{"id":4513,"date":"2024-08-16T15:19:38","date_gmt":"2024-08-16T13:19:38","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4513"},"modified":"2024-08-16T15:19:39","modified_gmt":"2024-08-16T13:19:39","slug":"lo-sguardo-di-maya","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4513","title":{"rendered":"Lo sguardo di Maya"},"content":{"rendered":"\n<p>Durante tutto il periodo della malattia, il padre lo volle accanto a s\u00e9 per esorcizzare la paura di fronte all\u2019ignoto del grande salto. Gli schiacciava un po\u2019 i muscoli del braccio e falsando la voce diceva: \u201cSarai tu il mio bastone. Con questi muscoli mi rimetter\u00f2 in sesto subito!\u201d. Ma ogni giorno che passava le forze del padre venivano meno e a nulla valeva al piccolo Icio guardarsi i muscoli e fare qualche esercizio allo specchio. Suo padre lo lasci\u00f2 lo stesso, troppo presto, con i polmoni bruciati dai gas e dagli agenti chimici delle fabbriche assassine, proprio mentre lui si stava aprendo alla vita. La malattia del padre fu terribile e lui dovette continuare a fare il bravo per accompagnare la madre sempre pi\u00f9 triste e senza energie. La fatica di essere il collante prima di tutti e tre, poi dei due superstiti, lo sfianc\u00f2 immensamente, ma soprattutto lo depriv\u00f2 di quella spensieratezza necessaria per affrontare l\u2019esistenza, per seguire i suoi istinti e le sue vocazioni. La mamma spesso, fra un gratta e vinci e la tombola elettronica del tabaccaio, ripeteva in modo monotono: <em>\u201cBon, bambin mio!\u201d<\/em> e questo era tutto il riconoscimento di cui si doveva accontentare e che a volte, in mancanza di altro, si ripeteva fra s\u00e9 e s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Essere figlio unico di una coppia nata gi\u00e0 in difficolt\u00e0 e di un rapporto di mutuo soccorso, non era certo un privilegio. Icio impar\u00f2 precocemente a fare dapprima il giocoliere, inventandosi acrobazie, giochi, esposizioni a rischi, cadute fortunose e a volte rovinose, poi il <em>bon bambin<\/em> e in seguito il fuggiasco, l\u2019errabondo solitario. Cominci\u00f2 ad allontanarsi da casa quando sua madre presa da un raptus, martell\u00f2 tutte le scale dell\u2019edificio popolare e dovette arrendersi ad un trattamento sanitario obbligatorio. Da allora ebbero inizio i continui ricoveri in cliniche psichiatriche fino a che si perse del tutto. Ricordava di quel periodo la casa chiusa, il silenzio assoluto, le tapparelle abbassate, la puzza di tabacco e di alcool.&nbsp; Se ne and\u00f2 anche lei un marted\u00ec mattina. &nbsp;A nulla valsero nemmeno quella volta i muscoli. Ritorn\u00f2 varie volte nell\u2019appartamento nell\u2019assurda speranza di incontrarla, seppur distesa a letto, con un fazzoletto bagnato sugli occhi e quella voce sbiascicata che lo cercava l\u00ec attorno. Avrebbe voluto, almeno per una volta nella vita, un sorriso e un abbraccio oltre al <em>\u201cBon, bambin mio!\u201d<\/em>, ma ogni volta incontrava solo gli sguardi ostili e diffidenti dei vicini. L\u2019ultima volta, nel cassetto del comodino nella camera dei suoi, trov\u00f2 un pacchetto di quei foglietti colorati evidentemente dimenticati prima dell\u2019ultimo ricovero. I gratta e vinci promettevano viaggi in posti paradisiaci, vacanze per sempre, tesori sicuri. Ce n\u2019erano alcuni con dei cani bianchi e neri che gli strizzavano l\u2019occhio e garantivano delle ossa magich<em>e <\/em>e seli infil\u00f2 in tasca, carico di speranze.<\/p>\n\n\n\n<p>Di l\u00ec a poconon fece pi\u00f9 ritorno all\u2019appartamento dei suoi e abbandon\u00f2 anche il lavoretto di riparazione di biciclette che aveva trovato grazie all\u2019unico fedele amico dei tempi delle medie. Erano poche ore in uno scantinato, ma aveva imparato velocemente a fare la manutenzione e a riparare. Tuttavia non avvertiva alcun interesse per la cosa e dopo qualche mese abbandon\u00f2 il tutto senza salutare. In realt\u00e0 non and\u00f2 troppo lontano, si ferm\u00f2 dalla parte opposta della citt\u00e0, in stazione. Quello gli sembrava il posto ideale. Non sapeva perch\u00e9, ma era come se potesse partire per qualsiasi direzione in qualsiasi