{"id":4824,"date":"2024-12-19T15:06:06","date_gmt":"2024-12-19T14:06:06","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4824"},"modified":"2024-12-19T15:06:07","modified_gmt":"2024-12-19T14:06:07","slug":"lorologio-di-pierre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4824","title":{"rendered":"L&#8217;orologio di Pierre"},"content":{"rendered":"\n<p>Seduta nell\u2019angolo pi\u00f9 luminoso della stanza, Flora, osservava in religioso silenzio e con occhi scintillanti la tavola preparata per la vigilia di Natale.&nbsp; Il bianco candido della tovaglia di Fiandra che precipitava sui quattro lati della tavola, accoglieva un runner rosso damascato su cui si adagiava, come centro tavola, un vassoio argentato ricolmo di melagrane e bacche rosse intervallate da rametti di felci dorate e pigne porporinate. I calici di cristallo saettavano bagliori di luce impreziositi dai riverberi del lampadario di Murano, preziosa eredit\u00e0 di nonna Amalia e di nonno Giovanni che tanto l\u2019avevano seguita ed amata.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno stato di grazia si percepiva nell\u2019ambiente, dal pavimento di rovere fino agli ultimi ripiani della grande libreria a parete proveniva un rilassamento, una intimit\u00e0 ed una garbatezza di vita a cui si era da troppo tempo sottratta e che adesso sembrava miracolosamente apprezzare e riscoprire.<\/p>\n\n\n\n<p>Quante vigilie di Natale erano trascorse in alberghi lontani, a casa di amici dopo che i suoi genitori erano precocemente mancati ed Edo, il suo primo marito, travolto dalla smania di viaggiare si allontanava sempre pi\u00f9 da lei e dal loro progetto di vita fino a stabilirsi in Canada perch\u00e9, diceva, che senza la meraviglia di quei paesaggi intorno non poteva pi\u00f9 vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, con la pensione si apriva un\u2019epoca nuova, il tempo padrone della sua vita cedeva il passo alla vita padrona del tempo. Troppi anni erano volati via frettolosi e silenti, sempre a parcellizzare il tempo, a diluire gli impegni della giornata, a dosare le uscite, a programmare i rientri, ad assecondare la serie ripetitiva delle incombenze familiari e lavorative, in fondo comuni a molte persone come lei. Ogni tanto, un week- end in zone limitrofe, un incursione in una citt\u00e0 d\u2019arte per respirare la storia e la bellezza, una cena di lavoro, un congresso, una riunione familiare sollecitata da un compleanno o da una ricorrenza festiva e poi loro, i pi\u00f9 importanti, i suoi pazienti piccolini, indiscutibilmente graziosi e teneri ma incapaci di descrivere un malessere, localizzare un dolore e lei l\u00ec, ad osservare nei loro gesti, nei visetti espressivi il malessere e trasformarlo in diagnosi ed in cura, a volte con la narrazione collaborativa di un genitore, altre, con l\u2019apprensione materna addirittura depistante e distraente se non addirittura controproducente. E poi vederli crescere quegli scriccioli, sgusciare via dal nido forti del vigore dei loro anni e ritrovarli adolescenti inquieti e poi giovani e adulti a rimarcare l\u2019inevitabile scorrere del tempo e lei sempre l\u00ec con apprensione di madre, lei, che di figli non ne aveva prima voluti e poi non avuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suono gracchiante del timer che dalla cucina percuoteva le sue orecchie, la sottrasse ai suoi pensieri, si alz\u00f2 dalla sua berger rosso pompeiano, si avvi\u00f2 verso il forno sollecitata da un buon aroma di carne agrumata, ne estrasse con le mani protette da guantoni imbottiti una pesante pirofila di gres porcellanato color ruggine contenente un\u2019anatra dalla pelle&nbsp; dorata e croccante che affondava in golose e caramellate fette di arancia secondo la migliore tradizione gourmet. Il vassoio degli antipasti era una festa di colori per gli occhi e per il palato ed i raffinati e sfiziosi accostamenti che avevano richiesto un\u2019accurata e studiata preparazione, facevano presagire i complimenti degli ospiti.