{"id":3790,"date":"2016-03-24T08:20:15","date_gmt":"2016-03-24T08:20:15","guid":{"rendered":"http:\/\/themes.themegoods.com\/grandnews\/demo4\/3-delicious-post-holiday-detox-recipes-courtesy-of-marc-jacobs%e2%80%99-personal-chef"},"modified":"2024-05-26T11:35:55","modified_gmt":"2024-05-26T09:35:55","slug":"3-delicious-post-holiday-detox-recipes-courtesy-of-marc-jacobs-personal-chef","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/magazine.addictus.it\/?p=3790","title":{"rendered":"Lettere nella notte"},"content":{"rendered":"<p>Non chiudo occhio. Come un gatto randagio sto all\u2019erta. Il pelo ritto nel buio attenuato dalla luna. Ho tante ferite ma non ci faccio caso. La lotta \u00e8 finita. Benedetta notte. Finalmente sei arrivata a spegnere la luce, a regalare l\u2019illusione della quiete.<\/p>\n<p>La stagione di mezzo \u00e8 sopraggiunta a sorpresa. Sto cambiando pelle. Mi sto colorando di giallo. Sono foglia secca in caduta. Oggi, ho perso quel poco che credevo di avere. Dopo essere fuggito con lei in questo posto umido, lungo il fiume colmo di colori vividi, mi ritrovo solo. Lei non \u00e8 pi\u00f9 con me. Anche tu non sei pi\u00f9 con me. Se quel giorno, alle giostre, avessimo acconsentito a farci leggere la mano dalla zingara cosa avrebbe scoperto di noi? Ci vuole il coraggio dell\u2019inconsapevolezza per diventare grandi.<\/p>\n<p>Non chiudo occhio. Uno strano suono alimenta l\u2019insonnia. Irrita, stuzzica, tiene compagnia. Appoggio l\u2019orecchio sul muro, al di sopra della testata del letto. La parete \u00e8 fresca. E\u2019 un ticchettio che aumenta di intensit\u00e0. Il ritmo mi ricorda un boogie. Abbiamo ballato molte volte insieme con foga, con stile. Senza accorgerci abbiamo smesso. Eri bella quando ti preparavi. Mettevi le scarpe rosse con il tacco. Credo ci abbiano dapprima invidiato per poi commiserarci.<\/p>\n<p>Due bottiglie di sambuca, sul tavolino sotto la finestra, mi attraggono. Provo sollievo intercettandone le sagome. Con loro mi sento al sicuro. Pregusto il profumo. La forma del vetro \u00e8 una promessa. L\u2019etichetta, un biglietto da visita irresistibile.<\/p>\n<p>Questa notte per\u00f2 non voglio bere. Lei andandosene ha gridato che sono un ubriacone del cazzo. Dimostrer\u00f2 che governo l\u2019impulso e che aveva, semplicemente, torto. Troppo giovane e presuntuosa. La storia la racconto come piace a me se non c\u2019\u00e8 nessuno a rettificare. Me la sono raccontata cos\u00ec miriade di volte facendo finta di crederci. A me bere piace e basta. Quando hanno detto, per la prima volta, che \u00e8 una malattia tu sei scoppiata a piangere. Io a ridere.<\/p>\n<p>Il suono sta diventando quasi incessante. Brevi pause inattese dentro un flusso che si interrompe per un attimo con un leggero scampanellio. Una rullata. Riprende. Tac\u2026 tac\u2026 E\u2019 ritmo di dita su tasti che non sono quelli del mio pianoforte. E\u2019 musica che incanta come se, a eseguirla, fossi io. I tocchi veloci sono ami per la mia antica memoria.<\/p>\n<p>Suonavo e scrivevo con passione, con desiderio. L\u2019entusiasmo coinvolgeva anche chi mi stava accanto. Ricordi l\u2019orgoglio negli occhi di mia madre al primo concerto a Parigi?\u00a0 Ero un giovane uomo di talento. Tenevo la scena con forza. La voce era salda, calda. Avevo diretto chi mi accompagnava sino all\u2019ultima nota, sino agli applausi che inondarono il teatro. La sambuca \u00e8 arrivata dopo. Con lei la birra, la vodka, il whisky.