{"id":4431,"date":"2024-07-16T19:35:36","date_gmt":"2024-07-16T17:35:36","guid":{"rendered":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4431"},"modified":"2024-07-16T19:35:37","modified_gmt":"2024-07-16T17:35:37","slug":"poker-al-tavolo-69","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=4431","title":{"rendered":"Poker al \u201cTavolo 69\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><em>&#8212; Prologo &#8212;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ero finita in un caos difficile da spiegare. Forse la logica conseguenza della mia\u2026 s\u00ec, della mia cosa? Non so. Ho come l\u2019impressione che tutto si sia mosso di energia propria, come conseguenza della conseguenza della conseguenza\u2026 e mi ci ero ritrovata dentro fino al collo \u2013 e non avevo visto altra via d\u2019uscita che quella di \u201ccooperare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Di cosa parlo? Di una partita di poker al club \u201c<em>Tavolo 69\u201d<\/em> (che gi\u00e0 il nome era tutto un programma, ma io, candida, non l\u2019avevo nemmeno notato). Una partita che aveva cambiato per sempre il mio mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come c\u2019ero finita? Questo \u00e8 pi\u00f9 facile da spiegare. Un giro con le amiche per festeggiare il mio vicino matrimonio. L\u2019ultima notte di nubilato.<\/p>\n\n\n\n<p>Amiche? Beh, s\u00ec, almeno cos\u00ec credevo, tutta fiduciosa e pimpante com\u2019ero. Solo che una di queste \u201camiche\u201d \u2013 me ne resi conto un po\u2019 tardino \u2013 era la classica serpe che avevo allevato nel mio seno. Solo pi\u00f9 tardi scoprii che era innamorata del mio fidanzato, da sempre, e per di pi\u00f9 era decisamente una sballata. Anche questa una conseguenza?<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse \u00e8 meglio se inizio dal vero inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n\n\n\n<p><em>La brutta notizia<\/em>: a me piace giocare, sfidare la sorte, cercare la fortuna e godermela tutta quando mi bacia in fronte. Purtroppo questo non succede molto spesso, ma finora non era stato un vero problema. Non sono ricca, ma vengo da una famiglia cosiddetta benestante e posso permettermi di buttar via un po\u2019 di soldi. O quasi, ormai del mio capitale non rimane molto. Ma una puntatina al casin\u00f2 non riesco a evitarla: \u00e8 una specie di febbre che mi assale di quando in quando e se non lo faccio non mi lascia vivere in pace.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La buona notizia<\/em>: da quando ho conosciuto Franco la mia vita \u00e8 cambiata. Riesco a pensare meno al tavolo del casin\u00f2 e sul lavoro la mia ritrovata concentrazione mi ha portato a ottimi risultati. Franco sa della mia passione per il gioco, ma mi conosce solo nella mia versione migliore. Non mi ha mai visto sudata e fremente mentre sfoglio le carte da poker o aspetto il numero fatato alla roulette. Quando sono con lui non ho bisogno del gioco. O quasi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La notizia pi\u00f9 bella<\/em>: grazie a Franco sono mesi che non frequento pi\u00f9 il casin\u00f2. Non che non ci pensi, questo no, per\u00f2 in qualche modo \u00e8 diventato un problema di secondo piano. Ora la mia passione \u00e8 preparare il nostro matrimonio, progettare la nostra vita insieme, il nostro futuro. Non so, forse anche perch\u00e9 in fondo anche questo \u00e8 una specie di gioco d\u2019azzardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso mi sono chiesta perch\u00e9 mi piace tanto giocare. Non riesco nemmeno a capire come ci sono arrivata. So solo che un giorno un mio amico mi port\u00f2 con s\u00e9 a una festa in campagna. Una festa di compleanno, nulla di particolare e con gente che conoscevo, almeno di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Ballammo e ci divertimmo nel solito modo naturale, cos\u00ec come fanno tutti i giovani. Forse bevemmo anche un po\u2019 troppo, non posso negarlo, ma in fondo non successe nulla di male. Nemmeno un piccolo screzio. Assolutamente nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, quando ormai eravamo rimasti in pochi, qualcuno propose un giro di poker. Un gioco che conoscevo appena, ma che mi era sempre piaciuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Giocammo fino all\u2019alba, le puntate erano minime, quasi ridicole. Eppure\u2026 iniziai a perdere, poi ebbi un giro fortunato e rivinsi tutto quello che avevo perso. Un altro giro fortunato e vinsi ancora\u2026 e ancora\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Mi divertii molto, e scoprii di godere in particolare della tensione del gioco. Era una sensazione vera, intima.