{"id":4665,"date":"2024-10-21T11:17:08","date_gmt":"2024-10-21T09:17:08","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4665"},"modified":"2024-10-21T11:17:08","modified_gmt":"2024-10-21T09:17:08","slug":"vite-in-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4665","title":{"rendered":"Vite in gioco"},"content":{"rendered":"\n<p>E\u2019 fatta!<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia usc\u00ec dall\u2019ufficio del notaio danzando sulle nuvole: aveva appena formalizzato il passaggio di propriet\u00e0 di quella che sarebbe stata la sua attivit\u00e0 futura: un piccolo bar tabaccheria situato in una zona molto frequentata anche se periferica. C\u2019era perfino un po\u2019 di plateatico sul marciapiede ombreggiato da due grossi platani.<\/p>\n\n\n\n<p>Era da tanto tempo che sognava quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva adocchiato il cartello che annunciava la vendita dell\u2019esercizio alcuni mesi prima e subito aveva pensato che potesse fare al caso suo. Ci si vedeva in quel simpatico localino a preparare caff\u00e8 e spremute, scambiare quattro chiacchiere coi clienti, sistemare i tavolini e adornarli con delle piccole composizioni fatte con le sue mani: fiori, piante grasse, sassi, pigne\u2026 c\u2019era solo l\u2019imbarazzo della scelta, lei sapeva fare composizioni bellissime che gli avventori avrebbero apprezzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, l\u2019interno del locale era tutto da risistemare, cos\u00ec non le piaceva e le pareva poco funzionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui, vicino alla porta, avrebbe messo il bancone pi\u00f9 corto con la cassa. Dietro, i tabacchi e i gratta e vinci. Nello slargo che si apriva sulla parete di fondo, proprio davanti alle scale che portavano ai bagni, potevano stare le slot machine, magari con un bel paravento davanti per non disturbare le persone sedute al tavolo. Sulla parete a sinistra il bancone lungo, dove sarebbero stati esposti i dolci per la colazione, i tramezzini, i paninetti, le polpettine, le insalatone, le focacce e tutte le bont\u00e0 che avrebbe preparato con le sue mani. In mezzo alla sala, sei o sette tavolini, non troppo vicini per permettere un po\u2019 di privacy ai clienti e sui muri \u2026. I muri sarebbero stati un trionfo di colori, tanti piccoli oggetti di spago, panno, stoffa, sughero e legno per rendere il locale pi\u00f9 accogliente e simpatico. Praticamente, il locale sarebbe diventato un prolungamento dell\u2019ego multicolore di Giulia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominci\u00f2 a pensare al locale sempre pi\u00f9 spesso finch\u00e9 non decise che era proprio quello che voleva. Un bel mattino si present\u00f2 alla proprietaria e le manifest\u00f2 il suo interesse. Mettersi d\u2019accordo sul prezzo fu abbastanza facile. In breve, Giulia acquist\u00f2 il bar e cominci\u00f2 a progettarne la riorganizzazione degli spazi interni ed esterni.<\/p>\n\n\n\n<p>Era al settimo cielo, anche perch\u00e9 il fatturato del locale, fra tabaccheria, bar e giochi d\u2019azzardo era molto buono. Solo, non riusciva a capire come mai l\u2019ex proprietaria, Teresa, una bella signora sui quarant\u2019anni dal sorriso accattivante, lo avesse messo in vendita. Come si poteva rinunciare ad un affare come quello?<\/p>\n\n\n\n<p>Mah, in realt\u00e0 non la conosceva affatto, poteva avere mille validi motivi. La cosa non la riguardava. Ora doveva dare una sistemata al locale e partire per una nuova avventura.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio il primo giorno di apertura Teresa arriv\u00f2, con un mazzetto di fiori per Giulia. Le fece i complimenti per il nuovo look del locale e si guard\u00f2 intorno con un po\u2019 di malinconia nello sguardo. \u201cMi mancher\u00e0 questo posticino. \u2013 disse \u2013 Ci ho passato dei begli anni. Quando l\u2019ho aperto in questa zona non c\u2019erano altri bar ed ho subito guadagnato una clientela assidua ed affezionata. Per tanti anni mi ha permesso di mantenere la famiglia e di togliermi anche degli sfizi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa allora perch\u00e9 lo hai lasciato?