<\/p>\n<p>La sambuca non si dovrebbe bere a canna. E\u2019 buona nel bicchierino, con la mosca. Ho chiesto al proprietario di questo piccolo albergo nascosto sia il bicchierino che i chicchi di caff\u00e8 da portare in camera. Lui ha compreso perfettamente. Mi conosce. Forse mi vuole bene. Senza che glielo dicessi ha\u00a0 messo a fuoco quanto mio padre fosse stronzo. Qui ci portava le amanti nei giorni feriali e mia madre in quelli di festa. Anzi, non mi vuole bene, gli faccio pena.<\/p>\n<p>Che giornata straordinaria \u00e8 stata, di sole, di mare, di piedi nella sabbia, di pesci sguscianti dentro il fiume. Che giornata speciale ha scelto quella per liquidarmi. \u201cSei un ubriacone del cazzo. Non cambierai mai. Vado via Julien. Compatisco tua moglie&#8230;\u201d ha decretato la mia ex amante. La scrutavo, muto come una cernia. Lei si \u00e8 girata di scatto. I capelli lunghi e fini sulle spalle leggermente curve per il peso dell\u2019addio parevano briglie sciolte. Ha cominciato a camminare velocemente, poi a correre. Sorridevo, incerto. Pensavo a quante donne ho visto scappare per i tremori, per l\u2019alito che puzzava, per la strafottenza che mi prende quando ho la sbornia. Invece, da te, me ne sono andato io, dal tuo sorriso velato di lacrime e dall\u2019amore incondizionato. Saresti con me nonostante \u201cla malattia\u201d. A un certo punto, il medico aveva decretato: \u201cSignora, bisogna mettere un limite.\u201d Lui molto convinto tu no. Non ne sei mai stata capace. Ironia della sorte toccava a te che sei astemia contenere me che sono un alcolista. Toccava a te che sei ingenua e sincera controllare me che sono un bugiardo raffinato.\u00a0 Del matrimonio ricordo l\u2019espressione tesa sul tuo volto al taglio della torta quando la mia mano cominciava a essere malferma. Ricordo il disprezzo dei tuoi genitori mentre ridevo loro in faccia come se fosse una farsa essere l\u00ec. Infine, le parole di mia madre: \u201cJulien stai esagerando\u201d. Ma, allora ero un uomo di successo e, per i suoceri, un buon partito. Continuavo a suonare e scrivere anche se al desiderio si stava sostituendo la disperazione. Tu desideravi una famiglia. A me l\u2019idea terrorizzava.<\/p>\n<p>Lei, lungo questa manciata di mesi estivi, \u00e8 stata convinta di amarmi nella foga spettinata dei suoi trent\u2019anni meno dei miei, nel vortice di una danza che non \u00e8 stata, nemmeno per un attimo, un passo a due. Lei come tante altre ha subito il fascino di qualcosa che non c\u2019\u00e8 ma che come un olagramma ancora mi aiuta a sedurre, fintanto che mi reggo in piedi.<\/p>\n<p>Il ticchettio persiste, insiste, si impenna. Il battito un impulso quasi costante. Due stanze attigue. Due sconosciuti in cerca di ospitalit\u00e0 in una notte senza tregua.<\/p>\n<p>Non chiudo occhio. Tanto vale aprire la bocca. Ne berr\u00f2 solo una o due, al massimo tre di sambuche con la mosca. Vaffanculo la commiserazione, il lamento, i sensi di colpa, la nostalgia. A me il sapore dell\u2019alcol piace. Senza non riesco a vivere. Ammesso che voglia vivere.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 cosa l\u2019avr\u00e0 attratta, ingannata, circuita. Il mio modo di parlare, tacere, suonare, fumare. Dopo la prima scopata, rigorosamente da sobrio, mi ero ammonito: \u201cQuesta non te la devi lasciare scappare. Lo sai che potrebbe essere la tua ultima possibilit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Mi alzo. In un lampo ne ingurgito parecchie, senza contarle, come al solito. Guardo dalla finestra il fiume tranquillo. Tra una e l\u2019altra solo il tempo per i chicchi. Li mastico, li spezzetto, li succhio, sento i brividi. Tante benevole mosche, uno sciame. Lo stomaco intanto urla. Il medico si \u00e8 espresso: \u201cJulien, se continui cos\u00ec non hai scampo. Il tuo fegato non ce la pu\u00f2 fare. Serve un altro ricovero. Devi smettere di bere se vuoi il trapianto.