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso amico mi accompagn\u00f2 una sera al casin\u00f2. Ovviamente conoscevo la roulette, tutti la conoscono. Ma quando capii anche come funzionava veramente quel gioco, la cosa mi appassion\u00f2 molto. Anche l\u00ec persi qualche soldo, ma giocavo basso e quindi non fu nulla di grave.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema inizi\u00f2 piuttosto quando iniziai a vincere. E vinsi il doppio di quanto avevo perso all\u2019inizio. Quella biglia lucida mi faceva tremare, era come avere una percezione magica del futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza nemmeno accorgermene, iniziai ad andare al casin\u00f2 tutti i sabati, qualche volta perfino nel bel mezzo della settimana, dopo il lavoro. E, a conti fatti, le perdite cominciarono a farsi consistenti. Ogni tanto un colpo di fortuna ravvivava in miei sensi, ma in genere uscivo dal casin\u00f2 piuttosto ammosciata. Eppure ci tornavo.<\/p>\n\n\n\n<p>La roulette non mi bastava pi\u00f9, il tavolo del poker era allettante: l\u00ec non si trattava solo di fortuna. Credevo di saper giocare bene. Poi persi in una sola sera tutto lo stipendio di un mese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la cosa non mi ferm\u00f2. La fortuna gira, mi dissi, la prossima volta sarebbe stata la mia volta. Ne ero sicura.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n\n\n\n<p>Poi conobbi Franco.<\/p>\n\n\n\n<p>Un nuovo collega di lavoro. Gentile, carino, premuroso. Un vero gentiluomo. Forse di idee un po\u2019 all\u2019antica, ma non si pu\u00f2 avere tutto. E comunque me ne innamorai all\u2019istante. E lui di me. Questa era la vera fortuna. Me ne resi conto quando, nei mesi successivi, mi accorsi di pensare molto meno al casin\u00f2, al gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Decisi di essere al massimo sincera con Franco. Molti sapevano della mia passione per il gioco, e naturalmente tutte le mie amiche, quindi una volta o l\u2019altra anche lui ne sarebbe venuto a conoscenza. Meglio quindi se ero io a dirglielo.<\/p>\n\n\n\n<p>Afferrai il toro per le corna e gli raccontai tutto. Gli promisi di stare attenta, di cercare di farla finita per sempre con quella storia poco edificante. Fui molto convincente, credo. E lui si comport\u00f2 come un vero amico, mi confort\u00f2 e mi disse che ero forte, che aveva fiducia in me.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma era chiaro che dovevo scegliere tra lui e il gioco. E io scelsi Franco.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la mia confessione cercai una formula praticabile per uscire dal mio dilemma. Mi imposi di andare al casin\u00f2 solo una volta al mese per i primi due mesi, poi solo una volta ogni due mesi e poi mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Volevo arrivare al matrimonio con Franco bianca come la neve, pulita e pronta per una vita felice. Volevo dimostrargli \u2013 e soprattutto volevo dimostrarlo a me stessa \u2013 che ero capace di mantenere una promessa, che sapevo distinguere tra il bene e il male, che avevo rispetto per il suo amore e per il mio.<\/p>\n\n\n\n<p>E ci riuscii. Con notti insonni, con incubi orrendi di biglie che ruotavano e di carte che mi aggredivano. Ma ci riuscii. Ormai la data del nostro matrimonio si avvicinava e io non ero mai pi\u00f9 andata nel casin\u00f2 da diversi mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero pulita, ero pronta! Ce l\u2019avevo fatta.