{"id":5124,"date":"2025-05-21T09:48:36","date_gmt":"2025-05-21T07:48:36","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5124"},"modified":"2025-05-21T09:48:37","modified_gmt":"2025-05-21T07:48:37","slug":"mister-fantastic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5124","title":{"rendered":"Mister fantastic"},"content":{"rendered":"\n<p>Il rapporto tra Marco e suo padre Alfonso degener\u00f2 definitivamente dopo il suo diciottesimo compleanno. Da piccolo ovviamente Marco non poteva capire, da adolescente si ritrov\u00f2 semplicemente a subire le sue stranezze, le sue violenze verbali e non solo, la sua arroganza. Alfonso aveva un soprannome poco lusinghiero, anche se per qualcuno pu\u00f2 avere un\u2019accezione anche positiva. Lo chiamavano \u201cMister Fantastic\u201d, come il personaggio dei Fantastici 4, il fumetto americano della Marvel, e purtroppo non perch\u00e9 fosse una persona eccezionale, ma pi\u00f9 che altro perch\u00e9 gi\u00e0 da sobrio raccontava storie poco credibili, che con un paio di \u201crossi\u201d diventavano palesemente inverosimili. Quando non beveva bisogna riconoscere come risultasse ai pi\u00f9 una persona simpatica (almeno dal di fuori) e con una discreta cultura personale, anche se spesso finiva per mostrarsi come un tuttologo del niente. A parte la tendenza ad esagerare le situazioni che lo riguardavano, come a voler passare da eroe o protagonista della situazione, farci un discorso non era sgradevole. A meno che uno non dovesse conviverci.&nbsp; Gli amici di Marco, specialmente da ragazzi, facilmente impressionabili alle avventure di Signor Alfonso, rimanevano incantati dai suoi racconti e spesso si fermavano a cena da loro. Si mangiava bene da Alfonso e Vannina e a lui sembrava apprezzare questa compagnia giovanile. Quando per\u00f2 i ragazzi iniziarono a crescere e Alfonso a stappare qualche bottiglia a cena, a Marco quelle serate iniziarono a non piacere pi\u00f9. Anche perch\u00e9 qualche suo amico fin\u00ec per fare il gioco del padre e uno in particolare, andandosene da casa loro lievemente brillo dopo una cena, cadde rovinosamente dal motorino. La lite coi genitori del ragazzo non fu sicuramente un bello spettacolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco da piccolo era molto intimorito dal padre, si spaventava molto per le sue urla potenti e imponenti, come lui. Marco invece, dalla sua, non aveva neanche il fisico, e quando Alfonso era \u201c<em>in forma<\/em>\u201d non mancava di certo di farglielo notare davanti a tutti: amici, parenti o conoscenti che fossero. \u201cquello scheletro di mio figlio\u201d, \u201cfemminuccia\u201d, \u201cguardalo, se lo prendo la distruggo quella mezza sega\u201d e gi\u00f9 di risate tanto forti da farlo diventare paonazzo. Giusto per ribadire chi fosse a comandare in famiglia. Ogni tanto lo apostrofava con veri e propri insulti senza porsi alcun problema. Marco taceva ma non gradiva, e quando erano soli litigavano. Finiva sempre male per il ragazzo sovrastato, ancora una volta, dalle urla e, quando adolescente, anche da qualche ceffone gratuito.<\/p>\n\n\n\n<p>Vannina sopportava in silenzio, o forse si estraniava dalla situazione. A volte sembrava andarle tutto bene, altre volte preferiva prendere i piedi e andare a farsi una passeggiata. Incassava bene le urla del marito, la sua puzza di vino dopo una serata di bagordi: non si scomponeva, non reagiva, non piangeva. Come se non fosse successo niente. Il figlio col tempo incominci\u00f2 a chiedersi il perch\u00e9 della muta sopportazione della madre per tutti gli eccessi del padre: per le apparenze? Per la paura di rimanere sola? Per la mentalit\u00e0 antica? Perch\u00e9 aveva un carattere remissivo? Alla fine non riusc\u00ec a dare una risposta a questa domanda, e pur non colpevolizzando del tutto la madre riteneva anche lei un po\u2019 responsabile della situazione famigliare.