{"id":4943,"date":"2025-02-11T09:24:55","date_gmt":"2025-02-11T08:24:55","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4943"},"modified":"2025-02-11T09:24:57","modified_gmt":"2025-02-11T08:24:57","slug":"niente-di-personale-tano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4943","title":{"rendered":"&#8220;Niente di personale, Tano&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-left\">Ho la fortuna di essere immune al vizio del gioco, sono un tipo parsimonioso, metodico e<br>previdente. Eppure una volta ho rischiato di finire invischiato in un giro di scommesse<br>clandestine. Ho avuto paura, ho annusato odore di sotterfugi e di criminalit\u00e0. Ne sono uscito<br>indenne ma c&#8217;\u00e8 un vicoletto di Londra dove non metter\u00f2 mai pi\u00f9 piede in vita mia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Luned\u00ec mattina<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>E&#8217; la primavera del 2007 e abito nella capitale inglese gi\u00e0 da un paio d&#8217;anni. Vedo scorrere fiumi<br>di denaro, il crollo delle Torri Gemelle \u00e8 ormai lontano e nessuno immagina che la Lehmann<br>Brothers sia sull&#8217;orlo del fallimento. Lavoro in un pub dove mi sono fatto le ossa. Ho imparato la<br>lingua, conosco la citt\u00e0 e le sue dinamiche. Guadagno benino ma sono stanco di fare le tre del<br>mattino ogni fine-settimana e sento la necessit\u00e0 di cambiare aria. Un luned\u00ec di giugno aggiorno il<br>mio curriculum, ne stampo una cinquantina di copie e mi avventuro nella city. Cerco un ristorante<br>o un pub di buon livello dove fare il salto di qualit\u00e0. Sono sereno perch\u00e9, con la mia esperienza e<br>in quel periodo dell&#8217;anno, trover\u00f2 lavoro il giorno stesso.<br>Alle undici del mattino ho gi\u00e0 consegnato diversi curriculum e mi fermo dalle parti del Bullet, un<br>grattacielo futuristico a forma di proiettile. Noto un localino che si chiama Fortuna e mi tornano<br>in mente le parole di un ragazzo di Roma che mi fece da mentore al mio arrivo a Londra: &#8220;Stai<br>lontano dagli italiani! Ti sfruttano e approfittano del fatto che non parli bene l&#8217;inglese&#8221;. In realt\u00e0<br>mi sento ormai a mio agio e decido di correre il rischio.<br>Entro in quel posticino semi-vuoto, che mi sembra carino anche se piuttosto scarno. Dico in<br>inglese: &#8220;Buongiorno, sto cercando lavoro. Posso lasciare il mio curriculum?&#8221;. Penso che fra<br>compatrioti sia giusto parlare la propria lingua, ma non posso dare per scontato di trovare degli<br>italiani. Il fascino della nostra cultura fa s\u00ec che molti se ne approprino, soprattutto nel mondo<br>della ristorazione.<br>Mi viene incontro un tizio sui sessant&#8217;anni, panciuto e non molto alto, &#8220;My name is Gaetano&#8221; dice<br>con un pesante accento meridionale. E&#8217; vestito da cuoco, ha l&#8217;occhio vispo dell&#8217;imprenditore e<br>diverse macchie di sugo sul grembiule. &#8220;Ma sei italiano? Dimmelo subito, no?&#8221; sbotta sbirciando<br>il mio curriculum, poi continua: &#8220;Senti, fra poco comincia il pranzo e c&#8217;abbiamo da fare, ma se<br>vieni verso le quattro facciamo due chiacchiere&#8221;. Ringrazio e gli assicuro di tornare pi\u00f9 tardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Luned\u00ec pomeriggio<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Mangio pollo fritto piccante e bevo una Coca-cola, poi mi stendo sull&#8217;erba di un parco lungo il<br>Tamigi. Ho poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni e il mio stomaco pu\u00f2 digerire qualsiasi cosa. Adoro il fatto che<br>a Londra nessuno si scandalizza nel vedere uno come me, in t-shirt e a piedi scalzi, accanto a<br>dozzine di professionisti della finanza in pausa pranzo. Li sento parlare del torneo di Wimbledon,<br>che inizier\u00e0 tra pochi giorni ed \u00e8 un evento caro agli inglesi.