<\/p>\n\n\n\n<p>La stuzzicheria invitava ad allungare la mano per assaggiare olive,&nbsp; noccioline e pistacchi ed il vassoio degli aperitivi era perfettamente posizionato su un\u2019alzatina di cristallo. Sistem\u00f2 in tavola due ottime bottiglie di rosso di un\u2019ottima cantina locale e si accert\u00f2 di avere in frigo spumante e addirittura champagne,&nbsp; poi, con entusiasmo infantile (come poteva non averne rubato un po\u2019 ai suoi piccoli pazienti?) estrasse da un cassetto della credenza otto cartoncini e&nbsp; dopo averli&nbsp; arrotolati e legati con un nastrino rosso, li appoggi\u00f2 alla destra dei commensali. Otto -gratta e vinci- che avrebbero permesso ai suoi ospiti e a lei di tentare la fortuna. E poi c\u2019era lei, Flora, nel suo vestito blu oltremare, il suo colore preferito, un tubino smanicato che fasciava un corpo ancora snello e sinuoso abbinato alle scarpe di vernice beige con cinturino alla caviglia&nbsp; e poi la collana di coralli che&nbsp; Pierre le aveva regalato per il suo pensionamento. Pierre, che dopo quattro anni dalla fine del suo matrimonio, era piombato improvvisamente&nbsp; nella sua vita ed aveva riportato ordine e serenit\u00e0 e soprattutto rigenerato gioia di vivere a piene mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suono del campanello la tir\u00f2 bruscamente via dai suoi pensieri, apr\u00ec la porta, era Pierre che, apostrofandola Madame col suo raffinato accento francese, come faceva quando era di buonumore, la invitava a riporre in bella vista il panettone farcito di ottima qualit\u00e0 artigianale appena ritirato dalla premiata pasticceria del centro. Pierre aveva lavorato come barman su navi da crociera e manteneva modi deferenti in tutte le sue azioni, cosa che Flora apprezzava, di cui inorgogliva e che probabilmente aveva innescato il suo innamoramento. Arriv\u00f2 poi Margherita sorella di Pierre con suo marito Giampaolo e la loro figlia Annalise di dodici anni e poi Clara, la sua fidata infermiera per tanti anni con il suo Augusto, medico di base ed infine Francesco, l\u2019assistente sociale, un ragazzo d\u2019oro che Flora avrebbe voluto tanto veder sistemato con una brava ragazza ma rimaneva celibe e non azzeccava una relazione stabile nonostante fosse alla vigilia dei suoi quarant\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<p>A fine cena, fu Francesco il primo a grattare con il manico del cucchiaino il -gratta e vinci- dopo averlo appoggiato su un tovagliolo di carta per non disperdere la polverina argentata e fu l\u2019unico a vincere venti euro forse in ottemperanza al motto che chi \u00e8 sfortunato in amore \u00e8 fortunato al gioco come si apprest\u00f2 a sottolineare Flora con poca diplomazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Si aprirono poi i regali mentre Annalise&nbsp; ticchettava sul cellulare facendo innervosire suo padre. Appena dopo si consumarono&nbsp; i riti consueti degli auguri, dell\u2019ultimo brindisi, degli abbracci e dei saluti e delle promesse di ritrovarsi a breve. Dopo che tutti si furono congedati e furono spente le candele rosse sopra la mensola del caminetto che consumava le ultime braci, un silenzio ovattato si impadron\u00ec della casa accompagnato da&nbsp; quella piccola mestizia che segue una bella serata tra amici di vecchia data, una sensazione di appagata tranquillit\u00e0 che precede un sonno ristoratore dopo un giorno ben speso. Al mattino, si accorse che il biglietto vincente di Francesco era rimasto sul tavolo e lui, dopo esserne stato informato, la invit\u00f2 a riscuotere la vincita perch\u00e9 per il momento non si sarebbero rivisti dato che avrebbe trascorso le feste in Puglia dai suoi. Passato il Natale, Flora mise in borsa il biglietto, arrotol\u00f2 intorno al collo una pesante sciarpa di ciniglia, infil\u00f2 i guanti ed usc\u00ec con la bici nonostante la temperatura fosse rigidissima ed il cielo bianco minacciasse pioggia se non addirittura neve.