\u201d volle sapere Giulia. \u201cCon la difficolt\u00e0 che c\u2019\u00e8 al giorno d\u2019oggi per trovare dei lavori interessanti e retribuiti adeguatamente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Teresa rimase zitta alcuni istanti. \u201cIl fatto \u00e8 \u2013 disse \u2013 che non sopportavo pi\u00f9 di vedere tanti clienti rovinati dal gioco d\u2019azzardo e pensare di esserne indirettamente la causa. Vedere tante persone buttare soldi e impoverirsi comprando gratta e vinci e gettoni per le slot machine. All\u2019inizio pensavo che fosse colpa della loro debolezza perch\u00e9 nessuno li obbligava. Un po\u2019 alla volta ho imparato a conoscere loro e le loro storie ed ho cominciato a sentirmi in colpa. Forse se non avessi aperto il bar qui non avrebbero avuto l\u2019occasione per cadere in questa terribile dipendenza. Oggi sono venuta anche per raccontarti le storie di alcuni di loro. Sono persone che soffrono per la loro situazione ma non riescono a venirne fuori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec Teresa raccont\u00f2 ad una Giulia un po\u2019 perplessa le storie di tanti clienti che avrebbe conosciuto senz\u2019altro nei giorni a venire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto \u2013 pensava Giulia \u2013 sono storie terribili ma nessuno li obbliga a buttare qui tutti i loro soldi. Infine, \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 permessa dalla legge\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorno dopo giorno, Giulia diventava sempre pi\u00f9 entusiasta del suo lavoro. Il bar era pieno ad ogni ora; i clienti le manifestavano il loro apprezzamento per i suoi prodotti e affollavano i suoi tavolini per la colazione, gli aperitivi, il pranzo, fino a tarda sera. Anche le tre slot machine alloggiate nello slargo erano sempre in movimento, occupate da clienti che passavano l\u00ec ore infilando un gettone dopo l\u2019altro nelle macchinette nella speranza di arrivare finalmente a quella vincita favolosa che avrebbe risolto tutti i loro problemi. Se capitava che qualcuno arrivasse a vincere cifre modeste, il fortunato invece di gioire reinvestiva subito i soldi in altri gettoni: sicuramente la vincita che gli avrebbe cambiato la vita era l\u00ec, ad un passo, si trattava di perseverare.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi giorni Giulia non ci badava nemmeno ma col passare del tempo quelle persone davanti alle macchine la fecero sentire sempre pi\u00f9 a disagio. Quei gettoni che gli passava in continuazione sembravano sempre pi\u00f9 pesanti. Quando venivano da lei per chiederne ancora cercava sempre di intrattenerli, di parlare con loro, di far passare il tempo nella speranza che cambiassero idea e se ne andassero a casa. Ma no, era impossibile distoglierli dalla loro fissazione. I pi\u00f9 restavano fino alla chiusura.<\/p>\n\n\n\n<p>Guglielmo era uno di loro. Aveva circa cinquant\u2019anni ma ne dimostrava venti di pi\u00f9. Teresa le aveva raccontato di lui. Da giovane, era cassiere in una banca, molto apprezzato per la sua precisione e per la cordialit\u00e0 con cui trattava i clienti. Aveva messo su una bella famigliola con Lia ed avuto tre bambini belli e vivaci. Lo stipendio di Guglielmo bastava per tutti. Un giorno and\u00f2 dal tabaccaio per comprare una marca da bollo. Al posto del resto il negoziante gli propose ridendo di prendere un gratta e vinci e lui accett\u00f2. Vinse una piccola somma e torn\u00f2 a casa tutto allegro. Il giorno dopo ritorn\u00f2 dal tabaccaio e acquist\u00f2 altri biglietti che gratt\u00f2 l\u00ec in fretta e furia, sperando di essere ancora fortunato. Questa volta non vinse niente ma da allora prese l\u2019abitudine di frequentare ogni giorno il tabaccaio per tentare la fortuna, buttando cifre sempre pi\u00f9 alte. Se non vinceva nulla, cercava nelle tasche altro denaro da investire; se per caso vinceva qualcosa, subito buttava il gruzzoletto in altri biglietti. Piano piano questa sua abitudine lo indusse ad intaccare i risparmi della famiglia che si assottigliarono sempre pi\u00f9, fino ad azzerarsi. Quando la moglie, controllando gli estratti conto, cap\u00ec in che voragine era finito il marito lo scongiur\u00f2 di affidarsi ad uno psicologo per venirne fuori ma senza risultato. Guglielmo pensava di essere in grado di uscirne da solo ma non era cos\u00ec. La