{"id":5017,"date":"2025-03-18T12:16:01","date_gmt":"2025-03-18T11:16:01","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5017"},"modified":"2025-03-18T12:16:03","modified_gmt":"2025-03-18T11:16:03","slug":"sabbie-mobili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=5017","title":{"rendered":"Sabbie mobili"},"content":{"rendered":"\n<p>Questa \u00e8 la storia che non racconta nessuno. Di solito si sentono le esperienze di chi ha vissuto la ludopatia, raccontate dai protagonisti nei dettagli scabrosi della dipendenza e poi completate dal grande slancio di volont\u00e0 con cui se ne sono tirati fuori. Non mi fraintendete, quelle piacciono anche a me. Sono belle le storie a lieto fine. Regalano positivit\u00e0 e fiducia a chi sta lottando contro lo stesso demone, permettono agli altri di immedesimarsi e di scoprire che il loro baratro non \u00e8 senza fondo, che esiste davvero una via d\u2019uscita dalla ludopatia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono importanti, per motivi opposti, anche le confessioni di chi non ce la fa a staccarsi, magari ha provato ma torna sempre al calduccio di una sala slot, un tepore finto come l\u2019intero ambiente, fatto di sorrisi, solidariet\u00e0 e talvolta amicizia, da parte di chi condivide la stessa malattia. \u00c8 una finzione, un inganno. Lo sanno anche i ludopatici, ma per loro \u00e8 tutto quel che c\u2019\u00e8, tutto ci\u00f2 che conta davvero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono fondamentali le testimonianze coraggiose e vili al tempo stesso di chi non ha avuto la forza o, pi\u00f9 probabilmente, lo stesso aiuto di chi \u00e8 uscito dalla dipendenza. In questi racconti, ci sono giocatori che sono tornati alla penombra ovattata e rassicurante delle sale, dove nessuno vuole davvero vedere l\u2019altro, riconoscervi l\u2019assurda speranza che sa bene essere stampata sul suo volto. Per questo le luci sono basse e non ci sono specchi, nessuno vuole vedere in faccia il mostro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma anche queste storie escono sempre allo scoperto. Forse meno di quelle positive, ma si sentono. Io ve ne racconto un\u2019altra, se avete tempo, di quelle tenute ben nascoste sotto un tappeto di orgoglio malato: la fantastica storia della moglie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Parla di cose che non si raccontano molto in giro, dei riflessi che la ludopatia irradia sulla vita delle famiglie o degli amici, degli effetti devastanti su tutte le relazioni del giocatore, su coloro che sopravvivono in precario equilibrio sulla dipendenza altrui. \u00c8 anche normale che non se ne parli poi molto, in un certo senso: noi siamo attori non protagonisti del dramma, siamo solo una sorta di danno collaterale. Restiamo fuori dai radar e solo qualche psicologo arriva ad ascoltare la nostra voce. Non che ci dia fastidio, sia chiaro. A molti di noi piace cos\u00ec, che non sia rivelata al mondo la nostra vergogna per esserci fatti fregare da milioni di bugie e promesse. Preferiamo trastullarci da soli con il senso di colpa per non aver saputo porre un limite, per non aver visto cosa stava succedendo. O per aver finto di non vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ve la racconto io, che ho visto tutto. Cazzo, ho visto tutto e ho capito tutto ma ho creduto per tanto tempo di essere al primo posto nella testa di Francesco, che la nostra famiglia venisse prima di tutto il mondo nel suo cuore. Prendo con voi consapevolezza della mia stupidit\u00e0, ammetto pubblicamente di essere una patetica ingenua, fosse mai che mi leggesse un\u2019altra moglie o un altro marito. Se esiste, l\u2019unico modo per redimere un fallimento tanto doloroso \u00e8 proprio evitarlo a qualcun altro e io ve lo voglio raccontare, voglio aprirvi gli occhi su un fatto ineluttabile. Non ci siamo mai noi al primo posto nella graduatoria di un ludopatico, la sua mente e il suo cuore non sono pi\u00f9 nostri. Siamo un optional casuale alla sua tragedia, per