<\/p>\n\n\n\n<p>Seduta al bar gust\u00f2 un caff\u00e8 macchiato poi, con il cartoncino vincente in mano, si avvicin\u00f2 al bancone incerta se incassare la vincita o tentare di nuovo la fortuna. Scelse di sfidare la sorte e prese due biglietti da dieci euro che non le fruttarono nulla, allora, attratta da quelle strisce colorate che pendevano alle spalle del barista, come una bambina al luna park, ne acquist\u00f2 altri due da dieci euro ciascuno ma, di nuovo, non sortirono alcuna vincita. Pedalando verso casa pens\u00f2 che se ne avesse presi quattro da cinque euro le possibilit\u00e0 di vincita si sarebbero raddoppiate e allora senza riflettere troppo inizi\u00f2 a pedalare pi\u00f9 veloce, alla rotonda inverti la marcia e torn\u00f2 al bar ad acquistare quattro nuovi biglietti. Nuova delusione pi\u00f9 forte delle prime ma rigenerato entusiasmo nel pensare che la volta buona in genere si presenta dopo molti tentativi falliti. Ci mise poco a realizzare che poteva avere in tasca sessanta euro, poteva, ma non li aveva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno 28 dicembre aveva dissipato disinvoltamente sessanta euro, ferma al semaforo rifletteva sulla cosa quando le si stamparono in mente tre numeri da poter giocare al lotto: ventotto, dodici e sessanta. Appena giunta a casa segn\u00f2 quei numeri sul calendario, cifre piccoline come un segno del destino che solo lei doveva sapere e decodificare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, Pierre sarebbe andato in un centro specialistico per una visita ortopedica a causa di un problema al ginocchio e discreto come era,&nbsp; non ne voleva sapere di essere accompagnato ed allora Flora pens\u00f2 di uscire e regalarsi prima, un paio di ore a fare shopping in centro, poi, una sosta nella&nbsp; piadineria della sua amica Mara, cose che fece ma solo dopo aver giocato il terno su tutte le ruote compresa quella nazionale nella ricevitoria sotto casa. Gioc\u00f2 prima di avventurarsi nei negozi per non rischiare di rimanere senza contante, gioc\u00f2 cinquanta euro che poi rafforz\u00f2 con altre cinquanta e mentre ritirava le ricevute azzard\u00f2 una rapida stima dell\u2019eventuale vincita con cui avrebbe potuto acquistare, perch\u00e9 no, addirittura una bella auto nuova sebbene non ne avesse bisogno. La sera, mentre Pierre le parlava del suo problematico ginocchio, dell\u2019innovativo intervento di protesi che avrebbe fatto in tempi brevi nella speranza di risolvere il problema, Flora, con un egoismo che non le apparteneva, guardava impaziente l\u2019orologio in attesa dell\u2019estrazione del lotto. Non rispose neanche al cellulare e lo tacit\u00f2 al primo squillo, mangi\u00f2 poi con una insolita ingordigia alcune fette di salmone e poi, appena Pierre si ritir\u00f2 nello studio per avere dal computer ulteriori ragguagli sulla sua patologia, lei si precipit\u00f2 sul cellulare a controllare le estrazioni della sera. Intercett\u00f2 subito il sessanta sulla ruota di Bari anticipato da diciotto e seguito da venti, avverti una stretta al torace e una vampa di calore che salendole in viso, la destabilizzava. La vincita sfiorata era come una mezza vittoria che faceva presagire sviluppi futuri, quasi c\u2019ero, si ripeteva, quasi c\u2019ero! Non concluse di aver perso ma si convinse di aver quasi vinto. Si addorment\u00f2 con molta fatica accanto a Pierre che russava da un pezzo aiutato da un po\u2019 di melatonina.<\/p>\n\n\n\n<p>Due giorni dopo accompagn\u00f2 Pierre in ospedale per l\u2019intervento, aspett\u00f2 che terminassero le pratiche di rito poi, insieme fecero colazione al bar ed infine si salutarono con un caldo abbraccio e qualche battuta utile a ristabilire il buonumore.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvi\u00f2 verso casa che era quasi ora di pranzo ma prima di rincasare si ferm\u00f2 al panificio per comprare una baguette e un vassoio di tozzetti alle mandorle.