momento e al tempo stesso potesse immergersi nella vita altrui cos\u00ec felice e leggera. Era come se avvertisse dentro di s\u00e9 una naturale predisposizione per il viaggio, per mettere distanze e non farsene mettere. Preferiva abbandonare invece che esser abbandonato. E poi, aveva ancora in tasca qualcuno dei suoi biglietti magici; cercava soltanto quelli con i cani sicuro che lo avrebbero salvato, gli avrebbero dato quello che da sempre si sarebbe aspettato. Ma ben presto la rincorsa al biglietto magico era diventata un\u2019ossessione, qualcosa di assoluto che gli riempiva totalmente la testa, il premio sarebbe stata la giusta ricompensa per il <em>bon bambin<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In stazione rimaneva seduto dentro una rientranza che dava alla porta chiusa di uffici amministrativi dismessi. Aveva ripulito per bene quel luogo, messo dei cartoni provenienti dal vicino supermercato, stirato un sacco a pelo trovato nella cantina della casa dei suoi, e si limitava a guardare i viaggiatori, i pendolari e soprattutto gli studenti della vicina Universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno, verso le undici, andava lungo le pensiline a ripulirle dalle bottiglie di plastica, dalle lattine e dalla carta sospinta dal vento, facendosi notare e benvolere da tutti i ferrovieri e dagli addetti ai lavori della stazione. Barattava questo suo darsi da fare con la tolleranza assoluta dentro un anonimato totale e a volte per due soldi che investiva immediatamente. Per i bisogni utilizzava i bagni al primo binario.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardava i giovani come lui e provandosi ad immaginare la loro vita, avvertiva in s\u00e9 una sorta di disagio, un senso di mancanza di qualcosa, come se non potesse mai in realt\u00e0 abbandonare quel posto perch\u00e9 dentro non aveva una base, un qualcosa da cui partire, solo vuoti, mancanze, quel \u201c<em>Bon, bambin mio!\u201d <\/em>che esprimeva pi\u00f9 un bisogno di rassicurazione da parte di sua madre che un apprezzamento.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio si vergognava ad usare i pochi soldi che gli rimanevano per comprare pacchetti di fogli colorati; aveva gi\u00e0 perso l\u2019appartamento dei suoi genitori, il comune si era anche dato da fare a trovargli un alloggio Ater, ma lui impropriamente lo affittava ad extracomunitari preferendo la trafficata stazione centrale e la certezza che quei gratta e vinci l\u2019avrebbero salvato.<\/p>\n\n\n\n<p>Un gioved\u00ec pomeriggio due assistenti sociali arrivarono fino al suo rifugio, sempre comunque ben pulito, e gli chiesero di seguirlo. Lui obbed\u00ec docile, senza parlare. Era sorpreso che qualcuno si fosse accorto che esisteva e si fosse avvicinato a lui. Lo condussero a piedi fino al vicino Servizio della Azienda Sanitaria Locale per le dipendenze patologiche, dove avrebbero deciso sul da farsi. Le segnalazioni erano ormai troppe e a malincuore dovettero prendere dei provvedimenti. Per lui, alla mal parata, doveva decidere lo psichiatra di turno o lo psicologo: qualche colloquio, dei tests, una diagnosi, un farmaco, forse una presa in carico presso una Comunit\u00e0 alloggio, una riabilitazione e chiss\u00e0, forse l\u2019ennesimo reinserimento da qualche parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggendo la grande targa posta alla destra dell\u2019entrata \u201cSERVIZIO PER LA CURA DELLE DIPENDENZE\u201d sorrise fra s\u00e9 senza darlo a vedere chiedendosi: \u201cChe strano frequentare questi posti quando non ho mai dipeso da nessuno\u201d. Ma lui era pur sempre il \u201c<em>bon bambin\u201d<\/em> e aspett\u00f2 docile e curioso l\u2019evoluzione di tutta quella strana situazione. Sentiva, anche in quel momento, la necessit\u00e0 di grattare via la paura di vivere come faceva sua madre, percependo in quei gesti ripetuti, la ventata di gioia necessaria per affrontare i momenti difficili; tale gesto lo accompagnava a partire fin dalle prime ore dell\u2019alba, ossia da quando il treno delle <em>sei e quarantadue<\/em> sferragliava a pochi passi dai suoi cartoni distesi e i passanti lo guardavano disgustati schivando