{"id":5119,"date":"2025-05-21T09:45:52","date_gmt":"2025-05-21T07:45:52","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5119"},"modified":"2025-05-21T09:45:53","modified_gmt":"2025-05-21T07:45:53","slug":"leffimera-bellezza-di-un-mondo-virtuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5119","title":{"rendered":"L\u2019effimera bellezza di un mondo virtuale"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cosa vuoi fare da grande?<\/h2>\n\n\n\n<p>Ricordo ancora vividamente quel pomeriggio inoltrato di inizio maggio, 8 anni fa. Mi ero recato, come al solito, dall\u2019insegnante privato che mi faceva ripetizioni di grammatica latina e greca, poich\u00e9 negato in queste due materie. Frequentavo il terzo anno di superiori al liceo classico, ed essendo queste le due materie portanti degli studi della scuola, dovevano essere conosciute ad un livello relativamente alto e specifico. Partecipavo alle lezioni di recupero perch\u00e9 mia madre mi aveva intimato che era necessario farle e che fosse la soluzione migliore per risolvere il problema dei miei voti che molto spesso, se non sempre, erano sotto il 5.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutta onest\u00e0, le davo ciecamente retta: non ero sicuro di cosa volessi fare, n\u00e9 perch\u00e9 stessi studiando latino e greco, e soprattutto non avevo idea del perch\u00e9 mi stessi cimentando in uno studio che non aveva alcuna rilevanza personale per la mia vita. Andava fatto perch\u00e9 dovevo passare la maturit\u00e0, e questo era quanto. Poi ovviamente avrei studiato lingue straniere e mi sarei concentrato su inglese, diventando un traduttore. Non c\u2019\u00e8 che dire sul fatto che mio padre e mia madre avessero le idee chiare su cosa volessi fare e quale fosse il modo migliore di approcciare la vita per arrivare ad un lavoro stabile e continuativo. Al tempo, vedevo il mondo come qualcosa di grigio e spento, pieno di sofferenza ed insoddisfazioni, e non avevo un vero e proprio obiettivo sul quale indirizzarmi, seppure ci avessi pensato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, quando, durante una delle tante lezioni piene di desinenze e accusativi, il mio insegnante privato mi chiese che cosa volessi fare dopo aver passato la maturit\u00e0, rimasi a pensare per qualche minuto. \u00c8 strano come in quel momento avessi trovato, nei meandri della mia mente, qualcosa a cui genuinamente aspiravo. \u201cMi piacerebbe fare lo psicologo\u201d, risposi. \u201cSai, esplorare la mente umana e studiarne i processi per capirne di pi\u00f9 su come pensiamo e come ci approcciamo alle situazioni\u201d. Ricordo ancora che fu una delle risposte pi\u00f9 genuine che avessi mai dato nella mia vita. Ricordo pure come, guardandomi sconsolato, l\u2019insegnante mi fiss\u00f2 prima di parlare. \u201cSai Alessandro, sarebbe meglio se ti concentrassi su qualcos\u2019altro\u201d disse, seguendo con un sorriso. \u201c\u00c8 meglio non complicarsi la vita quando si hanno gi\u00e0 dei problemi a riguardo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Di primo acchito rimasi un po\u2019 interdetto alle sue parole, in quanto credevo, per la prima volta nella mia vita, di aver trovato una risposta giusta alla domanda postami. Realizzai poi, quanto sciocca la mia supposizione fosse stata. L\u2019insegnante ne sapeva sicuramente pi\u00f9 di me, in quanto mi stava dando ripetizioni, ed era un adulto al contrario di me, quindi sapeva gi\u00e0 a cosa stessi andando incontro. \u00c8 in quel momento che sotterrai completamente la mia gi\u00e0 debole e appena nata aspirazione a diventare uno psicologo. E non l\u2019avrei pi\u00f9 ripresa in considerazione per diversi anni a venire.<\/p>\n\n\n\n<p>A parte quel particolare pomeriggio, a cui la mia memoria ripensa vividamente come se fosse ieri, non ho ricordi molto variegati dei miei anni al liceo classico. Tutto ci\u00f2 che ricordo \u00e8 che, piuttosto che impegnarmi e spronarmi per arrivare alla maturit\u00e0 ci venni invece trascinato, in parte dai miei genitori, in parte dai professori, attraverso la miriade di materie e verifiche una pi\u00f9 vicina dell\u2019altra. Per anni rimasi in un costante silenzio e riservatezza, nati dall\u2019approccio della maggior parte dei nostri insegnanti alla classe, dove tutto era visto come una possibile competizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Essendo privo di obiettivi e aspettative, ero molto spesso l\u2019ultimo della classe e comparavo costantemente i miei voti con quelli degli altri, attivit\u00e0 che molto spesso finiva per deprimermi in una continua inerzia. Tanto che, ad un certo punto, alcuni dei professori si innervosirono cos\u00ec tanto da iniziare a prendermi di mira, creando un continuo stato di tensione e paura che dur\u00f2 per tutti e 3 gli ultimi anni, basato su un mix di giudizio e pregiudizio terribilmente negativo nei miei confronti. In questo punto della mia vita, vedendomi con gli occhi del presente, non posso che descrivermi come un