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono tradizioni molto stupide, ma che nonostante tutto vengono rispettate. Una di queste \u00e8 la festa d\u2019addio al celibato o, nel mio caso, al nubilato. In qualche modo la mia ultima notte da nubile mi sembrava di buon auspicio, quindi mi dichiarai d\u2019accordo quando la mia futura testimone, la mia migliore amica, me la propose.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi promise che saremmo state solo in poche ragazze e che ci saremmo divertite.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci saremmo vestite come delle ninfette e poi avremmo fatto il giro dei locali, bevendo spumante e cantando canzoni un po\u2019 sconce. Avremmo riso a crepapelle e dato fastidio ai ragazzi che avremmo incontrato \u2013 in fondo perch\u00e9 no, il tutto era forse un po\u2019 volgare, ma del tutto innocuo.<\/p>\n\n\n\n<p>E comunque Franco ne sarebbe stato contento: conservatore com\u2019era avrebbe sicuramente avuto rispetto per le tradizioni. E poi anche lui avrebbe festeggiato il suo addio al celibato, quindi perch\u00e9 non avrei dovuto farlo anch\u2019io?<\/p>\n\n\n\n<p>Una settimana prima del matrimonio, un sabato sera, ci ritrovammo nella piccola birreria del mio quartiere. Come era giusto fare in tali occasioni bevemmo, cantammo e poi uscimmo per trovare un locale notturno, dato che la birreria stava ormai chiudendo. Eravamo solo sei ragazze, ma facemmo chiasso per cento. Che la proposta di andare al club <em>\u201cTavolo 69\u201d<\/em> l\u2019avesse fatta la mia pseudo-amica lo ricordai solo dopo il fattaccio, ma ormai era troppo tardi. Eravamo tutte piuttosto su di giri, diciamo pure un po\u2019 brille, quindi non facemmo troppe domande e andammo dritte verso il nostro destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il locale, un club privato, era dall\u2019altra parte della citt\u00e0, ma con un buon maxi-taxi ci arrivammo, a quell\u2019ora della notte, in pochi minuti. Stranamente, ora ricordo perfino il sorrisetto ironico del tassista, quando ci fece scendere davanti al club.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fecero entrare senza problemi. Il guardaporta in smoking ci fece solo notare in modo molto affabile che eravamo gi\u00e0 alticce e che avremmo fatto meglio a non bere troppo \u2013 non desideravano donne ubriache nel loro locale. Promettemmo di non ubriacarci ed entrammo, un po\u2019 intimorite dal tono blasonato del posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il club era molto elegante e ci rendemmo subito conto che il pubblico era composto da persone piuttosto ben fornite. Uomini in smoking e donne in abito da sera. Ci sentimmo un po\u2019 a disagio, dato che indossavamo vestitini da ninfette, di per s\u00e9 anche carini, ma certo non da serata nobile. Ma poi ci venne incontro una ragazza in normalissimi jeans da 1000 euro e ci fece accomodare in una parte del salone, dietro la pista da ballo, dove tutti erano vestiti pi\u00f9 o meno come noi, senza esorbitanti pretese di eleganza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ok, ci dicemmo, quindi il club era diviso tra ricchi e meno ricchi, e noi eravamo state chiaramente individuate come facenti parte del secondo gruppo. Bah, poco male, tanto volevamo in ogni caso solo mangiare qualcosina, bere un ultimo sorso e chiacchierare un pochino.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec ci sedemmo a un tavolo libero e subito un cameriere ci port\u00f2 il men\u00f9 e la lista delle bevande. Rimanemmo positivamente sorprese: avevamo creduto di dover lasciare l\u00ec anche la nostra ultima goccia di sangue, invece i prezzi erano quasi normali, forse un po\u2019 alti, ma per un club privato assolutamente abbordabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Ordinammo uno spuntino e un po\u2019 di spumante e riguadagnammo la nostra aria sbarazzina e festosa. Nel giro dell\u2019ora successiva quello che avrebbe dovuto essere il nostro ultimo sorso della serata divent\u00f2 un sorso piuttosto consistente \u2013 e dopo ancora una mezz\u2019ora eravamo un tantino troppo brille per poterci rendere