{"id":5186,"date":"2025-09-08T10:01:39","date_gmt":"2025-09-08T08:01:39","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5186"},"modified":"2025-09-08T10:01:40","modified_gmt":"2025-09-08T08:01:40","slug":"il-congressista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5186","title":{"rendered":"Il congressista"},"content":{"rendered":"\n<p>Andrea era figlio unico, nato da genitori quarantenni. Una famiglia semplice, il padre impiegato, la madre casalinga. Vivevano in un piccolo appartamento di un caseggiato popolare, posto ai margini di una citt\u00e0 di provincia. L\u2019appartamento era al quarto piano di una grigia palazzina senza ascensore e questo rappresentava un problema per i genitori di Andrea, entrambi cardiopatici. Cos\u00ec, lui era cresciuto scendendo e salendo quelle rampe di scale, per alleggerire i loro cuori affaticati. Era molto brillante a scuola e il resto del tempo, durante le lunghe giornate dell\u2019infanzia, lo occupava nelle incombenze domestiche. Tutte le commissioni erano date a lui, perch\u00e9 era serio e affidabile. Un piccolo uomo, mai negligente, sempre presente.<\/p>\n\n\n\n<p>A sedici anni, per aiutare economicamente i genitori, trov\u00f2 un lavoro serale in un ristorante del centro. Ogni tardo pomeriggio prendeva l\u2019autobus che lo portava nei pressi del ristorante, entrava dalla porta secondaria, si metteva un grembiule e iniziava a lavare piatti, pentole, stoviglie, bicchieri. Terminava in tempo per salire sull\u2019ultimo autobus che ripartiva verso la periferia.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa era la sua vita, solo questa. Era benvoluto da tutti, ma non aveva amici, non usciva la sera, passava i fine settimana a casa, a studiare. Andrea aveva le idee chiare, il suo obiettivo era diventare un medico cardiologo. Lo faceva per sua madre e suo padre, voleva saperli curare al meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il liceo affront\u00f2 con slancio la facolt\u00e0 di medicina. Ultim\u00f2 velocemente gli esami e usc\u00ec, da solo, dall\u2019aula dove si era tenuta la discussione di tesi. Da solo, ma con la lode. Quel giorno freddo, reso brillante da un sole invernale, prese una torta e corse a casa. I suoi genitori lo aspettavano con una bottiglia di spumante. Suo padre scrisse con la biro la data sul tappo della bottiglia con cui brindarono e poi, lo mise nella sua mano, resa ruvida dai detersivi usati nel ristorante. Stringendola teneramente, disse sottovoce<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp; Conservalo come ricordo. Questo \u00e8 un giorno importante per te<\/p>\n\n\n\n<p>* * *<\/p>\n\n\n\n<p>Pur se il reparto di cardiologia era molto ambito dai candidati alla specializzazione &#8211; era stato nominato da poco come primario un medico appena rientrato da un lungo periodo negli Stati Uniti &#8211; lui super\u00f2 la selezione agevolmente. Era la prima met\u00e0 degli anni ottanta e gli specializzandi non erano retribuiti. Cos\u00ec, Andrea si divideva tra lezioni, ore in reparto e il ristorante dove si precipitava, quando non aveva il turno notturno, per arrotondare le poche entrate familiari.<\/p>\n\n\n\n<p>Il reparto era soggetto a una riorganizzazione voluta dal nuovo primario che, ogni&nbsp; gioved\u00ec, riuniva gli specializzandi per svolgere l\u2019epicrisi di un caso clinico. Sceglieva una cartella tra quelle dei pazienti ricoverati e chiedeva a uno di loro di presentare il caso e di spiegare il perch\u00e9 delle cure svolte e quali erano eventualmente possibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno Andrea era seduto, come sempre, in disparte. Era sfuggente, etereo, si sottraeva da ogni attenzione, da ogni sguardo. Era l\u2019uomo invisibile. Gli altri specializzandi erano sei, tutti si alzarono prontamente quando entr\u00f2 in sala riunioni il primario, un uomo alto, distinto, deciso. Con lui c\u2019era una donna raffinata, anche lei in camice bianco<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Buon pomeriggio, vi presento mia moglie Kathleen, anche lei cardiologa. Da oggi fa parte del nostro reparto, le ho chiesto di rimanere con noi per conoscervi. Sar\u00e0 lei il vostro riferimento. Vi prego di parlare lentamente perch\u00e9 il suo italiano deve migliorare, \u00e8 americana.<\/p>\n\n\n\n<p>Si sedettero, una bella coppia di medici affermati, con un manipolo di futuri cardiologi. Il primario aveva in mano una cartella, era il caso di un quarantenne affetto da una grave cardiopatia, forse il caso pi\u00f9 complesso tra i ricoverati. Il medico diede una scorsa alla cartella, la pass\u00f2 alla moglie che inizi\u00f2 a sua volta a leggerla con attenzione. Il responsabile li guard\u00f2, uno ad uno, soppesando il tempo della scelta e poi indic\u00f2 Andrea<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Prego dottore, ci illustri questo caso\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Gli altri tirarono un sospiro di sollievo, mentre a lui il cuore inizi\u00f2 a battere all\u2019impazzata. La dottoressa americana gli porse la cartella con un accenno di sorriso, lui la prese e, tenendola stretta, inizi\u00f2 a esporre la storia clinica del paziente, il primario lo ferm\u00f2 subito<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Calma, guardi prima la cartella<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Mi scusi, non\u2026 non volevo farvi perdere tempo<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo e la donna si guardarono, sorpresi, si scambiarono un lieve sorriso poi lui disse<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Scusi lei, prosegua pure<\/p>\n\n\n\n<p>Parl\u00f2 per quasi mezz\u2019ora senza essere interrotto. Un fluire preciso che descriveva il paziente, il suo stile di vita, la sua anamnesi, gli esami strumentali svolti, le ipotesi diagnostiche ancora aperte, il perch\u00e9 delle cure avviate e di quelle possibili Quando ultim\u00f2 l\u2019esposizione nella stanza ci fu un momento di intenso silenzio. Andrea temette di aver parlato troppo, un\u2019ombra di senso di colpa gi\u00e0 iniziava a turbarlo, ma intervenne il primario<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Caspita! Davvero bravo. Posso farle una domanda?