{"id":4588,"date":"2024-09-16T12:27:51","date_gmt":"2024-09-16T10:27:51","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4588"},"modified":"2024-09-16T12:27:52","modified_gmt":"2024-09-16T10:27:52","slug":"un-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4588","title":{"rendered":"Un padre"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cChi? Rodolfo?<\/p>\n\n\n\n<p>Ma certo che lo ricordo. Non sapevo fosse l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrebbe vedermi? Va bene, vengo con piacere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma cos\u2019\u00e8 successo?<\/p>\n\n\n\n<p>Ah, suo figlio? Oh mamma mia! Quando lo avevo in carico era in carrozzina\u2026 \u201c<\/p>\n\n\n\n<p>La telefonata \u00e8 giunta inattesa, da un anziano collega che non vedevo da anni, e che ora, a quanto pare, fa il direttore sanitario in una casa di riposo.<\/p>\n\n\n\n<p>Rodolfo \u00e8 stato un vecchio utente che avevo seguito al Ser.D, che allora si chiamava ancora Ser.T, per un sacco di tempo; uno di quelli per cos\u00ec dire storici, col quale avevo convissuto da medico a \u201cpaziente\u201d per anni e anni, accompagnandolo attraverso innumerevoli traversie.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui era gi\u00e0 utente del servizio quando io ero entrato a lavorarvi. Uno di quelli tosti.<\/p>\n\n\n\n<p>Apparteneva a uno dei gruppi che per primi in citt\u00e0 si erano dati all\u2019eroina.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019erano i contestatori sociali, gli anti-borghesi, e accanto a loro bivaccavano gli emarginati.<\/p>\n\n\n\n<p>Rodolfo non apparteneva propriamente a nessuna di queste categorie, piuttosto a quelli che avevano creduto di poter sfruttare la situazione dei pi\u00f9 deboli a proprio vantaggio, inserendosi nel mondo che affiancava lavoretti mal pagati a minuta delinquenza. Si era dato quindi al mercato del piccolo spaccio; ma poi, essendo anche lui fondamentalmente un disadattato (come si diceva allora), pur credendosi uno sfruttatore del sistema, era cascato mani e piedi legati dentro al \u201ctunnel\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non se ne dava pace per\u00f2; ed essendo dotato di una personalit\u00e0 tutto sommato non comune, aveva continuato a dibattersi furiosamente dentro i lacci della dipendenza, ricorrendo a tutti gli espedienti possibili per non farsi troppo trascinare dalla corrente negativa, senza avere tuttavia mai lo scatto e il coraggio, o la forza, di uscire completamente da quelle sabbie mobili. Il tutto unito a uno sprezzo per quasi tutti i suoi compagni di avventure, speculare a quello che provava per chi invece viveva in una apparente tranquilla normalit\u00e0 borghese.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un tipo duro, Rodolfo: o meglio, giocava -prima di tutto con se stesso- a fare il duro. Ti metteva continuamente alla prova, soppesando le reazioni a quel suo fare sarcastico e supponente, tanto pi\u00f9 sostenuto quanto pi\u00f9 sentiva di doversi umiliare a chiedere aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Miracolosamente, forse perch\u00e9 da sempre tipi del genere mi incuriosivano sul piano umano prima ancora che su quello professionale, e conseguentemente non cadevo nelle loro trappole provocatorie, ma nemmeno mi sottraevo al confronto, anzi, ero curioso del loro modo di vedere il mondo, stabilimmo da subito con Rodolfo un canale franco di comunicazione: io ero l\u00ec per cercare di aiutarlo a non farsi troppo male, senza pretendere di cambiarlo; e lui -constatata con grande circospezione la mia posizione di assoluta astensione dal giudizio- poco a poco cominci\u00f2 a utilizzare le visite al Ser.T, quando trovava me, non solo per le terapie mediche, ma anche per confrontarsi intorno alla societ\u00e0 in cui ci trovavamo a vivere, su sponde quasi opposte, sugli infidi compagni di strada, sulle magagne della citt\u00e0 e tutti i suoi migragnosi piccoli traffici palesi che ne nascondevano altri ben pi\u00f9 importanti e spesso vergognosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non erano sempre divertenti, ricordavo, quelle conversazioni. Rodolfo a volte ci andava gi\u00f9 pesante -lui- nei suoi giudizi, che non risparmiavano me e i miei colleghi, il ruolo fragile del nostro lavoro, le stesse terapie (\u201cse devo infognarmi, lo faccio con la roba, non con il metadone!