ragazzo privo di aspettative e permanentemente stressato, con la paura del presente e del futuro derivatomi da un ambiente e un approccio che mi avevano completamente \u201csvuotato\u201d. Per me la vita non aveva senso di esser vissuta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Superiori e primi contatti<\/h2>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che mi spinse ad approcciare il mondo sociale online accadde nel terzo anno di superiori. A quel punto della mia vita passavo gi\u00e0 molto tempo davanti al computer, e vedevo internet, in parte, come una via di fuga dal dolore e stress del mondo reale. Un mio carissimo amico (con il quale ancora mi frequento) mi regal\u00f2 per il mio compleanno un videogioco MMO (Massive Multiplayer Online) con abbonamento iniziale di un mese gratis (gli MMO pi\u00f9 famosi hanno un pagamento mensile per supportare nuovo contenuto aggiunto di mese in mese). Il videogioco, <em>Final Fantasy XIV Online<\/em>, era un videogioco di genere fantasy basato sulla famosissima serie di <em>Final Fantasy<\/em>, e avevo espresso gi\u00e0 da qualche tempo al mio amico quanto mi piacessero i videogiochi di quel franchise. A prima vista tuttavia, vedendo il regalo, non seppi che farmene. Avevo gi\u00e0 sentito parlare di MMO e non avevo veramente intenzione di iniziare qualcosa che doveva essere pagato mensilmente per giocarci. Ringraziai quindi il mio amico, riscattai il videogioco e lo lasciai a prendere polvere per circa 4-5 mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in un giorno qualsiasi, dopo una stressante giornata di scuola, e relativamente annoiato, che presi in considerazione l\u2019idea di dargli un\u2019occhiata. La cosa che mi attrasse fu l\u2019abilit\u00e0 di creare il proprio personaggio, dandogli caratteristiche e aspetto desiderato, con un mio interesse specifico verso la razza Miqo\u2019te (i cosiddetti \u201cCatboys\u201d, Ragazzi Gatto, con coda e orecchie da gatto), con un aspetto che mi piacque sin dall\u2019inizio. Mi sentii veramente felice nel creare un personaggio che mi rappresentasse in quel mondo, con un aspetto idealizzato e immacolato che \u00e8 presente solamente nel virtuale, e del quale mi affezionai immediatamente. Vi era una sorta di attrazione personale verso il mio personaggio che fu solamente amplificata dall\u2019enorme mondo che il videogioco mi mostr\u00f2: ero un avventuriero che avrebbe viaggiato il regno e sarebbe diventato conosciuto in lungo e in largo come l\u2019eroe di quel mondo. Per non contare il fatto che essendo multigiocatore potevo incontrare tantissime persone da luoghi completamente diversi dal mio, con cui sarei stato in grado di comunicare senza avere il peso costante della mia realt\u00e0 e vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il videogioco mi mise su un piedistallo. Mi sentii immediatamente rinvigorito e immerso, ed empatizzai enormemente con il mio personaggio. Iniziai immediatamente ad amarlo come videogioco e come realt\u00e0 alternativa, cos\u00ec tanto che cominciai a trascurare ancora di pi\u00f9 compiti e studio mentre andavo avanti nella storia. Il mondo in cui viaggiavo era fresco, bellissimo e colorato. Ero l\u2019eroe che vinceva sui cattivi e che veniva apprezzato da tutti per le azioni che faceva e le persone che salvava. Le battaglie che solo io potevo affrontare mi davano tante emozioni e brividi di commozione. Non me ne accorsi, ma <em>Final Fantasy XIV<\/em> mi inghiott\u00ec nel suo vortice di bellezza e lode costante. La depressione e tristezza che avevo in classe era equilibrata dal piacere che avevo giocando. Fu in questo contesto, nel quale amavo il videogioco sempre di pi\u00f9 (ed ero sempre pi\u00f9 ammaliato dalla bellezza del mio personaggio) che feci le mie prime comunicazioni sociali online. Trovai un gruppo di persone che giocavano insieme (chiamata molto spesso gilda in contesti online), mi unii a loro e apprezzai il modo in cui, seppur solo in modalit\u00e0 scritta, le persone interagivano tra di loro, con l\u2019utilizzo di <em>emotes<\/em> (animazioni dei personaggi) ed emoji. Iniziai a comunicare in un contesto pi\u00f9 profondo invece di giocare e basta: conobbi persone, la loro et\u00e0, i loro hobby, le loro personalit\u00e0. E tutto mi sembrava bellissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Successe poi che, fuori dal nulla, mi innamorai.