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Certo<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Lei \u00e8 un uomo fortunato?<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea lo guard\u00f2 non capendo, non sapeva cosa dire. Per fortuna, riprese a parlare il responsabile<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Glielo chiedo perch\u00e9 pare che le abbia assegnato un caso che conosce molto bene. O forse,&nbsp; conosce bene anche gli altri ricoverati?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Beh\u2026 s\u00ec. Sono nostri pazienti<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Tutti? Li conosce tutti in modo cos\u00ec approfondito?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; No, le due donne ricoverate questa settimana non sono ancora riuscito a visitarle<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Lei non \u00e8 un uomo fortunato, \u00e8 solo bravo. Potete andare<\/p>\n\n\n\n<p>Uscirono tutti, il primario e la moglie rimasero seduti, si guardarono a lungo, poi lui disse<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &#8211;&nbsp;&nbsp; Ci credi? Credi che conosca cos\u00ec bene tutti i ricoverati?<\/p>\n\n\n\n<p>Lei sorrise in modo aperto<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Of course, I try, cos\u00ec come ci credi tu, altrimenti gli avresti dato subito un\u2019altra cartella per verificare. E ti dir\u00f2 di pi\u00f9, hai scelto di proposito il caso pi\u00f9 complicato<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; \u00c8 vero, ormai mi conosci troppo bene. L\u2019ho notato subito, silenzioso, ligio, appassionato. Ma si sottrae, non ama mettersi in mostra. Tienilo d\u2019occhio, perch\u00e9 vorrei conoscerlo. \u00c8 umile, potrebbe essere una risorsa per noi<\/p>\n\n\n\n<p>La vita del reparto assorbiva completamente Andrea. Spesso si sentiva osservato, alzava lo sguardo e incrociava quello della bella americana, che lo guardava sorridendo. Un tardo pomeriggio, mentre lei era di guardia e Andrea aveva ultimato il suo turno, lo ferm\u00f2 mentre si stava avviando frettolosamente verso lo spogliatoio perch\u00e9 doveva recarsi a lavorare in ristorante<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Andrea, \u00e8 appena stato ricoverato un paziente che vorrei vedere assieme a te, riesci a fermarti?<\/p>\n\n\n\n<p>Lui la guard\u00f2 imbarazzato<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Kathleen, mi scusi\u2026 non posso fermarmi, devo andare a lavorare<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Lavorare? Ma dove?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; In un ristorante<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Ma, sei un cuoco?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; No, faccio il lavapiatti<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Lavi i piatti? Come mai?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Sono, siamo una famiglia semplice\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Abbass\u00f2 lo sguardo, vergognandosi per aver esposto a quella donna le difficolt\u00e0 economiche in cui versavano lui ed i suoi genitori<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Capisco, vai pure. Lo vedo da sola, ora vai<\/p>\n\n\n\n<p>Venti giorni dopo venne chiamato dalla segretaria del reparto che gli fece firmare un contratto per una borsa di studio che garantiva uno stipendio impensabile sino alla fine della specializzazione. Usc\u00ec dall\u2019ufficio amministrativo disorientato, per poco non sbatt\u00e9 sul primario che stava percorrendo il corridoio<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Andrea! Ha firmato?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Si, grazie. Non ho parole\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Basta piatti per\u00f2, lei ci serve qui!<\/p>\n\n\n\n<p>il primario riprese a camminare velocemente lasciandolo l\u00ec, commosso. Quella era una chiara promessa: sarebbe diventato un cardiologo di quel reparto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; A maggio c\u2019\u00e8 questo congresso a Venezia, sono due giorni di lavori, mi chiedono di portare un caso, ma non riesco ad andarci, qui c\u2019\u00e8 tanto da fare\u2026 vai tu Kathleen?<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211;&nbsp;&nbsp; <\/em>Not a chance! Non conosco cos\u00ec bene l\u2019italiano for\u2026 dive into a shark tank!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Quindi? Rinunciamo? Vorrei illustrare come lavoriamo. Anche se siamo ancora una piccola cardiologia, siamo all\u2019avanguardia su molte cose<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Mandiamoci Andrea<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Andrea? Dici che pu\u00f2 far bene?<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211;&nbsp;&nbsp; <\/em>Certo che pu\u00f2 far bene, surely!<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il primario sembrava avere gi\u00e0 in testa quella soluzione ma voleva farla dire alla moglie. Era un gioco sottile, un gioco di coppia, intellettuale e raffinato, che saldava per un attimo, in una sorta di unisono, una coppia che rimaneva complice, aldil\u00e0 delle nevrosi<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; D\u00e0i proviamo! Il ragazzo mi piace, per lui sar\u00e0 una prima vetrina<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Andrai tu al congresso di Venezia, preparati<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Ma Kathleen, io? Non ho mai parlato ad un congresso<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211;&nbsp; <\/em>No problem, Andrea. Basta che esponi il caso come fai nelle riunioni, hai una naturalezza disarmante, li conquisterai. Will be a success, but<em>\u2026 <\/em>comprati un vestito, una camicia, delle belle scarpe. Insomma, you are an&nbsp; Italian boy!