\u201d), mettendo in risalto le ipocrisie che lui vedeva nel nostro ruolo, quasi cani da guardia dell\u2019ordine sociale, disprezzati e messi all\u2019angolo dagli stessi poteri che ci avevano mandato l\u00ec in trincea, con pochi mezzi e ancor meno prestigio.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure interessanti, quei confronti senza peli sulla lingua, dove intuivi che tutto il rancore distillato nelle parole rivolte contro l\u2019esterno era in gran parte solo una proiezione del giudizio negativo che il ragazzo dava su se stesso, e rispetto al quale l\u2019eroina costituiva un potente ma ambivalente e pericoloso anestetico.<\/p>\n\n\n\n<p>I pericoli da eroina Rodolfo li aveva corsi tutti, oltre alla dipendenza: overdose, da cui una volta fu miracolosamente salvato tramite una tempestiva rianimazione praticata da una pattuglia della Polizia su una panchina del parco, infezioni epatiche, e infine, va da s\u00e9, l\u2019HIV!<\/p>\n\n\n\n<p>Quella, fu la svolta. Perch\u00e9, dovendosi curare l\u2019infezione mortale, accett\u00f2 di abbassare le ali, ed entrare in una Comunit\u00e0 dove interrompere la sua vita centrata essenzialmente sulla strada, e cercare di riprenderne le redini, pur se ci\u00f2 gli doveva costare una sostanziale abdicazione ai suoi tanto sbandierati principi di contestazione della societ\u00e0 conformista.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, per\u00f2, prima dell\u2019ultima ricaduta che gli avrebbe regalato l\u2019HIV, a quella stessa societ\u00e0 aveva dato un figlio, avuto da una compagna di strada che era rimasta ammaliata dalla sua personalit\u00e0 eccentrica e malandrina. Ammaliata e illusa, come spesso accade, di avere forza e potere di \u201csalvare\u201d il suo amore dalla vita che andava conducendo, o almeno da quella parte che implicava l\u2019uso di droga.<\/p>\n\n\n\n<p>Strano a dirsi, lei era rimasta immune dai pericoli dell\u2019uso; si era affiancata lungo un certo periodo a quello che era diventato il padre di suo figlio inducendo Rodolfo, per amore della ragazza, ad accarezzare un momento la prospettiva di uscire dalla palude della sua esistenza sempre al limite, cercando un lavoro meno occasionale, e abbandonando per un po\u2019 il milieu boh\u00e8mien in cui aveva sguazzato fino ad allora. Si era accasato come un qualunque piccolo cittadino, di quelli che fino ad allora aveva sempre guardato con ironico disprezzo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricordo del giorno in cui se ne era arrivato in visita di cortesia al servizio con compagna e carrozzina: a quel tempo non seguiva pi\u00f9 alcun trattamento, nonostante gli avessimo tutti consigliato di non abbandonare almeno le terapie mediche. Figurarsi, lui faceva tutto da solo!<\/p>\n\n\n\n<p>Ed eccolo qui, nelle vesti di padre emozionato e compagno amorevole\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Emozionato lo era per davvero, ma si percepiva alla prima occhiata quanto fosse totalmente fuori ruolo. Si sforzava, visibilmente, di apparire premuroso e felice: troppo teatrale, troppa esibizione di affetto per il pupo, troppi abbracci e baci alla compagna, la sua \u201csalvatrice\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era tipo da farsi salvare, Rodolfo. E infatti non si salv\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi mesi dopo, eccolo di nuovo qua, stavolta nei panni ben pi\u00f9 consolidati di una crisi di astinenza disperata, solo e ramingo come prima, trascinato quasi al servizio dai vecchi \u201camici\u201d, che lo avevano riaccolto nelle proprie congreghe, in fuga da una pace domestica apparente che in realt\u00e0 aveva sentito stringersi al collo come una garrota col trascorrere del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>La compagna lo aveva cacciato di casa, dopo la scoperta dell\u2019ennesima siringa sporca di sangue, maldestramente, o forse inconsciamente, lasciata in giro. Anzi, per essere proprio sicura di rescindere tutti i legami che aveva avuto con lui, soprattutto riguardo al bambino, se n\u2019era andata insieme all\u2019infante a stare lontano, in un\u2019altra citt\u00e0, una metropoli fuori dalla portata di un possibile ritorno di fiamma, da parte di lui come di se stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE tuo figlio, maledetta me che l\u2019ho messo al mondo con un disgraziato come te, tuo figlio non lo vedrai mai pi\u00f9!