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un colpo di fulmine a ciel sereno. Lo conobbi mentre esploravo in giro il mondo virtuale che tanto apprezzavo. Era anche lui Miqo\u2019te, e aveva un personaggio molto attraente. Talmente affascinante che iniziai immediatamente a corteggiarlo nei giorni successivi; non ci volle molto prima che ci mettessimo insieme. Fu la mia prima relazione amorosa, una relazione a distanza con una persona che non avevo conosciuto direttamente, ma solamente tramite interazione scritta e con il suo personaggio virtuale. Ero cos\u00ec tanto infatuato che non pensavo ad altro. Tutto ci\u00f2 che contava per me era come appariva nel mondo online, come la nostra relazione si evolveva in quel contesto e nessun altro. Per me non esistette altro che lui per mesi. Pensavo di essere finalmente riuscito a trovare qualcosa per cui vivere, e lui era perfetto ai miei occhi, tanto che non riuscivo ad allontanarmici un solo momento. Andare a scuola era diventato una perdita di tempo, e pensavo solamente a lui e ci\u00f2 che avevamo nel videogioco. Non vedevo l\u2019ora di tornare a casa per passare pi\u00f9 tempo assieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, arriv\u00f2 il momento in cui cominci\u00f2 a mostrare disinteresse e fastidio del fatto che lo seguissi ovunque per tutto il giorno, e il suo evitarmi inizi\u00f2 a causarmi ansia e stress. Sentivo che lo amavo con tutto il cuore, avrei dato tutto me stesso per farlo felice, perch\u00e9 in quel momento stare insieme a lui (o per meglio dire, il suo personaggio virtuale) era l\u2019obiettivo della mia vita. La trepidazione di tornare a casa si tramut\u00f2 in ansia per controllare cosa stesse facendo. Ogni secondo via dal videogioco era puro dolore, e non riuscivo a mantenere la calma, tanto che il mio corpo cominci\u00f2 a risentirne: persi peso e appetito. Cercai di stargli vicino, di confermarmi che in realt\u00e0 mi amava e che voleva solamente dello spazio, mentre continuavo a premerlo ossessivamente per stare insieme il pi\u00f9 tempo possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u201ctrad\u00ec\u201d varie volte con altri giocatori, si \u201cinnamor\u00f2\u201d di altri mentre io soffrivo a causa della mia ossessione, incapace di avere un controllo su me stesso e sulla situazione. La mia fissazione per lui, assieme al suo disinteresse e il voler chiudere la faccenda prima possibile furono cos\u00ec tanto emotivamente pesanti che finimmo per danneggiarci a vicenda: il mio corpo e mente finirono al limite, e fui totalmente incapace di prepararmi per l\u2019ormai vicino esame di maturit\u00e0. Oltre a ci\u00f2 le discussioni e relazioni con i miei genitori raggiunsero il limite e crollarono. Lui fin\u00ec all\u2019ospedale dopo varie tentate autolesioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La relazione si chiuse cos\u00ec. Non perch\u00e9 uno di noi l\u2019aveva voluta terminare, ma perch\u00e9 eravamo cos\u00ec tanto mentalmente e fisicamente danneggiati che finimmo per allontanarci l\u2019uno dall\u2019altro, a causa dell\u2019esasperazione dataci a vicenda. Passai l\u2019esame di maturit\u00e0 a stento, apparentemente pronto ad approcciarmi al nuovo mondo dell\u2019universit\u00e0. Ancora mentalmente ferito, e con un obiettivo in cui avevo creduto con tutto il mio cuore -ora una bugia- riuscii a malapena a continuare i miei studi. Persino il mio migliore amico fece fatica a comunicare o parlare con me durante quel periodo e in parte anche negli anni successivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto quello che mi rimaneva erano i pezzi rotti della mia <em>forma mentis<\/em>, che trovarono immediatamente un rifugio in quel mondo virtuale che tanto amavo e apprezzavo, nel quale pensavo ancora di poter vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>E quindi, avviandomi verso l\u2019universit\u00e0, rinnegai il mondo reale e tutto ci\u00f2 che faceva parte di esso, compresi amici, famiglia, e me stesso.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Universit\u00e0, Traumi, Realt\u00e0<\/h2>\n\n\n\n<p>I miei primi anni all\u2019universit\u00e0 non furono migliori di quanto avessi gi\u00e0 sperimentato alle superiori. La prima scelta che dovetti fare fu quella del campo sul quale volevo approfondire e basare il mio futuro. Essendo uscito dalle superiori in uno stato pietoso (cos\u00ec pietoso che perfino i professori e compagni di scuola si erano gravemente preoccupati della mia salute fisica e mentale) e senza un vero e proprio obiettivo, non seppi propriamente rispondere a mio padre quando mi chiese se avessi deciso cosa fare davanti alla segreteria per le iscrizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Incapace di arrivare ad una decisione, mio padre e mia madre scelsero per me. Mi iscrissi all\u2019universit\u00e0 di Lingue Straniere per studiare inglese (nel quale ero molto versato anche grazie alla mia vita virtuale) e spagnolo. Sarei probabilmente potuto diventare un traduttore, mi diceva mia madre, e non sapevo che rispondere a quell\u2019affermazione. Mi adeguai, come al solito, e seguii le direttive dei miei.