lui poco pi\u00f9 di un fastidio necessario, un salvagente momentaneo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>A guardarli da fuori, come sfogliando un album, sono bellissimi insieme. Angela e Francesco vivono l\u2019Amore con la maiuscola; fidanzati da ragazzini, matrimonio in bianco e glicini fioriti, una vita tranquilla di gente che lavora ma a cui non manca nulla. Sono sempre vicini ma non appiccicosi, ognuno con le sue passioni esclusive, senza interferenze. Fanno insieme le cose che hanno voglia di fare insieme, da soli quelle che all\u2019altro non interessano. Angela ha la pallavolo e lui le slot machine.<\/p>\n\n\n\n<p>Angela non si trova niente di intrigante nelle \u201cmacchinette\u201d, come Francesco le chiama affettuosamente. Ama anche lei i giochi e non le d\u00e0 pensiero puntare dei soldi in un torneo di scopone, ogni tanto; adora il brivido del rischio, come tutti, e il sapore della vittoria, ma solo se \u00e8 figlia della sua intelligenza e capacit\u00e0, se dipende almeno in parte dal suo intuito o dalla memoria. Se vince, vuole che sia merito suo, al destino non crede proprio. Non si \u00e8 mai bevuta la storia della famosa mano buona, del fato benevolo che mette le ciliegie o i sette dorati tutti in fila proprio per chi lo merita, perch\u00e9 quello \u00e8 il suo momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui invece si abbandona con passiva rassegnazione al caso e ci vede quasi una forma di riscatto e di equit\u00e0; \u00e8 sempre convinto che oggi sia la giornata della svolta, quella della grande vincita che lo ripaghi di tante fatiche. Conta da quanti giorni \u201cla bastarda non paga\u201d e se lo sente dentro, \u00e8 la sera giusta, deve solo tirare un\u2019altra volta la leva, trattenerla un attimo insieme al suo stesso respiro e poi rilasciarla. Sente dei brividi quasi sessuali mentre aspetta che le rotazioni finiscano, gli si alzano i peletti sulla nuca e resta sospeso in una realt\u00e0 parallela in cui vengono proiettate a maxi schermo le immagini del suo trionfo. \u201c\u00c8 una droga, amore \u2013 dice con una scrollata di spalle, di fronte all\u2019ennesima combinazione sbagliata. \u2013 Quasi quanto te.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Tecnica infallibile, questa di spostare l\u2019attenzione su Angela e sul loro grande amore che tutto sconfigge, un\u2019arma di distrazione potentissima. A ogni nuova sconfitta, Francesco lo sa, seguiranno tutte quelle domande retoriche e odiose su quanti soldi ha messo, quanti soldi ha perso, come ama sottolineare sua moglie, calcando sul verbo. Poi partir\u00e0 con le altre frasi, sempre quelle: non \u00e8 ora di mollare quella stupida leva, ci divertiamo in un altro modo, dai che torniamo a casa. Francesco sente ma non ascolta, conosce tutta la trafila e sopporta stoicamente, senza contraddire. Poi le dice due paroline dolci, la mette sul tetto del mondo. E funziona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Funziona davvero bene e per anni la passa liscia. Lei \u00e8 felice e rassicurata. Errore ingenuo e fatale. Verrebbe da scuoterla, mostrarle cosa le sfugge, costringerla a dar retta alla vocina minuscola in fondo al cervello, quella che urla in mezzo al traffico e alla confusione, che dice scappa, muoviti, corri! E invece Angela guarda il suo grande amore con pena sincera, lo stringe a s\u00e9 e lo consola. Addirittura gli dice, un paio di volte particolarmente difficili, che si rifar\u00e0 la volta successiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arriver\u00e0 a sentirle rimbombare nella testa, quelle parole, alcuni anni pi\u00f9 tardi. Torneranno a rincorrerla negli incubi, molti mesi dopo essersi messa in salvo. La tortureranno con i denti rotti della colpa, che gode nel riportarla proprio a quei momenti maledetti. Ma questo succeder\u00e0 dopo. Ora qui c\u2019\u00e8 solo una ragazza innamorata che dice qualcosa come \u201cdai su, Francy, ti rifai alla prossima vedrai!