\u201d Sono stato in un numero di cliniche imprecisato. Rinascevo. Dimagrivo. Ripulito, uscivo e bevevo. Mio padre, in punto di morte, mi aveva sussurrato con un ghigno satanico: \u201cJulien, la vita \u00e8 una presa per il culo. Finalmente sto crepando. Mi raccomando dacci dentro tu anche per me.\u201d Un\u2019eredit\u00e0 fin troppo esplicita da parte di un uomo affascinante e, profondamente, egoista.<\/p>\n<p>Lei ha voluto insultarmi mentre andava via. Non ha potuto farne a meno. Non \u00e8 una signora come te. Eppure, poco prima, si era addormentata dolcemente. L\u2019avevo soddisfatta con i trucchi del veterano cercando di nascondere il pene floscio. Chiss\u00e0 se riuscir\u00f2 a ricordare almeno il gusto che mi dava il suo odore fresco, la bellezza della giovinezza che avevo gi\u00e0 incominciato a insudiciare.<\/p>\n<p>Non resisto, non posso resistere. In questa momento il rumore si sta ingrandendo e la parete sembra assottigliarsi. Provo, improvvisamente, angoscia. Sono avviluppato da una sorta di vibrazione assoluta, totalizzante. Un cingolato che cammina allo stesso passo con cui si sono allontanati tutti. Una macchina da guerra che mi sta venendo contro. Sfonder\u00e0 il muro? Aveva ragione mio padre su tutta la linea.<\/p>\n<p>Afferro la camicia bianca, la indosso sopra i bermuda blu. Allacciare i bottoni \u00e8 un\u2019impresa complicata. Ci provo. Un paio di sandali di cuoio ai piedi. Esco dalla stanza. Sbatto la porta nervosamente. Gi\u00e0 barcollo. Afferro il corrimano. Affronto i gradini con troppa disinvoltura. Da anni, cado. Mi infliggo incidenti di vario genere, senza alcuna attenzione. Il ritiro della patente mi ha stroncato. Quella volta che mi sono accasciato sul palcoscenico con il teatro gremito ho sentito lo spavento di tutti coloro che non riconoscevano in me il loro idolo e che stavano assistendo alla sua totale disfatta.<\/p>\n<p>Procedo lungo le scale in uno stato di apparente calma. Il proprietario mi incrocia e chiede: \u201cQualcosa non va?\u201d Una campana suona dodici rintocchi.<\/p>\n<p>\u201cMolto non va ma non dobbiamo farci troppo caso\u201d rispondo laconico citando il testo di una mia canzone.<\/p>\n<p>\u201cLe ore del buio arrivano dopo ogni giorno, non c\u2019\u00e8 scampo\u201d dice lui, malinconicamente vecchio.<\/p>\n<p>Maledizione, ormai sono quasi vecchio anch\u2019io. Passo una mano malferma sui capelli per scostarli dagli occhi in segno di educazione. Un gesto che, un tempo, colpiva ma che ora tradisce il declino. \u201cChiedo scusa, sente anche lei un ticchettio arrivare dalla stanza numero otto?\u201d chiedo al vecchio cercando rassicurazione. Lui scuote la testa. E\u2019 diventato sordo.<\/p>\n<p>Con delicatezza accenna: \u201cIn hotel siete rimasti in due. E\u2019 il primo giorno d\u2019autunno, anche il fiume lo sa. Qualcosa sento.\u201d<\/p>\n<p>Esco. Respiro. Inizio a passeggiare lungo l\u2019argine. Lei \u00e8 irraggiungibile ormai, intangibile, persa per sempre ma non mi importa. E\u2019 andata dove sono scomparse le molte donne che ho incontrato, dove si sono rifugiate tutte tranne te che sei rimasta con nostro figlio. Lui ha me da odiare e te da amare. Non lo voglio sporcare. Mi ha adorato fino alla prima volta in cui i miei deliri lo hanno spaventato. Era piccolo e gridava \u201cPap\u00e0 torna!