dipendenza era ormai troppo pesante. Dai gratta e vinci era passato alle slot machine e anche queste gli avevano catturato l\u2019anima. Cos\u00ec, un bruttissimo giorno, approfitt\u00f2 del suo ruolo di cassiere per rubare dei soldi dalla banca in cui lavorava. Fu una decisione infausta; venne scoperto dopo pochi giorni. In virt\u00f9 delle suppliche della moglie non lo denunciarono ma fu comunque licenziato. Lia lo lasci\u00f2 portandosi via i bambini, non voleva che vivessero in una situazione del genere. Guglielmo non fece nulla per trattenerli, addirittura contento perch\u00e9 nessuno lo avrebbe pi\u00f9 ostacolato nella sua attivit\u00e0 febbrile. Arriv\u00f2 a vendere l\u2019appartamento comprato dopo anni di sacrifici e un po\u2019 alla volta anche quei soldi vennero buttati nelle fauci del gioco d\u2019azzardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Guglielmo ora era solo. Mangiava alla mensa di carit\u00e0 e dormiva in un ricovero, oppure nel rientro di una vetrina, per ripararsi un po\u2019dal vento. Vedeva Lia e i bambini di rado. Si vergognava molto di questo, di non essere stato un bravo padre per loro. Li vedeva crescere e ammirava i loro successi nello sport e a scuola. Si rendeva conto di aver perso la parte migliore della sua vita ma non poteva farci nulla: tutto gli era chiaro fino a che non lo prendeva quella maledetta voglia di giocare e non si faceva trasportare nuovamente davanti a quelle macchinette. Le odiava ma non riusciva a starne lontano. Cos\u00ec ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno Guglielmo fin\u00ec i soldi un po\u2019 prima del solito e si avvi\u00f2 verso l\u2019uscita. Giulia lo vide avvicinarsi a lei, come uno spaventapasseri avvolto in una giacca molto larga e piena di macchie, magro da fare paura, gli occhi sfuggenti rivolti al pavimento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGuglielmo, come va? \u2013 gli chiese allegramente \u2013 Vedo che te ne vai un po\u2019prima del solito oggi, hai qualche impegno?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE che impegni vuoi che abbia \u2013 le rispose tristemente l\u2019uomo \u2013 nessuno pi\u00f9 si interessa a me. Mi vedi no? Sono soltanto un fallito. Nemmeno i miei figli mi cercano pi\u00f9. Ieri il maggiore si \u00e8 laureato ed hanno fatto festa ma non mi hanno invitato anzi, mi ha telefonato Lia per dirmelo ma mi ha chiesto anche di non farmi pi\u00f9 vedere da loro. Devono costruirsi una vita ed un padre come me gli sarebbe solo d\u2019ostacolo. Anche io lo so come sono ridotto ma lo stesso le sue parole mi hanno fatto un male terribile. Almeno fossi capace di smettere \u2026 E\u2019 da ieri che ci penso. Per loro sarebbe meglio che fossi morto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Tir\u00f2 un grande sospiro, le fece un cenno con la mano e si allontan\u00f2 nella sera, fragile e piegato in due come se sulla schiena portasse un peso immane.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Giulia sentiva un groppo nello stomaco. Quelle confidenze le avevano aperto una finestra sull\u2019abisso in cui erano caduti alcuni suoi clienti e lei, volente o nolente, si sentiva un po\u2019 in colpa per loro anche se continuava a ripetersi che erano adulti indipendenti e vaccinati e sapevano quello che facevano. E poi, era tutto legale. Lo Stato non avrebbe mai fatto il male dei suoi cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>O no?<\/p>\n\n\n\n<p>Una voce la riscosse dai suoi pensieri. Era arrivata una piccola comitiva di persone che chiese di sedersi sotto i platani. Giulia afferr\u00f2 una spugnetta, diede in fretta una ripulita al tavolo, accese una graziosa lanternina, li fece accomodare, prese le loro ordinazioni e svelta svelta prepar\u00f2 il rinfresco. Poi, si sedette ad un tavolino in disparte e cominci\u00f2 a scrivere su un notes l\u2019elenco di ci\u00f2 che doveva acquistare per il bar.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo, si alz\u00f2 con un vago senso di disagio addosso. Strano a dirsi, non si sentiva dentro la ormai consueta felicit\u00e0 al pensiero del suo locale. Rimuginava in continuazione la storia di Guglielmo in una continua altalena fra la colpa dell\u2019uomo e le proprie colpe.