<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec si ritrov\u00f2, in una bella giornata di maggio, a camminare per Venezia, dirigendosi verso l\u2019hotel dove si sarebbe tenuto il congresso. Mentre camminava tra la folla, colorata e chiassosa, di turisti, ripeteva mentalmente l\u2019intervento. Ormai quel discorso era diventato un mantra ossessivo. Arriv\u00f2 all\u2019albergo senza rendersene conto. Quando giunse all\u2019accettazione si mise pazientemente in attesa, ultimo di una lunga coda di persone. Arrivato finalmente il suo turno, disse il nome alla hostess che scorse, pi\u00f9 volte, una lunga lista di nominativi<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Mi spiace, il suo nome non c\u2019\u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Ma come? Io dovrei parlare alle&nbsp; dodici e trenta<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Ma\u2026 allora, non \u00e8 tra i discenti,&nbsp; \u00e8 un relatore?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Si<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Allora deve andare al banco che dei relatori, pi\u00f9 avanti<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Mi scusi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Venne accolto da altre due hostess con ampi sorrisi, gli fecero firmare alcuni moduli, poi gli consegnarono una borsa con depliant e penne e gli diedero un pass da infilare attorno al collo. Entr\u00f2 nell\u2019ampia sala gremita, stavano gi\u00e0 svolgendo i primi interventi. Trov\u00f2 posto nelle ultime file. Era emozionato, non riusciva nemmeno a leggere il programma, ripeteva in continuazione il caso clinico che doveva esporre di l\u00ec a poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli interventi di dilungarono, erano le dodici e trenta e doveva ancora parlare la persona prima di lui. Il moderatore chiam\u00f2 sul palco la relatrice, era una giovane donna. Andrea rimase colpito dal fatto che aveva il suo stesso nome: Andrea. Ma non segu\u00ec la sua esposizione, era troppo teso. Ruminava costantemente il suo intervento come una mucca rumina il fieno montano.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando finalmente lo chiamarono, cammin\u00f2 con decisione verso il palco. Doveva parlare in piedi, dietro uno scranno con microfono, non aveva appunti, aveva solo se stesso e la sua memoria, almeno cos\u00ec pensava. Invece scopr\u00ec, con sorpresa, di avere un suo talento. Magicamente abbandon\u00f2 il mantra ossessivo, ripens\u00f2 il paziente del caso, non come paziente ma come <em>persona<\/em>. Lo tenne idealmente al suo fianco per tutto l\u2019intervento sentendo la sua sofferenza, la sua angoscia, il suo cuore malato. La vasta platea era in silenzio, quasi ipnotizzata dal suo parlare, clinicamente preciso e umanamente coinvolgente. Alla fine dell\u2019esposizione ricevette un lungo applauso, il primo della sua vita. Il moderatore lo ringrazi\u00f2, poi disse<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Non era facile mantenere l\u2019attenzione della sala prima del buffet, ma i due giovani Andrea lo hanno fatto benissimo. Pregherei tutti i relatori della mattinata di fermarsi in sala per una foto di gruppo prima di recarsi al buffet. Buon pranzo!<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva detto proprio cos\u00ec \u201ci due giovani Andrea lo hanno fatto benissimo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fortunatamente la foto di gruppo fu fatta velocemente, tutti avevano voglia di pranzare. Si rec\u00f2 nella sala buffet, c\u2019era una lunga fila in attesa di ricevere il piatto con vari assaggi di pietanze, lui si accod\u00f2 pazientemente.<\/p>\n\n\n\n<p>Era ancora scosso dalle emozioni vissute durante l\u2019esposizione quando, improvvisamente, avvert\u00ec un brivido lungo la schiena, come se alle sue spalle si fosse scatenato un uragano, o una tempesta magnetica e poi, solo un istante dopo, avvert\u00ed quel tocco insistente. Si volt\u00f2 per vedere chi richiamava la sua attenzione e\u2026 <em>la<\/em> <em>vide. <\/em>Lavide da vicino per la prima volta. Fu un attimo indimenticabile. Era molto di pi\u00f9 di una tempesta magnetica, molto di pi\u00f9 di una bufera, di un uragano, di\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Ciao, complimenti! Sei stato proprio bravo, mi \u00e8 piaciuto molto il tuo intervento<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva degli occhi luminosi e un viso semplice, bellissimo<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211;&nbsp; Grazie, tu\u2026 sei quella che\u2026 insomma, abbiamo lo stesso nome?<\/p>\n\n\n\n<p>Lei rise mentre, con un gesto infantile, copriva con la mano affusolata i suoi denti bianchissimi<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp; S\u00ec, sono anch\u2019io Andrea, piacere!<\/p>\n\n\n\n<p>Gli tese la mano con graziosa naturalezza, lui strinse leggermente quella mano come fosse un fiore delicato, temeva di sgualcirla. Non sapeva cosa dire, per fortuna parl\u00f2 lei<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Anche tu stai per specializzarti in cardiologia?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Si, anche tu?<\/p>\n\n\n\n<p>Lei rise di nuovo<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Ma come? Non hai sentito il mio intervento? Certo, cardiologia pediatrica<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Scusami, ero talmente emozionato che non riuscivo a pensare che alla mia presentazione<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Bello! Ma perch\u00e9 scusarti? \u00c8 cos\u00ec tenero\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>La fila avanzava lentamente. Andrea si rabbui\u00f2 poi si avvicin\u00f2 a lui investendolo con il suo delicato profumo, sembrava un giardino fiorito.