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Disperazione totale, dunque, autodistruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Rodolfo non sarebbe stato Rodolfo se si fosse davvero lasciato travolgere da quella scivolata senza fine. Teneva troppo a se stesso, in fondo, per non proiettare sulla compagna almeno parte delle responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che era successo. Cosa in fondo anche vera, se si pensa a come era fatto lui: non aveva mai inteso ingannare nessuno, solo per una volta aveva voluto credere alle illusioni che si era fatta la ragazza, indossando per qualche tempo i panni che lei gli aveva cucito addosso. Ma non erano i suoi, quei panni, c\u2019era poco da fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, dopo vari pianti e strepiti, aveva accettato i nuovi trattamenti, e si era piano piano rimesso in piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la sorte non gli era stata benevola: al controllo di routine degli esami infettivologici, ecco la sorpresa: HIV positivo!<\/p>\n\n\n\n<p>Erano gli anni, quelli, in cui la sieropositivit\u00e0 per l\u2019HIV suonava come una sentenza di morte. Morte differita, si capisce, ma inevitabile, nonostante le rassicurazioni di tutti noi che ci prodigavamo a mettere sotto la miglior luce possibile farmacoterapie efficaci, per quanto complicate, nuovi trattamenti sicuramente all\u2019orizzonte, affiancando moniti insistenti a cercare di preservare quanto di sano l\u2019organismo manteneva, e dunque a non usurarne ulteriormente la fibra attraverso il persistere nell\u2019uso di sostanze e nella vita di strada.<\/p>\n\n\n\n<p>Rodolfo aveva fatto dapprincipio il rodomonte, vedendo nell\u2019infezione una sottolineatura del proprio ruolo di eroe maledetto; dall\u2019altro lato per\u00f2, nei momenti di depressione, o di voluto pietismo, interpretava la parte del \u201cme lo sono meritato, con tutto quello che ho combinato\u201d; che a ben guardare erano solo due facce della medesima medaglia, un narcisismo a prova di bomba.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi era finito in ospedale per uno pneumotorace, che ne aveva minato pesantemente fisico e morale.<\/p>\n\n\n\n<p>Rodomonte era sceso improvvisamente dal piedistallo, e il piccolo Rodolfo aveva deciso di venire a patti con la sorte, accettando la soluzione di un ingresso in Comunit\u00e0 dove riprendersi dalle ferite che le battaglie condotte col mondo, fino ad allora in fondo tutte perdute -lo riconosceva, non difettava certo di intelligenza-, gli avevano inferto, fin quasi ad annientarlo. Non era eroe da sfidare il destino fino al duello mortale, se non a parole. E quindi, approfittando del ricovero forzato per una disintossicazione fuori programma, all\u2019uscita dall\u2019ospedale facemmo in modo che fosse trasferito senza pericolose soluzioni di continuit\u00e0, che lo avrebbero esposto a rischi mortali di overdose in caso di nuove assunzioni di eroina, dato lo stato fisico acquisito di drug free in cui era stato dimesso, in una struttura residenziale attrezzata anche per la cura dell\u2019AIDS.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita che aveva condotto fra la scoperta della sieropositivit\u00e0 e l\u2019episodio dello pneumotorace, col rifiuto iniziale delle terapie antivirali, aveva fatto galoppare il deterioramento dello stato immunitario, ci\u00f2 che necessitava quindi non solo di un cambio di vita urgente e totale, ma anche di una stadiazione attenta dell\u2019infezione con la conseguente definizione di un\u2019adeguata strategia terapeutica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo ancora il giorno in cui lo accompagnammo in Comunit\u00e0: fosse che era snebbiato dopo la cura di