<br>Aspetto le quattro e ritorno al Fortuna. Gaetano mi fa accomodare e mi offre un espresso, lo trovo<br>stanco perch\u00e9 probabilmente ha rinunciato al riposino pomeridiano per farmi il colloquio. Noto<br>che il bancone sia piuttosto sfornito e trovo l&#8217;arredamento funzionale ma oltremodo semplice.<br>Anche le pareti sono spoglie, eccezion fatta per alcune fotografie di Tot\u00f2 e Alberto Sordi. C&#8217;\u00e8<br>tuttavia una grande vetrata che d\u00e0 respiro alla sala principale e intuisco che il locale abbia un<br>certo potenziale per attirare clienti. Gaetano manda gi\u00f9 il suo caff\u00e8 e mi spiega la situazione.<br>Il Fortuna si trova al numero uno di un vicoletto di cui, per precauzione, non dir\u00f2 mai il nome. Al<br>numero due c&#8217;\u00e8 un negozio di sandwich gestito da una signora, mentre al numero tre c&#8217;\u00e8 il<br>ristorante Gaetano&#8217;s. Il Gaetano&#8217;s lavora bene, offre cucina italiana e pizza tradizionale ed \u00e8<br>sempre pieno di gente. Gaetano desidera ampliare il suo ristorante ma la signora dei sandwich<br>non vuole vendergli il suo spazio, cos\u00ec acquista quello successivo e lo utilizza solo per accogliere<br>i clienti in eccesso del Gaetano&#8217;s. Mi assicura che nel giro di poco tempo la signora ceder\u00e0 e<br>sorger\u00e0 un unico grande ristorante. &#8220;Vedrai che bel locale salter\u00e0 fuori! Prima o poi la costringo a<br>vendere, tanto quella fa solo sandwich di merda&#8230;&#8221; grida. Adotta fin da subito un linguaggio<br>talmente intriso di scurrilit\u00e0 che non posso fare a meno di ricordarlo cos\u00ec.<br>Cerca una persona di fiducia per occuparsi dei clienti del Fortuna, visto che lui \u00e8 sempre<br>impegnato nelle cucine Gaetano&#8217;s. Posso fare al caso suo ma mi aspettano parecchie<br>responsabilit\u00e0, il Fortuna \u00e8 infatti inquadrato come pub ed \u00e8 dotato del proprio registratore di<br>cassa. Ci\u00f2 significa che devo servire i drink, ma devo chiamare le cameriere del Gaetano&#8217;s nel<br>caso i clienti desiderino mangiare. Mi pare un pasticcio ai limiti della legalit\u00e0 ma lo prendo alla<br>leggera. Ho voglia di mettermi in gioco e mi alletta la possibilit\u00e0 lavorare senza un proprietario<br>che mi faccia sentire il fiato sul collo. Gaetano aggiunge che il locale rimane aperto solo dal<br>luned\u00ec al venerd\u00ec perch\u00e9 si trova in una zona di uffici e il fine settimana non c&#8217;\u00e8 mai nessuno. A<br>quel punto non ho pi\u00f9 dubbi e accetto l&#8217;incarico. Mi dice di presentarmi il giorno successivo alle<br>undici, indossando pantaloni neri eleganti e una polo bianca. &#8220;A dire la verit\u00e0, dovrei dare almeno<br>una settimana di preavviso dove lavoro adesso&#8230;&#8221; spiego, &#8220;Che ti frega? Mandali a fanculo, no!?&#8221;<br>mi risponde.<br>Prima di tornare a casa mi fermo in un grande magazzino per comprare gli indumenti che mi ha<br>indicato. Trovo l&#8217;accostamento orripilante ma cerco di non farci caso. Mi chiama il gestore di un<br>altro locale per fissare un colloquio ma sono costretto a declinare l&#8217;invito. Ho dato la mia parola a<br>Gaetano e presto me ne pentir\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Martedi<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Giungo in perfetto orario e incontro le cameriere che lavoreranno con me. C&#8217;\u00e8 Agneska, che \u00e8<br>polacca ed \u00e8 tanto sveglia quanto carina, e poi ci sono due sorelle brasiliane di nome Silvia e<br>Marisol. Sono mingherline e parlottano sempre tra di loro in portoghese. Agneska mi descrive<br>Gaetano come un tipo particolare che tuttavia paga regolarmente e non ha mai dato loro<br>problemi, vive a Londra dall&#8217;et\u00e0 di dodici anni e ha avuto sette figlie da tre mogli diverse. Mi<br>garantisce che le mance sono buone e che il locale \u00e8 ben avviato. Inizio a mettere in ordine il<br>bancone e mi rendo conto che non ci sono birre alla spina. Mi chiedo come possa esistere a<br>Londra un pub senza birre alla spina, cos\u00ec cerco di rimediare riempiendo i frigoriferi di bottiglie<br>di Moretti e di Peroni.