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco, tuttavia, portava dentro s\u00e9 altri ricordi infelici. Uno di questi \u00e8 quando da ragazzo il padre lo spinse a fare la stagione in un ristorante gestito da uno dei suoi tanti amici, che si rivel\u00f2 essere il classico sfruttatore che trattava i dipendenti come bestie da soma. Una sera Alfonso and\u00f2 a mangiare l\u00ec con dei suoi conoscenti e incominci\u00f2 a prenderlo in giro mentre lavorava. Oltre a rimanere seduti per ben due ore oltre l\u2019orario di chiusura, situazione che scaten\u00f2 il malumore in tutto il personale. Marco decise, dunque, di unirsi ai colleghi e parlare al titolare che, senza scomporsi, fece avvicinare un Alfonso pi\u00f9 che alticcio. La serata fin\u00ec con Marco umiliato davanti a tutti e che rimase da solo a sistemare il locale, perch\u00e9 il resto del personale, nel mentre, se ne torn\u00f2 a casa. Dopo quell\u2019episodio si rifiut\u00f2 categoricamente di fare altre stagioni, nonostante furiosi litigi col padre all\u2019alba di ogni estate, che al rientro dalla prima spuntinata in campagna di qualche amico, lo apostrofava puntualmente sempre con la stessa frase: \u201cnon hai voglia di fare un cazzo, non vedo l\u2019ora che te ne vai di casa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei momenti topici dei dissidi tra il Marco e suo padre fu la sua laurea. Qualche giorno prima, infatti, Alfonso disse che non ci sarebbe andato perch\u00e9 aveva \u201cda fare cose pi\u00f9 importanti\u201d senza specificare cosa. In effetti non c\u2019era nessun affare importante da dover portare a compimento, voleva solo ferire il figlio. Alla laurea, inoltre, che si svolgeva nel tardo pomeriggio, Alfonso si present\u00f2 dopo un corposo aperitivo con qualche parente, disturbando durante la discussione e la proclamazione sia del figlio che di altri candidati, e scatenando oltre l\u2019imbarazzo di Marco anche le ire del presidente di commissione che sospese la seduta fino all\u2019allontanamento dell\u2019uomo, minacciando di chiamare la forza pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche gli episodi che non riguardavano direttamente Marco si sprecavano. Una notte Alfonso venne riaccompagnato a casa da un poliziotto in borghese. Aveva combinato un macello nella piazza del comune ed era finito in mezzo a una rissa. La fortuna fu che il poliziotto era un compaesano di Vannina che le disse: \u00abMettitelo a letto o altrimenti lo devo sbattere in galera\u00bb. Vannina abbass\u00f2 lo sguardo dalla vergogna e lo butt\u00f2 con le poche forze che aveva sul divano.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra volta in una lite dopo una partita a carte, una delle tante passioni di Alfonso, si ritrov\u00f2 senza un incisivo dopo una scazzottata. Il gioco delle carte, il gioco in generale, era un altro dei problemi che lo attanagliavano. Perch\u00e9 il poker era una sfida che gli piaceva molto, e a poker giocava forte e naturalmente a soldi. Come detto, questa passione gli cost\u00f2 un dente, mentre per coprire un altro debito di gioco fin\u00ec per impegnarsi il motorino del figlio, tanto: \u201c\u00e8 mio, l\u2019ho pagato io e ne faccio quello che voglio\u201d disse a casa per giustificarsi. Nessuno si oppose. In realt\u00e0 a Marco giunsero voci che il dente del padre fosse stato il prezzo da pagare per aver esagerato una volta di troppo con la donna sbagliata. Perch\u00e9 anche fare il cascamorto con ogni essere femminile che gli si palesava davanti era un altro dei suoi passatempi preferiti specialmente se aveva gi\u00e0 usufruito di qualche bicchiere di coraggio liquido. Lo faceva senza neanche nascondersi troppo. E sempre nel silenzio di Vannina che evitava di fare qualsiasi mossa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vizio della bottiglia (cos\u00ec come quello delle donne), purtroppo, era di famiglia; infatti, anche il nonno di Marco ne combin\u00f2 parecchie, e lui e Alfonso finirono quasi per arrivare alle mani durante una battuta di pesca. La pesca era una delle pi\u00f9 grandi passioni di Mister Fantastic. Marco la odiava, e la odi\u00f2 ancora di pi\u00f9 a quindici anni, quando il padre lo obblig\u00f2 ad andare con lui svegliandolo alle cinque di mattina palesemente alterato. E non solo, lo costrinse anche a infilzare delle esche vive nell\u2019amo per la pesca grossa. Questo gli provoc\u00f2 un tale disgusto che fin\u00ec per vomitare all\u2019interno della barca, perch\u00e9 non fece in tempo a sporgersi verso l\u2019acqua. Per questo episodio, il padre lo riemp\u00ec di insulti costringendolo a stare in seduto senza far niente fino al ritorno a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo le sue insicurezze si riflettevano anche nella sua sfera personale. Da quando aveva compiuto diciotto anni frequentava lo psicologo del consultorio, e continu\u00f2 anche quando decise di trasferirsi per studiare. Aveva deciso di farlo dopo un episodio che lo colp\u00ec particolarmente. Senza quasi rendersene conto, infatti, aveva incominciato a raccontare ai suoi amici delle storie che si stavano rivelando decisamente esagerate e poco credibili. All\u2019inizio