disintossicazione, fosse che sentiva di avere bisogno di noi e del luogo che avevamo scelto per lui, e quindi sentisse da parte nostra la sincera preoccupazione per le sue condizioni e la sua stessa vita, ci rivolse un riconoscente e franco sorriso, stingendoci forte la mano con le lacrime agli occhi, mentre raccoglieva la&nbsp; sacca e varcava la soglia della sua nuova dimora. Si gir\u00f2 ancora indietro, prima di entrare nella casa, e ci salut\u00f2 col braccio levato, sventolando l\u2019immancabile cappellino a visiera che si era tolto di capo per un momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo vedemmo pi\u00f9 al servizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo seguimmo per\u00f2 nelle sue varie peripezie di trattamenti sia per l\u2019infezione da HIV, e le altre patologie contratte durante la carriera tossicomanica, sia per quella dipendenza dalle droghe, e dall\u2019eroina in particolare, che aveva impregnato a lungo il suo cervello.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu un percorso lineare il suo, come quasi mai lo sono questo tipo di traiettorie. Ebbe momenti di crisi, di fuga perfino. Ma trovandosi la Comunit\u00e0 molto lontano dalla sua citt\u00e0 di origine, questi episodi per fortuna trovarono contenimento negli stessi luoghi dove si erano determinati, ogni volta con rientri quasi immediati. Lo andammo a trovare pi\u00f9 volte. Finch\u00e8 -l\u2019ultima- fu concordato un progressivo sgancio dalla struttura con reinserimento protetto in loco. Che, per buona sorte, parve funzionare per un lungo lasso di tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbi modo di incontrare Rodolfo una volta, anni dopo, in strada per caso; era tornato in citt\u00e0 per certe sue vecchie faccende, e mi narr\u00f2 le ultime vicissitudini, legate soprattutto allo stato di salute sempre pi\u00f9 deteriorato. I vari insulti che aveva patito nel fisico, e nel morale, lo avevano profondamente minato, e in quel momento stava brigando, con l\u2019aiuto del personale della Comunit\u00e0 con cui aveva mantenuto rapporti continui, per ottenere una pensione di invalidit\u00e0 dato che, nonostante l\u2019et\u00e0 non certo avanzata, di mantenere una qualsiasi attivit\u00e0 lavorativa era ormai fuori luogo poter parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli feci i miei migliori auguri, e anche quella volta mi strinse forte la mano, con uno sguardo che faceva capire, come disse, di essere considerato da lui una delle rare persone in cui la fiducia che aveva riposto non fosse mai stata tradita.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo oggi lo rivedo volentieri, Rodolfo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il collega mi ha informato che si trova ormai da alcuni anni in quella casa di riposo, nonostante sia ben al di sotto del limite di et\u00e0 previsto per essere ospitati in strutture del genere, a seguito di un progetto di assistenza mediato dai servizi sociali, in quanto soggetto bisognoso di cure e protezione incapace di vivere autonomamente. Nonostante il lungo periodo trascorso lontano da qui, non aveva mai voluto cambiare la residenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi apre la porta, faccio un tuffo nel passato: stessa faccia malandrina, stesso cappellino a visiera, stessa stretta di mano dell\u2019ultima volta che ci siamo visti\u2026 Tutto solo molto molto pi\u00f9 invecchiato e usurato.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde, anch\u2019io, coi capelli bianchi, e ormai in pensione\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo i convenevoli, i quanto tempo \u00e8 passato, e allora come stai, il vecchio Rodolfo viene subito fuori, mentre ci accomodiamo in un angolo del salone-soggiorno: si mette a indicare questo o quell\u2019ospite della residenza, mentre li saluta familiarmente, con un nomignolo, un epiteto, un ammiccamento dello sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEh quello l\u00ec\u2026 Oh, capitano. Sss\u00ec, altro che capitano!<\/p>\n\n\n\n<p>E il geometra? Come va geometra stamattina? Sapessi perch\u00e9 geometra\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeh, Rodolfo, come ti trovi qui?