\u201d Da quel giorno, piano piano, ha smesso di avere fiducia in me.<\/p>\n<p>Solamente la luna \u00e8 intera questa notte. Intravvedo la sagoma del promontorio sulla riva opposta. Conosco ci\u00f2 che di giorno lo popola. Nonostante tutto, provo un meraviglioso senso di libert\u00e0. E\u2019 questo l\u2019attimo in cui, della mia storia, non rimpiango nulla. L\u2019alcol regala momenti di sublime cecit\u00e0.<\/p>\n<p>Dalle persiane verdi spalancate arriva ancora il ritmo delle veloci, piccole percussioni. E\u2019 un picchiettio indomito. Guardo in alto. Una lampada rosa svetta. Qualcosa scorre repentinamente lass\u00f9. Qualcuno, come me, conosce bene l\u2019insonnia e riempie la notte che, se lasciata libera, potrebbe inghiottirci.<\/p>\n<p>Un lampo di consapevolezza schiarisce le mie percezioni. Ho capito! Quel qualcuno \u00e8 in compagnia di una macchina da scrivere. S\u00ec, finalmente riconosco la voce di un attrezzo d\u2019altri tempi.<\/p>\n<p>Torno sui miei passi come sotto l\u2019effetto di un incantesimo. Cado. Bestemmio. Serpente ipnotizzato, libero di strisciare, proseguo. Mi alzo a stento. Sgattaiolo attraverso l\u2019ingresso dell\u2019albergo e vado su per le scale.<\/p>\n<p>Giungo, a passo felpato, di fronte alla stanza numero otto. Osservo, incollate sul legno della porta, le due ellissi verticali di ottone dorato. Si congiungono in modo armonico. Mi perdo nella loro rotondit\u00e0 che sfioro con il polpastrello dell\u2019indice. Ho viaggiato per il mondo chiedendo sempre questo numero per le camere che ho abitato. Convinto che mi portasse fortuna, convinto che fosse una condizione imprescindibile per la riuscita dei concerti. L\u2019otto \u00e8 l\u2019inizio della mia data di nascita e anche la fine. E\u2019 il giorno in cui ci siamo sposati. Ora mi accontento di qualsiasi altro numero. Ora nessuno organizza pi\u00f9 concerti per me.<\/p>\n<p>Mi chino sino al buco della serratura. Spio e la vedo. E\u2019 uguale a quella con la quale trascrivevo i primi testi delle mie canzoni. Dapprima scarabocchiavo le parole in matita, intorno alle note, sullo spartito. Poi, quando avevo portato a compimento la storia, infilavo un foglio bianco tra i due rulli neri. Riportavo l\u2019intero pezzo per sottoporlo a te. Leggevi attenta. Rileggevi. Una parola la volevi sempre cambiare. Pazientemente sbianchettavi. Rimettevamo il foglio nella macchina e, con precisione, correggevamo. Abbiamo creato dei capolavori. A modo mio, giuro, ti ho amato.<\/p>\n<p>Stesso colore, stessa forma. Inconfondibile il modello &#8211; Lettera 22. L\u2019ho posseduta anch\u2019io, in un\u2019altra vita. Ci sono mani eleganti su di lei che suonano lettere su lettere. Mani di scrittrice. Ora stanno estraendo il foglio, lo appoggiano sopra un plico. Mi pervade l\u2019emozione di sensazioni remote di pienezza, di potenza. Allora la vita prometteva il buono.<\/p>\n<p>Nel silenzio inatteso smetto di spiare. D\u2019un tratto, la porta con l\u2019otto dorato si spalanca. Una luce fortissima mi inonda di imbarazzo. Strabuzzo gli occhi. Sento il mio cuore che sferraglia. La scrittrice mi fissa perplessa. Occhi blu, capelli neri. Si avvicina, si alza in punta di piedi. Con una mano sfiora i miei capelli trascurati. La sua bocca sulla mia ha l\u2019inconfondile sapore del gin. Mentre che la riconosco il suo contorno svanisce come fosse un fantasma. \u201cAspetti&#8230; Madame\u2026\u00a0 Marguerite\u2026\u201d imploro allungando il braccio verso di lei. Poi, tutto si offusca.