<\/p>\n\n\n\n<p>Riordin\u00f2 la casa con pi\u00f9 calma del solito. Per la prima volta non le dispiaceva arrivare sul lavoro in ritardo e questo era molto strano. Comunque, alla fine si prepar\u00f2 ed and\u00f2 ad aprire il bar. Di fuori c\u2019era un\u2019 anziana signora che la aspettava con un\u2019espressione un po\u2019 ansiosa: Matilde.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche di lei Teresa le aveva raccontato molte cose. Piccola e magra, ingobbita dall\u2019et\u00e0, aveva ancora una folta chioma di capelli bianchi con sfumature violette sempre raccolta in un piccolissimo chignon sulla nuca. Ci teneva molto a fare bella figura, vestiva in modo ricercato e pulito: prima della pensione era una sarta molto apprezzata. Anche lei purtroppo era vittima di una dipendenza dal gioco con i gratta e vinci ormai da una decina di anni. Si era mangiata tutti i risparmi per questo, e non erano pochi. Poi si era venduta la casa e adesso dormiva e mangiava dalle suore. Le rimaneva soltanto la pensione e quella era dedicata quasi esclusivamente a comprarsi biglietti da raschiare nell\u2019eterna speranza di fare il colpo grosso. A differenza di altri, capiva che questa sua dipendenza era qualcosa di deplorevole, si vergognava e cos\u00ec, come ogni volta, chiese a Giulia: \u201cBuongiorno, mi d\u00e0 venti euro di gratta e vinci? Sono per un\u2019amica, non per me. Glieli porto io perch\u00e9 cammina poco, ci vede meno e non si fida ad uscire da casa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMatilde, non le sembra che venti euro siano troppi? \u2013 obiett\u00f2 Giulia questa volta \u2013 Non si vince mai niente con questi. Dica alla sua amica che se avesse messo insieme tutti i soldi che ha buttato via, quella s\u00ec sarebbe stata una gran bella vincita. Glielo dico contro il mio interesse ma mi dispiace vedere gente che si rovina per queste porcherie\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si intrist\u00ec e parve diventare ancora pi\u00f9 piccola. Gli occhi le si riempirono di lacrime.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCara ragazza, non puoi immaginare come ci si sente. La mia amica capisce benissimo che sbaglia ma non ce la fa a smettere. Non ha nessuno che si interessa a lei e questa \u00e8 la sua sola distrazione. Mi racconta che ogni sera si corica col proposito di smettere ma la mattina la voglia di giocare prende il sopravvento e la spinge a telefonarmi e mandarmi qui. Si sente molto umiliata per non essere capace di resistere alla tentazione. Secondo te, cosa potrebbe fare per liberarsene?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia non lo sapeva. Di fronte a quella confessione indiretta si sentiva impotente e sciocca, un\u2019idiota che guardava con superiorit\u00e0 qualcuno a cui lei stessa provocava un grande danno.<\/p>\n\n\n\n<p>Le faceva tenerezza, cos\u00ec fragile e demoralizzata. All\u2019improvviso le venne un\u2019idea e le disse: \u201cHa ragione Matilde, dev\u2019essere una cosa molto difficile da realizzare, le dipendenze sono terribili e quasi impossibili da risolvere senza l\u2019aiuto di qualcuno. Per\u00f2, adesso lasciamo stare la sua amica e parliamo d\u2019altro: qui al bar sono sempre da sola e a volte faccio fatica a seguire bene i clienti. Mi piacerebbe avere pi\u00f9 tempo per fare due chiacchiere con loro ma il lavoro \u00e8 tanto e non riesco a starci dietro. Ho pensato che avere qui un\u2019altra persona che mi desse una mano non sarebbe male. Naturalmente, il lavoro pesante sarebbe tutto mio e questa eventuale persona avrebbe solo da star dietro alla cassa e fare due chiacchiere con i clienti. Per caso, a lei non andrebbe l\u2019idea di aiutarmi? Si vede che \u00e8 una donna sensibile e di cultura, proprio quello che ci vorrebbe qui.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Avete presente quando una nuvola che copre completamente il sole se ne va all\u2019improvviso? Quel passaggio repentino dall\u2019ombra al sole? Il viso di Matilde pass\u00f2 improvvisamente dalla profonda tristezza per la sua situazione e la sua incapacit\u00e0 all\u2019incredulit\u00e0 ed infine ad una gioia profonda.