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Non posso fare a meno di chiederglielo. E anche questa domanda mi riporta indietro negli anni, alle visite in Comunit\u00e0; dove il Rodolfo di allora, al pari di quello d\u2019oggi, ne aveva sempre da dire su tutti, cercando con quell\u2019atteggiamento di porsi per quanto possibile fuori dal coro, come uno l\u00ec di passaggio, oggettivamente -secondo lui- diverso dai compagni di ventura, un pelo sopra a tutti, costretto a condividere un pezzetto di vita ma ben deciso a mantenere ben distinta dagli altri e dal contesto la sua irripetibile individualit\u00e0. Una salvaguardia dell\u2019Io allora comprensibile e scusabile, e che per\u00f2 andava analizzata e combattuta per non inficiare il processo di riflessione su di s\u00e9 e sui propri errori, indispensabile per poter progredire poco a poco lungo le tappe del trattamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ora?<\/p>\n\n\n\n<p>Ora non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 in prospettiva nessuna \u201cuscita\u201d, nessuna \u201criabilitazione\u201d, nessun \u201creinserimento\u201d. Quel che \u00e8 fatto \u00e8 fatto. Qui dentro c\u2019\u00e8 solo da sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Difatti Rodolfo motteggia, ma non calca troppo la mano. Riconosce bene che questo \u00e8 il suo ultimo approdo, e alla fin fine se ne dice soddisfatto, rassegnato al proprio destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia non rinuncia ad un ultimo scatto di orgoglio: all\u2019improvviso tira fuori la scatola di uno dei medicinali che assume per la terapia dell\u2019AIDS, e brandendola davanti ai miei occhi proclama con enfasi teatrale: \u201cSai cos\u2019\u00e8 questa? Questa \u00e8 la mia assicurazione contro la vita! Quando mi stufer\u00f2 sul serio, baster\u00e0 che invece di assumerle, le pastiglie le butto nel cesso. Loro non se ne accorgerebbero mai. E nel giro di qualche settimana me ne vado\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ammicca furbescamente rimettendo la scatola in tasca, e mi indirizza uno sguardo di intesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sa che, al di l\u00e0 di tutto, io lo capisco. E -come sempre- non lo giudico.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllora, di\u2019 un po\u2019\u201d mi decido ad un certo punto \u201ccos\u2019\u00e8 questa storia di tuo figlio, per cui mi hai mandato a chiamare?<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzi tutto: non ne avevi perso le tracce?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La trasformazione di Rodolfo appena sentite queste parole, che pure attendeva visto che erano la ragione del nostro incontro, \u00e8 improvvisa e impressionante. Cade di colpo la maschera lisa, ma ostinatamente inalberata fino a quel momento, di guascone impenitente, per quanto ferito dal tempo e dalle intemperie, come quella di un capitano di ventura sopravvissuto a mille tempeste e per questo mai domato, e appare il viso di un vecchio rinsecchito precocemente, umiliato ed esiliato dalla vita, senza pi\u00f9 nulla attorno cui aggrapparsi, se non i brandelli di un ruolo da eroe al quale ormai non crede pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizia perfino a tremare un poco, quando con il dito indica un anziano personaggio chino su un pc da tavolo in un angolo del salone.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLo vedi quello?\u201d dice. &nbsp;\u201cLo chiamiamo <em>Smanettone. <\/em>Passa tutto il suo tempo a navigare su Internet.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui ce n\u2019\u00e8 pochi che usano il computer, men che meno il cellulare, puoi capire\u2026 Nemmeno a me piace.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui invece, \u00e8 la sua vita. Cos\u00ec poi ci riferisce le cose pi\u00f9 strane, pettegolezzi, notizie, curiosit\u00e0\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Osservo con simpatia il vecchietto immerso nello schermo del computer.