<br>Presto arrivano i primi clienti. Servo bevande gassate e qualche bicchiere di Pinot Grigio, mentre<br>le ragazze prendono le ordinazioni per il cibo. Non avevo calcolato che devono portare i piatti<br>dalla cucina del Gaetano&#8217;s passando per il retro, il che complica di parecchio le operazioni di<br>servizio. Per fortuna va tutto per il meglio e alla fine Gaetano viene a vedere come ce la stiamo<br>cavando. Sembra soddisfatto e mi fa assaggiare una delle migliori pizze alla napoletana della mia<br>vita, poi mi dice di staccare e di tornare alle sei. &#8220;Alle sei? Sicuro?&#8221; mi tocca obbiettare. Gaetano<br>mi guarda male e trovo inspiegabile che uno come lui non sappia che gli uffici chiudono alle<br>cinque e che i pub si riempiono nel giro di un quarto d&#8217;ora. Comprendo che ha passato tutta la<br>vita a faticare dietro i fornelli e che ne sa poco o nulla dello stile di vita dei londinesi. &#8220;Forse hai<br>ragione&#8230; \u00c8 meglio che vieni un po&#8217; prima&#8221; conviene. Rimane dietro al bancone con me mentre le<br>ragazze riassettano la sala. Ci accorgiamo entrambi che Agneska si dimentica di raccogliere un<br>piatto sporco da un tavolo. Immagino che sia stanca o semplicemente distratta, Gaetano invece<br>sbuffa e mi bisbiglia nell&#8217;orecchio: &#8220;Quella pensa sempre al cazzo&#8230;&#8221;. Percepisco un che di<br>viscido nel suo sguardo e non mi piace per nulla.<br>Torno al lavoro alle cinque e trovo almeno una ventina di persone che vogliono da bere. E&#8217; stato<br>sufficiente scrivere sulla lavagna esterna Now open for drinks per richiamare l&#8217;attenzione di un<br>bel po&#8217; di curiosi. Mi cambio in fretta e furia e mi chiedono un sidro. Lo verso in un bicchiere<br>colmo di ghiaccio, come vuole la tradizione. Gaetano mi guarda meravigliato e mi confessa di<br>non averlo mai nemmeno assaggiato. Noto una certa approssimazione nella gestione del locale e<br>faccio fatica a darmi una spiegazione.<br>E&#8217; il compleanno di una ragazza e desidera offrire un giro di vodka lime and soda a tutte le sue<br>amiche. Gaetano mi dice che la vodka non \u00e8 ancora arrivata e sono costretto a correre al<br>supermercato per comprarla. Pochi minuti pi\u00f9 tardi servo i drink alle amiche della festeggiata e<br>Gaetano mi dice di metterli a due sterline l&#8217;uno. &#8220;Ma di solito stanno a tre sterline e cinquanta!&#8221;<br>dico, &#8220;Va bene cos\u00ec&#8230; Dobbiamo farci i clienti&#8221; replica lui, sfregandosi le mani. Mi chiedo<br>come abbia fatto uno sprovveduto del genere a trovare i soldi per aprire un locale. Da un lato<br>penso che al Fortuna avrei modo di mettere in luce le mie capacit\u00e0, dall&#8217;altro inizio a sospettare<br>che ci sia sotto qualcosa. A fine serata Gaetano mi dice che gli piaccio e che posso chiamarlo<br>Tano. Mi tiene in prova fino a venerd\u00ec, dopodich\u00e9 decideremo se continuare o meno. &#8220;A te ti<br>piace il tennis?