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00ec incontr\u00f2 Barbara, la madre di Flavio, il bambino gracile che prendeva una tonsillite al mese e cresceva pallido e smunto. Ora, diceva Barbara, lo vedesse dottoressa, \u00e8 alto un metro e ottantacinque e gioca a calcio. Avrebbe voluto condividere l\u2019entusiasmo di Barbara ma ogni sensazione fu scavalcata dalla percezione di due numeri, uno e ottantacinque, che gli si stamparono in testa inducendola a chiudere la conversazione con la solita cordialit\u00e0 ma in tempi insolitamente brevi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si diresse verso la ricevitoria ma si accorse di avere in borsa poco contante, pass\u00f2 allora al bancomat a ritirare qualche banconota e mentre si avviava verso casa fu attratta da una scritta Compro oro che identificava&nbsp; un piccolo locale a piano terra con la serranda non del tutto sollevata e molto arrugginita. Giunta a casa, apr\u00ec con vigore il cassetto del com\u00f2, ne estrasse un bracciale d\u2019oro, a torciglione, lo gir\u00f2 e rigir\u00f2 tra le mani realizzando che da tempo non lo metteva, che i ladri avrebbero potuto rubarglielo e che quindi poteva venderlo ed investire il ricavato.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec fece e mentre argomentava i suoi pensieri, un odore di bruciato proveniente dalla cucina la avvertiva che il suo passato di verdura, completamente evaporato, aveva lasciato una pellicina nerastra sul fondo della pentola. Cerc\u00f2 di rimediare mangiando uno yogurt, in fondo, pens\u00f2 \u00e8 bene tenersi leggeri, ogni tanto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina, dimenticando di chiamare Pierre ed informarsi sulla sua degenza e autoconvincendosi di non avere tempo per andarlo a trovare come gli aveva promesso, sal\u00ec sulla bici e dopo pochi minuti entr\u00f2 nel piano terra del Compro oro. Sul bilancino di un uomo dalla voce rauca con occhiali calati sul naso affilato, fin\u00ec il bracciale a torciglione che un tempo le piaceva tanto ed anche un anello che strada facendo si era sfilato dal dito, un anello a serpentina con piccoli zirconi che unitamente al bracciale frutt\u00f2 la meschina cifra di cinquecento euro con cui rigioc\u00f2 gli stessi numeri perch\u00e9 aveva sentito dire che non bisognava desistere e andavano giocati almeno tre volte, questa volta gioc\u00f2 un ambo formato da uno e ottantacinque e poi acquist\u00f2 anche trenta -Gratta e vinci -per avere pi\u00f9 possibilit\u00e0 di vincere dal momento che ormai la fortuna non poteva essere che ad un passo da lei e la fortuna, si sa, premia l\u2019impegno, la tenacia e la perseveranza.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera, in attesa dell\u2019estrazione del lotto mentre sgranocchiava delle mandorle ed il cellulare inutilmente squillava, colloc\u00f2 uno vicino all\u2019altro i biglietti sul tavolo quasi a coprire l\u2019intero ripiano, poi li sollev\u00f2 con delicatezza come quando con mano gentile si accostava ai suoi piccoli pazienti carezzando i loro visetti dolci che, magari stizziti da una paletta in gola, scalciavano come asinelli. Li gratt\u00f2 ad uno ad uno con infinita lentezza cercando di intravedere la sinopia dei numeri e sobbalz\u00f2 sudaticcia sulla sedia quando pens\u00f2 di aver accoppiato dei numeri, quindici , sei e otto ma rimase ingannata dalla basi panciute dei numeri molto simili tra loro, infine,&nbsp; dalla polverina argentata emerse una vincita di cento euro, all\u2019inizio&nbsp; scambiate per mille euro che la delusero e consolarono allo stesso tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno seguente, di prima mattina acquist\u00f2 dei dolcetti e and\u00f2 a trovare Pierre che, scrutandola in viso le chiese se mangiasse e riposasse abbastanza perch\u00e9 la trovava un po\u2019 smagrita, lei lo rassicur\u00f2 sfoderando un sorriso tirato che non convinse l\u2019uomo ma permise di chiudere repentinamente il colloquio neanche iniziato. Tornando a casa, dopo che ebbe riscosso le cento euro, realizz\u00f2, guardandosi intorno che c\u2019era un gran disordine ovunque e che occorreva darsi da fare per sistemare lo studio e la camera visto che non rifaceva il letto da giorni. In frigo solo sottilette, limone e marmellata, allora scese sotto casa