<\/p>\n<p>Tocco la mia fronte bagnata di sudore freddo. Mi sento smarrito. Giro la testa e vedo lampeggiare il cellulare vibrante sul comodino. Meccanicamente, cerco di afferrarlo ma cade insieme al libro che stavo leggendo prima di addormentarmi. Rumore di vetro e carta si confondono nel tonfo.<\/p>\n<p>Avrei preferito rimanere dentro il sogno, conoscere quell\u2019enigmatica donna, sedurla. Mi \u00e8 toccato un risveglio inclemente. Ogni mio sogno si infrange, anzi annega.<\/p>\n<p>Tutto torna, purtroppo.\u00a0 Il litigio pesante con lei, l\u2019ennesimo. La sua sfuriata, la fuga e la tortura di infiniti messaggi notturni dirompenti d\u2019odio. Tu ti eclissi con classe, le amanti torturano, sfibrano. Deludere, in un modo o nell\u2019altro, mi viene naturale.<\/p>\n<p>Voglio tornare all\u2019inizio. Voglio che il tempo si riavvolga fino al punto in cui il racconto stava ancora prendendo forma. Voglio incontrarti alle giostre, entrare, mano nella mano, nella casa degli specchi. Allora, sapevo proteggerti. Avevo un sorriso che profumava di cicca alla menta e limonata. Non ero un ubriacone del cazzo. Scrivevo canzoni d\u2019amore.<\/p>\n<p>Socchiudo gli occhi.\u00a0 La testa duole oltre il limite. Nelle narici l\u2019odore del fiume e della sambuca. Il braccio penzola alla ricerca della bottiglia che \u00e8 finita a fianco del letto. La afferro. Ingurgito, a canna, quello che rimane. Le mosche sono finite. Tento di pescare anche il libro della Duras. Picchio il gomito sullo spigolo del comodino. Digrigno i denti.<\/p>\n<p>Il cellulare sfinente, continua a vibrare. Non lo raccolgo. Per contrastarne la petulanza comincio a canticchiare la nostra prima canzone quella che applaudivi ogni volta. Le parole escono biascicate. Ti piaceva tanto. Parlava di noi. Non me la ricordo.<\/p>\n<p>Canto. Bevo. Canto. Mio padre \u00e8 morto giovane mentre io continuo a scampare a me stesso. Smettere di bere? Quando ci ho provato, raramente, mi veniva da tremare come se fossi aggredito da venti ghiacciati. Tu spaventata dicevi: \u201cJulien, ti prego, dobbiamo andare in ospedale.\u201d<\/p>\n<p>Tento di alzarmi, di spezzare la morsa di uno dei tanti risvegli atroci. Voglio andare al bagno per pisciare fuori dolore e schifo ma non ci riesco. Mi metto carponi. Comincio a singhiozzare.\u00a0 Quasi grido senza alcun ritegno ma non sono pi\u00f9 un bambino. Non ci pu\u00f2 essere consolazione.<\/p>\n<p>Qualcuno bussa alla porta.<\/p>\n<p>\u201cJulien\u2026 Julien\u2026\u201d<\/p>\n<p>Scritto da <strong>Giuliana Arpini<\/strong>. Psicologa, psicoterapeuta, ha vinto vari premi letterari (&#8220;<em>La scrittura che mi aiuta a significare ci\u00f2 che accade fuori e dentro di me<\/em>&#8220;). Ama camminare nella natura, nuotare, ascoltare musica, leggere, coccolare gatte e gatti. Altri racconti sono stati selezionati per una antologia dalle case editrici Incipit23, Historica Edizioni, Read and Play, MUP editore, PIME editrice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non chiudo occhio. Come un gatto randagio sto all\u2019erta. Il pelo ritto nel buio attenuato dalla luna. Ho tante ferite ma non ci faccio caso. La lotta \u00e8 finita. Benedetta notte. 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