&#8221; mi chiede, &#8220;Non lo seguo, ma so che sta per iniziare il torneo di Wimbledon&#8221;<br>rispondo. &#8220;Molto bene! Vattene a letto adesso&#8230;&#8221; mi dice prima di lasciarmi andare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Mercoled\u00ec mattina<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Arrivo al lavoro e Agneska mi fa una sorpresa. Le avevo raccontato di aver danneggiato la mia<br>chitarra durante l&#8217;ultimo trasloco, cos\u00ec mi porta in prestito la sua. Non me lo aspettavo e la<br>ringrazio con tutto il cuore. Lasciamo lo strumento, chiuso dentro la sua custodia, nello<br>spogliatoio e iniziamo a preparare la sala. Qualche minuto pi\u00f9 tardi sentiamo Gaetano sbraitare<br>come un ossesso. &#8220;Di chi cazzo \u00e8 questa roba!? Ve l&#8217;ho detto mille volte che dovete portare al<br>lavoro solo lo stretto necessario&#8221; urla, irrompendo nella sala. Agneska non parla italiano ma<br>capisce all&#8217;istante il motivo della rabbia di Gaetano. Si scusa e spiega di aver portato la chitarra<br>per me. &#8220;Occhio! Su certe cose non transigo&#8221; mi dice Gaetano con tono minaccioso. Mi scuso a<br>mia volta, anche se trovo eccessiva la sua irritazione.<br>Il servizio di mezzogiorno si svolge regolarmente, la popolarit\u00e0 di Gaetano \u00e8 fuori discussione e i<br>suoi piatti vengono apprezzati da tutti i clienti. Ricevo un bel po&#8217; di mance e complimenti,<br>cosicch\u00e9 non do troppa importanza ai dubbi che ho su di lui. Con la sala ormai vuota, mi accorgo<br>di una borsa sportiva dimenticata sotto un tavolo. Si presta ancora una certa attenzione circa<br>oggetti come zaini, borse o contenitori lasciati incustoditi nei luoghi pubblici. Il rischio di<br>attacchi terroristici \u00e8 concreto, ci troviamo nel cuore della finanza internazionale e la guerra in<br>Afghanistan \u00e8 ancora in corso. La faccio notare a Gaetano, che mi anticipa e la raccoglie. Me la<br>fa vedere bene e dichiara: &#8220;Questa \u00e8 meglio che la teniamo noi!&#8221;, mi stupisco di tanta prontezza e<br>mi fa l&#8217;occhiolino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Mercoled\u00ec pomeriggio<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Rientro per il servizio serale e noto che \u00e8 stata installata un spina per la birra dietro al bancone.<br>Mi sembra il minimo indispensabile per un pub, malgrado Gaetano ne vada fin troppo fiero.<br>&#8220;Questa sera ti faccio conoscere i miei amici&#8221; annuncia, senza smettere di ammiccare. &#8220;Che te ne<br>pare? Ti trovi bene qui?&#8221; mi chiede. Rispondo di s\u00ec bench\u00e9 non ne sia convinto. &#8220;Ammazza che<br>vita che ho fatto! C&#8217;ho sette figlie e ho avuto tre mogli. Un&#8217;italiana, un&#8217;inglese e una polacca&#8230; Sai<br>che ti dico? Rompono tutte i coglioni uguale!&#8221; mi racconta. Rimango ad ascoltare, cercando di<br>capire qualcosa di pi\u00f9 di quel tipo tanto losco quanto singolare. Mi spiega che ha fatto il pizzaiolo<br>per quarant&#8217;anni dopodich\u00e9 ha inziato ad aprire locali, infine sussurra: &#8220;Ammazza che vita che ho<br>fatto! Andavo a vedere le corse dei cani&#8230;&#8221;. Non riesce a terminare la frase perch\u00e9 arrivano una<br>decina di persone, tutti inglesi rispettabilissimi in abito scuro. Hanno appena alzato il sedere dalle<br>loro postazioni, ai piani alti di quei grattacieli che ospitano societ\u00e0 finanziarie e banche d&#8217;affari,<br>e sono pronti per farsi una pinta o due&#8230; Come si suol dire da queste parti. Do il benvenuto a un<br>tizio obeso e chiacchierone e a un altro magro e pallido, con i il pomo d&#8217;Adamo in fuori. Hanno<br>un po&#8217; tutte le et\u00e0, sono socievoli e mi prendono in simpatia. Gaetano ha gi\u00e0 parlato loro di me e<br>mi presenta come il miglior bartender della city. Spino le loro birre e Gaetano si ostina a farle<br>pagare appena due sterline l&#8217;una, andando contro qualsiasi logica di mercato. Mi chiedo come<br>speri di pagarmi lo stipendio, intuisco tuttavia che quei tizi stanno dalla sua parte. S&#8217;intendono al<br>volo, come compagni di squadra o ex commilitoni.