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn modo come un altro per tenersi vivo\u201d dico, nell\u2019attesa di capire dove voglia andare a parare Rodolfo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui annuisce, l\u2019aria assorta. Poi, finalmente:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019altro giorno ce l\u2019aveva con quelli che si drogano\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Qui nessuno sa del mio passato\u201d spiega abbassando la voce \u201ctranne il dottore, si capisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho fatto un po\u2019 di fatica a stare zitto. Ma poi ci ha fatto vedere una notizia: una serie di overdose che ha fatto impressione per il numero e la droga, una droga nuova, magari la conoscerai: il fentanil.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo letto.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 era quella dove se n\u2019erano andati Rita e mio figlio. E c\u2019erano le iniziali e le et\u00e0 dei ragazzi finiti in ospedale.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno di loro\u2026 uno di loro potrebbe essere Vittorio.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che a questo punto anche il mio viso sia invecchiato di colpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono reso conto tutto ad un tratto che durante i nostri incontri passati ci eravamo sempre dimenticati di suo figlio!<\/p>\n\n\n\n<p>Io, perch\u00e9 era uscito troppo presto dalla sua storia, apparentemente senza lasciare tracce; lui, perch\u00e9 aveva sempre detto di aver rinunciato ad averne ogni possibile notizia. Per non fargli pesare i miei fallimenti, si giustificava.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma intanto lui, il figlio, viveva, diventava grande, si fabbricava un destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa gli aveva raccontato sua madre? Che era orfano? Che suo padre se n\u2019era andato chiss\u00e0 dove?<\/p>\n\n\n\n<p>Che non era mai esistito?<\/p>\n\n\n\n<p>No, questo no: portava il suo nome.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE\u2019 solo un\u2019idea\u201d sta dicendo Rodolfo. \u201cMa dal momento che mi \u00e8 venuto il sospetto, credilo, io non vivo pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni generazione la sua droga, mi vien fatto di pensare.<\/p>\n\n\n\n<p>Che il grande killer americano stia arrivando anche da noi lo sapevo bene. A suo modo il figlio ha raccolto l\u2019eredit\u00e0 del padre? Non \u00e8 servita a nulla, la fuga della mamma?<\/p>\n\n\n\n<p>Possibile, un destino cos\u00ec, in qualche modo gi\u00e0 scritto?<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDai non \u00e8 detto\u201d provo a consolarlo. \u201cLe iniziali, cosa vuoi\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCon un cognome come il mio? Che inizia per K? E proprio l\u00ec, dove sono andati a vivere?<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u2019et\u00e0?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa tu\u201d provo a chiarire \u201ctu non hai saputo proprio pi\u00f9 niente di loro? Mai?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Rodolfo abbozza, china gli occhi a terra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo saputo\u2026 ma tanti anni fa, eh? Ho saputo che non se ne sono mai andati via da l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Almeno Rita. Ha trovato da lavorare. Credo anche qualcuno con cui stare.<\/p>\n\n\n\n<p>E Vittorio&#8230; No, di lui non ho mai pi\u00f9 saputo niente. Nemmeno ho voluto sai?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Raddrizza la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo un momento in silenzio fissandoci negli occhi. E allora capisco.