&nbsp; Lei gli sussurr\u00f2<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Senti, non ho voglia di mangiare. Ti andrebbe se andiamo a farci un giro per Venezia?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Certo ma\u2026 si pu\u00f2?<\/p>\n\n\n\n<p>Lei rise ancora<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Certo che si pu\u00f2! Chi pu\u00f2 impedirlo? Siamo i relatori, i \u201cdue Andrea\u201d!&nbsp; D\u00e0i andiamo!<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre uscivano lei gli tolse dalle mani la borsa congressuale e la mise su una sedia della hall. Poi, improvvisamente, lo ferm\u00f2, si mise in punta di piedi &#8211; era pi\u00f9 piccola di lui &#8211; e dolcemente gli sfil\u00f2 il pass. Quando si avvicin\u00f2, lui avvert\u00ec nuovamente quell\u2019inebriante profumo di fiori. Era confuso, davvero confuso. Andrea gett\u00f2 i loro pass sulla sedia dove era stata lasciata la borsa<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Ecco fatto, ora non ci conosce nessuno. Sei libero, uomo del medio evo. Basta che ti allenti quella cravatta e poi sei pronto per portarmi a zonzo<\/p>\n\n\n\n<p>In quel luminoso pomeriggio primaverile non seguirono il fiume dei turisti ma attraversarono calli improbabili, corti nascoste, fondamenta inconsuete. Un tour che nessuna guida avrebbe potuto organizzare. Un girovagare istintivo, intimo e scomposto, proprio come dovrebbe essere la giovinezza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esuberanza di Andrea lo invest\u00ec di domande e lui, disorientato e felice, rispondeva in modo goffo e impacciato. Questo la divertiva, la faceva ridere. La sua risata aperta, cristallina, era per Andrea un balsamo che scioglieva la sua anima. Ogni sua risata gli toglieva il respiro. Un effluvio di emozioni affiorarono in superficie mandando sullo sfondo, fuori fuoco, Venezia. C\u2019era lei, e quel giorno riempiva il suo mondo, spingendolo verso spazi emotivi fertili, vitali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo vola quando ci si diverte\u2026 recita un vecchio adagio e cos\u00ec, improvvisamente, giunse il crepuscolo che color\u00f2 Venezia di teneri toni violacei, quella incredibile giornata stava giungendo al termine. Esausti, rientrarono in albergo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella hall, la borsa e i pass non erano pi\u00f9 sulla sedia dove li avevano lasciati. Andrea lo guard\u00f2<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; A che piano hai la stanza?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Al secondo<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Io al quarto, mi accompagni?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Certamente<\/p>\n\n\n\n<p>Quel \u201ccertamente\u201d detto con una sicurezza apparente, in realt\u00e0 apriva un varco emotivo spaventoso. Lui non era mai stato da solo con una donna, non ne aveva mai baciata una, cosa avrebbe fatto? Mentre camminavano lungo il corridoio, il suo cuore era in tumulto. Lei apr\u00ec la porta della stanza, poi si volt\u00f2 e disse<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Grazie Andrea, sono stata bene con te oggi, hai reso Venezia meno melanconica<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Anch\u2019io\u2026 anch\u2019io sono stato bene, davvero<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Allora, buonanotte e sogni d\u2019oro<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicin\u00f2 a lui di slancio e gli diede un leggero bacio sulla guancia, poi si gir\u00f2 e chiuse la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui si sent\u00ec enormemente sollevato, guard\u00f2 per un attimo il numero in ottone che aveva davanti agli occhi, era il 443. Il profumo di fiori lo accompagn\u00f2 fino alla sua camera.<\/p>\n\n\n\n<p>Entr\u00f2 nella sua stanza in preda ad uno tsunami emotivo, si fece una doccia, si distese ma inizi\u00f2 a girarsi e rigirarsi nello scomodo letto dell\u2019albergo. Pensava costantemente a lei, al suo viso, al suo profumo, al suo modo di gesticolare e di ridere.<\/p>\n\n\n\n<p>Si accorse che non le aveva chiesto nulla, da quale citt\u00e0 veniva, in quale ospedale svolgeva la specialit\u00e0\u2026 nulla, non sapeva nulla di lei. Era stato investito dalle sue domande e si era cullato nell\u2019essere l\u2019epicentro delle sue curiosit\u00e0. Era bello ricevere delle attenzioni, era bello essere al centro delle <em>sue<\/em> attenzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrebbe voluto sapere molte cose di lei, se ne rendeva conto solamente ora. Pazientemente, visto che il sonno non arrivava, si mise a mettere in fila tutte le domande che le avrebbe posto il giorno dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mattino seguente, non appena aperta la sala colazioni, fu il primo ad accedervi e l\u2019ultimo ad uscirne, perch\u00e9 la seconda giornata del congresso stava iniziando e di lei non c\u2019era traccia. La cerc\u00f2 affannosamente con lo sguardo nell\u2019ampia sala, ma non la vide. Aspett\u00f2 impaziente la pausa pranzo, ma lei non c\u2019era. Vagava con lo sguardo cercandola tra le persone che, raccolte in piccoli gruppi, mangiavano parlando di lavoro ma a lui sembravano solo extraterrestri che l\u2019avevano rapita.