<br>A un certo punto la combriccola si sposta al piano superiore, dove c&#8217;\u00e8 una saletta di cui ignoravo<br>l&#8217;esistenza. Uno di loro si mette sulla porta a fare il palo e Gaetano mi ordina di rimanere<br>incollato al bancone. &#8220;Se arrivano gli sbirri, fai parlare me&#8221; mi dice. Capisco che l\u00e0 sopra sta<br>succedendo qualcosa che non posso vedere. Non mi sono ancora guadagnato la loro fiducia, se di<br>fiducia si pu\u00f2 parlare in certi ambienti&#8230;<br>Scendono un paio d&#8217;ore pi\u00f9 tardi, mi lasciano cinquanta sterline di mancia e mi dicono che ho<br>fatto un&#8217;ottimo lavoro. Prendo i soldi e ringrazio, ma si accorgono che sono nervoso. Gaetano<br>lascia che le ragazze stacchino un po&#8217; prima e rimango solo con lui a chiudere il locale. &#8220;A te ti<br>piace il tennis?&#8221; mi chiede un&#8217;altra volta, &#8220;S\u00ec, ma non lo seguo&#8221; rispondo. &#8220;Andr\u00e0 sempre<br>peggio&#8230;&#8221; afferma, con il malcelato intento di mettermi in guardia. Poco dopo mi fa notare<br>un&#8217;auto di grossa cilindrata di fronte al nostro ingresso, dalla quale salta fuori un tizio di colore in<br>abito da sera. &#8220;Quello \u00e8 un&#8217;altro che ci piace la fica!&#8221; asserisce. Mi scappa una risata e mi mette in<br>mano la borsa sportiva recuperata sotto il tavolo all&#8217;ora di pranzo. Mi chiede di portarla fuori e<br>rispondo di s\u00ec automaticamente, come se mi avesse affidato un normale compito di lavoro.<br>Esco sul marciapiede con la borsa in mano e realizzo di poter essere nei guai. Mi domando cosa<br>ci sia al suo interno: soldi, droga, armi&#8230; Forse sto solo lavorando di fantasia, eppure qualcosa mi<br>dice che l\u00ec dentro ci abbiano messo ben altro che calzini sporchi. Il tizio di colore mi mostra il<br>suo dente d&#8217;oro, mi strappa la borsa dalle mani e la chiude nel bagagliaio. Riparte sgommando e<br>sparisce nel giro di un nanosecondo. Provo un brivido, m&#8217;immagino gi\u00e0 le manette ai polsi<br>nonostante non sia successo niente. Ho semplicemente fatto quello che il mio datore di lavoro mi<br>ha chiesto di fare. &#8220;Non lo so, non me lo sono chiesto&#8230;&#8221; avrei dovuto rispondere, nel caso la<br>polizia mi avesse interrogato a riguardo. Ormai mi \u00e8 chiaro che sto rischiando grosso. Non l&#8217;ho<br>voluto e non me la sono cercata, ma ci sono dentro con tutte le scarpe.<br>Torno indietro e auguro la buonanotte alla signora dei sandwich, che sta chiudendo il suo negozio<br>strangolato fra il Fortuna e il Gaetano&#8217;s . Mi guarda come se fossi un piccolo criminale, uno<br>scugnizzo che bussa alla porta della malavita organizzata. Probabilmente ne ha gi\u00e0 visti parecchi<br>e non sono che l&#8217;ennesimo. Mi sento uno schifo. A quel punto mi risulta chiaro perch\u00e9 Gaetano si<br>sia arrabbiato tanto per la chitarra. Trovo evidente che il locale venga utilizzato per chiss\u00e0 quale<br>attivit\u00e0 criminale, ma forse sto solo diventando paranoico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Gioved\u00ec mattina<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Servo un paio di cappuccini ai primi clienti quando si presenta al bancone una ragazza dalla<br>faccia pulita. Dice di chiamarsi Sheila e di essere la figlia di Gaetano. Mi guarda con<br>compassione e mi implora in un italiano stentato: &#8220;Per favore, stai attento a pap\u00e0. Il medico ha<br>detto che gli verr\u00e0 un infarto se non la smette di fumare!&#8221;. Vedo nei suoi occhi tanto amore<br>quanta rassegnazione nei confronti di suo padre. Ho l&#8217;impressione che sappia benissimo che sia<br>un poco di buono e si rivolge a me dando per scontato che sia il suo nuovo braccio destro. &#8220;Ma<br>certo!