e&nbsp; nella pizzeria napoletana si fece sfornare una bella margherita intenzionata a mangiarla bella calda, quando si ricord\u00f2 di non avere in casa la birra, indispensabilmente associata alla pizza e allora entr\u00f2 in un bar e chiese una&nbsp; bottiglia di birra di una nota marca e mentre il barista si apprestava a servirla not\u00f2, appesa ad una colonna, la fotocopia ingrandita di un -gratta e vinci- con vincita realizzata pochi giorni prima di ben cinquecentomila euro, poi altre fotocopie ancora pubblicizzanti vincite pi\u00f9 contenute ma egualmente sostanziose, fu come se un&nbsp; alcolista vedesse proferirsi un&nbsp; bicchiere di vino e&nbsp; tanto bast\u00f2 a catalizzare la sua attenzione e ad indurla ad uscire&nbsp; con altri trenta biglietti, per una spesa di oltre duecento euro di cui la birra rappresentava solo un modesto due per cento.&nbsp; Se domani torna Pierre, pens\u00f2, devo sistemare i conti, azzerare possibilmente le perdite, pareggiare le entrate e le uscite, ammortizzarle almeno ma in realt\u00e0 le uscite incontrollate non erano neanche pi\u00f9 quantificabili e questo era in fondo un ottimo escamotage per non inciampare nei sensi di colpa, poteva, infatti, sempre autoconvincersi di aver speso poche decine di euro come faceva quando andava dal parrucchiere o comprare qualche crema per il viso, in fondo erano soldi suoi guadagnati e meritati e non si trattava di ledere la salute con alcool droghe o sigarette, in fondo il gioco \u00e8 innocuo e connaturato all\u2019essere umano sin dalla nascita e quante volte aveva visto ritornare sui visetti dei suoi piccoli pazienti il sorriso solo gesticolando con una palla o cullando una bambola! Questa volta \u00e8 necessario tentare la fortuna si andava ripetendo convulsivamente, poi basta, giuro e rigiuro che non gioco pi\u00f9. Ma il gioco era l\u00ec prepotente e sovrano e chiedeva ora la vittima illustre: sul comodino l\u2019orologio di Pierre attrasse la sua attenzione e quel Rolex lucente ebbe il potere di attrarre come una calamita la parte pi\u00f9 fragile di Flora, l\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 vulnerabile, il residuo infantile che la dipendenza aveva colonizzato, snaturato, traviato e strangolato. Con respiro asfittico e mano tremante agguant\u00f2 il Rolex, lo mise in un sacchetto da congelatore e lo ripose nella tasca della borsa chiudendo accuratamente la chiusura. La mattina sarebbe tornata al negozio al piano terra per vedere il da fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto prese dall\u2019armadio lenzuola pulite, rifece svogliatamente il letto, lav\u00f2 sbrigativamente i pavimenti, spolver\u00f2 i mobili e diffuse nell\u2019aria qualche spruzzo di essenza di muschio bianco che le piaceva tanto. Poi, gratificata dal lavoro fatto e aiutata&nbsp; dalla stanchezza si sedette, estrasse i biglietti dalla borsa e tent\u00f2 di nuovo la fortuna, a fine operazione il consuntivo si mostr\u00f2 davvero magro: aveva vinto altri quattro biglietti Ingoi\u00f2 saliva e rammarico, prese i biglietti e li tagliuzz\u00f2 ad uno ad uno fino a raggiungere dimensioni cos\u00ec piccole da poterli tenere nel palmo della mano poi and\u00f2 sul balcone e pigiato l\u2019accendino osserv\u00f2 la piccola fiamma che consumava la sua mancata fortuna&nbsp; attivando come un rito propiziatorio contro la sfiga, forse il fuoco purificatore l\u2019avrebbe allontanata per sempre. Rientrata in salotto, accese la tv ed essendosi dimenticata di fare spesa si addorment\u00f2 sbadigliando di fronte ad un documentario sui pinguini tentando di mangiare pane e noci, sorseggiando un prosecco.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina, mentre stava uscendo per andare dalla parrucchiera per farsi bella per il ritorno di Pierre che sarebbe avvenuto nel tardo pomeriggio e sistemare la faccenda del Rolex, squill\u00f2 il cellulare, era Pierre che con voce gioiosa le comunicava il rientro anticipato a casa, avrebbe preso un taxi per evitarle di infilarsi nel traffico cittadino, le chiedeva solo di aspettarlo in strada per aiutarlo a salire in ascensore.