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tardo pomeriggio, alla fine del congresso, vinse la sua feroce timidezza e si avvicin\u00f2 al banco di accoglienza dell\u2019albergo. Il receptionist stava accogliendo un gruppo di turisti giapponesi. Andrea, timidamente, attir\u00f2 la sua attenzione e quando questi, visibilmente seccato, si rivolse a lui, chiese<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Mi scusi, volevo sapere se la persona che occupa la stanza 443 \u00e8 ancora in albergo<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Non possiamo dare informazioni sugli ospiti, \u00e8 una questione di riservatezza<\/p>\n\n\n\n<p>Fu la disperazione a fargli formulare una scusa credibile<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Sono un medico, un relatore del congresso. Una mia collega ha scordato i suoi appunti, volevo solo restituirglieli. Se \u00e8 ancora qui<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo inarc\u00f2 le sopracciglia. Seccato, guard\u00f2 il registro dell\u2019albergo<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Stanza 443 ha detto\u2026 no. La persona che la occupava ha riconsegnato le chiavi nelle prime ore della mattinata, \u00e8 gi\u00e0 andata via da tempo<\/p>\n\n\n\n<p>mentre finiva la frase l\u2019uomo stava nuovamente rivolgendosi ai giapponesi in attesa. Lui rimase impietrito. Sentiva gi\u00e0 gravare sulle spalle il peso infinito di una sconfinata solitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio del primario era ampio, la porta era aperta, Andrea buss\u00f2 delicatamente sullo stipite<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Venga, venga Andrea. L\u2019ho fatta chiamare per due motivi: per prima cosa, volevo complimentarmi con lei. I colleghi mi hanno detto che ha svolto un intervento intenso e molto preciso al congresso di Venezia. Sono molto contento, era un evento importante e lei si \u00e8 difeso benissimo, bravo. Poi\u2026 poi volevo parlarle di una bella opportunit\u00e0. Ci sarebbe la possibilit\u00e0 di svolgere un master di alta specializzazione al Brigham Hospital di Boston. Si tratta di rimanere l\u00ec per due anni, con una borsa di studio che coprirebbe tutte le spese oltre a garantire uno stipendio decoroso. Kathleen ed io abbiamo pensato subito a lei<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; No, no grazie<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Perch\u00e9 no? Abbiamo grande stima di lei, delle sue qualit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; No, non posso. Ho dei genitori anziani, non posso lasciarli da soli<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Andrea, mi permetto di dirle che \u00e8 la sua vita, il suo futuro. Questo sarebbe un trampolino professionale incredibile. Con quel titolo potrebbe ambire a reparti di cardiologia importanti, a una carriera importante<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; No, no dottore, la ringrazio. A me basta rimanere con voi e con i miei genitori<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Davvero?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Si, davvero dottore. Mi spiace deluderla<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Andrea\u2026 voglio essere sincero con lei, mi toglie da una situazione imbarazzante. Un mio collega e amico \u00e8 il padre di Luisa, la sua compagna di specializzazione, ed ha perorato con insistenza la causa di sua figlia, ma Kathleen ed io pensiamo che questa opportunit\u00e0 spetti a lei. Ma, se mi dice di non sentirsela, io accontenter\u00f2 il mio amico. Sappia per\u00f2 che le sono debitore, quel posto era suo, se lo meritava. Grazie, ora pu\u00f2 tornare al suo lavoro<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea si alz\u00f2 prontamente e si avvi\u00f2 verso la porta, ma quando pose la mano sulla maniglia si ferm\u00f2, guard\u00f2 il primario e disse<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Una cosa\u2026 una cosa vorrei chiedere\u2026 se posso<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Dica, ci ha ripensato?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; No, no. Volevo chiederle se ai congressi futuri\u2026 potrei andarci io<\/p>\n\n\n\n<p>Il primario lo guard\u00f2 a lungo, quel giovane aveva qualcosa di bizzarro che lui non riusciva ad afferrare. Rispose di getto, contrariamente al suo stile<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; \u00c8 stato bravo a Venezia. Se lei preferisce la noia dei congressi alla vivacit\u00e0 di un master biennale a Boston, non posso che accettare il baratto. A tutti i congressi alla quale mi inviteranno, andr\u00e0 lei al mio posto. Cos\u00ec io potr\u00f2 dedicarmi di pi\u00f9 al reparto<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Grazie, grazie mille dottore<\/p>\n\n\n\n<p>Inizi\u00f2 cos\u00ec il suo girovagare, il calendario dei congressi cardiologici fu la sua terra nomade.<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Partecip\u00f2 a moltissimi eventi professionali durante la sua quasi quarantennale carriera, in molti port\u00f2 i lavori del suo reparto, diventato un eccellenza grazie alla indomita perseveranza del primario e alla tenacia della sua vice, che altri non era che sua moglie, ma anche grazie alle sue capacit\u00e0, di medico abnegato e brillante relatore.<\/p>\n\n\n\n<p>I colleghi del reparto, ferocemente invidiosi delle sue doti dicevano che era ammalato di una grave forma di dipendenza, la \u201ccongressite\u201d. Ma lo dicevano sempre sottovoce, perch\u00e9 era molto stimato da colei che aveva preso, anni dopo, le redini del reparto dopo il pensionamento del marito. E poi, Andrea era sempre disponibile a concedere cambi turno, a lui bastava andare ai congressi. Non era per\u00f2 come tutti pensavano, non voleva andarci per soddisfare una sorta di narcisismo e, men che meno, per svolgere del turismo congressuale. Insomma, in realt\u00e0 non era affetto da\u201ccongressite\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui andava ai congressi perch\u00e9 <em>la cercava.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In ogni congresso la cercava disperatamente. Quando svolgeva l\u2019intervento pensava solo in minima parte a quanto diceva. Tante erano le sue abilit\u00e0 espositive, che inseriva una sorta di pilota automatico e dedicava tutta la sua attenzione a una scansione dei volti in platea, uno per uno, alla ricerca <em>di lei<\/em>, di Andrea.