conto che qualcuno, angelo o diavolo, continuava a riempirci i bicchieri senza che lo chiedessimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nemmeno ci meravigliammo molto quando un signore molto distinto ci venne a chiedere se avessimo intenzione di partecipare anche al gioco del club, che stava per iniziare. Gioco? Chiedemmo in coro. S\u00ec, chiaro, per quello il locale si chiamava <em>\u201cTavolo 69\u201d<\/em>, perch\u00e9 l\u00ec si giocava. A quanto pare era tutto legale, il club aveva la relativa licenza e all\u2019ora stabilita sarebbero apparsi i tavoli da gioco e la roulette. Ma ovviamente, ci assicur\u00f2 il distinto signore, se non volevamo, potevamo anche solo guardare \u2013 in ogni caso delle belle signorine come noi sarebbero state ben accette\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, alla fine del suo soliloquio, decidemmo di partecipare al gioco. Solo un paio di mani, poi via nel lettuccio caldo a smaltire i fumi dell\u2019alcool. Mi sentivo un po\u2019 colpevole, anzi molto. Stavo rompendo la mia promessa di non giocare mai pi\u00f9, ma era la mia ultima notte da nubile\u2026 e poi non ero andata io al casin\u00f2, era questo che era venuto da me. Insomma un chiarissimo atto del destino\u2026 e in fondo, s\u00ec, sarebbe stato come sigillare per sempre il mio solenne giuramento: una specie di <em>ultima notte da giocatrice<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il senno del poi, mi rendo conto che non fui io a dirmi quelle frasi, ma piuttosto mi furono suggerite dalla mia pseudo-amica, che ovviamente ben sapeva della mia passione per il gioco. Ma devo anche ammettere che io, ormai troppo piena di alcool, alla sola idea di poter di nuovo giocare, avevo iniziato a tremare\u2026 Per farla breve, accettai quelle stupide scuse come fossero una santa verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle tre di quella notte fatale eravamo ancora l\u00ec e sudavamo freddo.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro del salone, sulla pista da ballo circolare, era stata montata rapidamente una roulette regolamentare.<\/p>\n\n\n\n<p>Si giocava con dei gettoni \u201cvirtuali\u201d, acquistati in contanti oppure convalidati attraverso la dichiarazione del numero del giroconto bancario o della carta di credito. Le mie amiche avevano perso un qualche centinaio di euro e premevano per andare a casa. Io, invece (e ora sono pi\u00f9 che sicura che fu opera della mia personale diavoletta), avevo sperperato una somma orribile. Ero rovinata. Avevo persino utilizzato tutto il credito che mi metteva a disposizione la mia banca. Praticamente ero sul lastrico.<\/p>\n\n\n\n<p>E non avevo la pi\u00f9 pallida idea di come avrei potuto dirlo al mio futuro marito.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n\n\n\n<p>Fu a quel punto che il signore distinto che mi aveva attirato in quella trappola mi fece firmare una dichiarazione \u2013 che lui chiamava impegnativa di sicurezza \u2013 con la quale confermavo la somma pazzesca che dovevo al club. Cos\u2019altro avrei potuto fare? Firmai.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mi disse che in quella sala ormai ero fuori gioco e le mie puntate non sarebbero pi\u00f9 state accettate. Poi aggiunse che, se proprio non volevo andar via, avrei anche potuto cambiare sala.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambiare sala? Credevo di non aver capito bene: se ormai non avevo pi\u00f9 soldi, che senso aveva \u201ccambiare sala\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>Il signore distinto mi prese da parte e mi spieg\u00f2 che ora ci trovavamo nella sala 6, ma se avessi voluto sarei potuta andare nella sala 9. L\u00ec, si giocava in modo diverso (e dal tono capii che non si trattava di un modo molto legale). Nella sala 9 si capovolgevano le puntate e probabilmente, con un po\u2019 di fortuna e di buona volont\u00e0, avrei potuto riottenere gran parte di quello che avevo perso fino a quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Per una semi ubriaca fradicia come ero in quel momento sembrava una cosa