i suoi piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva sentito parlare degli psicologi da sua madre come delle persone che aiutano a \u201cmettere a posto la testa\u201d, ma era convinto di non averne bisogno. Stava bene, era lui che aveva deciso volontariamente di abbandonare il mondo. Non doveva rispondere a niente e a nessuno, non esponendosi ad alcuna delusione e non ricevendo nessun rifiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>La stanza dello psicologo era l\u2019ultima di un lungo corridoio pieno di porte tutte uguali e bianche. Icio si chiese chi ci lavorasse dietro soglie cos\u00ec anonime e soprattutto quali lavori importanti si potessero mai svolgere. Lui aveva appreso solo a riparare biciclette e a farle funzionare in ogni loro parte, oltre ovviamente a ripulire bene la stazione. Paolo, il suo vecchio compagno di scuola, era molto preciso e gli aveva insegnato a controllare tutti i meccanismi con un\u2019accuratezza maniacale e soprattutto a riconoscere la \u201cvoce\u201d della bicicletta. L\u2019unico fruscio ammesso era quello dell\u2019attrito dei copertoni sull\u2019asfalto. Con le ruote sospese nell\u2019aria, la voce della bicicletta era il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di entrare riusc\u00ec a leggere la piccola targa fuori della porta: <em>Dottor Antonio Lisestri, psicologo \u2013 psicoterapeuta. <\/em><em>Dipendenze da gioco d\u2019azzardo.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBuond\u00ec Maurizio. Sono Antonio Lisestri lo psicologo che si occupa del disagio giovanile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVisto che non parli, provo a dire due cose io per te\u201d \u2013 aprendo una cartella celeste \u2013 \u201callora qui c\u2019\u00e8 scritto Maurizio Devise,&nbsp; 35 anni, senza fissa dimora, il padre morto molti anni fa, la madre alcolista morta anch\u2019essa dopo innumerevoli ricoveri in psichiatria. I servizi la conoscevano bene. Da quasi un anno e mezzo vivi in stazione. Ti sei fatto benvolere per la tua disponibilit\u00e0 a pulire la stazione, per il comportamento sempre adattato; un po\u2019 ti arrangi con l\u2019aiuto dei lavoratori. Da qualche mese, per\u00f2, non ti bastano pi\u00f9 i piccoli aiuti che ricevi in cambio dei lavoretti, chiedi soldi e poi li vai subito a giocare al bar della stazione \u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>Il ragazzo stava in silenzio, chiuso nel suo mondo e Antonio sapeva che aveva bisogno di tutta la sua pazienza e delicatezza per entrarci, doveva aspettare che uscisse da quel suo buco da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo sembrava finito ancora prima d\u2019iniziare, quando dalla porta finestra che dava al giardino, un <em>husky<\/em> spinse la porta socchiusa ed entr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMaya, non adesso! Vai fuori! Ti ho detto di rimanere in giardino!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il cane si avvicin\u00f2 al ragazzo annusando l\u2019aria. Icio istintivamente, senza alcun timore, allung\u00f2 il braccio per accarezzarlo e Maya gli offr\u00ec il muso intero fra le mani. Icio allora pronunci\u00f2 le prime parole del giorno: \u201cE\u2019 tuo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, me lo porto al lavoro e lo lascio in giardino almeno fino a quando fa fresco, perch\u00e9 a casa soffrirebbe di solitudine. Ho predisposto anche una cuccia ed ogni tanto lo faccio entrare in ufficio per farci compagnia reciproca. Ti piacciono i cani?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNe hai avuto qualcuno?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMai\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cI cani hanno bisogno di cure, di un rapporto stretto di dedizione e di una relazione sempre attiva\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLo so\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE come lo sai?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo sempre pensato di essere come uno di loro\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCosa vuoi dire?