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era pi\u00f9 riuscito ad avere sue notizie. Sapeva solamente che non era stata una sua fantasia, un sogno ad occhi aperti, perch\u00e9 si era fatto recapitare una copia di quella fotografia di gruppo. Quella foto, che allora visse come una formale seccatura, era diventata il suo unico punto di contatto con la realt\u00e0. Lei era esistita davvero e aveva passeggiato al suo fianco a Venezia. Quando nella nostra quotidianit\u00e0 irruppero gli smartphone, Andrea scannerizz\u00f2 la foto di gruppo, ne ritagli\u00f2 la parte con Andrea sorridente e la impost\u00f2 come salvaschermo del cellulare.<\/p>\n\n\n\n<p>* * *<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono gli anni, molti anni, senza mai fermarsi, ma nessuna traccia di lei. Ormai era un medico in et\u00e0, stempiato e con gli occhiali, prossimo alla pensione. Abitava nella piccola casa dei suoi genitori che lo avevano lasciato da tempo, nonostante le sue abilit\u00e0 cardiologiche. Lui era rimasto solo, in quel piccolo appartamento dove tutto gli ricordava tutto, perch\u00e9 non aveva toccato nulla, come se i suoi fossero ancora vivi, ad aspettarlo per cena ed ascoltare i suoi racconti sul reparto.<\/p>\n\n\n\n<p>Si recava spesso al cimitero con dei fiori freschi. La preghiera che faceva sottovoce, davanti alla loro tomba, continuava ad essere sempre la stessa<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Vi prego, fate in modo che possa ritrovarla, che possa rivederla al prossimo congresso. S\u00ec al prossimo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec flu\u00ec la vita di Andrea, tra la corsia del reparto e le cento e pi\u00f9 citt\u00e0, le cento e pi\u00f9 sale congressuali, i cento e pi\u00f9 alberghi dove alloggi\u00f2, le cento e pi\u00f9 stazioni e aeroporti dove rimase in attesa di treni e aerei sempre uguali, intristiti dalla mancanza di lei, da un\u2019assenza che diventava sempre pi\u00f9 ossessiva quanto pi\u00f9 il tempo lo allontanava da quell\u2019ormai lontano pomeriggio veneziano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei momenti pi\u00f9 difficili, che corrispondevano all\u2019ennesima delusione per non averla rivista, si appartava in un angolo e guardava la sua foto sullo smartphone. Rivedere quello sguardo, quel sorriso, quei capelli gli permetteva di superare quell\u2019acuto momento di delusione e di raccogliere nuovamente l\u2019entusiasmo per prepararsi al prossimo viaggio, al prossimo congresso. Una corsa senza fine, alla ricerca spasmodica dell\u2019unica persona della sua vita da cui si era sentito visto davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu un lungo periodo di crisi, quando piomb\u00f2 su tutti, improvvisa, l\u2019ombra pandemica. I congressi in presenza vennero sospesi per quasi due anni. Negli eventi formativi svolti a distanza si vedevano poco, se non per nulla, i volti dei partecipanti.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel periodo Andrea divenne molto irritabile e insonne. Il pensiero di lei divenne continuo, intrusivo. Non riusciva pi\u00f9 a concentrarsi sul lavoro e, per lenire l\u2019angoscia di non potersi concedere una opportunit\u00e0 per cercarla, assunse considerevoli dosi di ansiolitici. Inizi\u00f2 a pensare che non l\u2019avrebbe pi\u00f9 rivista. Questo lo rendeva disperatamente debole, infantile, incapace di reggere la minima frustrazione. Ma poi, dopo quel periodo molto buio, il virus mut\u00f2 e la societ\u00e0 riprese il suo coraggio di vivere. Non appena ripresero le attivit\u00e0 formative in presenza, lui si ritrov\u00f2 nelle vesti del cardiologo ligio e determinato e si dimentic\u00f2, quasi spontaneamente, dei farmaci che assumeva per sedare l\u2019ansia.<\/p>\n\n\n\n<p>* * *<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ex primario era ormai anziano, forse pi\u00f9 introverso, sicuramente pi\u00f9 umile. Aveva riposto l\u2019ascia di guerra, non era pi\u00f9 animato dal carrierismo e le sue nevrosi avevano lasciato spazio a una pacata saggezza. Mentre ultimava di preparare la cena chiese, con finta noncuranza, alla nuova responsabile, appena rientrata da una lunga giornata di lavoro<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Come vanno le cose in reparto?<\/p>\n\n\n\n<p>Kathleen, pur se ancora bella e raffinata, sul suo viso mostrava in filigrana i segni di chi viene esposto, per anni, alla sofferenza. Il dolore altrui logora, un fiume carsico che lambisce costantemente la consapevolezza della nostra caducit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Kathleen padroneggiava ormai bene l\u2019italiano anche se, talvolta, usava ancora degli idiomi della sua lingua madre<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; I\u2019m so afraid, sono addolorata e preoccupata per Andrea. Ormai mancano pochi mesi al suo pensionamento e lo vedo sempre pi\u00f9 strano, cosa far\u00e0 della sua vita senza il reparto?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Devo dire che non sono mai riuscito a capirlo\u2026 un medico cos\u00ec brillante. Avevo addirittura pensato che il suo voler andare ai congressi coprisse qualche strana liason<em>,<\/em> magari con una collega maritata<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mah! Questa \u00e8 proprio una fantasia maschilista! Non lo hai visto? \u00c8 solitario come l\u2019astronauta di \u201c2001 Odissea nello spazio\u201d a cui \u00e8 stato reciso il cavo che lo collega alla navicella\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; S\u00ec, per\u00f2 c\u2019\u00e8 qualcosa di sfuggente in lui, qualcosa intimo, di solo suo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Su questo sono pienamente d\u2019accordo. \u00c8 criptico, inaccessibile, sembra avere un segreto. Ultimamente \u00e8 peggiorato, si presenta disordinato nell\u2019aspetto, malvestito, spettinato. Temo che il pensionamento potrebbe fargli mancare il reparto, forse il suo unico contatto con la realt\u00e0. E poi, come se non bastasse, sono preoccupata perch\u00e9 devo farlo affiancare da qualcuno. Al prossimo congresso di Venezia sono intenzionata a mandare con lui i due medici neo assunti. Sono ragazzi svegli, voglio che vedano come lui si pone negli eventi congressuali perch\u00e9 in questo \u00e8 sempre molto bravo<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Beh, nell\u2019esporre \u00e8 sicuramente un maestro, non possono che imparare\u2026 povero Andrea, cosa far\u00e0 senza i suoi congressi?