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDavvero credi che sarei in grado di aiutarti? Mi piacerebbe tantissimo ma ho una certa et\u00e0, forse vorresti qualcuno pi\u00f9 giovane di me\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto che s\u00ec! Ti ho osservata molto in questi giorni: sei intelligente, spiritosa e conosci tante cose. Non c\u2019\u00e8 bisogno di un genio per fare due chiacchiere con gli avventori, basta qualcuno simpatico come te\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE allora va bene, se vuoi posso cominciare gi\u00e0 da domani tanto la mia amica andr\u00e0 in vacanza un mesetto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOttimo allora, ci vediamo domattina alle sette. Ci metteremo d\u2019accordo sugli orari, non voglio portarti via troppo tempo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ho altro da fare, per me posso stare anche tutto il giorno. Grazie Giulia, sei fantastica!\u201d Con l\u2019entusiasmo di un naufrago che si \u00e8 visto tendere un salvagente, Matilde usc\u00ec dal locale. Camminava come se avesse dieci anni di meno, con la schiena dritta ed il sorriso sulle labbra.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Giulia era contenta, sentiva di aver fatto qualcosa di utile, anche se aveva un po\u2019 paura che il contatto diretto con i gratta e vinci potesse essere dannoso per l\u2019amica. Pi\u00f9 ci pensava, pi\u00f9 si convinceva per\u00f2 che l\u2019ispirazione di un momento poteva essere la scelta giusta perch\u00e9 Matilde era timorosa del giudizio degli altri e sicuramente avrebbe fatto di tutto per non fare brutta figura. Per lei quella era l\u2019occasione per uscire dal suo isolamento e ritornare a crearsi rapporti ed amicizie.<\/p>\n\n\n\n<p>I giorni seguenti diedero ragione a Giulia. Matilde si ambient\u00f2 presto nel suo nuovo ruolo. Era la prima ad arrivare al mattino; Giulia la trovava sempre sulla porta ad aspettarla ed anche se la esortava a dormire un\u2019ora in pi\u00f9 la nuova amica rispondeva che le piaceva alzarsi presto e camminare quando le strade erano quasi deserte. Per i clienti divenne una presenza discreta, sempre pronta a scambiare due parole se vedeva che loro ne avevano voglia o a portare le richieste a Giulia che stava all\u2019interno a preparare le ordinazioni. Capit\u00f2 una volta o due che guardasse i gratta e vinci ma poi scrollando la testa dicesse: \u201cNo, la mia amica \u00e8 ancora in vacanza\u201d, sorridendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizi\u00f2 un periodo abbastanza sereno. Una mattina Giulia ebbe una grande sorpresa: al mattino Matilde non c\u2019era e lei rimase in pensiero perch\u00e9 era veramente strano che l\u2019anziana non si facesse vedere senza nemmeno una telefonata. Verso le dieci per\u00f2 fece capolino nel bar una suorina timida: era venuta per avvisare che Matilde tempo prima aveva fatto domanda per una casa popolare e l\u2019avevano convocata per l\u2019assegnazione. Molto aveva giocato a suo favore il fatto che fosse riuscita a staccarsi dal gioco d\u2019azzardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un po\u2019 lusingata dal successo di quella sua iniziativa, Giulia si convinse che in fondo forse bastava avere vicino qualcuno che ti volesse bene per riuscire a sottrarsi alla dipendenza; certo non per tutti era cos\u00ec ma tanti si potevano salvare. Confortata da ci\u00f2, cominci\u00f2 ad accarezzare l\u2019idea di rinunciare a gratta e vinci e slot machine e se ne convinse sempre di pi\u00f9. Certo, sarebbe venuta a perdere una bella fetta di guadagni ma le restava comunque da vivere abbondantemente. Meno soldi, coscienza pi\u00f9 tranquilla. Ce la poteva fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Se le cose andavano meglio per la sua amica, per tanti altri proseguiva sempre lo stesso tran-tran. In particolare, c\u2019era una signora che aveva circa quarant\u2019anni che passava ore davanti alle slot machine. Ogni tanto veniva alla cassa con una manciata di monete (Teresa le aveva riferito che chiedeva perfino la carit\u00e0 agli angoli delle strade) a chiedere nuovi gettoni per alimentare la sua dipendenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Brutta storia la sua. Agata, cos\u00ec si chiamava, era la moglie di uno stimato professionista ricco da far paura. Da giovane lavorava come maestra