&#8221; le rispondo, pur sapendo di non poter mantenere la promessa. Capisco che se resto l\u00ec sono<br>rovinato, sto gi\u00e0 diventando una persona falsa e piena di sospetti. Mi sento a disagio, se non<br>addirittura in pericolo.<br>Agneska mi chiede se ho avuto il tempo di provare la chitarra ma le rispondo di no. Poi mi<br>racconta che Gaetano ha avuto di che discutere di prima mattina con i proprietari dei pub della<br>zona. Il fatto che vendiamo i drink a prezzi stracciati sta dando fastidio a molti. Gli hanno dato<br>del disonesto e hanno minacciato di denunciarlo per concorrenza sleale&#8230; Agneska \u00e8 una ragazza<br>intelligente e ha intuito a sua volta che qualcosa non va. Vorrei chiederle il numero di telefono<br>ma preferisco lasciar perdere. Non voglio lasciare tracce. Decido che domani dir\u00f2 a Gaetano che<br>questo lavoro non fa per me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Gioved\u00ec pomeriggio<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Dopo pranzo mi ritrovo in tasca un bel gruzzoletto. Ho raccolto quasi duecento sterline di mancia<br>in pochi giorni, cos\u00ec decido di sfruttare la pausa per andare in banca a depositarli. Nella city ci<br>sono solo banche d&#8217;affari e non \u00e8 possibile eseguire operazioni banali come la mia, per cui sono<br>costretto prendere un autobus e raggiungere una filiale per persone normali. Allontanarmi da quel<br>posto mi fa sentire bene. Mi fa sentire quello che ero fino a pochi giorni prima, un ragazzo in<br>cerca della sua strada.<br>Salgo su un autobus affollato come non mai e a un certo punto mi arriva uno spintone. Un<br>giovanotto dai lineamenti asiatici mi dice Sorry e non do troppo peso all&#8217;accaduto. Scendo due<br>fermate pi\u00f9 avanti ed entro nella mia filiale. Mi metto in coda e, quando finalmente arriva il mio<br>turno, mi arriva un altro spintone. Mi volto e mi trovo davanti lo stesso ragazzo asiatico che mi<br>aveva spinto sull&#8217;autobus. Si scusa come se nulla fosse e a quel punto comprendo che mi ha<br>seguito. Avevo immaginato che gli amici di Gaetano mi volessero tenere d&#8217;occhio ma non<br>pensavo si spingessero fino a questo punto. Forse temono che possa parlare, o forse mi<br>scambiano per un poliziotto in borghese&#8230;<br>Faccio il mio versamento e me ne vado pi\u00f9 in fretta possibile, accertendomi di non avere nessuno<br>alle calcagna. Sono sempre pi\u00f9 teso ma scatta nella mia testa una sorta di conto alla rovescia. Mi<br>ripeto che fra un giorno e mezzo sar\u00e0 tutto finito, ma devo andarmene rispettando le regole. Le<br>formalit\u00e0 sono importanti, le apparenze contano. Non posso permettermi di mancare di rispetto a<br>Gaetano, non lo posso piantare in asso di fronte ai suoi amici.<br>Sento l&#8217;adrenalina andare in circolo non appena varco la soglia del Fortuna. Gaetano \u00e8<br>indaffarato, mi prende in contropiede e mi avvisa: &#8220;Stasera vengono quelli dell&#8217;associazione. Mi<br>raccomando, leccaci il culo senn\u00f2 col cazzo che mi rinnovano la licenza!&#8221;. Non capisco cosa<br>intenda con la parola &#8220;associazione&#8221;, sono due anni che lavoro nei pub e non ne ho mai sentito<br>parlare. Silvia e Marisol apparecchiano una grande tavolata al piano superiore, che finalmente mi<br>viene concesso di vedere. \u00c8 allestita per una quindicina di persone e Gaetano la ricopre col non<br>plus ultra dei piatti nostrani: salumi, formaggi, sottoli, sottaceti e focacce appena sfornate. \u00c8<br>chiaro che deve fare bella figura, va da s\u00e9 che nessuno pagher\u00e0 nulla.