<\/p>\n\n\n\n<p>Capisco che lui, quel figlio, se lo era dimenticato soltanto a modo suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Com\u2019ero stato ingenuo, e superficiale: un padre, per quanto lontano e perduto per le sue strade, non pu\u00f2 dimenticare davvero il proprio figlio. Se non altro per se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCi ho pensato tanto sai a lui? Specialmente tutte le volte che le cose andavano a rotoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Subito mi dicevo: meno male che non \u00e8 qui a vedermi, meno male che non sa niente; meglio non avere un padre, che saperlo cos\u00ec. E anche: non avrei saputo tirarlo su, gli avrei fatto dei danni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma poi mi volevo consolare: certo lui far\u00e0 meglio di me. Ci vuol poco\u2026 Chiss\u00e0, sua madre lo avr\u00e0 messo a studiare, imparer\u00e0 un mestiere, magari diventer\u00e0 qualcuno\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Sai? Le fantasie di un padre. E siccome non avevo nessuna notizia, neanche ne ho mai cercate. Cos\u00ec potevo fare tutti i sogni che volevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo: riscatter\u00e0 questa mia esistenza vuota, si far\u00e0 strada.<\/p>\n\n\n\n<p>O almeno lo speravo. Potevo sperarlo\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Tace un momento, gli occhi persi nel vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAdesso invece\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Devo dire qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDai Rodolfo, non \u00e8 detto che sia proprio lui. E in ogni caso\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sapevo che mi avrebbe fulminato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon prendermi in giro!<\/p>\n\n\n\n<p>Se non \u00e8 lui, pace. Ma me lo sento, che \u00e8 lui!<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che mi importa adesso \u00e8 sapere se \u00e8 vivo, se \u00e8 uscito dall\u2019ospedale, cosa fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sapere\u2026 se posso essergli utile in qualche modo\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>A dispetto del cipiglio feroce, ha le lacrime agli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi si riprende.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCapisci? E\u2019 per questo che ho chiesto di parlarti.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui dentro nessuno sa della mia storia, te l\u2019ho detto, tranne il medico.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora sono andato da lui con la notizia, e gli ho chiesto se poteva mettermi in contatto con te. Di te io mi fido\u2026 Mi sono sempre fidato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTi ringrazio\u201d rispondo commosso. \u201cMa cosa vuoi che faccia esattamente?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Rodolfo cincischia un momento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEcco\u201d sputa alla fine il rospo. \u201cMi chiedevo se conosci qualcuno, laggi\u00f9: magari negli ospedali, o nei SerD della citt\u00e0\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Per sapere. Se non \u00e8 lui\u2026 Ma non ci credo. E se \u00e8 lui invece, pu\u00f2 darsi che si sia rivolto a uno di loro, no? O che l\u2019abbiano preso in cura dopo il ricovero.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre che sia vivo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma pensavo: se conoscessi qualcuno, potresti chiedere notizie? A te le darebbero. Io non saprei come fare.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi, se lo trovi, forse potrei aiutarlo in qualche modo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Magari mi illudo, magari \u00e8 solo un\u2019idea del piffero! Per\u00f2 non posso stare con le mani in mano. Devo sapere!<\/p>\n\n\n\n<p>Che dici?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Povero Rodolfo. Che posso dire?<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno laggi\u00f9 forse potrei rintracciarlo, s\u00ec: colleghi conosciuti a convegni, o sentiti durante gli anni di lavoro per trasferimenti di utenti comuni fra Ser.D. Non sar\u00e0 facile, ma posso provare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci debbo provare.<\/p>\n\n\n\n<p>Rodolfo ha colto l\u2019istante di esitazione nei miei occhi, e si \u00e8 gi\u00e0 messo in posizione aggressiva.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTi domando troppo dottore?! Dopo tutti gli anni che ci conosciamo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lo rabbonisco subito. Gli spiego le difficolt\u00e0 della cosa, ma lo rassicuro che mi ci metter\u00f2 d\u2019impegno.