<\/p>\n\n\n\n<p>Flora apr\u00ec lo sportello del frigo che era semivuoto, disdisse l\u2019appuntamento dal parrucchiere poi, infilate le scarpe ed il piumino, scese al supermercato sotto casa a fare un po\u2019 di spesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mezz\u2019ora dopo, verso mezzogiorno il taxi si ferm\u00f2 sottocasa, lei scese, apr\u00ec la portiera dell\u2019auto, abbracci\u00f2 Pierre ed insieme al tassista lo aiut\u00f2 a salire in ascensore, nel breve tragitto fino al terzo piano i loro sguardi si incontrarono e parlarono come solo con gli occhi si pu\u00f2 fare, senza mentire, senza mediare.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo emaciato di Pierre raccontava la sofferenza taciuta e sopportata, quello di lei, uno smarrimento non bene identificabile. Seduti a pranzo, uno di fronte all\u2019altro, mettevano a nudo un disagio palpabile, fatto di sguardi profondi intervallati da silenzi pesanti. Flora, mentre sorseggiava il decaffeinato di fine pasto, affond\u00f2 i suoi pensieri nel passato, richiam\u00f2 alla memoria e al cuore, ovvero ricord\u00f2 gli anni trascorsi con Pierre, il loro incontro l\u2019entusiasmo di vita, la passione risvegliata, i regali , le risate, le gentilezze, i viaggi \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viso stanco del suo uomo ora le chiedeva solo di restituirle un po\u2019 di quelle premure, di quelle attenzioni e lei, con il suo Rolex nella borsa lo stava tradendo, in un momento di grande fragilit\u00e0 gli affondava il coltello nella schiena. Pierre ruppe il silenzio per chiederle gentilmente un grappino e poi le disse di aver sognato la notte che qualcuno gli aveva rubato il Rolex dal momento che non lo vedeva al polso ma che poi si era tranquillizzato pensando di averlo lasciato a casa, al sicuro. Flora si sent\u00ec scaricare addosso come un fulmine che la attraversava dalla testa ai piedi, il viso le divenne di fuoco, le mani sudate, lei la dottoressa stimata era una ladra, e anche bugiarda perch\u00e9 chiss\u00e0 quante bugie avrebbe dovuto inventare per giustificare a Pierre la scomparsa del suo orologio!<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2, and\u00f2 in bagno poi in camera, afferr\u00f2 la borsa, estrasse l\u2019orologio e lo posizion\u00f2 sul comodino poi corse al computer e selezion\u00f2 musica jazz di Glenn Miller che tanto le piaceva, poi rivolgendosi a Pierre svolazz\u00f2 per la stanza come in una danza liberatoria cercando di coinvolgere il suo sorpreso e attonito spettatore.<\/p>\n\n\n\n<p>A sera, mentre insieme leggevano la lettera di dimissione di Pierre in cui si prevedeva un periodo di fisioterapia riabilitativa (che si presumeva impegnativa e fastidiosa) in un centro fuori citt\u00e0, Flora fece di tutto per rassicurarlo sul buon esito delle cure, sul recupero che sarebbe stato breve, escludendo categoricamente esiti invalidanti. Andremo in crociera, disse Pierre, a primavera andremo di nuovo in crociera, rispose Flora, mentre guardavano un p\u00f2 di tv prima di addormentarsi. Ma mentre lui, aiutato da un analgesico prendeva sonno rapidamente, Flora con occhi sbarrati fissava le ombre sul soffitto e lentamente passava in esame gli ultimi giorni trascorsi come se a viverli non fosse stata lei, come se fossero frutto di un racconto fatto da altri e avvert\u00ec una spersonalizzazione profonda, uno sdoppiamento da Psyco, un disagio indecifrabile e in quantificabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2 dal letto per non disturbare il sonno ristoratore di Pierre, indoss\u00f2 la calda vestaglia di pile, si prepar\u00f2 una tisana alla melissa con miele di tarassaco e poi si sedette.