alla scuola primaria ma con l\u2019arrivo dei due figli era rimasta a casa, fortemente spinta a far ci\u00f2 dal marito che voleva per i suoi figli un\u2019educazione tradizionale. Lei acconsent\u00ec, dapprima di buon grado e in seguito in modo sempre pi\u00f9 faticoso. I bambini cominciarono ad andare a scuola quindi si trovava a casa da sola per lunghe ore: per lei che era abituata a insegnare e ad essere sempre occupata era un supplizio, perci\u00f2 ne parl\u00f2 al marito che reag\u00ec bruscamente dicendole che non ne aveva bisogno tanto c\u2019era lui che badava a tutti. Questo ad Agata non garbava per nulla, anche perch\u00e9 il marito aveva l\u2019abitudine di dire ai figli che dovevano tutto a lui perch\u00e9 era lui che pagava cibo, vestiti, giochi, divertimenti, scuola e tutto ci\u00f2 di cui avevano bisogno, mettendo in questo modo Agata in cattiva luce. Si sentiva una mantenuta, dipendeva in tutto e per tutto da quell\u2019uomo che aveva amato ma che ora le sembrava un carceriere fanatico. Cominci\u00f2 a giocare nella speranza di vincere una sommetta tutta sua per fare un regalo ai suoi bambini che provenisse proprio da lei. Purtroppo, un po\u2019alla volta, cadde nella spirale del gioco compulsivo. Cominci\u00f2 a sottrarre somme dal conto comune che aveva col marito fino a quando la banca non lo avvis\u00f2 di quelle continue, inusuali uscite. Il marito le fece una scenataccia davanti ai figli, facendole subire una profonda umiliazione. Si fece promettere di fronte a loro che non l\u2019avrebbe fatto pi\u00f9 ma dopo qualche giorno lei era ancora l\u00ec a rovistare nelle vecchie nelle borse nella speranza di trovare qualche moneta per il suo vizio. Poi le venne in mente che avrebbe potuto chiedere in prestito dei soldi e lo fece; dapprima chiese a sua madre ed ai fratelli, spiegando che quel mese il marito si era dimenticato di lasciarle i soldi per la spesa; quando loro capirono che non era vero, si rivolse agli amici che aveva in comune col marito. Nella sua ingenuit\u00e0 sperava che non andassero a parlarne con lui ma si accorse ben presto che la notizia lo aveva raggiunto perch\u00e9 una sera tornando a casa trov\u00f2 tutta la famiglia riunita in salotto, con l\u2019aggiunta della madre e dei fratelli. Appena entr\u00f2 cap\u00ec che stava succedendo qualcosa di orribile: si avvi\u00f2 piano verso la sala. Quando la vide il marito la apostrof\u00f2 malamente e cominci\u00f2 a spiegare ad alta voce quello che aveva combinato ed i suoi fratelli si unirono a lui, dicendo che non doveva comportarsi cos\u00ec e che doveva essere grata che una \u201cmaestrina\u201d qualunque come lei avesse trovato un marito che le aveva permesso di fare la bella vita senza fare nulla da mattina a sera ma che aveva sbagliato, avrebbe dovuto prenderla a calci e mandarla a lavorare nei campi che quello si meritava. La madre si mise a piangere lamentandosi che un\u2019ingrata come lei non si era vista mai. Avrebbe dovuto baciare il pavimento dove camminava, quel poveretto, messo cos\u00ec in imbarazzo davanti ai suoi amici. Anche i suoi figli piangevano, rintanati in un angolo, e la guardavano con quegli occhi rossi e smarriti che le facevano male da morire. Scapp\u00f2 in bagno e si chiuse dentro, sconvolta e squassata dagli sforzi di vomito che la spaccavano in due. Usc\u00ec soltanto a notte fonda. And\u00f2 nelle camere dei figli che dormivano, diede loro un ultimo bacio ed usc\u00ec nella notte, scappando da quella casa che per lei era solo una prigione degradante.<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia non sapeva come viveva, dove dormiva, come e se mangiava. Non era mai riuscita a scambiare due parole con lei e nemmeno Matilde. Di lei conosceva soltanto lo sguardo febbrile di quando veniva a chiedere nuovi gettoni e le spalle contratte nel momento del gioco. Sapeva soltanto che da quella volta non aveva pi\u00f9 rivisto i suoi familiari e se degli adulti non conservava un buon ricordo, i suoi figli le mancavano moltissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec fu molto stupita quando, una sera, verso l\u2019ora di chiusura vide una giovane donna appoggiata allo stipite della porta: guardava verso Agata impegnata nel gioco con gli occhi che luccicavano. Dopo qualche minuto la chiam\u00f2: \u201cMamma \u2026\u201cAgata si raddrizz\u00f2 come se fosse stata colpita da un fulmine e si volt\u00f2 lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAnna \u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMamma, vieni via di qui, torna a casa.