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo, non posso garantire\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOh sta\u2019 sicuro. Se non ce la farai non te ne far\u00f2 una colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Le colpe, in questa storia, sono tutte mie, lo so bene. Ma se mi puoi aiutare\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Prometto che prover\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi stringe forte la mano, con tutt\u2019e due le sue. Trema un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCredevo\u201d dice mentre mi accompagna all\u2019uscita \u201ccredevo di restare in pace qui dentro, finch\u00e8 non ne avessi avuto abbastanza. Adesso per\u00f2\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mette la mano in tasca, e ne trae di nuovo la scatola con il farmaco per l\u2019AIDS. Me la mette un\u2019altra volta davanti agli occhi con mossa teatrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma stavolta forse non \u00e8 teatro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe mio figlio fa una brutta fine\u2026 la svuoto tutta nel cesso. La mia assicurazione sulla vita!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Gli prendo un braccio, e facciamo l\u2019ultimo tratto senza parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo saluto sulla soglia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAdesso\u201d fa a mo\u2019 di commiato, con aria forzosamente allegra \u201cadesso vado a fare la partita a ramino con l\u2019avvocato. Mi sarebbe piaciuto, fare l\u2019avvocato: di legge in fondo me ne intendevo\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sorridiamo. Esco all\u2019aria libera. La porta a vetri si richiude con un tonfo sordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Scorgo la sagoma di Rodolfo che mi osserva andare via.<\/p>\n\n\n\n<p>Come quando ci salutavamo ai cancelli della Comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Riuscir\u00f2 ad aiutarlo un\u2019ultima volta?<\/p>\n\n\n\n<p>Gli uccellini nell\u2019aria cantano liberi e spensierati.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Accidenti a te, Rodolfo. Mi hai messo in un bel pasticcio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un autentico caso di coscienza, non c\u2019\u00e8 che dire.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la cosa migliore sarebbe non fare niente. Poi ti dir\u00f2 che non sono riuscito ad avere notizie: mettiti il cuore in pace, se fosse accaduto il peggio ti avrebbero avvertito, sei pur sempre il padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma so gi\u00e0 che non ne sar\u00f2 capace. Ho lavorato tutta la vita per ridare speranza alle persone che si rivolgevano a noi, non posso tradire adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>E se scopro il peggio? Non metto Rodolfo nella condizione di farsi del male, come ha voluto ben farmi vedere?<\/p>\n\n\n\n<p>O quello era solo un gesto?<\/p>\n\n\n\n<p>Scuoto la testa, scrollo le spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>Un padre mi ha chiesto aiuto. Un figlio forse potrebbe ritrovare il genitore: una persona che, oltre tutto, al netto degli sbagli fatti sembra finalmente un poco pi\u00f9 consapevole delle dovute responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Vale la pena di provare.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi tanto, lo sappiamo, le cose vanno come devono o vogliono andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Far\u00f2 come meglio potr\u00f2, in base a quel che riuscir\u00f2 a scoprire.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi era gi\u00e0 quel collega tanto simpatico che lavorava laggi\u00f9?<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, s\u00ec. Comincer\u00f2 da lui.<\/p>\n\n\n\n<p>E che Dio ce la mandi buona. A tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Alberto Arnaudo<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cChi? Rodolfo? Ma certo che lo ricordo. Non sapevo fosse l\u00ec. Vorrebbe vedermi? Va bene, vengo con piacere. Ma cos\u2019\u00e8 successo? Ah, suo figlio? Oh mamma mia! 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