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia il primo anno di universit\u00e0 non frequentai alcuna lezione e diedi solamente un esame. Ero spaventato e smarrito dal nuovo ambiente e dalle nuove responsabilit\u00e0 cadutemi sulle spalle nel momento in cui avevo scelto di frequentare l\u2019universit\u00e0. Nei primi anni non feci alcuno sforzo nella ricerca di nuove amicizie, n\u00e9 cercai di concentrarmi particolarmente sugli studi. Tutto ci\u00f2 a cui pensavo durante lo svolgimento delle lezioni era di tornare a casa per essere finalmente in grado di giocare di nuovo a <em>Final Fantasy XIV<\/em>, e di scappare dalla mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni mesi dopo, essendomi gradualmente ripreso dalla perdita del mio primissimo amore, presi un approccio completamente diverso nel contesto socio-virtuale e mi lasciai completamente andare. Mi buttai nelle relazioni virtuali, cercai di conoscere il pi\u00f9 persone possibili, provando a soddisfare la mia costante necessit\u00e0 di essere felice, di ricercare un piacere perpetuo. Ci\u00f2 che non potevo avere nella realt\u00e0 era possibile nel mondo di <em>Final Fantasy XIV<\/em>. Ero attraente, perfetto, e volevo essere desiderato. Cambiai l\u2019aspetto del mio personaggio, lo resi pi\u00f9 bello, affascinante. Lo definii il mio ideale di bellezza, tanto che ne rimasi io stesso ammaliato. Era tutto ci\u00f2 che io potessi volere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, ignorando nuovamente la realt\u00e0, mi cimentai nell\u2019arte della seduzione online: cercai di annegarmi nell\u2019amor liquido virtuale, facendo ogni giorno gioco di ruolo e sexting (lo scrivere atti sessuali tra due persone che si soddisfano a vicenda, con focus i due personaggi che si sono creati), ricercando assiduamente quel piacere che era oramai principalmente, se non totalmente, sessuale nei confronti di altri individui. Mi sentivo in cima al mondo poich\u00e9 ero voluto da tutti, e questo desiderio da parte degli altri mi provocava scosse di piacere, di cui tanto avevo bisogno. Tutto ci\u00f2 era alternato dalla mia indifferenza nei confronti di con chi stavo parlando, e spesso terminavo le relazioni che avevo avuto senza curarmi di che pensasse l\u2019altro. L\u2019anonimato che mi nascondeva dietro allo schermo e la bellezza ideale che mi ero costruito mi avevano permesso di fare ci\u00f2 che non avrei mai potuto fare nella mia vita reale. Capisco ora che le mie azioni furono una ricerca, un tentativo di replica dell\u2019amore e felicit\u00e0 che tanto avevo sentito nel primo periodo in cui avevo giocato a <em>Final Fantasy XIV<\/em>, e che mi aveva permesso di fuggire da tutto e tutti, anche da me stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbi innumerevoli relazioni nella spanna di un anno. Alcune erano sveltine di qualche ora, altre tentate relazioni, che crollavano sempre per assenza di impegno da parte mia o da parte di entrambi. Lo feci talmente tanto che arrivai ad un punto in cui non sentii pi\u00f9 nulla. Non ero pi\u00f9 felice. L\u2019essere desiderato non mi donava pi\u00f9 piaceri di alcun tipo: mi sentivo solamente sporco. L\u2019aspetto sociale che tanto avevo cercato di sviluppare all\u2019interno del contesto virtuale era diventato scialbo e monotono. Mi ero affogato nella comunicazione sociale online e tutto quello che rimaneva era solitudine e dolore per mancanza di contatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in questo periodo, durante il distaccamento socio-virtuale, che mi concentrai in parte sull\u2019universit\u00e0. Realizzando che ci\u00f2 che avevo provato a replicare era qualcosa di inesistente ed effimero, provai a trovare un senso in ci\u00f2 che stavo facendo: diedi vari esami, mi concentrai su quelli di lingua inglese, e tralasciai lo spagnolo, completamente demotivato dallo studiarlo. Attraverso tutto questo continuai ad incontrarmi e avere un profondo rapporto d\u2019amicizia con il mio miglior amico, ora trasferitosi in un\u2019universit\u00e0 lontana dalla mia, e ci incontravamo di volta in volta, parlando della nostra vita e di quello che facevamo. Le mie discussioni con lui si centravano sempre e solo attorno a <em>Final Fantasy XIV<\/em>, e dei risultati che avevo raggiunto negli ultimi periodi nel gioco, alternato dal mio lamentarmi di essere costantemente depresso e non avere obiettivi nella vita. Ad un certo punto persino lui fece molta fatica a capire in che stato fossi, ma non mi abbandon\u00f2 mai, indipendentemente da quanto male stessi e sarei stato negli anni a venire.<\/p>\n\n\n\n<p>Proseguendo in un percorso di focus assoluto sul mondo virtuale iniziai ad affezionarmi al mio personaggio in modo viscerale. Lo avevo completamente trasformato negli anni, reso qualcosa di ideale per i miei standard di bellezza, cominciando a reputarlo come qualcosa di incredibilmente \u201coriginale\u201d, e che apprezzavo enormemente per il suo aspetto. Questo approccio and\u00f2 a creare nei periodi successivi una costante ossessione nei confronti della mia creazione, che mi faceva correre a casa o saltare lezioni su lezioni pur di passare pi\u00f9 tempo davanti allo schermo. Il suo aspetto era l\u2019idealizzazione di ci\u00f2 che desideravo da un possibile compagno nella vita reale, e ne ero cos\u00ec infatuato che mi spingeva a giocare il pi\u00f9 possibile, per averlo sempre sotto i miei occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, avevo