselline colorate, e mi diressi in centro paese. Dovetti cercare l\u2019indirizzo su Google Maps. Solo qualche ora prima non avrei mai creduto di poter fare quello che stavo facendo. Arrivai al portone, suonai al campanello e part\u00ec una musica. Dopodich\u00e9 si apr\u00ec la porta. Io salii le scale per andare al primo piano, dove c\u2019era l\u2019accettazione. Arrivai dall\u2019infermiera che mi fissava dietro uno spesso strato di plexiglass.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ha bisogno?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; S\u00ec, direi di s\u00ec. Sono Roberto, e sono un alcolista.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu strano sentire la mia voce pronunciare quelle parole. Sapevo da tempo di esserlo, ma lo negavo a me stesso, cercavo le peggiori scuse per rifuggire dal problema e continuavo imperterrito la mia vita da dipendente da alcolici. Quella fu una presa di posizione. L\u2019avevo promesso a Marta, ma soprattutto lo facevo per me stesso. Mi ero spaventato a morte, e fu come se notassi per la prima volta quanto l\u2019alcol potesse essere cattivo, se utilizzato in maniera smodata. Mi assegnarono un medico e mi diedero un appuntamento in settimana, notando che ero palesemente ubriaco e necessitavo di un aiuto immediato.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cerchi di non bere in questi giorni, il medico la valuter\u00e0 e decider\u00e0 il piano riabilitativo individuale pi\u00f9 adatto a lei. Ha fatto bene a presentarsi qui, \u00e8 gi\u00e0 un bel primo passo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornai all\u2019ospedale da Marta, con il mazzo di rose colorate in mano, e la trovai sveglia, vigile e collaborante, con la flebo di fisiologica che scorreva veloce nel tubicino che finiva dentro la sua vena. Era seduta contro lo schienale del letto, tirato appositamente su per permetterle di stare cos\u00ec, e si stava mangiando un budino.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Dov\u2019eri, mascalzone, credevo che mi avessi abbandonata! Ma che belli, sono per me?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; No, sono per mia nonna. Ma che scema, certo che sono per te! Te li appoggio qua, di fianco al letto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mmm, profumano! Grazie Roby!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Scusa se ti ho lasciata, volevo essere presente al momento del tuo risveglio, ma non crederai mai a cosa ho fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Parla! Non tenermi sulle spine! &#8211; sembrava un\u2019altra. Da zombie a ragazza espansiva, simpatica, vitale, comunicativa.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sono andato al Serd. Mi hanno preso in carico, ho l\u2019appuntamento con il medico in settimana. Mi hanno detto di non bere nel frattempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei mi fece un gran sorriso e poi allung\u00f2 le braccia. Io mi avvicinai e ci abbracciammo forte, stretti stretti, con lei che mi sussurrava nell\u2019orecchio &#8211; ce la faremo, vedrai. \u0400 stato solo un brutto e lungo incubo.<\/p>\n\n\n\n<p>E io ci credevo. Ce l\u2019avremmo fatta. Ce la dovevamo fare, a tutti i costi. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da<strong> Fabio Serlenga<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00f2 stato alla sesta birra \u2013 Tennent\u2019s super ovviamente \u2013 quando la porta trill\u00f2 ed entr\u00f2 lei nel bar. Il mio sguardo le si incoll\u00f2 addosso come una calamita al metallo. 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