<br>I commensali arrivano in gruppo. Riconosco il tizio obeso e chiacchierone e quello con il pomo<br>d&#8217;Adamo in fuori. Ci sono anche diverse signore, alcune delle quali in abiti succinti. C&#8217;\u00e8 pure un<br>religioso, ma potrebbe anche essere uno che si \u00e8 vestito cos\u00ec per dare l&#8217;impressione di essere una<br>persona per bene. Comincio a stappare le bottiglie migliori e Gaetano fa gli onori di casa. E&#8217; a dir<br>poco emozionato e mi ripete di fare il leccaculo. Poco pi\u00f9 tardi porta in tavola i primi e i secondi,<br>offrendo in abbondanza cibo di ottima qualit\u00e0. I commensali elargiscono sorrisi fasulli e frasi di<br>circostanza, crogiolandosi nello spreco e nell&#8217;opulenza. Mi faccio i fatti miei, immagino si tratti<br>dei suoi finanziatori e sono sempre pi\u00f9 sicuro che non sia coinvolta nessuna associazione. A fine<br>serata divido cento sterline di mancia con le ragazze e mi cambio per tornare a casa. &#8220;Certo che<br>ne fate di soldi voi camerieri&#8230; Vi taglio la gola se vi scappa una parola&#8221; ci intima Gaetano.<br>Domani sar\u00e0 tutto finito, almeno spero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Venerd\u00ec<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>Prendo il mio autobus in direzione della city guardandomi le spalle. Non riesco a togliermi dalla<br>testa il pensiero che mi stiano pedinando ancora, anche se non noto nulla di sospetto. Oggi \u00e8 il<br>giorno del mio addio a Gaetano e domani torner\u00f2 ad essere una persona libera.<br>Trovo il Fortuna gi\u00e0 pieno di gente, il fine settimana per alcuni \u00e8 gi\u00e0 cominciato. Hanno appena<br>pagato gli stipendi e ci si pu\u00f2 permettere di spendere qualcosa in pi\u00f9 del solito. Gaetano inserisce<br>nel men\u00f9 pure le fish and chips, non gli dispiace violare i canoni della cucina italiana per<br>accontentare i clienti. Nei giorni scorsi gli avevo fatto notare che in cassa non avessimo mai<br>spiccioli per dare il resto. Oggi invece si presenta dietro al bancone con due sacchetti colmi di<br>monetine. Sono fresche di conio e ancora impacchettate in pile da venti o cinquanta pezzi.<br>&#8220;Accidenti, Tano. Grazie mille!&#8221; gli dico. Mi fa piacere che mi abbia dato ascolto e riempio il<br>registratore di cassa di monete da una sterlina.<br>Lavoriamo sodo fino alle tre, la gente non smette di entrare e di chiedere se c&#8217;\u00e8 posto. Spino un<br>intero barile di birra, mi rifugio nel lavoro per non pensare al resto. Verso le quattro abbiamo il<br>tempo di prenderci una pausa. Vado sul retro con Gaetano a fumare una sigaretta, la getta dopo<br>un paio di tiri e mi dice che Sheila e l&#8217;unica figlia che non ha ancora smesso di parlargli. \u00c8 un<br>uomo divorato dai sensi di colpa.<br>Ritorno dietro al bancone e mi accorgo che il tizio di colore, al quale avevo consegnato la borsa<br>sportiva, ha preso posto vicino alla porta. Stavolta hanno messo lui fare il palo. Riconosco gli<br>amici di Gaetano entrare alla spicciolata, ordinano da bere e si mescolano tra i clienti normali.<br>Faccio le mie cose e a un certo punto un ragazzo mi chiede di scambiargli una banconota da dieci<br>sterline in monetine. Lo accontento senza pensarci, ma poco dopo ne arriva un altro e un altro<br>ancora. Il registratore di cassa \u00e8 pieno di spiccioli e non ho motivi per dire di no a nessuno, la<br>situazione tuttavia inizia a farmi insospettire. Nel giro di una mezz&#8217;ora mi chiedono di cambiare<br>qualche centinaio di sterline in monetine e finisco per esaurire la mia scorta. Ripenso al fatto che<br>stamani ho ingenuamente ringraziato Gaetano di avermele procurate e mi sento preso in giro. Per<br>fortuna il locale \u00e8 pieno e mi tengo impegnato. Sono certo che la stragrande maggioranza dei<br>clienti siano brave persone e non abbiano idea che questo luogo sia corrotto. Gaetano mi dice<br>dare un&#8217;occhiata al piano superiore, prendo un vassoio ed eseguo l&#8217;ordine.