tutto ci\u00f2 che volevo in <em>Final Fantasy XIV:<\/em> una casa, un mondo tutto mio. Ero l\u2019eroe amato da tutto e tutti e c\u2019era sempre qualcosa da fare, senza una fine in vista. Questo, ovviamente, fino a quando il contenuto disponibile non cominci\u00f2 a finire. Stiamo pur sempre parlando di un videogioco, con contenuto che, sebbene aggiornato di mese in mese, prima o poi termina. Notando come stessi finendo tutto ci\u00f2 che c\u2019era da fare, decisi di spingermi agli estremi. Sebbene non avessi avuto mai interesse nel provare contenuto \u201chardcore\u201d (ossia estremamente difficile) all\u2019interno del gioco, mi cimentai in esso per una necessit\u00e0 di voler continuare a fare qualcosa -qualsiasi cosa- con quel personaggio che tanto amavo e avevo costruito.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi cimentai nel contenuto pi\u00f9 difficile del videogioco. Questo richiedeva un gruppo di 8 persone in comunicazione, e una conoscenza approfondita di meccaniche e numeri: ossia un livello estremo di expertise. E pur di fare qualcosa, pur di continuare a costruire quel mondo in cui oramai vivevo, ricercai gruppi di persone che volevano tentare l\u2019impresa, e ne entrai a far parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema con contenuti del genere, specialmente quando hai passato la tua vita chiuso in casa e sei cresciuto con una coscienza rivolta all\u2019individualismo, \u00e8 che prima o poi, all\u2019interno di questi gruppi, nascano dei litigi. Discussioni, relazioni e comportamenti che mettono il videogioco in secondo piano e l\u2019aspetto sociale in primo. Tutto ci\u00f2 che conta, a quel punto, \u00e8 l\u2019ansia causata dal voler mantenere il contesto sociale stabile e le ricompense che ti vengono date alla fine dell\u2019impresa. Passai anni a saltare di gruppo in gruppo, o perch\u00e9 questo andava sgretolandosi (in quanto in contesti del genere lo \u201csparire nell\u2019anonimato\u201d \u00e8 molto pi\u00f9 facile) o perch\u00e9 io stesso ero infelice della situazione in cui mi trovavo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono molte vicende accadute nella spanna di quei 4 anni in cui cambiai continuamente gruppo, e di cui non parler\u00f2 in questo racconto. Rapporti, amori, gelosia: quel periodo ne \u00e8 cos\u00ec pieno che 500 pagine non basterebbero per scendere nei particolari. \u00c8 in questo periodo che la mia ossessione per il perfezionismo, che gi\u00e0 avevo, si intensific\u00f2. Pi\u00f9 andavo avanti nella mia impresa, pi\u00f9 mi identificavo nel mio personaggio virtuale. Pi\u00f9 ottenevo risultati in quel mondo, meno volevo cimentarmi in quello reale, sempre pi\u00f9 concentrato nell\u2019avere tutto ci\u00f2 che era ottenibile nel minor tempo possibile, come se fosse una gara contro gli altri giocatori. Ogni qualvolta veniva rilasciato del contenuto nuovo ignoravo le mie responsabilit\u00e0 e passavo tutto il giorno a giocare, mettendo in secondo piano qualsiasi cosa avessi da fare nella vita reale durante quei giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Passai 3 anni interi ad inseguire i miei obiettivi, andando di gruppo in gruppo, abbandonandoli quando volevo (molto spesso facendomi odiare da tutti), o perch\u00e9 stizzito dall\u2019incapacit\u00e0 dei miei compagni di gruppo o perch\u00e9 intollerante nei loro confronti. Continuai questo approccio fino a quando non trovai questo specifico gruppo che mi inspirava molta fiducia. Erano individui veramente \u201chardcore\u201d, il meglio del meglio quando si arrivava ad avere a che fare con statistiche, numeri ed esecuzione di meccaniche di gioco. Tempo un paio di giorni, feci richiesta di entrare nel loro gruppo, e mi accettarono. Ne fui incredibilmente felice: finalmente sarei stato in grado di ottenere ci\u00f2 che volevo nel minor tempo possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio non notai nulla di strano all\u2019interno del \u201cparty\u201d di cui facevo parte: erano tutti individui eccellenti nel videogioco, e sapevano adeguarsi e coordinarsi con molta facilit\u00e0, il che rendeva il contenuto da completare semplice da eseguire. Erano tutte persone pi\u00f9 grandi di me, e questo mi diede un indiretto senso di rispetto verso tutti loro. Ero cresciuto dando molta considerazione verso tutte le persone pi\u00f9 grandi di me (un riguardo verso gli anziani insegnatomi dai miei), e fu lo stesso con questo gruppo di giocatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cosa che notai immediatamente e che mi dava relativamente fastidio, specialmente nelle sessioni successive a quelle iniziali, era il leader: ogni volta che qualcuno di noi falliva nell\u2019esecuzione di meccaniche di gioco, automaticamente il leader gli puntava il dito contro e ne criticava le abilit\u00e0. A quel tempo non me ne feci un problema, anzi: fu una spinta in pi\u00f9 nei miei confronti per essere \u201cperfetto\u201d, e una necessit\u00e0 di non fallire mai per non essere