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo sempre fatto tutto ci\u00f2 che mi si chiedeva, ma non ho mai ricevuto niente in cambio. C\u2019erano sempre altre cose pi\u00f9 importanti. Allora tanto vale non fare proprio niente\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHai ragione Maurizio\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIcio\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHai ragione Icio. A volte ci\u00f2 che facciamo non viene apprezzato. Pensa che anche qui al Servizio il mio modo di lavorare non \u00e8 molto riconosciuto\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE perch\u00e9 ci lavori?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9 mi piace questa professione e con questa ci vivo\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE\u2019 buono questo cane\u201d \u2013 rispose il ragazzo cambiando completamente discorso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMaya era di un mio paziente. Lui veniva sempre alle sedute con il cane e quando \u00e8 mancato, fra mettere Maya in un canile e adottarlo, ho scelto di farla vivere con me. Siamo amici intimi, non potevo certo abbandonarla\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDi cosa \u00e8 morto il tuo paziente?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDevo essere sincero? Ufficialmente di <em>overdose<\/em>, ma credo che quando ha capito che fra me e Maya esisteva un buon rapporto di amicizia e che potevo prendermi cura di lei, me l\u2019ha affidato e se n\u2019\u00e8 andato\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuindi viveva per il suo cane?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEvidentemente s\u00ec. E tu per cosa vivi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPerch\u00e9 mi sveglio alla mattina con il treno delle <em>sei e quarantadue<\/em> e poi tiro avanti\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE non ti viene voglia di fare niente?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer chi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer te!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBoh, no ho mai fatto niente per me\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPotrebbe essere venuto il momento di farlo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSenti Icio, adesso che sei qui dobbiamo trovare una soluzione. Di solito prendiamo in carica la persona, iniziamo un programma che prevede una serie di incontri di gruppo con un mio collega molto bravo. Potresti venire anche ogni giorno a parlare con me. Troviamo una sistemazione in una comunit\u00e0 alloggio da qualche parte. Non conosco la tua situazione abitativa, se hai diritto&nbsp; all\u2019appartamento dei tuoi oppure hai perso tutto, ma non lavorando non abbiamo molte possibilit\u00e0 che tu possa vivere da solo\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>Il dott. Lisestri usc\u00ec dalla stanza lasciando Icio in compagnia del cane. Questi si era addormentato proprio a fianco della sedia e per il giovane, passare la mano sul pelo scuro e bianco di Maya era un\u2019esperienza totalmente nuova. Quel movimento non aveva niente a che fare con quello compulsivo che tracciava segni sui quadrati argentati dei gratta e vinci. Era una sensazione tattile molto forte, un\u2019esperienza indescrivibile oltre il liscio e il morbido; era l\u2019abbandono totale di quell\u2019essere, il suo respiro cos\u00ec profondo, quella fiducia che gli era offerta per la prima volta e che non aveva mai sperimentato prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quasi mezz\u2019ora, la porta si riapr\u00ec e comparve lo psicologo assieme a due assistenti sociali del Comune. La pi\u00f9 alta e grossa con dei fogli in mano, entr\u00f2 occupando lo spazio e creando una forte tensione. La sua voce bitonale sgradevole fece alzare Maya che lentamente usc\u00ec in giardino preferendo la solitudine a quel fastidioso strepitare: \u201cL\u2019appartamento del Comune \u00e8 stato riassegnato, in stazione non pu\u00f2 andare, dove lo mandiamo questo qui, in albergo? Sono stufa di lavorare in queste condizioni. Ma ti sembra giusto complicare le cose in questo modo? Dovevamo portarlo subito a voi e segnalarlo al giudice tutelare per fargli assegnare un amministratore di sostegno\u2026 cos\u00ec avrebbe ancora una casa. Ora \u00e8 vostro, noi le abbiamo provate tutte\u2026 che si arrangiassero loro, ma tu vuoi fare sempre di testa tua. \u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVa bene, va bene, mi prendo io tutta la responsabilit\u00e0, non preoccupatevi. Adesso lasciatemi solo con il ragazzo!