\u201d e non si rende conto di quale peso e significato ci siano in quelle parole. Circoscrivono e in qualche modo condannano Francesco alla sua dipendenza, sembrano inchiodarlo a cercare una salvezza proprio nella sua stessa droga, come se quella fosse l\u2019unica via. Angela non lo sa ancora, ma la sua frase leggera, una forma di facile conforto, suona gi\u00e0 come una sentenza a vita, per entrambi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra protagonista non ha grandi preoccupazioni nella vita, ha un lavoro che le piace e le d\u00e0 una buona tranquillit\u00e0 economica, le permette di viaggiare e togliersi qualche voglia. Anche Francesco lavora tanto, si occupa di costruzioni edili, un lavoro faticoso, pesante e usurante. La stanchezza a fine giornata sembra dichiarare al mondo il suo diritto a una innocente scappatoia in un luogo tutto suo, nella penombra di una sala slot. Passa la serata con un bicchiere di birra in una mano e nell\u2019altra il secchiello per raccogliere le puntate, o meglio le vincite, come le chiama lui. A volte \u00e8 talmento stordito e alienato dalla realt\u00e0 che si ritrova ad appoggiare le labbra sul contenitore sbagliato, gli occhi fissi sullo schermo che riflette un tono di blu sulla sua pelle e circoletti di luce nelle pupille.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina Angela riceve una telefonata in ufficio, \u00e8 suo padre. Pap\u00e0 sta parlando di un conto corrente, del conto corrente di Angela, cio\u00e8 del conto corrente dei ragazzi, da quando sono sposati. Lei fatica a comprendere le parole, guarda la cornetta da cui escono vibrazioni incomprensibili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCi sono stati prelievi importanti e sono ripetitivi. Non \u00e8 che avete cominciato a drogarvi, vero? Sono i prelievi dei cocainomani, duecento euro al giorno, ogni giorno. Me l\u2019ha detto il Franco, che lo sa da un parente ex tossico. Cosa succede bambina?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Angela si lascia travolgere dallo sproloquio, pensa all\u2019ultima canna che si sono fatti lei e Francesco, tipo un mese prima in una scampagnata con tutta la banda degli amici di sempre. Ma no dai, quell\u2019hashish non l\u2019hanno neanche pagato, era un giro offerto, forse da Salvo. Ma quale droga, pensa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa figurati, papi \u2013 riesce a dire appena lui riprende fiato \u2013 non siamo drogati, ma cosa ti viene in mente&#8230;\u201d. E nel frattempo la sua testa fa un doppio carpiato in avanti, quoziente di difficolt\u00e0 la sua stessa vita: lo vede con quegli occhioni tristi, il capo chino, mentre ammette candidamente che \u201c\u00e8 come una droga\u201d. Per di pi\u00f9 legale, perfettamente legale, sussurra il diavoletto dietro il suo orecchio sinistro&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tranquillizza suo padre con una fila di parole su spese impreviste, piccole cose per la casa nuova, dice di essere a conoscenza dei prelievi, che \u00e8 una cosa temporanea, si risolve. Dice una montagna di cazzate e ci resta sepolta sotto, ormai assolutamente convinta lei per prima di quel che esce dalla sua bocca. Non \u00e8 un problema finch\u00e9 non causa problemi \u2013 cos\u00ec diceva sua nonna delle piccole disavventure della vita. Angela si aggrappa alla certezza che va tutto bene. Che lei pu\u00f2 risolvere tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A ripensarci ora mi viene da prenderla in braccio, la me ragazza, stringerla forte e dirle che la sua fiducia nel mondo, il suo ottimismo sono regali molto costosi, si pagano in modi impensabili. Non riesco a insultarla, a odiarla. Nemmeno adesso che, dopo anni di sacrifici, rinunce e battaglie, sono finalmente fuori dal tritacarne in cui mi ha messa. Ora posso guardare con un telescopio la rabbia e l\u2019impotenza di quei giorni, le lacrime ingoiate sotto la doccia a confondersi con lo shampoo. E no, non me la sento di sparare a zero sull\u2019innocenza di quella