insultato, o deriso delle mie abilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto and\u00f2 relativamente liscio fino ad uno specifico aggiornamento che inseriva all\u2019interno del videogioco del nuovo contenuto \u201chardcore\u201d, il pi\u00f9 difficile rilasciato fino ad allora. Devo ammettere che sono restio dallo scrivere riguardo a questi eventi: ancora sono presenti e vividi nella mia testa, e mi hanno ferito pi\u00f9 di qualsiasi altra cosa che abbia raccontato in questo testo, tanto che tutt\u2019oggi ne risento degli effetti. Tuttavia, per il mio stesso bene, e proprio perch\u00e9 voglio che le persone sappino ci\u00f2 che \u00e8 successo, ne parler\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo fu il periodo pi\u00f9 terrificante di tutta la mia vita. A questo punto mi identificavo nel mio personaggio e avevo massicce manie di perfezionismo in un videogioco dove completare tutto \u00e8 impossibile. Iniziai questo nuovo contenuto con il mio nuovo gruppo, e di l\u00ec a poco la situazione degener\u00f2 completamente. Il leader cominci\u00f2 a prendermi di mira poich\u00e9 facevo enorme fatica a comunicare, a causa della barriera della lingua (la lingua usata per comunicare era l\u2019inglese) e delle nuove meccaniche da eseguire. Nei 3 mesi in cui ci cimentammo in quel nuovo contenuto si cre\u00f2 una tensione che non riesco a descrivere. Nove, se non pi\u00f9 ore a settimana erano usate per ripetere delle azioni che venivano costantemente criticate e insultate da una persona a cui davo un enorme rispetto. Il leader faceva innumerevoli critiche verso chiunque, con una predilezione nei miei confronti, perch\u00e9 ero \u201cquello nuovo che non sapeva cosa stava facendo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciai ad essere terrorizzato ogni volta che dovevo presentarmi per queste sessioni insieme. Un genuino terrore che ogni volta mi provocava grave tachicardia e ansia un\u2019ora prima di iniziare. Fu una vera e propria tortura psicologica. Il nostro leader di gruppo aveva orribili fitte di rabbia e insultava tutti per ogni singolo errore che facevano. I miei istinti mi dissero di scappare, andarmene da quell\u2019orribile gruppo dal quale non avevo avuto altro che ansia e stress, ma il mio perfezionismo mi blocc\u00f2: queste erano persone veramente brave nel videogioco, molto pi\u00f9 veloci di chiunque altro, e sarei stato uno sciocco ad abbandonarli quando erano cos\u00ec competenti nel raggiungere risultati.<\/p>\n\n\n\n<p>E quindi ne continuai a far parte. In mezzo a situazioni indescrivibili e al limite della ragione, nel quale un singolo errore risultava in insulti pesanti e minacce, la mia autostima, assieme alla mia psiche, crollarono completamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Diventai un guscio vuoto. Ero spaventato di letteralmente tutto ci\u00f2 che mi era attorno e a questo punto la mia vita reale era inesistente. Era presente solo il costante terrore di avere a che fare con altre persone. Mi sentivo completamente inutile e non mi reputavo in grado di fare assolutamente nulla. L\u2019incessante mania di perfezionismo mi incollava a questo gruppo e pensavo che &#8211; siccome non mi ritenevo pi\u00f9 un essere vivente &#8211; almeno il mio personaggio sarebbe potuto diventare ci\u00f2 che non ero, ed essere l\u2019eroe di quel mondo. Essere parte di lui, in quel momento, non sembrava cos\u00ec male. Avevo il terrore di frequentare il gruppo nel quale stavo avendo un pesante caso di cyberbullismo, ma ne avevo anche un\u2019ossessiva necessit\u00e0, per rimanere perfetto in quel mondo, cos\u00ec che il personaggio che tanto amavo fosse felice.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un trauma pesante e intenso, e dur\u00f2 per mesi. Ebbi un completo distacco emozionale da tutto ci\u00f2 che mi circondava. Il mondo virtuale che prima avevo visto come un paradiso era diventato vuoto, un insieme di numeri e statistiche, di pixel e colori che non mi dava pi\u00f9 soddisfazione alcuna. La realt\u00e0 e la mia vita si intorpidirono davanti ai miei occhi. Mollai tutto ci\u00f2 che aveva a che fare con l\u2019universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto il suicidio sembr\u00f2 la via migliore. Tutto ci\u00f2 che mi sentivo di essere in quel momento era un verme. Un verme eternamente intimorito tutti i giorni della sua vita, terrorizzato dalla possibilit\u00e0 di essere insultato e criticato in ogni momento, spaventato da qualsiasi cosa che portasse un cambiamento all\u2019interno della sua vita. Mi bruciai completamente su questo gruppo: tutta la volont\u00e0 che avevo avuto gli anni prima venne a mancare. Ero completamente esasperato e drenato dalle persone a cui avevo dato tutto, assieme al mio rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il videogioco ebbe un ulteriore aggiornamento, e il mio gruppo si prepar\u00f2 per cimentarsi in altro contenuto \u201chardcore\u201d, scoppiai all\u2019aspettativa di dover soffrire