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Lo psicologo rimase seduto in silenzio sulla scrivania guardando il muro opposto dove pendeva un pannello pieno di annotazioni e <em>post it<\/em>. Evidentemente il dottor Lisestri non sapeva proprio cosa fare. Nel frattempo, ripristinato il silenzio e l\u2019armonia, il cane rientr\u00f2 sedendosi ancora una volta a fianco di Icio. Osservando l\u2019intensit\u00e0 dello sguardo con cui fissava il ragazzo ad Antonio vennero i brividi, era lo stesso che Maya dedicava al suo vecchio padrone. Mentre rifletteva in silenzio, dalla bocca gli usc\u00ec una frase stupida: \u201cHo la bicicletta da riparare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>(\u2026)<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cToh, con questa chiavetta prenditi un panino e una bottiglietta d\u2019acqua alla macchinetta in corridoio. Intanto aspettami fuori finch\u00e9 non esco. Fra un paio d\u2019ore finisco la mia giornata\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ragazzo usc\u00ec docilmente con la chiavetta in mano sedendosi fuori in corridoio seguito da Maya che non lo lasciava un momento solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminate alcune relazioni e un paio di telefonate, il dottor Lisestri chiuse la porta finestra del giardino, liber\u00f2 la sua scrivania mettendo tutto nella sua borsa di pelle ed usc\u00ec in corridoio. Icio era ancora seduto con la chiavetta in mano senza aver preso niente dalla macchinetta. Continuava ad accarezzare il cane che lo invitava continuamente con la zampa a prolungare quel contatto cos\u00ec gratificante per entrambi. Per un attimo lo psicologo si vergogn\u00f2 di provare gelosia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVieni Icio, usciamo da qui. Tieni tu al guinzaglio Maya\u201d \u2013 e s\u2019incamminarono verso il parcheggio dietro al Consultorio \u2013 \u201cper il momento andiamo a casa mia poi si vedr\u00e0\u201d, consapevole che la decisione avrebbe potuto creargli dei grossi problemi. Non sapeva veramente cosa gli era successo, questa volta per\u00f2 non volle passare dallo psichiatra perch\u00e9 era stanco di etichette vuote. Non considerava Icio un alcolista, un sociopatico, un dipendente o peggio un <em>bordeline; <\/em>non faceva uso di sostanze e non frequentava compagnie marginali. Era piuttosto un essere fragile e spaventato, un ragazzotto buono e semplice, forse immaturo, a cui era stata tolta ogni possibilit\u00e0 di affidarsi e fidarsi degli altri e a cui non era mai stata data una sola possibilit\u00e0. Lui, il dottor Lisestri, doveva imparare a fidarsi del suo sentire.<\/p>\n\n\n\n<p>Percorsero la strada di ritorno in silenzio. Maya si faceva coccolare sul sedile posteriore dal ragazzo, mentre Antonio pensava preoccupato a quello che avrebbe dovuto fare e come sistemare il tutto senza problemi. Arrivati a destinazione,&nbsp;&nbsp; scesero in giardino camminando lungo il vialetto, a fianco delle rose colorate e profumate e si fermarono davanti ad una porta in noce con dei finestroni quadrati in vetro doppio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSiamo arrivati. Questa porta a piano terra \u00e8 quella del mio vecchio studio che usavo prima di vincere il concorso all\u2019ASL. C\u2019\u00e8 un bagno, una doccia, un lettino e tutti i miei libri. Fatti una bella doccia poi selezioneremo tutto quello che hai nello zaino, recuperiamo il recuperabile e buttiamo il resto; ti dar\u00f2 un po\u2019 di roba mia che non uso. Io vivo di sopra. Adesso ti porto un asciugamano\u201d \u2013&nbsp; e accarezzando il cane disse in modo perentorio \u2013 \u201c Adesso tu vieni su con me!