allettante. Che gioco si gioca nella sala 9? Chiesi un po\u2019 preoccupata, e la risposta di certo non mi rassicur\u00f2 (sono una maledetta cretina ma non completamente rincitrullita!). Insomma, nella sala 9 si giocava a poker e si partiva dalla somma che avevo perso. Potevo puntare quanto volevo, poi alla fine del giro si faceva il punto della situazione: se avevo vinto, la somma puntata sarebbe stata decurtata dal mio debito; in caso contrario avrei dovuto effettuare un <em>pagamento in natura<\/em> e \u2013 questo era l\u2019importante &#8211; anche in quel caso la somma sarebbe stata tolta dal mio debito. Quindi in ogni caso il mio debito sarebbe diminuito.<\/p>\n\n\n\n<p>In pratica, sottoline\u00f2 il mio angelo custode, basta essere flessibili e in ogni caso il debito si riduce o addirittura si annulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente avrei potuto interrompere il gioco in ogni momento, ma in quel caso avrei dovuto pagare il mio debito completamente e nel giro di una settimana.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrei volentieri cancellato il suo viscido sorriso a colpi di bastone. Ma mi resi conto amaramente che ero io la colpevole di quella situazione, non aveva senso prendersela con lui e piangere sul latte versato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non mi facevo illusioni sul <em>pagamento in natura<\/em>, solo un completo idiota non avrebbe capito di cosa si trattasse. Ma cosa dovevo fare? Che scelta avevo in realt\u00e0? La somma che avevo perso era talmente alta che non avrei mai potuto restituirla nel giro di una settimana e inoltre il mio fidanzato mi avrebbe piantata, il mio matrimonio sarebbe finito prima ancora di iniziare e io sarei stata rovinata per sempre. Chiedere aiuto a mio padre sarebbe stato assolutamente inutile: un bigotto come lui mi avrebbe solo sorriso e detto che questa era la volont\u00e0 del Signore\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ero immersa nel casino fino al collo \u2013 un passo falso e sarei affogata.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiesi un minuto per pensare e andai a chiedere consiglio alle mie amiche. Cercai di far sembrare la proposta il pi\u00f9 possibile \u201cseria\u201d, ma non credo che ci riuscii veramente. Le mie vere amiche fecero una faccia lunga e abbassarono gli occhi \u2013 anche loro, improvvisamente sobrie, non sapevano che dire. La mia pseudo-amica, invece, punt\u00f2 i suoi occhi nei miei e sorrise melliflua: e che aspetti, mi sembra una proposta eccezionale, anzi, direi che cos\u00ec chiudi la tua giornata di addio al nubilato proprio come si deve. Mi fece l\u2019occhiolino e sghignazz\u00f2 un po\u2019 sguaiata (sono sicura che era molto meno sbronza di quello che voleva far credere).<\/p>\n\n\n\n<p>Oddio, non \u00e8 che io sia la pi\u00f9 santa delle ragazze, ma quella storia, unita alla sbronza che avevo, mi sconvolse lo stomaco. Sotto forti conati di vomito mi precipitai in bagno e vomitai anche l\u2019anima. Quando tornai nella sala, le mie amiche se ne erano andate \u2013 evidentemente erano sicure che avrei accettato il tavolo della sala 9. Solo la stronzetta era l\u00ec ad aspettarmi. Mi prese per un braccio e mi sussurr\u00f2 nell\u2019orecchio che sarebbe venuta anche lei, cos\u00ec se proprio avessi voluto smettere mi avrebbe aiutata.<\/p>\n\n\n\n<p>Era una tentazione troppo forte, avrei lasciato quel locale senza debiti, senza problemi e\u2026 beh, il mio futuro marito mica doveva sapere sempre tutto su di me, soprattutto di quello che avevo fatto prima di sposarlo e ancora meno di quello che avevo fatto nella mia ultima notte di nubilato\u2026 (questi concetti potete immaginare chi me li mise in testa). E cos\u00ec mandai al diavolo tutte le buone e brave amiche che a quanto pare mi avevano gi\u00e0 condannata e accettai la proposta.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n\n\n\n<p>Quando uscii dal club era ormai l\u2019alba. Un sole tiepido riscaldava a malapena la pelle, ma l\u2019aria era pulita. Non come dentro quella saletta del tavolo 9. Dove tutti fumavano e avevano il respiro accaldato.