nuovamente. Il pensare di dover ritrovarmi in situazioni che mi avevano completamente distrutto mi fece rabbrividire. Ebbi un attacco di panico, e li abbandonai seduta stante. Tuttavia, essendo ancora ossessionato dall\u2019essere perfetto, cercai un altro gruppo piuttosto che rinunciare a ci\u00f2 che stavo facendo. Rinunciare, secondo la mia mentalit\u00e0 di allora, non era un opzione che potevo permettermi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perfezionismo e ricerca d\u2019aiuto<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019abbandonare il \u201cparty\u201d di cui avevo fatto parte per un anno intero e sul quale avevo basato la mia vita mi disorient\u00f2 completamente. Quel gruppo era stato il mio mondo, basato su paure, timori e ansie di ogni tipo, e ora ne ero libero. Per quanto, tuttavia, questa vicenda fosse stata uno dei pi\u00f9 grossi traumi della mia vita, sicuramente non era l\u2019unico problema con cui avessi a che fare. Il mio perfezionismo ossessivo compulsivo era pi\u00f9 presente che mai, sommato alla mia identificazione e amore costante con il mio personaggio virtuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non rinunciai a <em>Final Fantasy XIV<\/em>, e molto presto mi ritrovai in un altro gruppo, portandomi dietro i danni post-traumatici della mia ultima esperienza. Mi ritrovai con dolori e ansia acuta poco prima di sessioni nel quale dovevo presentarmi e comunicare con i miei nuovi compagni di gruppo. Per quanto cercai di relazionarmi, o anche solo di entrare a far parte di un nuovo gruppo, venni sempre orribilmente bloccato dalle mie stesse aspettative e timori, con la paura incessante che le persone con cui avevo a che fare desideravano una qualche competenza che io, sicuramente, non possedevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Passai quindi l\u2019ultimo anno di universit\u00e0 a lingue straniere in uno stato di ansia, insoddisfazione e vuotezza. Ripiegai il mio ego e i miei desideri all\u2019interno di quel personaggio che avevo costruito negli anni, e che doveva essere perfetto: dovevo mostrare a tutti che ero il migliore in quella realt\u00e0, e che anche io valevo qualcosa. Pi\u00f9 passava il tempo, pi\u00f9 mi innamoravo di ci\u00f2 che avevo costruito con tanta cura: quell\u2019io virtuale era l\u2019unico pilastro rimasto in una realt\u00e0 senza senso e mi donava un qualche tipo di speranza. Sebbene non riuscissi pi\u00f9 ad attaccarmi emotivamente al videogioco, persistevo comunque nel continuare a sostenere quel pilastro. Senza di esso, molto probabilmente, non sarei qui oggi a scrivere. Per quanto altamente nocivo come rapporto, l\u2019attaccamento al mio personaggio virtuale mi permise, in un qualche modo, di andare avanti sebbene non volessi pi\u00f9 vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in un giorno qualsiasi che, fuori dal nulla, decisi di fissare un appuntamento con uno psicologo. Ancora non so perch\u00e9 lo feci. Avevo gi\u00e0 provato ad andare da uno terapista durante i miei anni alle superiori, e la situazione non era che peggiorata. Probabilmente, devo dedurre, fu una mia richiesta indiretta di aiuto, un voler parlare a qualcuno di quel garbuglio che era la mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Le visite dallo psicologo iniziarono lente, ma diventarono gradualmente terapeutiche. Potevo finalmente esprimermi con qualcuno riguardo a tutti quei problemi che mai avevo messo in parola. In poche sessioni vomitai fuori tutto ci\u00f2 che avevo tenuto segreto: feci esplodere tutti quei problemi che avevo avuto in 8 lunghi anni con ogni singolo dettaglio, e fui in grado di rifletterci. A poco a poco, con il passare dei mesi, sentii la mia sensibilit\u00e0 lentamente ritornare. Per quanto sia semplice scriverlo, riuscii a piangere di nuovo. Realizzai, dopo il dovuto tempo, di avere una profonda dipendenza videoludica, e lentamente tutti i problemi che non ero riuscito ad identificare scaturirono fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>Il recupero inizi\u00f2 dal rapporto con i miei genitori: con vari incontri e riflessioni, fui finalmente capace di parlare con i miei pi\u00f9 apertamente. E, dopo anni di incertezza, una singola domanda dal passato mi fece realizzare cos\u2019era che volevo veramente dalla vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe cosa voglio fare da grande?\u201d. Quella domanda, che mi era stata gi\u00e0 fatta tanto tempo addietro, ora ritornava, e mi donava una risposta. Con molti sforzi e difficolt\u00e0 cambiai quindi universit\u00e0, e mi iscrissi di mia volont\u00e0 a psicologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciai a costruirmi qualcosa nel mondo reale. Tuttavia, sebbene stessi facendo passi da gigante per rimettermi, il mio attaccamento al videogioco rimaneva, e rimane tutt\u2019ora. Il mio focus ossessivo compulsivo alle ricompense e al mio personaggio erano ancora forti: vi avevo basato tutta la mia vita, dopotutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro terribile trauma che dovetti superare, fu un \u201cfurto d\u2019identit\u00e0\u201d virtuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Essendomi cos\u00ec tanto ossessionato sul mio personaggio e per cos\u00ec tanto tempo, lo ritenevo <em>unico.