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu molto difficile dormire di notte, sapeva di essersi messo nei guai e di non avere troppe giustificazioni. Osserv\u00f2 l\u2019incartamento dell\u2019ASL, guard\u00f2 tutte le segnalazioni fatte nel corso del tempo, soppes\u00f2 la storia familiare e non diede troppe possibilit\u00e0 al ragazzo. Pens\u00f2 fra s\u00e9 e s\u00e9: \u201cTempo perso!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Sorrise guardando Maya sistemarsi per la prima volta alla fine della rampa di scale, quasi a met\u00e0 strada fra lo studio e l\u2019appartamento, fra Icio e lui. Si chiedeva cosa mai la attirasse cos\u00ec tanto verso quel giovane. Era mai possibile che quel cane e una piccolissima parte di lui avessero ragione a fidarsi?&nbsp; Antonio era sempre un po\u2019 sognatore, forse anche ingenuo, credeva a prescindere nella bont\u00e0 e nella redenzione dell\u2019essere umano, anche dopo quella volta che in comunit\u00e0 dei tossici gli volevano rivendere la sua di bicicletta, precedentemente rubata. &nbsp;Ancora adesso si rideva alle sue spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno successivo Antonio si alz\u00f2 come sempre molto presto per poter fare tutte le cose con calma. S\u2019infil\u00f2 nel fondo del garage e dal gancio del soffitto tir\u00f2 gi\u00f9 una specie di bicicletta che chiamarla bicicletta era fin troppo esagerato. Polverosa, bucata, senza sella e con la catena incastrata. Povero pap\u00e0, se vedesse la sua Rex in quelle condizioni. A fatica appoggi\u00f2 la bicicletta fuori dalla porta esterna del suo studio, nella vaga speranza che qualcuno comprendesse il messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ogni giorno, Maya s\u2019infil\u00f2 nell\u2019auto e il dott. Lisestri ripercorse la strada fino al Consultorio aspettandosi chiss\u00e0 quali strali per la decisione, non decisione, presa o non presa, non capiva in realt\u00e0 niente. &nbsp;Il venerd\u00ec lavorava solo mezza giornata e avrebbe cercato di sistemare le cose in ufficio per capire cosa fare con il ragazzo. La sua scelta di lasciarlo da solo era anche una sorta di verifica. Voleva comprendere quanto poteva fidarsi di Icio e delle sue proprie sensazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Torn\u00f2 a casa dopo essere passato dal supermercato a prendere un pollo arrosto per mangiarlo insieme a Icio. In frigorifero si trovavano anche dei contenitori con del riso e della pasta avanzate dai giorni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrando in giardino comprese immediatamente che in casa non c\u2019era nessuno; Maya cerc\u00f2 la presenza del ragazzo in studio, inutilmente. Il dottor Lisestri si era sbagliato, aveva dato fiducia a uno sbandato che viveva per strada, a un immaturo poco raccomandabile, si era lasciato ingannare giocandosi la gi\u00e0 poca credibilit\u00e0&nbsp; presso l\u2019Azienda. Sarebbero seguiti giorni difficili. Si chiuse in casa molto arrabbiato con s\u00e9, frustrato e al tempo stesso preoccupato. Non sapeva veramente cosa fare, se avvisare d\u2019urgenza i Servizi ed iniziare la caccia al fuggiasco e farsi ridere dietro fino alla pensione, oppure sbollire la rabbia in solitudine e pensarci l\u2019indomani sapendo che Icio non sarebbe mai stato in pericolo di vita. Arriv\u00f2 persino a provare pena per se stesso. Pass\u00f2 tutto il pomeriggio<\/p>\n\n\n\n<p>A met\u00e0 giugno le serate erano molto lunghe e quando imbruniva a volte sul piccolo giardino danzavano i brillii timidi delle lucciole in amore. Maya abbaiava confuso. Una di queste luci aveva per\u00f2 un bagliore troppo intenso e correva dritta verso il cancello e solo un orecchio attento e scrupoloso poteva avvertire il fruscio delle ruote sull\u2019asfalto; il resto aveva la voce del perfetto silenzio di una Rex messa finalmente a nuovo accompagnata da un grande sorriso felice.<\/p>\n\n\n\n<p>FINE<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Nevio Del Longo<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante tutto il periodo della malattia, il padre lo volle accanto a s\u00e9 per esorcizzare la paura di fronte all\u2019ignoto del grande salto. 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