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di uscire mi ero data una ripulita nel bagno del locale, lavata ben bene la faccia e fatto i gargarismi per due minuti. Mi ero rifatta un po\u2019 il trucco e riuscivo a camminare dritta sulle mie scarpe con il tacco a spillo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio vestito era perfetto, appena un po\u2019 stropicciato dalla serata precedente, ma poi l\u2019avevo tolto e quindi era ancora piuttosto a posto.<\/p>\n\n\n\n<p>I miei indumenti intimi non so dove fossero rimasti, non li avevo pi\u00f9 trovati e comunque non li avrei rimessi. Li avrei bruciati. Come bruciai anche il vestito che non si era stropicciato molto. Ma aveva visto troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corpo che avevo non era il mio. Non lo sentivo pi\u00f9 come parte di me stessa. Era una carcassa usata, forse presa in prestito, non so. Non era il mio corpo, ma allora perch\u00e9 mi faceva male? E continu\u00f2 a farmi male anche negli incubi che mi perseguitarono senza sosta e che iniziarono, stranamente, solo dopo che il mio fidanzato mi piant\u00f2 (ma credevi veramente che io avrei sposato una simile sgualdrina? Ma vai via, mi fai schifo\u2026).<\/p>\n\n\n\n<p>Non so come arrivai a casa. So solo che mi ritrovai davanti al portoncino del mio appartamento, che entrai, mi distesi sul letto e rimasi fino a sera con gli occhi aperti a fissare il soffitto. Con l\u2019impegnativa di sicurezza del club, che ora riportava il timbro \u201cannullato\u201d, stretta tra le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentii la segreteria telefonica rispondere al mio fidanzato che mi raccomand\u00f2 di telefonargli appena possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi sentii due delle mie amiche che chiedevano come stessi\u2026 e se la serata fosse poi finita bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la segreteria telefonica non sapeva cosa rispondere, quindi non rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>Era domenica. Nessuno mi aspettava al lavoro. Mi addormentai e quando mi risvegliai era il giorno dopo, presto. Feci una doccia, mi sentivo stranamente leggera.<\/p>\n\n\n\n<p>Decisi che non era successo nulla. Decisi che la notte tra sabato e domenica non c\u2019era mai stata. Decisi che avrei telefonato alle amiche e avrei detto che era stata tutta una messa in scena, uno scherzo, una presa in giro. Tutto si era appianato con tante risate.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi piansi per due ore, ma feci ancora in tempo a lavarmi la faccia, a rifarmi il trucco per la seconda volta e ad arrivare in ufficio (quasi) in orario.<\/p>\n\n\n\n<p>La giornata pass\u00f2 senza particolari utili per la cronaca. Telefonai al mio fidanzato e gli dissi che avevo passato la domenica a letto per smaltire la sbornia \u2013 colpa sua, perch\u00e9 la sbornia era la conseguenza del fatto che ci saremmo sposati, della mia ultima notte da nubile\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Alle mie amiche raccontai la storiella della messa in scena. Non ci credettero, ma fecero finta di s\u00ec. Meglio dimenticare queste cose, tanto la vita va avanti lo stesso. Ecco, questa mi sembrava la giusta filosofia di sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, marted\u00ec mattina, il mondo croll\u00f2 in una voragine senza fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fui svegliata da una telefonata insistente, che non voleva sentir ragione del fatto che stavo dormendo, che erano le sei del mattino e nessun buon cristiano telefona a quell\u2019ora inumana.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentii solo una voce distorta che mi diceva di aprire la mail che mi era arrivata. Poi solo tuuuutuuuu.