<\/em> Era me, e nessun altro. Nel momento in cui un altro giocatore ne copi\u00f2 l\u2019aspetto e cominci\u00f2 ad utilizzarlo come suo ebbi uno degli choc pi\u00f9 grande di quegli anni. Fu come se avesse \u201crubato\u201d tutto ci\u00f2 che avevo costruito nella mia testa, l\u2019unicit\u00e0 su cui tanto mi ero fondato per restare in piedi, e che mi rendeva chi ero allora. Il fatto che non potessi fare nulla a riguardo, in quanto chiunque pu\u00f2 essere ci\u00f2 che vuole in un MMO, mi fece soffrire enormemente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbi pesantissimi attacchi d\u2019ansia e di panico, giorno dopo giorno, per mesi. Il mio cervello faceva fatica a distaccare ci\u00f2 a cui tanto si era legato per tutti questi anni, e che era stata un\u2019ancora di salvezza per la mia sanit\u00e0 mentale. Ne parlavo con lo psicologo in tutte le occasioni possibili, cercavo di rifletterci e di applicare i miei studi di psicologia e pedagogia per elaborarlo. Era cos\u00ec dannatamente difficile distaccarsi dal mio personaggio, poich\u00e9 lo avevo amato cos\u00ec tanto, per cos\u00ec tanto tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, un giorno come gli altri, dopo molta fatica e riflessione, riuscii a darmi una risposta. Capii, infine, cosa il mio personaggio virtuale rappresentasse, e ne parlai con lo psicologo. Ci\u00f2 che avevo costruito nella realt\u00e0 virtuale era un mix di idealismo: ci\u00f2 che non ero, e ci\u00f2 che desideravo. Il mio personaggio doveva essere perfetto: se nella realt\u00e0 mi identificavo come nessuno, in quel mondo ero finalmente qualcuno e potevo esserne il migliore. Il mio personaggio doveva essere affascinante e bellissimo, doveva avere una personalit\u00e0 ideale. In vita ero solo, mi sentivo perso, disorientato e mi mancava qualcuno da amare e che mi amasse in ritorno. Tutti questi desideri si erano rimescolati in una manifestazione virtuale, che era il culmine dei miei desideri reconditi e indiretti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel momento in cui definii il problema e le cause, iniziai un distaccamento progressivo. Era pi\u00f9 facile non pensarci e trovare un momento di calma nella tempesta dei miei pensieri. Dopo un anno, riuscii a far diventare quel personaggio qualcosa di diverso, dal quale potevo finalmente differenziarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 passato molto tempo da quando ho deciso di salvarmi, cambiare il mio approccio al mondo online e finalmente costruirmi un pilastro che mi sostiene nella vita reale. Mi vedo ancora con uno psicologo, e lavoro incessantemente sui molteplici problemi che mi porto dietro, dopo tutti questi anni. La mia dipendenza non \u00e8 svanita: \u00e8 ancora l\u00ec, sotto varie forme di abitudini, ossessioni e pattern. Per quanto abbia imparato a gestirla e a controllarmi nelle mie tentazioni, \u00e8 sempre presente, in ogni istante. Ho molto spesso ricadute, momenti di depressione molto pesanti, e a volte mi chiedo se vale la pena di vivere la mia vita. La paura e imbarazzo sociale non se ne sono mai andati, sono ferite che rimangono, e che cerco di gestire e affrontare in ogni modo possibile. A volte il virtuale offre un nascondiglio che non posso rifiutare. Mi permette di esprimermi come voglio, di essere un eroe, di avere qualcosa di speciale in una vita che non ritengo speciale in questo momento. Non importa chi sia, o quali problemi abbia, in<em> Final Fantasy XIV <\/em>sono libero da tanti pregiudizi e strutture mentali, sia mie che altrui. Tuttavia, per quanto incantevole sia, e per quanto un rifugio pieno di bellezza, \u00e8 effimero. La perfezione e idealismo non sono parte del mondo reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, per quanto depresso sia, per quanto mi senta male e abbia paura del mondo, e mi rifugi a volte in quel virtuale che tempo fa mi aveva fatto sentire tanto felice e soddisfatto, ritengo che vivere e non fuggire davanti alle difficolt\u00e0 dell\u2019essere e del mondo sia molto pi\u00f9 importante del nascondersi, e pretendere che tutto vada bene cos\u00ec com\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Non trover\u00f2 la mia felicit\u00e0 e soddisfazione nell\u2019identificarmi in un mondo virtuale, del quale non faccio parte. Per quanto sia difficile, mi spinger\u00f2 a migliorare la mia psiche e la mia vita reale, per essere veramente felice di ci\u00f2 che sono, un giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da Alessandro Marchetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa vuoi fare da grande? Ricordo ancora vividamente quel pomeriggio inoltrato di inizio maggio, 8 anni fa. 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