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Agata si avvicin\u00f2 lentamente alla figlia. \u201cQuanto ti sei fatta grande \u2013 le disse carezzandole la guancia. -Lo sai anche tu, non posso pi\u00f9 tornare. Mi manca l\u2019aria in quella casa. Perdonami. Perdonatemi. Vi voglio un mucchio di bene ma quello non \u00e8 pi\u00f9 il mio posto. Ora vai via per favore. Per il tuo bene\u201d e la spinse dolcemente, indietreggi\u00f2 di un passo guardandola mentre si allontanava singhiozzando.<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia quella volta non riusc\u00ec proprio a trattenersi. \u201cAgata, che fai? Tua figlia \u00e8 venuta a cercarti perch\u00e9 ti vuole bene e tu la mandi via cos\u00ec! Lascia perdere il gioco e valla a cercare, ha bisogno di te e tu di lei. Gli altri tuoi parenti ti hanno fatto del male ma i figli sono un\u2019altra cosa, un amore cos\u00ec non lo ritroverai mai pi\u00f9 e non puoi metterlo da parte per una macchinetta mangia soldi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Agata era rimasta interdetta a sentire quel fiume di parole e non trov\u00f2 nemmeno la forza di reagire. Prese la borsetta e si allontan\u00f2 in fretta nella notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella sera Giulia mise mano a tutte le fatture relative al locale, calcolando quanto guadagnava con slot machine e gratta e vinci, quanto ci avrebbe rimesso se rinunciava a quel brutto commercio che ormai la faceva sentire un mostro. Certo, ci avrebbe perso un bel po\u2019 ma ormai il passo era deciso, all\u2019indomani avrebbe avviato tutte le pratiche necessarie per disfarsi di quelle mostruosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Al mattino seguente si avvi\u00f2 baldanzosa e decisa verso il suo bar. Sentiva di aver fatto la scelta giusta. Quando fu nelle vicinanze del locale vide che proprio l\u00ec davanti erano ferme due volanti della polizia, un\u2019ambulanza ed un capannello di persone. Si avvicin\u00f2 col cuore in gola chiedendosi cosa fosse accaduto. Forse un furto?<\/p>\n\n\n\n<p>Si fece strada fra la gente finch\u00e8 non vide alcuni poliziotti che stavano posando un corpo su una barella. Mio Dio, era Guglielmo! La corda ancora gettata sui rami le fece capire cosa fosse successo: si era impiccato al ramo di un platano di fronte al bar. Era salito su un tavolino e da l\u00ec aveva lanciato la corda su un ramo robusto. Il resto si poteva immaginare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sent\u00ec le gambe che non la reggevano e si sedette, dando sfogo a tutta la sua angoscia: per Guglielmo, che aveva trovato la propria vita insopportabile, per se stessa, che non aveva fatto nulla per aiutarlo. I carabinieri maneggiavano un biglietto trovato l\u00ec vicino, l\u2019addio di Guglielmo al mondo. Poche parole con cui chiedeva perdono a moglie e figli per tutto il male che aveva causato loro, involontariamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cScusatemi, se potete. Sono stato un cattivo marito ed un padre peggiore. Vi ho abbandonati quando avevate pi\u00f9 bisogno di me e so che danno vi ho causato. Vi ho voluto un bene dell\u2019anima, anche se \u00e8 difficile da credere. Ogni giorno ho pensato di smetterla per tornare da voi ma il gioco \u00e8 sempre stato pi\u00f9 forte di me. Non riesco a liberarmene ed \u00e8 per questo che me ne vado. Ogni giorno \u00e8 un\u2019angoscia che si rinnova e non riesco a staccarmene. Vi voglio bene. Guglielmo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altra parte della strada, Agata impietrita fissava la scena con le mani sul viso. Giulia incontr\u00f2 il suo sguardo disperato e triste e non riusc\u00ec a dirle niente. Matilde invece attravers\u00f2 la strada ed and\u00f2 ad abbracciarla, consapevole di quello che si agitava dentro di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che segu\u00ec fu un periodo molto strano. Per alcuni giorni Giulia non riapr\u00ec il locale e rimase