qualcuno pendeva dalle sue labbra, quando per\u00f2 i racconti iniziarono ad avvicinarsi pericolosamente al limite del ridicolo, gli amici incominciarono a non dargli pi\u00f9 peso, fino a quando uno di loro gli disse che sembravano le storie che raccontava suo padre. Questo lo svegli\u00f2 improvvisamente e decise, da solo, di cercare un appiglio per non diventare come lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu mai troppo sicuro che lo psicologo lo aiutasse, ma gli bastava anche parlare delle sue difficili situazioni, che somatizzava frequentemente attraverso l\u2019insonnia sin da ragazzo, e che lo condizion\u00f2 non poco. Lo studio infatti fu un altro dei suoi pi\u00f9 grossi scogli. Ebbe diversi problemi alle superiori, non riusciva ad applicarsi come avrebbe voluto o potuto e per questo diplomarsi per lui fu faticoso. Dopo la laurea triennale conseguita non senza essere uscito fuori corso nell\u2019universit\u00e0 pi\u00f9 vicina a casa, decise che era il momento di cambiare aria, e di trasferirsi altrove. Inizi\u00f2 a lavorare per pagarsi gli studi, perch\u00e9 da casa i fondi, che comunque non sono mai stati particolarmente ingenti, vennero tagliati.<\/p>\n\n\n\n<p>Non port\u00f2 mai nessuna ragazza a conoscere i suoi, seppur qualcuna riusc\u00ec a frequentarla. Le storie duravano poco, una si stuf\u00f2 del fatto che Marco la teneva nascosta alla sua famiglia; due vennero lasciate da Marco stesso. La prima fu Claudia, quando avevano entrambi poco pi\u00f9 che vent\u2019anni. Non era un rapporto delizioso il loro. Claudia era abbastanza gelosa e possessiva. Inoltre le piaceva fare un po\u2019 la vittima. Pare che anche suo padre avesse qualche problemino. Marco era abbastanza paziente, con tutto quello che aveva visto e subito gli scleri non proprio maturi di una ventenne non gli davano chiss\u00e0 quali noie. Ma quando lei, all\u2019ennesima scenata, dove dopo un lunghissimo preambolo concluse dicendogli che lui non aveva la minima idea di cosa volesse dire avere problemi a casa, Marco non ci vide pi\u00f9: la mand\u00f2 a quel paese e tagli\u00f2 i ponti. La realt\u00e0 \u00e8 che era lei a non sapere di lui, ma era proprio per volont\u00e0 dello stesso Marco a non sapere niente. La seconda ragazza, Gioia, Marco la conobbe e frequent\u00f2 per quasi un anno e mezzo. Era il suo secondo semestre all\u2019universit\u00e0 e lei frequentava la sua stessa facolt\u00e0. Si era anche confidato con lei, spiegando quali erano i demoni che lo affliggevano. Lei non giudic\u00f2, decise di rispettare i suoi tempi in tutto, ma alla fine decise di lasciarla -almeno nella sua testa- per il suo bene. Non poteva portarla a casa, non poteva sottoporla a quello spettacolo che prima o dopo si sarebbe palesato davanti ai suoi occhi, non poteva essere umiliato davanti a lei, gi\u00e0 sapendo che non avrebbe reagito come avrebbe sempre voluto fare. Marco era innamorato di Gioia, provava per lei qualcosa che non aveva mai provato prima, ma aveva troppa paura di coinvolgerla nel suo vortice di disastri.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di maturare la definitiva decisione di andarsene da casa per finire gli studi altrove, Marco aveva tentato anche la strada degli alcolisti anonimi. Aveva preso coraggio e fatto tutto da solo, senza neanche coinvolgere Gioia. Inizialmente non disse niente neanche in famiglia, fu un manifesto affisso nell\u2019androne del consultorio a fargli effettivamente considerare questa ipotesi, ignorata fino ad allora.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che si rec\u00f2 nella sala dove si riunivano era quasi terrorizzato, ma uno dei responsabili dell\u2019associazione lo mise a suo agio e lo invit\u00f2 a parlare della sua situazione. Marco cerco di essere il pi\u00f9 obiettivo possibile, senza lasciarsi andare alla facile emotivit\u00e0 e alla rabbia. Successivamente si present\u00f2 al resto del gruppo e raccont\u00f2 anche a loro la sua storia. In quella piccola platea erano presenti tante vite diverse: gente che combatteva quotidianamente, gente che aveva perso qualcuno a causa dell\u2019alcool, gente che sembrava avercela fatta ed era l\u00ec con fratelli o figli, gente che provava a ricominciare per l\u2019ennesima volta. Perch\u00e9 ci vuole tanto tempo e forza di volont\u00e0 per uscirne, ma basta un secondo per ricaderci, per cancellare quanto di buono fatto. A Marco si apr\u00ec un mondo nuovo e una speranza, quella di portare il padre con lui. E anche la madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo fu tutto inutile, quando prov\u00f2 a parlare con il padre dell\u2019associazione, Alfonso fece una delle sue orribili risate e fin\u00ec per inveire contro il figlio. Marco non era pi\u00f9 un ragazzino, ora riusciva a tenere testa al padre che non si azzardava pi\u00f9 ad alzare un dito su di lui. Ci prov\u00f2 diverse volte. Fu tutto inutile. Alla fine Marco continu\u00f2 lo stesso a frequentare l\u2019associazione, pi\u00f9 per s\u00e9 stesso che per il padre. Per mantenere un suo equilibrio mentale. In tutto questo la madre non prese alcuna posizione. Rimase trincerata nel suo castello di silenzi, e prefer\u00ec non accompagnare mai il figlio alle riunioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quando si trasfer\u00ec per studio rimase in contatto con il suo gruppo di supporto, ma non ebbe il coraggio di trovare un gruppo simile nella nuova citt\u00e0; anche perch\u00e9 lo studio e il fatto di doversi comunque trovare un lavoro per mantenersi non gli lasciava molto tempo per pensare ad altro. Sentiva molto raramente anche casa e di solito parlava con sua madre. Rientrava giusto qualche giorno a Natale, salvo pentirsene subito dopo per le solite problematiche famigliari.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019ultimo anno neanche era andato a trovarli. Aveva trovato un lavoro per le feste e doveva studiare. Una sera di inizio marzo, mentre ormai era all\u2019orizzonte la fine del suo percorso universitario, ricevette una telefonata dalla madre. I genitori gli avevano tenuto nascosto che il padre non stava bene da diversi mesi e aveva aspettato troppo a farsi controllare. Le era stata diagnosticata una insufficienza epatica cronica e un cancro al pancreas. Inoperabile. Neanche sapeva che fosse ricoverato. La madre lo aveva chiamato solo per comunicargli che il momento si stava avvicinando e che se lo voleva vedere era il caso di partire. Per un secondo gli si blocc\u00f2 il fiato, ma torn\u00f2 immediatamente lucido. Pens\u00f2 che sarebbe stato bello fregarsene, ma non poteva non andare da lui in quel momento. Prese il primo aereo diretto e si rec\u00f2 direttamente in ospedale senza neanche passare da casa. Quando vide il padre gli sembrava completamente diverso. Della sua imponenza non era rimasto nulla, della sua baldanza neanche. Niente pi\u00f9 Mister Fantastic, solo il povero Alfonso molto vicino alla sua fine. In quella stanza lo trov\u00f2 solo, non c\u2019era nessuno dei suoi mirabolanti amici, nessun parente stretto. Anche Vannina si era allontanata dalla camera in quel momento. Marco si sedette ad aspettare di fianco al letto. Il padre apr\u00ec gli occhi, lo guard\u00f2 e gli disse: \u00abFiglio mio, stavo solo aspettando di vederti. Io ti volevo chiedere scusa, mi rendo conto di aver sbagliato tanto con te. Ti ho sempre voluto bene, credimi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marco realizz\u00f2 in quell\u2019istante che quelli potevano realmente essere gli ultimi secondi del padre. Fece un respiro profondo e gli prese la mano: \u00abPap\u00e0, \u00e8 troppo tardi per chiedere scusa. Addio.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>In quel preciso istante Alfonso distolse lo sguardo dal figlio e le macchine che lo monitoravano incominciarono a fare dei rumori i. Marco lasci\u00f2 la mano del padre e nello stesso momento Vannina entr\u00f2 nella stanza rendendosi conto che il marito era appena morto.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco guard\u00f2 la madre senza neanche salutarla e uscendo dalla stanza le disse: \u00abSenti, avvisa chi vuoi, io devo fare una telefonata.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Marco corse per le scale fino ad uscire dalla porta principale dell\u2019ospedale, come se all\u2019interno gli mancasse l\u2019aria. In quei pochi metri tutta la vita gli pass\u00f2 davanti. Prese il telefono e compose un numero: \u00abCiao Gioia, so che \u00e8 tanto tempo che non ci sentiamo. Sono all\u2019ospedale, mio padre \u00e8 appena morto e non ho la minima idea di come mi sento\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un secondo di silenzio che sembr\u00f2 durare un\u2019eternit\u00e0, Gioia rispose semplicemente: \u00absto arrivando\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Tancredi Bracco<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto tra Marco e suo padre Alfonso degener\u00f2 definitivamente dopo il suo diciottesimo compleanno. 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