donnina, anche se quella sua ingenuit\u00e0 \u00e8 costata cos\u00ec tanta sofferenza. Le voglio bene perch\u00e9 sono io e perch\u00e9 non sarei la vecchia acida di adesso se non fossi stata prima quella ragazza che credeva di poter salvare il mondo . O anche solo un singolo uomo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Angela crede nelle persone e nelle seconde possibilit\u00e0. Quella sera stessa parla con Francesco, chiedendogli conto dei prelievi. Sono davvero molti soldi, ora che ha controllato e fatto le somme come una scolaretta. Lui sembra trafitto da una coltellata, la sua faccia \u00e8 una tripla O di occhi e bocca terrorizzati. Recupera presto il suo proverbiale distacco e dice che ha prelevato sempre le solite somme, per la spesa e poco altro. Forse giusto una volta in pi\u00f9 perch\u00e9 era fuori a cena con gli amici ma c\u2019\u00e8 sicuramente un errore se sono spariti soldi. Non si legge malizia nel suo sguardo, \u00e8 evidente che non ha alcuna percezione della profondit\u00e0 del baratro in cui ha gettato entrambi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono 3.780 euro solo questo mese, amore. Siamo andati in rosso.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Angela scandisce la cifra lentamente, ogni numero scava pi\u00f9 a fondo nella sicurezza di suo marito. Francesco non urla e non piange, ma il rumore che esce dalla sua bocca \u00e8 anche pi\u00f9 spaventoso, sembra il latrato di un animale ferito, forse moribondo. Abbassa lo sguardo a terra e stringe i pugni contro le tempie, dando colpi sempre pi\u00f9 forti, ognuno accompagnato da quell\u2019uggiolio senza speranza, di cane investito da un\u2019auto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono un idiota. Ho rovinato tutto. Sono un coglione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDimmi qualcosa che non so, dimmi cosa \u00e8 successo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo messo solo un deca, ma dieci euro spariscono subito. Nel frattempo quello accanto stava raccontando della sua vincita, di come ha comprato un regalo alla fidanzata. E allora, ho cambiato altri dieci euro e poi ne ho prelevati cento. Credimi, era davvero la sera giusta, la bambina mi mandava segnali di vincita sicura, si prendeva gioco di me ma stava per lasciarsi andare. Sembrava pronta a darmi il meritato premio e all\u2019ultimo niente, sta stronza.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Angela in quel momento vede la sua faccia quando rientra dalle serate, istupidito dal brusio continuo della sala, le pupille dilatate dal buio della notte che \u00e8 scesa senza che la vedesse, chiuso nella stanza senza finestre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSai come vanno queste cose, no? &#8211; proseegue Francesco &#8211; Un attimo prima sto salutando tutti per venire a casa, poi decido di farmi l\u2019ultimo giro, sento tintinnare le poche monete rimaste. \u00c8 in quel momento che me la sento dentro, una certezza fisica che \u00e8 la volta buona. Non pu\u00f2 essere che perdo l\u2019attimo perch\u00e9 sono senza soldi, ti pare? Due ore dopo arrivo sotto il portone di casa, mi hanno chiesto di andar via perch\u00e9 disturbavo gli altri, elemosinavo l\u2019ultimo gettone\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Versioni simili, frasi pi\u00f9 o meno struggenti o disperate. Ma la risposta \u00e8 sempre su questi temi, scuse a cui Angela pian piano si abitua. Cos\u00ec come diventa routine la fase di tranquillit\u00e0 che segue ogni crisi, con le spese tutte annotate nel diario, per cercare di recuperare le somme perse e mantenere in equilibrio le finanze familiari. Francesco \u00e8 collaborativo, dimostra di poter controllare il problema, nasconde la smania di tornare nel girone dei suoi dannati con piccole sorprese, cene fuori e allegria spesso indotta dall\u2019alcol.