<\/p>\n\n\n\n<p>Il primario aveva versato un p\u00f2 di vino bianco in due calici eleganti. In attesa della cena, fecero un brindisi composto scambiandosi uno sguardo che rivelava una avvertibile tristezza, quasi un presagio.<\/p>\n\n\n\n<p>Scesero dal treno alla stazione di Venezia in perfetto orario. Andrea camminava spedito seguito dai due giovani colleghi. La sede del congresso era situata in un istituto universitario. Era visibilmente contrariato, viveva i due giovani colleghi come due intrusi. Ogni ritorno a Venezia faceva riaffiorare in lui ricordi intimi, inviolabili, che lo travolgevano emotivamente come lunghe onde di risacca.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivarono puntuali, prima dell\u2019inizio dell\u2019evento formativo. Non sapeva quando avrebbe dovuto parlare, non aveva nemmeno scorso il programma del congresso. Aveva preparato l\u2019intervento sul tema che gli era stato assegnato rimanendo in un\u2019attesa piacevole e dolorosa di quella che, per lui, era una sorta di estrazione della lotteria: lei ci sarebbe stata oppure no? Erano ormai innumerevoli i congressi che lo avevano lasciato affranto e deluso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno, inizi\u00f2 a guardare una ad una le persone gi\u00e0 sedute nell\u2019ampia sala gremita intriso dallo stesso fatalismo con cui una persona controlla il numero del suo biglietto della lotteria nazionale. Era pronto all\u2019ennesima delusione, all\u2019ennesima conferma di una vita dedicata alla condanna dell\u2019attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, improvvisamente, il moderatore disse quelle parole, scandite dentro un microfono che arrivava direttamente al timpano della sua anima, trasformando repentinamente quell\u2019onda d\u2019urto in un terremoto interno<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; \u00c8 con grande piacere che invito a svolgere l\u2019intervento di apertura la professoressa Andrea Meier, cardiologa pediatrica svizzera, nota per la sua lunga esperienza in diversi ospedali per l\u2019infanzia africani. Nella pausa, sar\u00e0 lieta di autografare le copie del suo libro sulla sua difficile esperienza. Il volume pu\u00f2 essere acquistato nella sala dove \u00e8 prevista la pausa caff\u00e8. A lei la parola dottoressa Meier\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea vide camminare verso il palco una figura femminile esile, con un incedere che era <em>quell\u2019incedere <\/em>deciso e delicato nel contempo, lo stesso incedere che aveva la giovane donna che aveva passeggiato al suo fianco nelle calli veneziane.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea, Andrea ora aveva un cognome, era svizzera, aveva svolto la sua carriera in un altro continente, in giro per il mondo. Se avesse avuto il coraggio di andare a Boston forse\u2026 ma interruppe i suoi tumultuosi pensieri quando lei inizi\u00f2 a parlare, solamente allora, nel silenzio religioso che era sceso nell\u2019ampia sala gremita, trov\u00f2 il coraggio di osservare, pur se da lontano, il suo volto.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un volto magro, leggermente scarno, incorniciato da una nuvola di capelli grigi raccolti in una crocchia elegante. Il suo sorriso era rimasto inalterato, aperto, vitale, contagioso, cos\u00ec come la sua voce era ancora brillante anche se non pi\u00f9 <em>cos\u00ec<\/em> allegra. Il tempo erode anche le pietre pi\u00f9 dure\u2026 pens\u00f2 Andrea assorto nel guardare quell\u2019immagine tanto attesa, quella immagine sacra riapparsa miracolosamente nello stesso luogo di tanti anni prima\u2026 il miracolo di Venezia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ultimato l\u2019intervento l\u2019uditorio liber\u00f2 un prolungato applauso e una parte della platea si alz\u00f2 entusiasta. Andrea scese, dopo aver risposto a una pioggia di domande e si rec\u00f2 al banchetto con i libri, posto nella sala buffet, ma ben visibile dal palco.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui fu chiamato subito dopo, proprio come allora, ma il moderatore non fece alcun gioco di parole sui due nomi uguali, ormai erano grandi, forse vecchi, e poi, in sala prima aveva parlato Andrea e ora avrebbe parlato andrea. Una equazione asimmetrica come furono i due interventi, il primo svolto da una relatrice famosa e appassionata e il secondo fatto da un relatore distratto, pi\u00f9 attento a guardare il banchetto dove Andrea autografava copie dei suoi libri, che a quello che stava dicendo. Era un combinato disposto che non poteva esitare che nel suo intervento peggiore.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019animazione attorno ad Andrea ed i suoi libri spinse il moderatore ad anticipare la pausa caff\u00e8 non appena ultimato l\u2019intervento di Andrea, del nostro Andrea.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui si accod\u00f2 alla lunga fila di persone che attendevano di comperare il libro e di farselo autografare dall\u2019autrice. Nuovamente in fila, in attesa, in un congresso a Venezia\u2026 ma allora era in attesa <em>con<\/em> Andrea mentre oggi era in attesa <em>per <\/em>Andrea. La differenza stava in un semplice cambio di preposizione, in un banale errore che poteva fare una persona che apprende una nuova lingua ma che per lui rappresentava un cambio di prospettiva, inatteso e drammatico.