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo, improvvisamente si ferm\u00f2 su un lembo di carta dorata che sporgeva dal cassetto della credenza, si alz\u00f2, lo apr\u00ec e ne estrasse una busta voluminosa che conteneva un poster raffigurante La primavera del Botticelli, c\u2019era un biglietto rosso con la dedica che la accompagnava: a zia Flora, espressione anche lei di primavera e di bellezza, Annelise. Quel regalo di Natale di sua nipote sottovalutato e sgarbatamente dimenticato, ora, in quel momento era come acqua sorgiva per la sua gola secca, lo gir\u00f2 e rigir\u00f2 tra le mani, poi improvvisamente due lacrime rese scure dal rimmel, precipitarono gi\u00f9 fino ad infrangersi sul collo, si ricord\u00f2 di sua madre, insegnante di educazione artistica che da grande estimatrice del Botticelli quale era, le aveva dato il nome di Flora, la sua pi\u00f9 bella creatura, perch\u00e9 anche lei ne ricevesse grazia e bellezza infinita.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce del giorno che si annunciava tra i panneggi della tenda del salotto scomparivano improvvisamente fantasmi e smarrimenti; il rumore della moka in cucina, il fracasso dei camion della spazzatura in strada, il viso stropicciato davanti allo specchio, il rumore dell\u2019ascensore attivato dal vicino che rientrava dal turno di notte, tutto contribuiva a comporre quello straordinario puzzle di vita normale che a volte produce assuefazione e monotonia ma proprio in quella straordinaria normalit\u00e0 si nasconde il senso stesso del vivere quotidiano, la nostra dignit\u00e0 e la nostra bellezza che varia a seconda delle stagioni e sta a noi trasformarla in una eterna primavera.<\/p>\n\n\n\n<p>Flora ritorn\u00f2 in camera e si adagi\u00f2 nel letto caldo, accanto a Pierre che dormiva supino, ne osserv\u00f2 curiosa e amorevole le rughette a zampe di gallina intorno agli occhi e l\u2019impercettibile movimento delle palpebre, lo trov\u00f2 ancora bello, di quella bellezza matura non alterata ma nobilitata dagli anni e dalle esperienze di vita. Pochi minuti dopo lui si svegli\u00f2 lamentandosi con una smorfia del dolore al ginocchio, allung\u00f2 la mano verso di lei come era solito fare e le disse: \u00abHo dormito veramente bene stanotte nel mio letto, e tu?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnche io\u00bb, rispose Flora, \u00abcome un ghiro, a primavera ci andiamo in crociera, vero Pierre?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSi ci torniamo\u00bb, rispose lui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGiuramelo\u00bb ribatt\u00e9 lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo giuro\u00bb, concluse lui. Poi, lei scese dal letto e dopo aver spalancato la tenda, si diresse verso il comodino, sollev\u00f2 l\u2019orologio, ci infil\u00f2 la mano e con movimenti dolci se lo assest\u00f2 ben bene al polso, poi osservandolo e rivolgendosi a Pierre, disse: \u00ab\u00e8 bello, veramente bello\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe ti devo dire\u00bb, rispose lui, \u00abio, senza il mio orologio, non ci saprei proprio stare!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Letizia Capezzali<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seduta nell\u2019angolo pi\u00f9 luminoso della stanza, Flora, osservava in religioso silenzio e con occhi scintillanti la tavola preparata per la vigilia di Natale.&nbsp; Il bianco candido della tovaglia di Fiandra che precipitava sui quattro lati della tavola, accoglieva un runner [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4827,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-4824","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-racconti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4824","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4824"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4824\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4828,"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4824\/revisions\/4828"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4827"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4824"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4824"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/magazine.addictus.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4824"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}