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma tirano avanti tra alti e bassi, come tutti, ma \u00e8 una bella vita, anche se costellata da periodi bui, in cui ancora spariscono soldi e sembra quasi di sentirne il rumore metallico mentre rimbalzano nella pancia della slot machine. Ci sono anche grandi felicit\u00e0, tra cui l\u2019arrivo di una bambina a scompigliare le carte. Angela crede davvero che una cucciolotta che reclama attenzioni e cure continue possa dare alla famiglia la serenit\u00e0 che stenta a trovare, che possa riportare la testa del suo uomo lontano dalle maledette ciliegie del bar. E invece finisce per accadere proprio il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ero bambina, ogni pomeriggio guardavo gli episodi di Tarzan con Weissmuller e le scenografie cartonate che potevano ingannare giusto me. Uno dei pericoli in cui cadevano spesso i protagonisti erano le sabbie mobili, quello scherzo della natura per cui appoggi il piede in un luogo apparentemente sicuro e il suolo lo inghiotte. A quel punto Tarzan arrivava volando tra i rami, lanciava una liana al malcapitato e gli raccomandava di non muoversi, di lasciarsi trascinare fuori. Muoversi significava affondare pi\u00f9 velocemente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per tanto tempo ho voluto credere che il problema di Francesco fosse circoscritto, una specie di vizio un po\u2019 costoso ma controllabile. Obbedivo a Tarzan, al suo \u201cstai fermo\u201d e sono rimasta immobile, sprofondando un millimetro per volta, al punto che qualsiasi movimento ormai sarebbe stato impossibile. Non mi sono resa conto che nessuno sarebbe corso ad aiutarmi e che ormai ero intrappolata, non riuscivo pi\u00f9 a muovermi. C\u2019\u00e8 stato un momento terribile in cui ho realizzato che era troppo tardi, qualsiasi cosa avessi voluto fare in quel momento, non avrebbe avuto pi\u00f9 alcun effetto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ripensandoci ora, credo che qualche corda di salvataggio ci fosse, intorno a me. Ma debole di un orgoglio che adesso mi costa poco definire idiota ma allora mi rincretiniva, nascondevo a tutti la portata del problema. Sorridevo gioiosa dalle mie sabbie mobili, rassicuravo gli altri che era tutto a posto mentre il gorgo mi stringeva i polmoni. Nessuno doveva sapere della mia vergogna, del mio fallimento. Coprivo tutte le sue cavolate, raccontavo bugie come un tossico. Le raccontavo a tutti, tranne che a me stessa. Anche nel peggiore dei momenti, sapevo di non essere io il problema, sapevo che potevo salvarmi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>La sera in cui si spezza l\u2019incantesimo viene d\u2019estate, con tanto di cicale impazzite. La piccola sta mettendo i primi denti, \u00e8 fastidiosa e Angela chiede a Francesco di tornare presto. Non glielo dice, mentre chiacchierano al telefono, ma in un momento terribile di quel pomeriggio ha avuto un incubo talmente reale da lasciarla tremante. Sbatteva la bambina contro il muro, una o pi\u00f9 volte, fino a vedere una macchia scura colorare la parete. Si \u00e8 svegliata di soprassalto con la piccola pacificamente addormentata sulla pancia, quelle palpebre trasparenti che ti lasciano entrare nei suoi sogni. Ha allungato lo sguardo verso la parete dell\u2019incubo e ha visto il sorriso di suo marito, adorabile e beffardo. Con un brivido in qualche posto davvero in fondo, Angela si \u00e8 resa conto di essere al limite.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Alle nove lui non \u00e8 ancora a casa e Angela, ancora scossa dal sogno, chiama prima i colleghi di Francesco, poi i suoi amici, perfino il solito bar. Non \u00e8 da nessuna parte, nessuno sa dove sia. Partono diversi amici a cercarlo, qualcuno sussurra che magari sia caduto con la Vespa, setacciano le colline, immaginano quale strada possa aver preso. Passano ore terribili, senza alcuna novit\u00e0. Ogni volta che suona il telefono, Angela ha uno scatto di adrenalina, che dura solo il tempo di ascoltare l\u2019interlocutore e l\u2019esito ancora una volta negativo delle ricerche.