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre era in fila la osserv\u00f2 da vicino, con attenzione, era ormai a pochi metri da lei. Vide le mani con le unghie non laccate e con qualche anello, forse anche una fede nuziale. Vide l\u2019ampio foulard colorato che le avvolgeva il collo sottile. E poi, incroci\u00f2 il suo sguardo, fu un attimo, breve ma intenso. Lo sguardo distratto di lei si ferm\u00f2 sul suo volto, su uno dei tanti volti che la circondavano <em>e lui cap\u00ec<\/em>. Andrea cap\u00ec che Andrea non l\u2019aveva riconosciuto.&nbsp; Lui, per lei, non era nulla. Forse, in quel pomeriggio di tanti anni fa, era stato un piacevole e composto passatempo, ma sicuramente oggi non raggiungeva nemmeno la dignit\u00e0 per essere un ricordo, nemmeno un brandello di immagine nella memoria. Quell\u2019attimo, quello sguardo, aveva fatto irrompere la realt\u00e0 dentro la capsula ultra trentennale della fantasia e questo fece crollare fragorosamente tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva in mano una copia del libro, lo aveva appena acquistato al banchetto, \u201cCuori abbandonati\u201d era il titolo in caratteri rossi che si sovrapponeva a una immagine di bambini africani sorridenti. Cuori abbandonati\u2026 <em>cuore abbandonato<\/em>\u2026 usc\u00ec dalla fila, prese con decisione l\u2019uscita della sala, lasci\u00f2 su una sedia la valigetta congressuale e la copia del libro di Andrea mentre i due giovani medici, che erano venuti con lui al congresso ed erano in attesa per farsi autografare il libro, si guardarono con aria interrogativa, stupiti dal suo comportamento bizzarro.<\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f2 per tutta Venezia, era irato, con Andrea, con se stesso, con il mondo. Cammin\u00f2 incessantemente per tutto il pomeriggio, senza meta, senza finalit\u00e0, mentre il flusso dei pensieri si faceva sempre pi\u00f9 vorticoso, sempre meno lucido. Poi, verso sera, ricord\u00f2 miracolosamente l\u2019orario del treno per ritornare a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si rec\u00f2 in stazione, ma raggiunta la banchina, in attesa del treno, non riusciva a tenere i piedi fermi, non riusciva a contenere quella frenesia che lo aveva assalito. Mise le mani in tasca, quasi un automatismo, e guard\u00f2 lo schermo dello smartphone, apparve la foto di Andrea, Andrea di tanti anni prima, <em>la sua Andrea<\/em>, quella che aveva lasciato tutto per passare un pomeriggio con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Osservando la foto si convinse che la dottoressa Meier <em>non era Andrea<\/em>, era un impostore che gli aveva rubato il nome, gli aveva rubato le mani, gli aveva rubato il sorriso. Questo pensiero lo acquiet\u00f2 e i piedi finalmente si fermarono. Inizi\u00f2 a carezzare dolcemente, con il pollice della mano destra, il volto di lei, piena di vitalit\u00e0 giovanile, che appariva come salvaschermo sul suo cellulare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, i due giovani medici avevano preso posto sul treno, erano seduti uno di fronte all\u2019altro e parlavano del congresso<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Oggi non ho visto molto presente il nostro \u201ccongressista\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; S\u00ec, anch\u2019io lo pensavo pi\u00f9 carismatico. Ero curioso, tutti mi avevano parlato molto bene di lui, un medico bravo ma eccellente come relatore<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Dobbiamo ammettere che non aveva un compito facile, prima di lui parlava quella Meier\u2026 lei ha stregato tutti<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; Vero! Oltremodo, gran bella donna. Quando mi sono fatto autografare il libro mi ha fatto un sorriso che mi ha stordito\u2026 da giovane deve essere stata bellissima<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; S\u00ec, una donna per cui perdere la testa\u2026 ma, dimmi una cosa, dopo anni di reparto noi faremo quella fine l\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>dicendo questo indic\u00f2 Andrea che, ancora in piedi sulla banchina a fianco del treno sembrava sorridere e parlare da solo mentre guardava il suo smartphone. L\u2019altro si volt\u00f2 a guardare Andrea e poi disse al collega<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp;&nbsp; Magari no\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>mentre diceva questo il treno si mosse e poi part\u00ec, i due giovani si alzarono in piedi per cercare di chiamarlo, ma ormai il convoglio si era messo in movimento. Lo guardarono&nbsp; scomparire mentre continuava a guardare lo schermo del telefono senza nemmeno accorgersi che il treno si stava lentamente sfilando, prendendo la via di casa senza di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>* * *<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quel giorno e per alcuni anni, tra gli emarginati e i senza tetto di Venezia girava insistentemente una voce, forse una leggenda metropolitana, che diceva:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe stai male vai in stazione dei treni e cerca<em> il cardiologo<\/em>, lui ti visiter\u00e0 e ti dir\u00e0 cosa fare. In cambio, non vuole soldi ma solo una cosa, che tu gli ricarichi il telefonino\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, un giorno, questa voce si dissip\u00f2, come una manciata di sabbia nel vento, forse a conferma che anche le leggende, come le nuvole, non si fermano mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Alessandro Vegliach<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea era figlio unico, nato da genitori quarantenni. 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