<\/p>\n\n\n\n<p>Aprii la mail \u2013 un mittente sconosciuto e ovviamente falso \u2013 e seguii il link che c\u2019era sopra. Mi dissi che se ti telefonano a quell\u2019ora non pu\u00f2 essere solo un qualche cretino che ti spedisce un virus. E avevo ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il link mi port\u00f2 su un video. Il video mi riport\u00f2 brutalmente nella sala 9. C\u2019era tutto quello che avevo fatto, che mi avevano fatto, con me sempre in primo piano, poco da vedere degli altri \u2013 tagliato e montato cos\u00ec bene da far sembrare il tutto come una perfetta cooperazione tra persone consenzienti. Beh, in un certo senso lo ero stata veramente \u2013 lo so, avrei potuto rifiutare. Ma avevo avuto veramente una scelta? Si ha <em>veramente<\/em> sempre una scelta?<\/p>\n\n\n\n<p>Guardai e riguardai le scene pi\u00f9 spinte\u2026 ma il clou del video era sicuramente quella iniziale, dove io, in ginocchio davanti agli uomini del poker, ad occhi bassi dichiaravo di essere a loro disposizione e di voler soddisfare tutti i loro desideri. Mi avevano fatto recitare quella parte umiliante, mi avevano detto, per loro stessi, per il loro piacere perverso \u2013 ora sapevo che invece lo scopo era ben altro. Era la scena della mia condanna.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sedetti sul pavimento, davanti al computer, e guardai nel vuoto, gli occhi sbarrati, incapace di piangere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo il sapore della disperazione?<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8212; Epilogo &#8212;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La disperazione \u00e8 un lusso per sani di mente. Io non lo ero pi\u00f9. Me ne resi conto un giorno quando, seduta davanti allo specchio della mia camera \u2013 che usavo per truccarmi, ma che ora mi faceva da finestra sulla mia vita \u2013 mi guardai e riguardai senza riconoscermi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma chi era quella ragazza? Una giovane alta, slanciata, dai capelli bruni ondulati e lunghi fino alle spalle. E con quegli occhi verdi smeraldo, gelidi e vuoti, senza la minima espressione di umanit\u00e0. Una strega? Una ninfa degli abissi? Una cretina schiava del gioco che si era fatta <em>giocare<\/em> da una che voleva il suo futuro sposo e l\u2019aveva ottenuto? Una puttanella che aveva venduto il suo corpo per saldare dei debiti di gioco? Una cagnetta in calore che aveva trovato la sua vocazione? Una donna piantata da un vigliacco che non si era nemmeno curato di chiedere il perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>Erano passati due mesi da quella notte.<\/p>\n\n\n\n<p>In quei due mesi avevo perso il fidanzato, la reputazione, il lavoro e mio padre mi aveva ripudiata. Perfino le mie amiche mi evitavano ormai come la peste. Quel video era apparso su alcuni canali social, aveva ricevuto milioni di click e l\u2019avevano visto, c\u2019era da aspettarselo, anche nel mio ufficio. La chiamata del direttore e la richiesta di dimissioni erano seguite a ruota: \u00abSignorina, mi rendo conto che si tratta di cose personali, ma quando un certo comportamento non rimane nell\u2019ambito privato ma raggiunge un largo pubblico, per l\u2019onore di questa ditta sono costretto a chiederle di dimettersi entro 24 ore. Lei capisce che se non lo fa Lei, saremo costretti a licenziarla per comportamento scorretto nei confronti del nostro studio\u2026\u00bb e via di seguito.<\/p>\n\n\n\n<p>Diedi le dimissioni e loro, per dimostrare che non la prendevano a livello personale, mi fecero addirittura una bella lettera che elogiava le mie capacit\u00e0 sul lavoro e dove si dicevano dispiaciuti della mia decisione di lasciare la ditta\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto sommato, devo ammetterlo, si erano comportati da gentiluomini. Con quelle referenze e le mie credenziali di studio potevo trovare un altro lavoro \u2013 a patto di cambiare aspetto e citt\u00e0. Di andare lontano, lontano soprattutto da tutti i casin\u00f2 e i club del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe stata la mia ultima scelta, la mia ultima chance.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da <strong>Maurizio Libbi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8212; Prologo &#8212; Ero finita in un caos difficile da spiegare. 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