<\/p>\n\n\n\n<p>Piange seduta in terra. La bambina gioca con un sonaglino accanto a lei. Francesco \u00e8 morto, pensa ossessivamente, \u00e8 morto \u00e8 morto \u00e8 morto. Ci sono tante emozioni a travolgerla e tra rabbia, dolore e disperazione, ne riconosce una pericolosa e terribile: speranza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>So a cosa state pensando, vi chiedete ma che razza di persona pu\u00f2 fare un pensiero del genere? Dai su, sparate sulla vittima, non mi fa pi\u00f9 paura niente di quel che potreste dire. Non sarebbero insulti diversi da quelli che ho riservato a me stessa per tanti anni, su cui ho lavorato per riprendermi la mia vita e un equilibrio. Mi sono perdonata, ora, quasi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Angela continua a piangere seduta sulle piastrelle, dondola la piccola Sara cantando una nenia inventata sul momento, senza senso come tutta la giornata. Come tutti quegli anni che le passano davanti, proiettati sulla finestrella del forno. Ripensa a qualche mese prima, alla faccia di lui mentre gli toglieva il bancomat, mentre glielo tagliava davanti agli occhi, urlando maledizioni. Rivede Gianni alla porta, pochi giorni prima. Duemila euro, dice, anche in rate, comodamente, non c\u2019\u00e8 problema ma finch\u00e9 non si salda il debito \u00e8 meglio se non si fa vedere al bar. Dice altre cose, offre aiuto ma no, non serve, parla di supporto psicologico, di un tizio che ne \u00e8 uscito con un programma. Angela ha gi\u00e0 smesso di ascoltare, sa bene che Francesco non farebbe mai una cosa del genere, da quelli ci vanno i matti, dice sempre. Compila meccanicamente un assegno, sperando sia coperto. Lo consegna a Gianni con un sorriso e un accenno di scuse, Francy si sar\u00e0 dimenticato, sono cose che capitano.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine Francesco torna a casa. Quando tutti hanno ormai smesso di cercarlo, dopo che lei ha tentato di segnalarne la scomparsa alla polizia, dopo le terribili telefonate agli ospedali, Francesco riappare. Mentre la chiave gira assordante nella serratura, Angela sta raccogliendo i pezzi di una tazzina di caff\u00e8 che le \u00e8 scivolata tra le dita. Ha una scopa in mano e con un movimento rotatorio la cala con forza sulla schiena di suo marito. Fa un bel rumore, sordo e pieno, il pensiero vola assurdo a un fuori campo di quando faceva softball alle superiori. Lo picchia ancora una volta, debolmente, poi le mancano le forze e scivola a terra in mezzo ai suoi stessi cocci. Lui nemmeno reagisce, \u00e8 finito. Sopraffatto da una stanchezza immane, si siede di fronte a lei e stavolta piange. Una lacrima soltanto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Finisce qui la fantastica storia della moglie del ludopatico. Ed \u00e8 una vera fine, prima di tutto perch\u00e9 non sono pi\u00f9 sua moglie. Ma, e mi sembra bello dirlo, Francesco \u00e8 riuscito nel frattempo a staccarsi in qualche modo dalla lurida macchinetta, anche se quando ne vede una gli prudono le mani. Non ha mai raccontato a nessuno dove sia stato in quelle lunghe ore quando tutti lo cercavano e sua moglie arrivava a sperarlo morto. Forse anche lui era arrivato a guardare in faccia il suo limite, proprio come me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora sono davanti al mare e concludo per davvero questa mia storia, dopo tanti anni. Sara e il mio nipotino Marco sguazzano felici, gli ha messo quei manicotti gialli e rossi che lo fanno sentire Ironman. Vado a mettere i piedi nell\u2019acqua della riva e lascio che le onde mi facciano sprofondare, ormai non si vedono pi\u00f9 le caviglie. Mi portano gi\u00f9 fin quasi a perdere l\u2019equilibrio ma mi scrollo la sabbia e corro incontro a quel cosino biondo che urla \u201cNonna, vieni dentro a saltare le onde!\u201d. Sono libera.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Barbara Salazer<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la storia che non racconta nessuno. 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