<br>Gli amici di Gaetano sono stipati davanti al televisore. Danno una partita di tennis, credo sia il<br>torneo di Wimbledon ma non me ne sono certo. Noto i mucchietti di monetine sul tavolo, il tizio<br>obeso e chiacchierone prende le puntate mentre gli altri fumano e scrutano lo schermo. Intravedo<br>anche il giovanotto asiatico che mi ha seguito sull&#8217;autobus, mi punta contro l&#8217;indice e mima il<br>gesto di spararmi. Eccoli qui gli amici di Gaetano&#8230; una combriccola di gente rispettabilissima<br>dedita alle scommesse clandestine. Sono persone che guadagnano stipendi a cinque cifre e<br>presumo che le monetine da una sterlina in realt\u00e0 vengano utilizzate come gettoni. Probabilmente<br>ognuna di esse vale dieci, cento o mille volte tanto&#8230; fra gentiluomini ci si mette d&#8217;accordo.<br>Puntano su qualsiasi cosa: chi vince il set? Chi vince il game? Chi vince la partita? Gli inglesi<br>vanno pazzi per questo genere di cose&#8230; anche se lo so che non \u00e8 una questione di nazionalit\u00e0.<br>Sono incredibilmente concentrati e non mi badano pi\u00f9 di tanto. Rischiano, fremono, tremano,<br>imprecano e qualche volta godono. Sento che si divertono a scommettere anche sui dettagli:<br>Segner\u00e0 di dritto o di rovescio? Segner\u00e0 un ace o prender\u00e0 la rete?<br>C&#8217;\u00e8 un tizio che ha l&#8217;aria di essersi bruciato mezzo salario, mi guarda con la faccia stravolta e mi<br>mostra i dito medio. Capisco che non \u00e8 il caso di dire nulla. Raccolgo i bicchieri sporchi con<br>discrezione e mi intrattengo il minimo necessario. Come ho detto nelle prime righe di questo<br>racconto, sono immune al vizio del gioco. Ne comprendo il fascino ma non ne vengo sopraffatto.<br>Colgo invece, negli occhi bramosi degli scommettitori, un&#8217;irrequietezza che mi sbalordisce.<br>&#8220;Tutto bene, figliolo?&#8221; mi dice il tizio obeso e chiacchierone, &#8220;Tutto bene, signore&#8221; rispondo.<br>Torno di sotto e mi rimetto al lavoro. Non ho visto niente, me lo sono gi\u00e0 dimenticato.<br>Qualche ora pi\u00f9 tardi chiudiamo il locale e Gaetano mi consegna una busta con la mia paga<br>settimanale, &#8220;Ci vediamo luned\u00ec?&#8221; mi chiede. Tengo la testa bassa e farfuglio una scusa, gli dico<br>che ho dei problemi a casa e sono costretto a tornare in Italia per un po&#8217;. &#8220;Ti sei cacato sotto?&#8221;<br>dice lui, lo guardo negli occhi e gli rispondo: &#8220;Niente di personale, Tano&#8221;. Mi d\u00e0 le spalle e mi<br>sbrigo a togliere il disturbo. Quasi non ci credo di cavarmela cos\u00ec facilmente, ma sono<br>consapevole di essere un pesce troppo piccolo per creare problemi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><br>***<br><br>E&#8217; stata l&#8217;ultima volta che l&#8217;ho visto. Ho passato il fine-settimana chiuso in casa e poi sono andato<br>in cerca di lavoro dall&#8217;altra parte della citt\u00e0. Per qualche settimana a seguire ho avuto di nuovo la<br>sensazione che mi stessero seguendo, ma forse non avevo ancora scaricato la tensione. Non sono<br>pi\u00f9 stato da quelle parti tuttavia ho dato una sbirciatina su internet. Ho scoperto che il Gaetano&#8217;s<br>ha inglobato sia il Fortuna che il negozio di sandwich, ma non si fa alcun riferimento alla saletta<br>al piano superiore. La chitarra di Agneska \u00e8 rimasta a casa mia.<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho la fortuna di essere immune al vizio del gioco, sono un tipo parsimonioso, metodico eprevidente. Eppure una volta ho rischiato di finire invischiato in un giro di scommesseclandestine. Ho avuto paura, ho annusato odore di sotterfugi e di criminalit\u00e0. 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