a casa, intontita dagli avvenimenti e dal senso di colpa. Continuava a ripetersi che aveva aspettato troppo e forse non aveva preso seriamente il rischio che potesse davvero verificarsi una cosa del genere. Si sentiva responsabile dell\u2019accaduto perch\u00e9 aveva messo a disposizione di Guglielmo gli strumenti che in qualche modo lo avevano spinto al suicidio. Dormiva poco e si svegliava a causa di un incubo ricorrente durante il quale rivedeva all\u2019infinito Guglielmo che dondolava sotto il ramo. In quello stato la trov\u00f2 Matilde una mattina che and\u00f2 a trovarla. L\u2019amica ascolt\u00f2 i suoi rimorsi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGiulia, quando uno ha questa dipendenza non c\u2019\u00e8 nulla che si possa fare per distoglierlo \u2013 le disse. -Se tu avessi tolto prima le macchinette lui sarebbe andato a cercarne altre. Non \u00e8 colpa tua. In queste condizioni ci vuole una molla forte che fa scattare il bisogno di cambiare. Per me quella molla sei stata tu, con la tua amicizia e la mano che mi hai tesa per uscire dal baratro del gioco. Guglielmo non ha avuto la stessa fortuna. La porta chiusa da parte della famiglia \u00e8 stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle parole ebbero il potere di scuotere Giulia dalla depressione in cui era caduta. Ritrov\u00f2 il suo carattere positivo. Si mise a ragionare su quello che avrebbe potuto fare per dare un senso a ci\u00f2 che era accaduto. Fu presa da una forte frenesia di cambiamento: si disf\u00f2 finalmente delle attivit\u00e0 legate al gioco d\u2019azzardo, ridipinse la parete sulla quale erano allineate le slot machine e la copr\u00ec di locandine pubblicitarie vintage, creando un simpatico angolino in stile belle epoque. Poi telefon\u00f2 a Matilde, la mise a parte del suo progetto e chiese il suo parere. L\u2019amica ci pens\u00f2 un poco e poi le disse che s\u00ec, poteva andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mese pi\u00f9 tardi, quando il locale riapr\u00ec per l\u2019inaugurazione, i clienti abituali corsero subito l\u00ec, felici di poter riprendere le vecchie golose abitudini. Giulia aveva integrato l\u2019offerta di consumazioni con centrifughe, frullati, frapp\u00e8 e alcuni deliziosi bocconcini salati. Una gioia per il palato dei suoi affezionati avventori.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla parete di fondo, completamente rinnovata, era appoggiato un enorme tavolone di legno con due scaffalature colorate vicino, dove Matilde avrebbe accolto dei gruppi di persone interessate a svolgere lavori manuali sotto la sua guida. I manufatti sarebbero stati venduti ed il ricavato sarebbe stato devoluto ad associazioni che contrastavano attivamente la ludopatia.&nbsp; Era il modo che Giulia aveva pensato per creare aggregazione, combattere la solitudine nel quartiere ed allontanare le persone fragili dal pericolo del gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>La notizia piacque molto a tutti gli avventori che promisero di spargere la voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso la fine della festa, Giulia vide entrare anche Agata, a braccetto con la figlia. La donna sembrava pi\u00f9 ordinata e serena. Si avvicinarono a Giulia e Agata disse: \u201cGrazie per quella sera che hai avuto il coraggio di parlarmi e farmi capire a che punto fossi arrivata. Il giorno dopo ho telefonato ai miei figli e ho riallacciato i rapporti con loro. Sono andata ad abitare nella vecchia casa di mia madre, che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Per il momento sto l\u00e0, poi si vedr\u00e0. Ho lasciato mio marito ma i figli ora sono venuti a stare da me. Siamo finalmente sereni ed \u00e8 tutto merito tuo. Mi piacerebbe darvi una mano nel vostro nuovo progetto insieme ad Anna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia toccava il cielo con un dito. Le disse che s\u00ec, certamente erano benvenute. Guard\u00f2 Matilde e sorrisero insieme, forse pensando la stessa cosa: Agata aveva finalmente deciso di mettersi in gioco: quello giusto, stavolta.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da Paola Lorenzetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 fatta! 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